23.4403 · Mozione · 2023-12-20
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Con la seguente mozione si chiede al CF di differire l’entrata in vigore in Svizzera della tassazione minima OCSE fino a quando tutti gli altri Paesi firmatari non l’avranno applicata.
Begründung
Insieme a circa 140 altri Stati, la Svizzera ha aderito al progetto di riforma che prevede l’imposizione dell’utile dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale, che realizzano una cifra d’affari annua superiore ai 750 milioni di euro, con un’aliquota minima del 15%.
Il progetto sull’imposizione minima è stato lanciato, su iniziativa degli USA, dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) e dal Gruppo dei 20 Paesi industrializzati ed emergenti più importanti (G20). Esso comporta una grave lesione della sovranità fiscale dei singoli Stati, che è parte integrante della sovranità tout-court.
Il Consiglio federale intende introdurre l’imposizione minima nel 2024.
Il popolo ha approvato a larga maggioranza la proposta nel giugno 2023. Argomento principale addotto a sostegno della tassazione minima – che ha portato all’accettazione popolare - era che essa sarebbe arrivata comunque; di conseguenza, se la Svizzera non si fosse adeguata, la differenza tra l’aliquota elvetica inferiore e quella minima sarebbe stata riscossa da altri Stati, con conseguenti perdite per il nostro erario.
Tuttavia la situazione sul fronte della tassazione minima OCSE appare ora alquanto incerta. Al momento risulta infatti che una buona parte dei 140 Stati firmatari – a partire dagli USA, primi promotori - non saranno pronti (o disposti) ad applicare la tassazione minima nel 2024, e verosimilmente nemmeno nel 2025.
Se la Svizzera introducesse comunque l’aliquota minima prima che tutti gli Paesi firmatari l’abbiano fatto, danneggerebbe la propria piazza economica, esponendosi al rischio concreto di delocalizzazioni, perdendo gettito fiscale e posti di lavoro.
La Svizzera deve finirla con l’assurdo atteggiamento da “prima della classe” nel sottomettersi a Diktat internazionali, lesivi della sua sovranità ed a torto ritenuti “ineluttabili”, che la danneggiano. La Svizzera deve, semmai, essere l’ultima ad adeguarsi. L’affrettato smantellamento del segreto bancario dovrebbe pur aver insegnato qualcosa.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il 22 dicembre 2023 l’Esecutivo ha approvato l’ordinanza sull’imposizione minima (RS 642.161) e con essa ha introdotto l’imposta integrativa svizzera (QDMTT) a partire dal 1° gennaio 2024. Quest’ultima permette di evitare il deflusso della base imponibile dalla Svizzera verso altri Paesi, ciò che corrisponde a uno degli obiettivi centrali del legislatore. Questa procedura si basa sulla strategia del Consiglio federale e del Parlamento, comunicata prima della votazione popolare, secondo cui la Svizzera deve riscuotere l’imposta integrativa poiché altrimenti sussiste il rischio che altri Paesi possano accedere alla base imponibile in Svizzera. Questa condizione è stata soddisfatta dopo che la maggior parte degli Stati dell’UE, in particolare, ma anche altri Paesi industrializzati, come il Regno Unito e la Corea del Sud, attuano nello stesso momento l’imposizione minima. Gli Stati Uniti rimangono un caso particolare, in quanto applicano un sistema proprio e diverso con una visione globale delle società all’estero per garantire l’imposta minima e, fino a nuovo avviso, non sono intenzionati ad adeguare il proprio quadro normativo a quello dell’OCSE e del G20. L’introduzione dell’imposta integrativa internazionale secondo l’Income Inclusion Rule (IIR), a differenza della QDMTT, non è attualmente adeguata per impedire un deflusso della base imponibile verso l’estero. Infatti fino a quando altri Stati non applicheranno l’imposta integrativa successiva all’IIR, ovvero la cosiddetta UTPR, l’imposta integrativa internazionale secondo l’IIR comporterà di norma un aumento dell’onere fiscale, senza che il rischio di un tale aumento si delinei all’estero. L’obiettivo del legislatore non era il prelievo di imposte da parte dell’estero. Il Consiglio federale deciderà nel 2024 come procedere in merito all’imposta integrativa internazionale (IIR e eventualmente UTPR). A tal fine, l’Esecutivo seguirà gli ulteriori sviluppi internazionali.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.