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24.4259 · Mozione · 2024-10-15

Dipartimento degli affari esteri

Trasmesso al Consiglio federale

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di organizzare al più presto, e comunque al massimo entro un anno, un forum internazionale sulla pace nel Nagorno-Karabakh. L’obiettivo è di permettere un dialogo aperto fra l’Azerbaigian e i rappresentanti della popolazione di etnia armena del Nagorno-Karabakh, da condurre sotto la supervisione internazionale o in presenza di attori rilevanti a livello internazionale, nell’intento di negoziare il ritorno collettivo, e in tutta sicurezza, della popolazione armena insediata da generazioni nella regione.

Una minoranza della Commissione (Büchel Roland, Barandun, Buillard, Gredig, Portmann, Schneider-Schneiter, Walti Beat) propone di respingere la mozione.

Begründung

Dall’ultima offensiva militare condotta dall’Azerbaigian nel settembre 2023, il Nagorno-Karabakh, se si eccettuano le poche persone impossibilitate a viaggiare, è stato svuotato della sua popolazione armena. Temendo un nuovo genocidio come quello perpetrato contro gli Armeni nel 1915, la popolazione insediata storicamente in quell’area si è vista costretta a lasciare la propria patria nel giro di pochi giorni. Da quel momento, nella regione è in atto una documentata pulizia etnica: il patrimonio culturale armeno – come chiese, monasteri e cimiteri – è sottoposto a una sistematica distruzione o, avvalendosi di una supposta necessità di “rinnovamento”, viene reinterpretato utilizzando documenti storici falsificati. Nonostante questi gravi sviluppi, gli Armeni del Nagorno-Karabakh confidano di poter tornare nei loro luoghi di origine con garanzie di sicurezza fornite loro dalla comunità internazionale, di determinare da sé il proprio futuro politico e di esercitare l’autonomia democratica.

Sulla questione, la comunità internazionale ha già preso posizione a più riprese. Il 17 novembre 2023, la Corte internazionale di Giustizia (ICJ) ha deciso che l’Azerbaigian deve garantire che la popolazione armena che ha lasciato il Nagorno-Karabakh possa farvi “ritorno in modo sicuro, libero e rapido” e impedire che in futuro essa sia costretta con la forza o l’intimidazione a fuggire dalla propria terra (cfr. ICJ, Doc. N. 180-20231117-ORD-01-00-EN). Il 12 marzo 2024, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita l’Azerbaigian a impegnarsi in un dialogo globale e trasparente con gli Armeni del Karabakh. L’obiettivo è garantire il rispetto dei loro diritti e la loro sicurezza e permettere loro di fare ritorno nelle loro case sotto la garanzia di una presenza internazionale (cfr. Proposta di risoluzione comune RC-B9-0163/2024, par. 14).

Il Gruppo di Minsk dell’OSCE, finora responsabile della mediazione fra le Parti, è fortemente limitato nella sua capacità d’azione a causa delle tensioni geopolitiche. Ciò rende tanto più necessaria l’adozione di un nuovo formato negoziale, in modo da risolvere pacificamente il conflitto e da tutelare i diritti della popolazione armena del Nagorno-Karabakh.

In passato, la Svizzera ha agito con successo in diverse occasioni come intermediario neutrale in conflitti internazionali. Di recente, nel giugno 2024, il Consiglio federale ha organizzato sul Bürgenstock una conferenza di pace sull’Ucraina. La Svizzera ha fornito preziosi servizi anche in relazione all’Armenia: nell’ottobre 2009, grazie alla sua mediazione sono stati firmati i «Protocolli di Zurigo» tra l’Armenia e la Turchia, intesi a normalizzare le relazioni bilaterali. Per l’impegno profuso, la consigliera federale Micheline Calmy-Rey è stata insignita persino della Medaglia d’Onore della Repubblica di Armenia.

In considerazione della stretta collaborazione in materia di politica energetica tra la Svizzera e l’Azerbaigian, è nell’interesse economico della Confederazione promuovere una pace duratura e stabile nella regione e, in particolare, adoperarsi a favore del ripristino dei diritti fondamentali della popolazione del Nagorno-Karabakh. Un forum internazionale sulla pace organizzato dalla Svizzera potrebbe fornire un contributo decisivo alla risoluzione del conflitto, consentendo il ritorno delle persone sfollate e contribuendo così a stabilizzare l’intera regione.

La Svizzera ha l’opportunità unica di avvalersi del suo comprovato ruolo di intermediario neutrale per avviare un dialogo costruttivo tra le Parti in conflitto. Questo impegno non solo consoliderebbe la tradizione umanitaria della Svizzera, ma rafforzerebbe anche la sua posizione quale partner affidabile nella diplomazia internazionale.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Questo conflitto è principalmente una disputa tra Armenia e Azerbaigian. Spetta quindi alle autorità di questi due Paesi decidere le modalità di composizione delle controversie e le sedi negoziali che ritengono più appropriate. Secondo il diritto internazionale, il Nagorno-Karabakh appartiene all’Azerbaigian. Né la Svizzera né la comunità internazionale riconoscono questa enclave.Il Consiglio federale sostiene qualsiasi iniziativa che contribuisca alla stabilità e alla riconciliazione nella regione. La Svizzera ha manifestato ripetutamente la propria disponibilità a fornire – qualora entrambe le parti lo desiderino – i suoi buoni uffici, che si esplicano tra le altre cose nell’organizzazione di incontri in Svizzera, come già avvenuto in passato. Al momento, tuttavia, sia l’Armenia che l’Azerbaigian hanno espresso la volontà di proseguire i negoziati a livello bilaterale. Per quanto riguarda le persone fuggite dalla regione a seguito dell’intervento militare dell’Azerbaigian nel settembre 2023, la Svizzera ha chiesto che venga fatto il possibile affinché possano – se lo desiderano – tornare a casa in sicurezza e affinché siano salvaguardati i loro diritti in conformità con il diritto internazionale. In queste circostanze, una conferenza sulla pace senza richiesta esplicita delle parti sarebbe non solo inopportuna, ma potenzialmente anche controproducente, in quanto non auspicata.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.