24.3681 · Interpellanza · 2024-06-13
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Wortlaut
Il settore svizzero delle materie prime genera elevate emissioni indirette di CO2 (ambito 3) attraverso il commercio e la produzione di combustibili fossili lungo l'intera catena del valore. Secondo un'analisi, nel 2022 il solo gruppo Glencore, con sede a Zugo, è stato co-responsabile di emissioni di CO2 pari a oltre 300 milioni di tonnellate, circa otto volte le emissioni complessive nazionali della Svizzera. L'attenzione si concentra sul carbone, particolarmente dannoso per il clima e il cui commercio globale è gestito per il 40 per cento da aziende in Svizzera.
La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha stabilito, in seguito al ricorso delle Anziane per il clima, che, in linea di massima, anche le emissioni generate all'estero come conseguenza del consumo interno rientrano nella responsabilità della Svizzera (consid. 279 e segg. della sentenza). La CEDU ritiene inoltre necessario fissare obiettivi e modalità di riduzione delle emissioni, anche per singoli settori (consid. 550b).
La piazza di commercio per le materie prime è una parte importante della responsabilità della Svizzera nei confronti del cambiamento climatico. È quindi necessario che, nell'adempimento dei propri impegni internazionali in materia di clima, la Svizzera tenga esplicitamente in considerazione anche questo settore, ossia le ripercussioni delle sue emissioni indirette sui diritti umani dei propri cittadini – analogamente alle emissioni dovute al consumo menzionate dalla CEDU.
Nel parere sul postulato 23.3947 Mazzone, il Consiglio federale ha inoltre annunciato che, in futuro, le emissioni di ambito 3 causate dal commercio e dalla produzione di carbone delle imprese svizzere attive nel settore delle materie prime dovranno essere affrontate "anche nel quadro dei lavori di politica climatica".
Alla luce di quanto su esposto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
Come sono state affrontate finora le emissioni di ambito 3 causate dalle imprese svizzere attive nel settore delle materie prime, soprattutto in quello del carbone, nel quadro dei lavori di politica climatica del Consiglio federale?
In seguito alla sentenza della CEDU, il Consiglio federale intende effettuare un'analisi degli obiettivi e delle misure di riduzione delle imprese svizzere attive nel settore delle materie prime?
Quali requisiti specifici prevede il Consiglio federale per il settore delle materie prime, affinché in particolare il suo ricorso a carbone dannoso per il clima non comprometta l'adempimento dell'impegno internazionale della Svizzera in materia di clima?
Stellungnahme des Bundesrates
1) In conformità alle prescrizioni internazionali, la politica climatica della Svizzera si focalizza in primo luogo sulle emissioni sul territorio nazionale. La legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCli; FF 2022 2403) prevede uno strumento a sostegno di misure di decarbonizzazione nell’industria, che possono essere impiegate anche per la riduzione delle emissioni di ambito 3.
2) Conformemente alla LOCli, tutte le imprese possono elaborare cronoprogrammi per il raggiungimento del saldo netto pari a zero su base volontaria, mentre dal 1° gennaio 2024 le imprese di grandi dimensioni sono obbligate a farlo (cfr. ordinanza concernente la relazione sulle questioni climatiche; RS 221.434). Nel suo parere sul postulato Mazzone (23.3947), il Consiglio federale ha dichiarato che, in futuro, il tema delle conseguenze delle emissioni di gas serra causate dal commercio a monte e a valle e dalla produzione di carbone delle imprese svizzere attive nel settore delle materie prime (emissioni di ambito 3) sul raggiungimento degli obiettivi della politica climatica svizzera dovrà essere affrontato anche nel quadro dei lavori di politica climatica.
3) Nella sua strategia climatica a lungo termine, il Consiglio federale ha stabilito che le emissioni vengono ridotte lungo l’intera catena di creazione del valore (principio di base 4). Tuttavia, disposizioni dirette per il commercio svizzero di materie prime potrebbero portare soltanto a uno spostamento delle attività commerciali all’estero e non a una riduzione delle emissioni di CO2. Pertanto, il Consiglio federale ritiene più opportuno sensibilizzare gli attori e migliorare la trasparenza.