24.3523 · Mozione · 2024-06-04
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di dimezzare i tassi d’interesse dei crediti COVID-19, ossia di fissarli allo 0,7 per cento per i crediti fino a 500 000 franchi e all’1 per cento per i crediti che superano tale importo.
Begründung
I crediti COVID-19 sono stati istituiti dal Consiglio federale per aiutare le imprese a superare la crisi economica legata alla pandemia di COVID-19. Sebbene abbiano permesso a numerose imprese di sopravvivere, al giorno d’oggi risulta evidente che il rialzo dei tassi d’interesse, avvenuto nel mese di marzo del 2023, rende ancor più vulnerabili tali imprese già in difficoltà.
L’aumento dei tassi d’interesse non significa infatti automaticamente che le imprese con difficoltà di liquidità siano in grado di risollevarsi miracolosamente da sole. Anzi, tale aumento rischia di aggravare i loro problemi finanziari e di condurli al fallimento, cosa che si ripercuoterebbe negativamente sulle finanze pubbliche e sul mercato del lavoro in Svizzera.
È inoltre inaccettabile che un’impresa che ha già contratto un prestito COVID-19 debba pensare di indebitarsi ulteriormente per estinguerlo. Ciò si contrappone all’obiettivo iniziale dei crediti COVID-19, ovvero aiutare le imprese a risollevarsi dalla crisi.
Infine, è importante notare che la situazione attuale non crea alcuna distorsione della concorrenza data l’impossibilità di erogare ulteriori crediti COVID-19. Un intervento che apporta unicamente un dimezzamento dei tassi d’interesse rappresenta inoltre un compromesso& che permette sia di limitare le conseguenze per le imprese e sia di avvicinarsi ai tassi di mercato.
Per questo motivo chiedo al Consiglio federale di dimezzare i tassi d’interesse dei crediti COVID-19 e di esaminare altre opportunità per aiutare le imprese in difficoltà. Questa misura è necessaria per sostenere il nostro tessuto economico e preservare i posti di lavoro in Svizzera. Il Consiglio federale è incaricato di presentare un disegno di atto legislativo all’Assemblea federale o di prendere un provvedimento al riguardo.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Conformemente alle basi legali (art. 4 cpv. 2 della legge sulle fideiussioni solidali COVID-19; RS 951.26), il Consiglio federale adegua ogni anno i tassi d’interesse dei crediti COVID-19 agli sviluppi del mercato con effetto a decorrere dal 31 marzo. Dal 1° aprile 2023 i tassi d’interesse ammontano all’1,5 per cento per i crediti fino a 500 000 franchi e al 2 per cento per i crediti superiori a tale importo. A fine marzo 2024 i tassi corrispondevano al tasso di riferimento della BNS, con una differenza di 0,5 punti percentuali per il secondo tasso. Il tasso di riferimento della BNS è uno degli indicatori utilizzati dal Consiglio federale per misurare gli sviluppi del mercato.
Un criterio che il Consiglio federale ritiene importante per valutare annualmente i tassi d’interesse dei crediti COVID-19 è l’efficacia dell’incentivazione al rimborso dei crediti. Attualmente tale incentivo è dato e risulterebbe molto più debole se i tassi d’interesse venissero dimezzati. Un rimborso è anche nell’interesse dei contribuenti a contenere il più possibile le perdite.
Un dimezzamento degli interessi amplificherebbe inoltre le distorsioni di mercato. La maggior parte delle imprese attive in Svizzera non ha chiesto un credito COVID-19 oppure lo ha già rimborsato. Queste imprese sono soggette alle condizioni di mercato. Il dimezzamento dei tassi d’interesse dei crediti COVID-19 comporterebbe una marcata distorsione della concorrenza, a discapito di tutte le imprese che devono rifinanziarsi regolarmente sul mercato.
Il Consiglio federale ritiene inoltre ragionevoli i costi sostenuti dai mutuatari per i tassi d’interesse attuali. All’atto della concessione dei crediti, l’importo garantito da una fideiussione solidale ammontava al massimo al 10 per cento della cifra d’affari realizzata nel 2019 o nel 2018. In altri termini, il tasso d’interesse attuale dell’1,5 per cento corrisponde a circa lo 0,15 per cento di tale cifra d’affari. Per un credito ancora scoperto di 100 000 franchi, ad esempio, si ha un costo per interessi di 1500 franchi all’anno.
I tassi d’interesse vigenti contribuiscono in misura sostanziale alla copertura dei costi (in particolare a quelli di rifinanziamento) delle banche mutuanti. L’attuazione della mozione costituirebbe un affare a perdere per le banche che hanno contribuito significativamente alla riuscita del programma di credito. Le banche sarebbero meno incentivate a gestire i crediti COVID-19.
Si rammenta che, in caso di mancato pagamento di un credito COVID-19 esigibile (ammortamento e/o interessi), la banca mutuante può ricorrere alla fideiussione. In questo modo i crediti scoperti vengono trasferiti dalla banca mutuante all’organizzazione di fideiussione, che ne provvede alla gestione. In base al caso specifico, vengono stabiliti una data di inizio degli ammortamenti con rate economicamente sostenibili e un periodo di rimborso appropriato. In linea di principio né le banche né le organizzazioni che concedono fideiussioni avviano una procedura fallimentare nel quadro del programma di credito COVID-19. Soltanto in assenza di volontà di collaborare (ad es. in caso di mancato riconoscimento del debito) le organizzazioni che concedono fideiussioni prendono in considerazione l’esecuzione in via di fallimento. Pertanto, un mancato adempimento degli obblighi di ammortamento o di pagamento degli interessi da parte dell’impresa di per sé non comporta il fallimento. Il fine ultimo è piuttosto quello di garantire la sopravvivenza dell’impresa, pur tenendo conto degli interessi della Confederazione.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.