23.4533 · Interpellanza · 2023-12-22
Dipartimento degli affari esteri
Liquidato
Wortlaut
Il terribile attacco di Hamas a Israele e la guerra che ha scatenato dimostrano nuovamente quanto sia problematico il seggio della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:
- Qual è la posizione della Svizzera sulla gaffe verbale del segretario generale dell’ONU su Israele? La Svizzera ha sollevato la questione, ha protestato o è intervenuta in altro modo?
- Come è potuto accadere che la Svizzera abbia approvato una risoluzione incompleta e tendenziosa della Giordania che risparmia gli autori della guerra, non menziona le atrocità, non chiede il rilascio degli ostaggi da parte dei terroristi e, di fatto, mette in discussione il diritto di Israele all’autotutela?
- Chi ha partecipato alla decisione di approvare questa risoluzione: l’intero Consiglio federale, la Commissione della politica estera delle Camere, il capo del DFAE o altri?
- Come evitano il DFAE e il Consiglio federale di cadere nella trappola di usare, travisandolo, il termine «diritto internazionale umanitario» per mettere alla gogna unilateralmente Israele da parte araba? Qual è il peso che il Consiglio federale dà al contesto politico quando invoca il «diritto internazionale umanitario»?
- Il professore di diritto internazionale Oliver Diggelmann afferma che termini come «genocidio» o «crimini di guerra» vengono regolarmente utilizzati dalle parti in guerra in modo problematico, perché generano attenzione mediatica e politica e distraggono da altri fatti. Come sta affrontando il Consiglio federale questa «guerra dell’informazione?
- Come valuta il Consiglio federale il fatto che le azioni di Hamas che violano il diritto internazionale (usare la popolazione civile come scudo, occupare oggetti degni di protezione come scuole, ospedali, ambulanze ecc.) conducano regolarmente a tragedie che poi vengono di solito erroneamente attribuite a Israele?
Stellungnahme des Bundesrates
La posizione della Svizzera in relazione al conflitto a Gaza si basa sui seguenti parametri: condanna degli attacchi terroristici di Hamas; riconoscimento del diritto di Israele a garantire la propria sicurezza; rilascio di tutti gli ostaggi; rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutti i belligeranti e protezione della popolazione civile; cessate il fuoco umanitario e accesso umanitario rapido e senza ostacoli alla Striscia di Gaza; prevenzione di un’escalation nella regione; soluzione dei due Stati. (1) Il Consiglio federale ha preso atto delle dichiarazioni del segretario generale dell’ONU sul conflitto in Medio Oriente.(2) Il 27 ottobre e il 12 dicembre 2023 la Svizzera ha votato a favore di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’ONU che corrispondevano in larga parte ai parametri sopra menzionati. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, tuttavia, ha deplorato la mancanza di una condanna esplicita degli atti terroristici perpetrati da Hamas. Ha inoltre precisato che un cessate il fuoco umanitario viene inteso come una pausa umanitaria temporanea che non pregiudica il diritto di Israele di garantire la propria sicurezza.(3) La posizione di voto è stata adottata conformemente ai processi collaudati (cfr. rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Binder 20.4145 del 24 settembre 2020), che non sono i medesimi per il Consiglio di sicurezza e l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.(4) La Svizzera si impegna in tutti i conflitti armati affinché il diritto internazionale umanitario venga rispettato da tutte le parti coinvolte, a prescindere che si tratti di Stati o gruppi armati non statali e indipendentemente da chi è responsabile dello scoppio delle ostilità. (5) Per quanto riguarda i crimini di guerra o i genocidi, il Consiglio federale si basa sulle definizioni applicabili sancite dal diritto internazionale. Spetta ai tribunali stabilire se sono stati commessi crimini internazionali e chi ne è responsabile.(6) Il diritto internazionale umanitario vieta l’utilizzo della popolazione civile, dei presidi sanitari e delle scuole come «scudo», oltre che il collocamento di obiettivi militari all’interno o in prossimità di aree densamente popolate. Il Consiglio federale condanna qualsiasi violazione di tali obblighi di diritto internazionale.