Combattere i discorsi di odio su Internet I fondi pubblici non dovrebbero essere utilizzati per sostenere l'anonimato nei commenti
23.4530 · Mozione · 2023-12-22
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di adottare misure affinché le emittenti e gli editori che ricevono sussidi diretti o indiretti dalle istituzioni della collettività pubblica, federali, cantonali o comunali e che gestiscono forum di discussione o lasciano al pubblico commentare le loro pubblicazioni, siano obbligati a garantire che gli autori di tali commenti possano essere identificati dal pubblico.
Begründung
L'anonimato garantito dall'uso di pseudonimi, che dà ai loro autori una sensazione di impunità, incoraggia la crescente diffusione di commenti menzogneri, carichi di odio e offensivi. La moderazione dei commenti richiesta ai gestori o agli editori di siti web, sia che appartengano ai media o agli organizzatori di forum di discussione, è generalmente inefficace e spesso avviene dopo che i commenti sono stati resi pubblici. Meglio prevenire che curare, questo dovrebbe essere il principio da applicare anche in tale ambito.
Non si tratta di intervenire sui social network che esulano dal controllo del diritto svizzero perché gestiti dall'estero, bensì sui siti creati e gestiti in Svizzera, per lo più da media che utilizzano mezzi elettronici per diffondere le proprie pubblicazioni e che permettono ai lettori di esprimere la loro opinione, non solo su quanto pubblicato ma anche su altri commenti.
Una mozione su questo tema è stata esaminata quasi dieci anni fa (Mo Schwaab 14.3905) e respinta il 12 dicembre 2014. L'obiettivo del suo autore non era però di prevenire commenti abusivi confrontando i loro autori alla propria responsabilità individuale e rendendoli riconoscibili fin dall'inizio, bensì di permettere che questi fossero perseguiti obbligando l'editore del sito Internet a conoscere la loro identità. L'impossibilità pratica di agire contro responsabili all'estero, come nel caso della maggior parte dei social network, ha logicamente portato al rigetto di tale mozione.
La presente mozione cerca di affrontare il problema da un altro punto di vista, ritenendo che la libertà di espressione debba ovviamente essere garantita ma non a costo di danneggiare in modo spesso irreparabile le vittime di commenti offensivi o di odio, soprattutto quando il responsabile del sito riceve sussidi da un'istituzione pubblica.
Oggi, la stragrande maggioranza delle opinioni espresse nei forum di discussione proviene da autori non riconoscibili, tanto che è ormai raro che qualcuno faccia commenti indicando il proprio nome e cognome. Questa tendenza va vista nel contesto di una relazione causale con la proliferazione di un linguaggio oltraggioso che spesso potrebbe essere punibile ma che in pratica lo è raramente.
Il diritto vigente protegge la parte lesa agendo sia contro l'autore della lesione sia contro il titolare del sito su cui questa è stata commessa. Il punto della questione non è di creare una deroga quando l'emittente o l'editore non riceve per la sua attività un sostegno finanziario da un'autorità pubblica. Quando viene però versato un sussidio diretto o indiretto all'editore o all'emittente, è essenziale, come misura preventiva, richiedere che tutti i commenti pubblicati online provengano da persone la cui identità sia chiaramente indicata al lettore. Chi è al servizio della popolazione non può più sostenere l'ondata di linguaggio offensivo e carico di odio a cui stiamo assistendo.
Il Consiglio federale è pertanto invitato ad adottare le misure necessarie affinché gli editori e i gestori di siti Internet in Svizzera o provenienti dalla Svizzera, che ricevono sussidi diretti o indiretti e che permettono al pubblico di esprimersi online, non solo conoscano l'identità delle persone a cui è autorizzato l'accesso ma garantiscano anche che i commenti pubblicati online indichino la reale identità del loro autore. In caso contrario, il beneficiario dei sussidi potrebbe esserne privato. Soltanto questa misura può restituire alla libertà di espressione, a cui siamo tutti legati, la sua dimensione inscindibile dalla responsabilità individuale.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale prende sul serio le preoccupazioni espresse nella mozione. È inoltre favorevole a una prevenzione efficace dei commenti d'odio online sui portali dei media svizzeri sovvenzionati. Tuttavia, per il Consiglio federale non è chiaro quali siano i media interessati dalla mozione. La Confederazione ne sostiene molteplici, in particolare nell'ambito del sostegno indiretto alla stampa e delle concessioni per i programmi radiotelevisivi. Tuttavia, questi sussidi non riguardano generalmente le offerte online, bensì i prodotti cartacei e i programmi radiotelevisivi lineari. Nel 2022, l'elettorato ha respinto un'estensione del sostegno ai media che includeva il settore online. Alla luce di quanto esposto non sembra opportuno vincolare il sostegno di offerte di media a disposizioni del settore online (che non beneficia di sostegni). Tuttavia, la mozione include anche sovvenzioni cantonali e comunali ai media, che sono organizzate in modo molto diverso. Se la Confederazione intende vincolare anche questo sostegno alle proprie condizioni, si pongono problemi quanto alla relativa competenza federale. Secondo il Consiglio federale si riesce a prevenire i commenti di odio attraverso una moderazione equilibrata e un supporto redazionale. Il settore dei media ha attuato questo principio nella sua autoregolamentazione. In una direttiva, il Consiglio svizzero della stampa si impegna a rispettare il principio dell'indicazione completa del nome. I forum di discussione online, che sono orientati a reazioni immediate e spontanee, possono eccezionalmente rinunciare all'identificazione dell'autore, a condizione che la redazione controlli previamente i commenti e si assicuri che non vengano pubblicati commenti diffamatori o discriminatori. Per questi motivi, il Consiglio federale ritiene sproporzionato l'obbligo legale di utilizzare nomi chiari e lo respinge. A prescindere da ciò, il Consiglio federale presenterà prossimamente un progetto da porre in consultazione sulla regolamentazione delle grandi piattaforme di comunicazione, che dovrebbe rafforzare anche i diritti degli utenti per quanto riguarda i discorsi di odio.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.