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Il Consiglio federale deve impegnarsi, come in passato, a sostenere il processo di pace e la fine degli insediamenti (e condannare qualsiasi tentativo di ricolonizzazione della Striscia di Gaza)

24.3096 · Interpellanza · 2024-03-06

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

La situazione in Medio Oriente, e in particolare nei territori occupati da quasi 56 anni da Israele, è fonte di preoccupazione.

Sin dall’inizio del suo mandato, il governo di Netanyahu ha apertamente messo in discussione lo Stato di diritto e il ruolo della Corte suprema in Israele e ha attaccato, in modo ancora più diretto rispetto ai mandati precedenti, il diritto internazionale, annunciando l’intenzione di intensificare e perpetuare gli insediamenti.

Il 30 dicembre 2022 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che chiede alla Corte internazionale di giustizia di emettere un parere consultivo sulla legalità degli insediamenti israeliani. La discussione si incentra, in particolare, sulla conformità delle misure adottate contro il popolo palestinese e sul carattere duraturo dell’occupazione e degli insediamenti.

La richiesta dell’Assemblea generale mirava a ottenere un parere legale non vincolante che valutasse la conformità di questa situazione con le Convenzioni di Ginevra.

Gli indicibili massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre e la risposta sproporzionata e indiscriminata di Israele dimostrano che senza una soluzione politica del conflitto non ci sarà una pace duratura.

Attualmente, da entrambe le parti, i «falchi» sono al potere e le forze a favore della pace sono in minoranza. Tuttavia, non c’è alternativa alla ricerca di una soluzione negoziata che permetta a entrambi i popoli di vivere in libertà e sicurezza.

Ciò è ben chiaro al nostro Paese, che in passato è stato largamente coinvolto nella promozione di una soluzione negoziata di pace – da ultimo con il suo impegno a favore dell’Iniziativa di Ginevra, le cui proposte rimangono di grande attualità. Tuttavia, il Consiglio federale ha recentemente deciso di ritirare il proprio sostegno a questa iniziativa.

In che modo la Svizzera utilizza oggi la sua rete e i suoi buoni uffici per promuovere una soluzione negoziata a questo conflitto?

Quali risorse il Consiglio federale dedica o intende dedicare agli sforzi e alle iniziative a favore di una pace duratura nella regione?

Il Consiglio federale ritiene che la durata dell’occupazione (56 anni), la natura deliberatamente «irreversibile» degli insediamenti e le restrizioni sproporzionate imposte al popolo palestinese costituiscono violazioni delle Convenzioni di Ginevra?

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale sostiene ogni tentativo volto a costruire una pace duratura basata sulla soluzione dei due Stati. A tale scopo la Svizzera si mantiene in contatto con i Paesi della regione e con altri attori chiave ed è disposta a riunirli. L’Esecutivo contribuisce alle riflessioni sul futuro della regione e valuta il sostegno che la Svizzera può dare nel quadro di iniziative già presentate da altri Stati. L’aggiornamento in corso della Strategia MENA per il periodo 2025–2028 permette di valutare gli strumenti e i partenariati appropriati affinché la Svizzera possa contribuire in modo mirato ed efficace alla prospettiva di un Medio Oriente pacifico. Come affermato nella risposta all’interpellanza 24.3095, il Consiglio federale sostiene da tempo le istituzioni della giustizia penale internazionale, come la Corte penale internazionale, che attualmente sta indagando sulla situazione nel Territorio palestinese occupato. La Svizzera ha inoltre contribuito, con un intervento scritto e orale, al procedimento della Corte internazionale di giustizia mirante a elaborare un parere consultivo sulle conseguenze giuridiche delle politiche e delle pratiche di Israele nel Territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est, e ha ribadito la propria posizione, secondo la quale le colonie sono vietate dal diritto internazionale umanitario. Il nostro Paese ha anche ricordato che la potenza occupante non deve prendere misure che possano implicare cambiamenti permanenti, in particolare sul piano sociale, economico e demografico.

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