24.4016 · Interpellanza · 2024-09-25
Dipartimento dell'interno
Liquidato
Wortlaut
Su quali prove si fonda il Consiglio federale per affermare che con un aumento della franchigia i costi si ridurranno durevolmente e non saranno semplicemente scaricati un’altra volta sui pazienti? Come sono ripartiti gli assicurati con franchigia minima tra le diverse classi di reddito? Di quali prove dispone il Consiglio federale per sostenere che un aumento della franchigia non indurrà in particolare i pazienti con un reddito basso a rinunciare a cure di cui avrebbero bisogno? Dispone di dati o stime sulle conseguenze a termine sui costi sanitari se un paziente rinuncia a una visita medica o a un’altra prestazione sanitaria necessaria? Come si situa la Svizzera nel confronto internazionale, in particolare con i Paesi dell’UE, per quanto riguarda la quota di partecipazione degli assicurati ai costi delle prestazioni dell’assicurazione malattie sociale? CofirmatariArslan, Baumann, Brenzikofer, Clivaz Christophe, Fivaz Fabien, Glättli, Kälin, Klopfenstein Broggini, Porchet, Prelicz-Huber, Töngi, Walder, Wettstein
Begründung
Il Consiglio federale giustifica l’aumento della franchigia sostenendo che contribuisce a ridurre i costi. In Germania è stata introdotta una «tassa di consultazione» per aumentare la partecipazione dei pazienti ai costi che è anche stata oggetto di una valutazione. Gli assicurati dell’assicurazione malattie pubblica (GVK) dovevano versare 10 euro una volta al trimestre se si recavano dal medico, dal dentista o dallo psicoterapeuta o in servizio di pronto soccorso convenzionato (medico d’urgenza o pronto soccorso di un ospedale; cfr. https://de.wikipedia.org/wiki/Praxisgeb%C3%BChr#Folgen_der_Praxisgeb%C3%BChr).La tassa non ha prodotto alcun effetto di risparmio duraturo. Nel 2012, il Bundestag ha deciso, con i voti di tutti i gruppi parlamentari, di abolirla il 1° gennaio 2013. Secondo il Parlamento tedesco, infatti, la tassa non ha permesso di ridurre il numero di visite mediche e di strutturare il ricorso a medici convenzionati, ma ha indotto le persone con un reddito basso a rinunciare alle cure e causato un’inutile burocrazia.
Stellungnahme des Bundesrates
1. Il 4 settembre 2024, il Consiglio federale ha proposto di accogliere la mozione Friedli Esther 24.3636, che chiede il rafforzamento della responsabilità individuale attraverso l’aumento della franchigia ordinaria. Ha invece proposto di respingere la mozione Dittli 24.3580, che chiede un adeguamento regolare delle franchigie e della partecipazione ai costi. Il Consiglio federale mostra quindi una prudente apertura nei confronti di un aumento della responsabilità individuale nell’assicurazione malattie. Nel settembre del 2024, il Basel Center for Health Economics dell’Università di Basilea ha pubblicato uno studio basato sui dati di un grande assicuratore (disponibile in tedesco e francese all’indirizzo: www.reports.helsana.ch > Gesamtreport/Rapport général), dal quale emerge che le prestazioni lorde degli assicurati con una franchigia di 500 franchi sono in media inferiori di circa 200 franchi rispetto a quelle degli assicurati con una franchigia minima di 300 franchi, in considerazione del fatto che le persone in condizioni di salute piuttosto buone scelgono franchigie più elevate (cap. 3.3.3, pag. 17). 2. L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non dispone di dati sui redditi degli assicurati; pertanto, una ripartizione basata sui dati statistici dell’assicurazione malattie non è possibile. Lo studio summenzionato dell’Università di Basilea mostra tuttavia che le economie domestiche a basso reddito optano per la franchigia minima in misura superiore alla media. Le ragioni sono diverse: l’avversione al rischio, la mancanza di liquidità e il cambiamento degli incentivi mediante prestazioni di sostegno socio-politico. 3. Il rapporto commissionato dall'UFSP “Renonciation aux prestations de santé en Suisse : prévalence, facteurs d'influence et conséquences” (www.bag.admin.ch > IT > Strategia & politica > Strategie nazionali della sanità > Equità nella salute > Pari opportunità nell’ambito delle cure > Misurare l’equità > Rinuncia alle prestazioni sanitarie > Studio “Forgoing healthcare in Switzerland, Report 2022”, pag. 10) mostra che i risultati relativi alla rinuncia alle prestazioni mediche (e dentistiche) variano a seconda dell'approccio metodologico utilizzato. La prevalenza delle persone che rinunciano all'assistenza sanitaria varia notevolmente da un'indagine all'altra. Secondo l'indagine SILC (Statistics on Income and Living Condition), nel 2022 il 3,2% della popolazione di 16 anni e oltre ha rinunciato a prestazioni mediche o dentistiche necessarie per motivi economici (www.obsan.admin.ch > Indicatori > MonAM > Adulti > Rinuncia a prestazioni mediche o dentistiche necessarie per motivi finanziari (età: 16+)). La maggior parte di questi sono le persone a rischio di povertà (7,5%), i cittadini stranieri (5,7%) e le persone con un titolo di studio non superiore alla scuola dell'obbligo (6,3%). Le percentuali variano molto anche da regione a regione. D'altra parte, secondo l'Indagine internazionale sulla politica sanitaria (IHP), il 18,8% della popolazione residente in Svizzera ha rinunciato a un consulto medico per motivi finanziari (disponibile in tedesco all’indirizzo: www.obsan.admin.ch > Publikationen > Obsan Bericht 10/2023, pag. 40). Come sottolineato nella mozione Friedli Esther, l’aumento della franchigia e il meccanismo di adeguamento dovranno quindi essere moderati. Inoltre, l’aumento dovrà essere effettuato a intervalli ragionevoli. 4. Il Consiglio federale non dispone di dati precisi sulle conseguenze finanziarie derivanti dalla rinuncia a consultazioni mediche necessarie o dal mancato ricorso al sistema sanitario. Tuttavia, è consapevole dei rischi che vi sono correlati ed è intenzionato a prenderli molto sul serio. Infatti, la rinuncia alle cure mediche è associata a degenze ospedaliere più lunghe, a un’accresciuta gravità della malattia, a un maggior numero di malattie croniche e a un peggioramento della qualità della vita (www.ufsp.admin.ch > Strategia & politica > Strategie nazionali della sanità > Equità nella salute > Pari opportunità nell’ambito delle cure > Misurare l’equità > Forgoing healthcare in Switzerland, Prevalence, determinants and consequences, Report 2022, pag. 88, rapporto commissionato dall’UFSP). 5. Le spese sanitarie a carico degli assicurati in Svizzera sono tra le più alte dei Paesi OCSE. Nel 2019, nel nostro Paese gli assicurati hanno assunto il 25,3 per cento dei costi sanitari, rispetto al 19,8 per cento della media OCSE. A titolo esemplificativo: in Francia gli assicurati si sono fatti carico del 9,3 per cento delle spese sanitarie, mentre in Germania la quota è stata del 12,7 per cento (www.swissinfo.ch > Cerca > «I costi sanitari gravano sempre di più sul bilancio delle famiglie svizzere»).