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24.4034 · Mozione · 2024-09-26

Cancelleria federale

Nella Commissione del Consiglio degli Stati

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di introdurre un divieto di raccogliere firme a pagamento per iniziative e referendum. A un'impresa non deve più essere consentito ricorrere a società esterne per la raccolta di firme contro remunerazione. Deve tuttavia rimanere autorizzata la raccolta di firme da parte dei dipendenti stipendiati dall'impresa stessa.

Begründung

Le recenti rivelazioni sul ripetersi di casi di firme falsificate per le iniziative popolari sono scioccanti ed è d'obbligo prendere provvedimenti. Questo è fondamentale per la fiducia nel nostro sistema politico e nelle nostre istituzioni. Non possiamo semplicemente proseguire facendo finta di niente. Non agire sarebbe un invito a proseguire con le contraffazioni.

Le basi legali devono quindi essere adeguate al fine di vietare la raccolta di firme per scopi commerciali. Il pagamento di persone esterne per la raccolta delle firme, e in particolare il pagamento per unità, costituisce un incentivo a falsificare le firme. Per tutelare in modo credibile la democrazia, in futuro si dovrà dunque rinunciare a raccogliere firme a pagamento per le iniziative e i referendum. Deve rimanere autorizzata soltanto la raccolta di firme da parte di dipendenti stipendiati.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale concorda con l’autore della mozione sul fatto che la fiducia degli elettori nella legalità dei processi relativi a iniziative popolari e referendum federali sia fondamentale per il sistema politico e per le nostre istituzioni. Bisogna pertanto utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per proteggere l’integrità del processo di raccolta di firme. Oltre al perseguimento penale, denunciando rigorosamente ogni caso sospetto, occorre puntare sulla prevenzione e sull’ottimizzazione dei processi esistenti. La Cancelleria federale ha infatti convocato una tavola rotonda permanente allo scopo di sviluppare un codice di condotta in collaborazione con comitati d’iniziativa, organizzazioni per la raccolta di firme, partiti politici, gruppi di interesse e autorità. Tale codice potrebbe per esempio contenere la rinuncia a raccogliere firme senza un mandato esplicito, una denominazione apposta sulle liste delle firme al fine di consentire la tracciabilità degli attori coinvolti nella raccolta, la pubblicazione della collaborazione con organizzazioni di raccolta remunerate, nonché ulteriori obblighi di diligenza e regole di trasparenza (si veda il sito web della Cancelleria federale>Diritti politici>Iniziative popolari>Tavola rotonda «Integrità delle raccolte delle firme»). Una siffatta forma di autoregolamentazione corrisponde alla natura pragmatica dei nostri processi di democrazia diretta. Fatta questa premessa, il Consiglio federale continua a respingere un divieto generale di raccogliere firme a pagamento da parte di persone esterne: in particolare, il divieto potrebbe comportare, per alcuni attori, una limitazione dell’accesso ai diritti popolari. Per quei comitati della società civile che dispongono di minori risorse finanziarie e che non possono affidarsi a strutture e canali di distribuzione consolidati, la raccolta di firme a pagamento da parte di persone esterne può risultare più economica rispetto, ad esempio, a un invio di massa di liste di firme, che comporta un grande effetto di dispersione. Un divieto in tal senso potrebbe dunque far sì che soltanto i gruppi che dispongono di strutture consolidate raggiungano il quorum di firme necessario. Tuttavia, se le misure avviate finora non dovessero risultare efficaci, in un secondo tempo occorrerebbe prendere in considerazione interventi a livello legislativo.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.