Accordo di libero scambio con l'India. Perché le ambizioni dell'AELS in materia di sviluppo sostenibile sono così limitate?
24.3322 · Interpellanza · 2024-03-15
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Nel 2022 la Commissione europea ha presentato un nuovo piano per rafforzare il contributo degli accordi commerciali dell’UE alla protezione del clima, dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo.
Nel novembre 2023 i 27 Paesi membri hanno ratificato con la Nuova Zelanda il primo accordo di libero scambio contenente questo nuovo approccio.
Oltre a formulazioni vincolanti e a un capitolo molto dettagliato sulla promozione dello sviluppo sostenibile, è stato inserito un capitolo sui sistemi alimentari sostenibili, un altro sul commercio e l’uguaglianza di genere, nonché una disposizione specifica sul commercio e la riforma delle sovvenzioni per i combustibili fossili.
Pochi mesi dopo l’AELS ha siglato un cosiddetto accordo «di nuova generazione» con l’India, che si propone di essere ambizioso in termini di sostenibilità.
Tuttavia, se si confrontano i due accordi (o i due modelli) su questo punto, non si può che rimanere sorpresi dalla mancanza di ambizione da parte dell’AELS.
Ecco tre esempi che sollevano alcune domande che rivolgo a mia volta al Consiglio federale:
La trasparenza è al centro dell’accordo di libero scambio dell’UE con la Nuova Zelanda; all’articolo 19.15 si specifica infatti che il «comitato per il commercio e lo sviluppo sostenibile» pubblica una relazione dopo ciascuna delle sue riunioni. Nell’accordo di libero scambio con l’India ci si impegna invece a mantenere la riservatezza delle consultazioni presso il Comitato (art. 11.13). Perché non giocare la carta della trasparenza come l’UE? Di che cosa ha paura l’AELS?
L’articolo 19.7 3/4 dell’accordo di libero scambio tra l’UE e la Nuova Zelanda stabilisce l’obiettivo di ridurre le sovvenzioni ai combustibili fossili e di collaborare per portare avanti questa riforma presso l’OMC. L’articolo 19.11 prevede anche agevolazioni doganali per incoraggiare gli investimenti in beni che contribuiscono a obiettivi sociali e ambientali. Perché l’AELS non ha incluso tali incentivi nell’accordo di libero scambio con l’India?
L’accordo di libero scambio tra l’UE e la Nuova Zelanda sottopone l’intero capitolo 19 sul commercio e lo sviluppo sostenibile alla procedura di risoluzione delle controversie e quindi a possibili sanzioni. Il modello di accordo di libero scambio dell’AELS lo esclude, come specificato nell’articolo 11.11 dell’accordo con l’India. Per quale ragione? Di cosa ha paura l’AELS nel momento in cui nega alla società civile la possibilità di far valere i propri diritti?
Stellungnahme des Bundesrates
1. L’articolo 11.12 dell’accordo di libero scambio (ALS) AELS-India, che corrisponde all’articolo 19.15 dell’accordo di libero scambio UE-Nuova Zelanda, crea – per la prima volta in un accordo dell’AELS – un sottocomitato specifico per la sostenibilità. Dopo ogni riunione di un comitato misto o di un sottocomitato tematico nell’ambito di un accordo di libero scambio, gli Stati dell’AELS pubblicano un rapporto dettagliato sulle relative discussioni. Lo faranno anche per l’accordo di libero scambio con l’India. L’articolo 11.13 dell’accordo tra l’AELS e l’India menzionato nell’interpellanza riguarda le consultazioni in caso di divergenze di opinione sull’attuazione di un obbligo previsto nel capitolo 11. È consuetudine che tali consultazioni siano confidenziali. È così anche nel caso dell’accordo di libero scambio UE-Nuova Zelanda (cfr. par. 7 dell’art. 26.3). L’articolo 11.13 dell’accordo di libero scambio AELS-India prevede inoltre esplicitamente che l’esito delle consultazioni tra le parti sia reso pubblico. Il Consiglio federale ritiene pertanto che la soluzione adottata nell’accordo AELS-India sia trasparente almeno quanto quella dell’accordo UE-Nuova Zelanda.2. Le disposizioni dell’accordo UE-Nuova Zelanda menzionate non sono obblighi giuridicamente vincolanti (art. 19.7, par. 3 e 4) bensì dichiarazioni di intenti o elenchi illustrativi con esempi di beni e servizi che grazie all’ALS godono di un migliore accesso al mercato (art. 19.11 e relativo allegato). L’accesso al mercato stesso è però regolamentato nei corrispondenti capitoli sugli scambi di merci e sugli scambi di servizi e l’articolo 19.11 non prevede alcun accesso supplementare al mercato per le merci elencate. Per il Consiglio federale tali disposizioni dichiarative non erano una priorità nei negoziati sull’accordo di libero scambio AELS-India. La Svizzera si impegna a combattere i sussidi dannosi per l’ambiente in diversi altri forum, come le conferenze delle parti degli accordi sul clima e sulla biodiversità, presso l’OMC, l’OCSE e nell’ambito dei negoziati sull’Accordo sui cambiamenti climatici, il commercio e la sostenibilità (ACCTS).3. Il Consiglio federale si è già espresso più volte su questo tema, ad esempio nel parere relativo alla mozione 21.3087 Badertscher «Accordi di libero scambio. Capitolo vincolante sulla sostenibilità». Il Consiglio federale è dell’avviso che un approccio orientato al dialogo e alla cooperazione permetta di ottenere a lungo termine risultati migliori rispetto a un sistema fondato sulla minaccia di sanzioni. A differenza di altre disposizioni dell’ALS che si basano su accordi dell’OMC con meccanismi di arbitrato, le disposizioni sulla sostenibilità si basano su strumenti internazionali (convenzioni dell’OIL, accordi ambientali multilaterali) che non prevedono meccanismi di arbitrato né sanzioni.La mancata applicazione di un meccanismo di arbitrato e di sanzioni non significa però che non ci sia un meccanismo di sorveglianza efficace nell’ambito dell’ALS. Secondo il Consiglio federale, il sottocomitato creato appositamente per la sostenibilità e il meccanismo di consultazioni formali previsto nel capitolo 11 per risolvere le divergenze di opinione costituiscono già gli strumenti necessari in tal senso. La società civile è strettamente coinvolta nelle attività di monitoraggio di queste disposizioni.