24.079 · Oggetto del Consiglio federale · 2024-10-16
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 16 ottobre 2024 concernente l'iniziativa popolare «Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)»
Ausgangslage
L’iniziativa popolare «Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)» è stata depositata il 26 ottobre 2023. L’iniziativa prevede che tutte le persone con cittadinanza svizzera prestino un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo servizio dovrebbe essere prestato sotto forma di servizio militare o di un altro servizio di milizia equivalente riconosciuto dalla legge.
Nella sua seduta del 16 ottobre 2024 il Consiglio federale ha approvato il messaggio concernente l’iniziativa popolare «Per una Svizzera che si impegna» (Iniziativa Servizio civico)» e raccomanda alle Camere federali di respingere l’iniziativa senza controprogetto. La popolazione deve essere obbligata a prestare servizio solo se vi è un fabbisogno in tal senso in termini di prestazioni di sicurezza.
L’idea alla base dell’iniziativa, ossia rafforzare l’impegno della popolazione a favore della società, piace a molti parlamentari; l’attuazione dell’iniziativa non è però risultata convincente e le due Camere hanno dunque raccomandato di respingerne il testo, malgrado la proposta di un controprogetto in Consiglio nazionale.
Situazione iniziale
Il 23 ottobre 2023 il comitato d’iniziativa «Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)» presenta ufficialmente l’iniziativa in forma di progetto elaborato, con 107 613 firme valide. L’obiettivo dell’iniziativa è garantire l’impegno di milizia in Svizzera, modernizzando il sistema attuale.
L’iniziativa popolare chiede, in forma di progetto elaborato, di modificare la Costituzione federale (art. 59, 61 cpv. 3–5 e 197 n. 15 Cost.) introducendo l’obbligo, per tutte le persone con cittadinanza svizzera, di prestare un servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente. Questo servizio deve essere prestato sotto forma di servizio militare o di un altro servizio di milizia equivalente riconosciuto dalla legge. L’effettivo regolamentare dell’esercito e della protezione civile continuerebbe a essere garantito. In base al testo dell’iniziativa, il legislatore può inoltre prevedere che anche persone prive della cittadinanza svizzera siano tenute a prestare tale servizio.
Il Consiglio federale è consapevole che l’iniziativa comporta diversi vantaggi. Il servizio civico proposto potrebbe rafforzare l’impegno dei cittadini svizzeri a favore della società. L’introduzione dell’obbligo, sia per gli uomini che per le donne con cittadinanza svizzera, di prestare un «servizio a beneficio della collettività e dell’ambiente» potrebbe inoltre servire a realizzare l’uguaglianza tra donna e uomo (art. 8 cpv. 3 Cost.).
Il Consiglio federale ritiene tuttavia che il sistema attuale debba innanzitutto continuare a garantire gli effettivi dell’esercito e della protezione civile, contribuendo in questo modo a preservare la sicurezza del Paese. Un’estensione dell’obbligo di prestare servizio a tutta la popolazione non è giustificata, soprattutto considerando che l’iniziativa prevede il reclutamento di un numero elevato di persone che non sono necessarie per l’adempimento dei compiti degli organi di sicurezza.
In caso di introduzione di un servizio civico come quello previsto dall’iniziativa, la quota di personale sottratta al mercato del lavoro raddoppierebbe rispetto a oggi e, inoltre, andrebbe potenzialmente a sostituire, almeno in parte, manodopera poco qualificata (p. es. personale addetto alle pulizie o all’assistenza ai malati).
Rispetto all’attuale sistema dell’obbligo di prestare servizio, si porrebbe la questione della compatibilità con il divieto del lavoro forzato sancito dal diritto internazionale.
Diverse argomentazioni sono state riprese durante i dibattiti nella Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) e del Consiglio degli Stati (CPS-S), come pure nelle due Camere. In Consiglio nazionale, una minoranza (Zryd) intenderebbe rinviare l’oggetto alla Commissione, incaricandola di elaborare un controprogetto indiretto all’iniziativa volto a ridurre il numero di ore di lavoro settimanali affinché i lavoratori possano disporre di maggiore tempo libero per impegnarsi in varie associazioni.
(Fonti: Messaggio e comunicato stampa del Consiglio federale del 16 ottobre 2024)
Verhandlungen
I dibattiti in Consiglio nazionale si sono svolti l’11 e il 12 marzo 2025. Oltre ai rappresentanti della CPS-N e dei gruppi parlamentari, una trentina di deputati hanno preso la parola.
Per la Commissione, Linda de Ventura (S, SH) ha sottolineato che la maggior parte delle associazioni sentite dubitava dell’effetto di rafforzamento dell’impegno sociale perseguito dall’iniziativa. Solo una minoranza vi vedeva una possibilità di modernizzare l’esercito e la società. La CPS-N ha anche consultato un professore di diritto costituzionale secondo il quale, per quanto concerne il divieto del lavoro forzato, non vi è da temere alcuna violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). La Commissione ha raccomandato di respingere l’iniziativa, senza controprogetto, con 21 voti contro 3.
Le argomentazioni sono state le seguenti: assenza di una reale necessità, rischio di carenza di manodopera e di dumping salariale, regressione nell’ambito dell’uguaglianza tra donna e uomo –ancor prima che sia raggiunta – se le donne avessero l’obbligo di prestare servizio. Per la maggioranza dei membri della CPS-N, la priorità era garantire gli effettivi dell’esercito e della protezione civile.
Jean-Luc Addor (V, VS) ha illustrato la posizione minoritaria di alcuni membri della CPS-N, favorevoli all’iniziativa o a un controprogetto, volta a estendere la nozione di sicurezza (includendo l’ambiente) e l’uguaglianza tra donna e uomo. La maggioranza della Commissione ha tuttavia ritenuto che il lavoro non retribuito svolto dalle donne ne giustifica l’esenzione dall’obbligo di prestare servizio.
Sia il controprogetto diretto che quello indiretto proposti dalla Commissione sono stati respinti. Il controprogetto indiretto, che mirava a ridurre il numero di ore di lavoro settimanali (senza riduzione salariale), è stato successivamente presentato al Consiglio nazionale dalla minoranza Zryd. La maggioranza dei membri della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) riteneva che il legame tra le ore lavorative e l’impegno volontario in associazioni fosse molto discutibile; la Commissione ha quindi raccomandato di respingere il controprogetto.
Andrea Zryd (S, BE) si è espressa a nome della minoranza, secondo cui il controprogetto puntava sul volontariato e sulla flessibilità dei cittadini, i quali avrebbero avuto più spazio e tempo per impegnarsi a livello sociale, contrariamente all’iniziativa, volta a introdurre l’obbligo di prestare servizio per tutte le persone con cittadinanza svizzera.
Il Gruppo verde liberale, rappresentato da Patrick Hässig (GL, ZH), è stato l’unico a sostenere l’iniziativa, considerandola un modo per mettere tutti sullo stesso piano nonché un modello attrattivo per la popolazione.
Fabien Fivaz (G, NE) e Balthasar Glätti (G, ZH) si sono espressi per il Gruppo dei Verdi; hanno criticato l’abolizione del servizio civile e i rischi di violazione del divieto del lavoro forzato, schierandosi dunque con la minoranza Zryd.
Il Centro, rappresentato da Isabelle Chappuis (M-E, VD), ha sottolineato i costi elevati derivanti dall’eventuale accettazione dell’iniziativa (pagamento delle indennità di perdita di guadagno e costi amministrativi e logistici).
Thomas Hurter (V, SH) del Gruppo UDC ha ribadito che il servizio civile deve essere riservato esclusivamente agli obiettori di coscienza e che l’esercito deve disporre di effettivi a sufficienza. Il Gruppo UDC ha respinto l’iniziativa e il controprogetto.
Anche il Gruppo PLR ha respinto l’iniziativa, ritenuta un’idea interessante, ma irrealizzabile e dannosa per l’economia. Heinz Theiler (RL, ZH) ha segnalato che al mercato del lavoro verrebbero a mancare numerosi lavoratori.
Infine, Fabian Molina (S, ZH), a nome del Gruppo socialista, ha criticato il carattere discriminatorio dell’iniziativa e l’incompatibilità di quest’ultima con la CEDU per quanto riguarda il divieto del lavoro forzato.
Il dibattito si è concluso con il voto a favore della maggioranza – ossia adesione al disegno di decreto del Consiglio federale e dunque raccomandazione di respingere l’iniziativa – con 199 voti contro 19 e 3 astensioni.
Le deliberazioni nel Consiglio degli Stati si sono tenute il 18 giugno 2025. Anche in questo caso, l’idea alla base dell’iniziativa è stata apprezzata e ben accolta, ma la sua attuazione è stata oggetto di discussione.
Andrea Gmür-Schönenberger (M-E, LU) si è espressa a nome della CPS-S che, al pari della sua omologa, aveva sentito il comitato d’iniziativa prima di dare inizio al dibattito. La CPS-S ha incaricato l’Amministrazione federale di elaborare un controprogetto volto a introdurre il modello dell’obbligo di prestare servizio di sicurezza presentato nel rapporto del DDPS – disposto dal Consiglio federale nel 2022 e pubblicato nel gennaio 2025 – concernente l’ulteriore sviluppo del sistema dell’obbligo di prestare servizio. A seguito della pubblicazione di tale rapporto sono state depositate due mozioni di tenore identico dalle due CPS (25.3420 e 25.3015).
La consigliera agli Stati di Lucerna ha dunque spiegato che la maggioranza della Commissione ha considerato prioritarie la revisione della legge sul servizio civile e quella della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile, nonché l’introduzione, il prima possibile, di un obbligo di prestare servizio di sicurezza, come richiesto dalle due mozioni.
In assenza di sostegno, il controprogetto proposto dall’Amministrazione federale è stato abbandonato. La maggioranza della CPS-S ha raccomandato di respingere l’iniziativa.
Il consigliere agli Stati Werner Salzmann (V, BE) ha riconosciuto le buone intenzioni dell’iniziativa, pur sottolineandone vari punti deboli. Il numero di persone coinvolte e i costi sarebbero troppo significativi, e il problema relativo all’apporto di personale all’esercito non si risolverebbe.
Charles Juillard (M-E, JU), esponente della minoranza favorevole a un servizio civico, ha sostenuto l’iniziativa. A suo parere l’iniziativa permetterebbe di limitare la concorrenza tra i giovani sul mercato del lavoro poiché tutti sarebbero obbligati a prestare servizio, nonché di modernizzare il concetto di servizio di sicurezza, garantendo al contempo gli effettivi necessari alle forze d’intervento.
Anche Daniel Jositsch (S, ZH) si è detto favorevole all’introduzione di un servizio civico; ha criticato il fatto che nel 2025 è difficile giustificare che il servizio militare non sia obbligatorio per le donne, considerato il loro ruolo nella società, equivalente a quello degli uomini. Ha inoltre proposto di adeguare la durata del servizio qualora le persone coinvolte risultassero troppe.
L’esponente del PLR Josef Dittli (RL, UR) temeva soprattutto che la libera scelta del servizio sarebbe stata di nuovo in concorrenza con il servizio militare, e che l’iniziativa avrebbe generato una burocrazia eccessiva e ostacolato il volontariato. Anche il suo collega di partito, Thierry Burkart (RL, AG), pur esprimendo una certa solidarietà per l’iniziativa, ha raccomandato di respingerla, considerata la complessità della sua realizzazione.
Altri due parlamentari, Matthias Michel (RL, ZG) e Johanna Gapany (RL, FR), hanno sostenuto il testo degli autori dell’iniziativa, vedendovi un’opportunità. Hanno sottolineato che il servizio civico non costituirebbe una minaccia per il volontariato e che l’apporto di personale all’esercito continuerebbe a essere garantito.
Secondo Mathilde Crevoisier Crelier (S, JU) il lavoro svolto dalle donne è già notevole; seppur non retribuito, è fondamentale per la società. Imporre loro anche l’obbligo di prestare servizio sarebbe dunque stato inimmaginabile.
La proposta della maggioranza, ossia aderire alla decisione del Consiglio nazionale di respingere l’iniziativa, è stata approvata con 34 voti contro 9.
Al voto finale, il decreto federale concernente l’iniziativa popolare «Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)», che raccomanda di respingerla, è stato adottato dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati, rispettivamente con 173 voti contro 18 e 6 astensioni, e 34 voti contro 8 e 1 astensione.
(Fonti: Messaggio,comunicato stampa del Consiglio federale del 16 ottobre 2024 e bollettino ufficiale)
L'iniziativa popolare è stata respinta nella votazione popolare del 30 novembre 2025 dal 84,15 per cento dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni (20 Cantoni che dispongono di un voto e 6 Cantoni che dispongono di un mezzo voto).
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 11.03.2025
Il Consiglio nazional ha incominciato l'esame dell'iniziativa popolare per un servizio civico. A parte i Verdi liberali e qualche deputato isolato, tutti gli altri partiti sono contrari a un testo che metterebbe in pericolo la difesa del Paese in un periodo geopolitico teso come quello attuale. Il dibattito è stato interrotto alle 13.00 e proseguirà mercoledì 19 marzo con gli interventi degli oratori rimasti (se ne sono annunciati 38 in tutto). Oltre all'iniziativa, il plenum dovrebbe anche respingere l'idea di un controprogetto indiretto accarezzata dal campo rosso-verde con cui si chiede di ridurre il tempo di lavoro a 38 ore settimanali in alcuni settori economici - come la vendita - affinché il tempo libero guadagnato possa venir utilizzato per il volontariato.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 19.03.2025
Servizio civico, iniziativa da bocciare senza controprogetto
L'iniziativa popolare per un servizio civico va respinta poiché, oltre a costare troppo, metterebbe in pericolo la difesa del Paese in un periodo geopolitico teso come quello attuale.
Ne è convinto il Consiglio nazionale che ha respinto la proposta di modifica della Costituzione federale per 166 voti a 19 e 3 astenuti. Il dossier va agli Stati.
L'esito del dibattito era scontato: solo una manciata di deputati - dai ranghi dei Verdi liberali e qualche socialista sparso - hanno sostenuto l'iniziativa. Oltre all'iniziativa, il plenum ha rigettato (126 voti a 56) anche l'idea di un controprogetto indiretto, idea accarezzata dal campo rosso-verde, con cui si chiedeva di ridurre il tempo di lavoro a 38 ore settimanali in alcuni settori economici - come la vendita - affinché il tempo libero guadagnato potesse venir utilizzato per il volontariato.
L'iniziativa "Per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)", promossa da un comitato interpartitico, ha raccolto 107'613 firme valide. Nell'opinione dei promotori, l'iniziativa dà espressione concreta all'uguaglianza di genere nel servizio comunitario e riconosce le forme di servizio civile come equivalenti al servizio militare. La Svizzera passerebbe così da un obbligo di servizio esclusivamente militare e maschile a un impegno di milizia per tutti. Tuttavia, gli effettivi destinati all'esercito e alla protezione civile dovrebbero essere garantiti. La tassa d'esenzione, l'indennità per perdita di guadagno e le altre disposizioni esistenti rimarrebbero invariate. L'impiego di stranieri sarebbe regolato per legge.
Il dibattito ha visto sfilare alla tribuna una quarantina di oratori, con i contrari che hanno ripetuto, con accenti diversi, le argomentazioni addotte dal Consiglio federale per motivare la propria contrarietà all'iniziativa. Quest'ultima, nonostante il nobile intento come affermato in aula da Simone Gianini (PLR/TI), va respinta poiché, anche in futuro, lo scopo fondamentale dell'obbligo di prestare servizio deve rimanere quello di garantire l'apporto di personale all'esercito e alla protezione civile.
La libera scelta auspicata dall'iniziativa rischia di sottrarre effettivi alla difesa e alla protezione civile, già alle prese con una carenza di militi, ha sostenuto Gianini, secondo cui la priorità in un momento geopolitico come questo va alla difesa, già carente di effettivi. Con la libertà di scelta propugnata dall'iniziativa. "si rischia di assistere a un fuggi fuggi dall'esercito", ha rincarato Lorenzo Quadri (Lega-UDC/TI), secondo cui l'iniziativa rappresenta un "attacco diretto" all'esercito.
Inoltre, imponendo ai cittadini l'adempimento di compiti a favore della collettività e dell'ambiente si svilisce l'impegno volontario prestato da molti concittadini nei contesti più diversi e, secondo il PS, si violano disposizioni internazionali contro il lavoro forzato. Per la maggioranza del plenum, in caso di accettazione dell'iniziativa, al mercato del lavoro sarebbe inoltre sottratto un numero doppio di lavoratori rispetto ad oggi.
Ciò graverebbe in modo sproporzionato sull'economia con ripercussioni negative sulla competitività della Svizzera e sulle finanze della Confederazione, per non parlare del rischio di dumping salariale e quindi di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che non possono o non vogliono impiegare personale a buon mercato, ha sottolineato Quadri.
Inoltre, non ci sarebbero abbastanza strutture per accogliere tutte le persone obbligate a prestare un servizio civico, stimate in 70 mila all'anno come indicato in aula dalla "ministra" Viola Amherd. Sarebbe insomma difficile difficile trovargli qualcosa da fargli fare, ha spiegato Quadri davanti al plenum.
I sostenitori dell'iniziativa, invece, credono che sia giunto il momento di pensare il servizio alla collettività in senso più ampio, e non solo limitato alla difesa militare del paese, come affermato in aula da Gerhard Andreay (Verdi/FR).
Vi sono altre sfide a livello ambientale e sociale altrettanto importanti: un servizio civico prestato dai giovani non farebbe che aiutarli nel loro sviluppo, accrescendo nel contempo la coesione nazionale, ha sottolineato il deputato friburghese.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 18.06.2025
Iniziativa servizio civico va bocciata
Troppo costosa, pessima per l'economia e pericolosa per la difesa del Paese. È quanto pensa il Consiglio degli Stati dell'iniziativa popolare per un servizio civico, bocciata oggi in aula per 34 voti a 9.
L'esito del dibattito non era particolarmente incerto. A marzo, già il Nazionale aveva respinto sonoramente il testo e pure dalla discussione in sede di commissione (dove era tra l'altro stata scartata la possibilità di presentare un controprogetto) erano emersi numeri che lasciavano poco spazio a uno scenario diverso da un no. Sostegno è giunto solo da qualche "senatore" centrista, di sinistra e del PLR.
L'iniziativa "Per una Svizzera che si impegna" (Iniziativa Servizio civico), questa la sua esatta denominazione, è stata presentata nell'ottobre 2023 da un comitato interpartitico. Secondo quanto prevede, le persone di cittadinanza svizzera dovrebbero prestare un "servizio a beneficio della collettività e dell'ambiente", che sia sotto forma di servizio militare o di un altro equivalente riconosciuto dalla legge.
In nome dell'uguaglianza di genere, la Svizzera passerebbe così da un obbligo di servizio esclusivamente militare e maschile a un impegno di milizia generalizzato. Tuttavia, gli effettivi destinati all'esercito e alla protezione civile dovrebbero essere garantiti. La tassa d'esenzione, l'indennità per perdita di guadagno e le altre disposizioni esistenti rimarrebbero invariate. L'impiego di stranieri sarebbe regolato per legge.
L'esercito ha la priorità
Stando alla maggioranza del plenum, in futuro l'obiettivo centrale dell'obbligo di prestare servizio deve rimanere quello di garantire l'apporto di personale a favore della sicurezza - esercito e protezione civile - e non quello di obbligare i cittadini a prodigarsi in nome della collettività e dell'ambiente.
"La preoccupazione deve essere che l'esercito abbia abbastanza persone, mentre l'iniziativa permette una libera scelta riguardo al modo in cui impegnarsi", ha riassunto Josef Dittli (PLR/UR). Non bisogna dimenticare che la priorità va data alle forze armate, lo ha supportato Werner Salzmann (UDC/BE).
Anche governo contrario
Vi è inoltre il fatto che, in caso di accettazione del testo, si sottrarrebbe al mercato molti lavoratori. "Ciò graverebbe in misura enorme sull'economia", ha detto Andrea Gmür-Schönenberger (Centro/LU), sintetizzando quanto emerso all'interno della commissione preparatoria.
Un'argomentazione sollevata anche dal governo, che, pur applaudendo gli obiettivi degli iniziativisti ad esempio in materia di promozione della responsabilità individuale e collettiva o per la difesa dell'ambiente, raccomandava la bocciatura. "Ogni anno il numero delle persone reclutate per prestare servizio raddoppierebbe: non vi è un bisogno da parte della società in questo senso", ha dichiarato il consigliere federale Martin Pfister, che oggi tra l'altro indossava ai panni della "matricola", essendo al suo esordio alla Camera dei cantoni.
Gmür-Schönenberger ha inoltre evidenziato gli elevati costi finanziari in svariati ambiti che si andrebbero a generare. Infine, la "senatrice" lucernese ha fatto notare il rischio di "svalutare il volontariato".
Favorire coesione sociale
Una minoranza a favore dell'iniziativa ha tentato invano di far attecchire le proprie ragioni. Per Charles Juillard (Centro/JU), "il sentimento di appartenenza sta scemando e la società è sempre più divisa". L'iniziativa aiuterebbe invece la coesione, obbligando i giovani a uscire dalla propria bolla. "In molti presterebbero servizio militare, ne sono convinto", ha affermato il giurassiano.
Considerate le minacce multidimensionali, il concetto di sicurezza verrebbe ampliato. Pur ammettendo che "non si tratta di un progetto perfetto", ha proseguito Juillard, "rafforzerebbe il principio costituzionale stando al quale ognuno deve contribuire secondo le proprie possibilità ai compiti dello Stato". "Vedo l'iniziativa come un'opportunità di rendere partecipi tutti e di fortificare la resilienza di questo Paese", lo ha appoggiato Johanna Gapany (PLR/FR).
Riguardo al tema del servizio femminile, Daniel Jositsch (PS/ZH) ha messo in luce come le donne abbiano ormai la stessa importanza nella difesa che gli uomini, citando in tal proposito l'esempio "di successo e collaborazione" dell'esercito israeliano. "Ovviamente si tratta di una situazione totalmente diversa, ma il punto è che il sostegno della popolazione è maggiore quando entrambi i sessi sono coinvolti". Una motivazione che però ha fatto pochi proseliti.