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Il Trattato sulla Carta dell'Energia non ha più ragione di esistere nell'UE. Cosa aspetta la Svizzera a uscirne?

24.3355 · Interpellanza · 2024-03-15

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

All’inizio del mese, i ministri dei Paesi membri dell’Unione europea hanno preso la decisione di principio di ritirarsi dal Trattato sulla Carta dell’Energia (TCE). Va ricordato che la Commissione europea ha giudicato il Trattato incompatibile con le ambizioni europee in ambito climatico. Per un ritiro definitivo è ancora necessaria una decisione finale del Parlamento europeo.

In Svizzera, nel febbraio 2023, rispondendo alla mozione 22.4487, il Consiglio federale lasciava aperti diversi spiragli: «Il Consiglio federale sta analizzando questa nuova situazione e le opzioni a disposizione della Svizzera (inclusa quella di rimanere o ritirarsi dal TCE attuale o modernizzato)».

Visto quanto precede, vorrei porre al Consiglio federale le seguenti domande:

1. A che punto sono le analisi in corso annunciate nella risposta alla mozione 22.4487? Quando il Consiglio federale potrà comunicare i risultati di queste analisi?

2. Tenuto conto dei nuovi sviluppi a livello europeo, non è convinto oramai che il ritiro dal TCE sia per la Svizzera la via migliore da seguire?

3. Nel caso improbabile che non dovesse essere favorevole al ritiro della Svizzera dal TCE, il Consiglio federale come giustificherebbe questa posizione in un contesto nel quale l’Unione europea e i principali Paesi europei non ne fanno più parte?

4. Ritiene che la protezione degli investimenti nelle energie fossili sia più importante del rispetto degli obiettivi climatici della Svizzera?

5. Qual è lo scadenzario svizzero delle prossime tappe in relazione al TCE?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Nella sua seduta dell’8 novembre 2023 il Consiglio federale ha discusso le diverse opzioni in relazione al Trattato sulla Carta dell’energia (TCE) e ne ha dato comunicazione. In linea di massima, il Consiglio federale continua a sostenere l’aggiornamento di questo trattato ma, a causa delle incertezze che circondano tale aggiornamento, ha deciso di attendere fino a quando non saranno evidenti sviluppi sostanziali. 2. No. Il TCE garantisce agli investimenti svizzeri nel settore energetico un’importante protezione in altri Paesi contraenti del Trattato, in particolare per quanto riguarda gli investimenti nelle energie rinnovabili negli Stati membri dell’UE. Allo stesso tempo, anche la Svizzera ha interesse a offrire agli investitori stranieri un ambiente interessante per gli investimenti nel settore energetico. 3. Sotto il profilo del diritto UE, il TCE è un cosiddetto accordo misto, di cui sono parti contraenti gli Stati membri dell’UE così come l’UE stessa ed EURATOM. Dal 2016, sette Stati membri dell’UE si sono ritirati dal TCE o hanno notificato il loro ritiro. Nelle scorse settimane il Consiglio dell'UE e il Parlamento europeo hanno deciso il ritiro dell’UE e di EURATOM, che avrà presumibilmente efficacia giuridica nella primavera del 2025. Ciò non cambia il fatto che la maggioranza degli Stati membri dell’UE e un gran numero di altri Stati rimangono nel TCE. Finché il TCE comprenderà un numero rilevante di parti contraenti, la Svizzera avrà interesse a rimanerne membro. 4. Il Consiglio federale ritiene che la protezione degli investimenti nel settore energetico debba essere il più possibile universale. L’attuale TCE non impedisce alla Svizzera di adottare misure per la decarbonizzazione del sistema energetico e la protezione del clima. Il TCE aggiornato chiarirà e rafforzerà il diritto degli Stati membri di emanare norme in materia di protezione del clima. 5. Non appena saranno evidenti sviluppi sostanziali in relazione a tale aggiornamento, il Consiglio federale deciderà se la Svizzera debba rimanere membro del TCE o ritirarsi.