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24.4384 · Interpellanza · 2024-12-17

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Wortlaut

I posti di lavoro a tempo parziale stanno aumentando. Nulla di male, per certi aspetti, soprattutto per conciliare meglio vita professionale e vita privata. Ma se si considera la penuria di manodopera qualificata e la performance economica del nostro Paese, questi sviluppi sono problematici. È quindi giusto che ci sia attualmente un dibattito politico sul fatto che il nostro sistema fiscale favorisce ingiustamente i lavoratori a tempo parziale (v. ad es. 23.3057, 23.3752 o 23.4010). Nonostante i suddetti sviluppi – il trend del part-time e la maggiore attenzione politica sull’argomento – in materia di lavoro a tempo parziale permangono senza risposta interrogativi fondamentali sul comportamento della popolazione. Per poter elaborare una risposta liberale e adottare misure politiche efficaci di fronte a questo fenomeno, abbiamo bisogno di più dati. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande: Quali sono le cifre attuali sui lavoratori a tempo parziale? Come si è sviluppata la forza lavoro del part-time in termini relativi e assoluti?Esistono dati che spiegano la decisione dei cittadini di lavorare a tempo pieno o parziale? In altre parole, in che misura i cittadini ragionano effettivamente secondo considerazioni economiche e di ottimizzazione fiscale quando decidono tra lavoro a tempo pieno e parziale? Oppure, in che misura si tratta piuttosto di uno stile di vita (più tempo per la famiglia, ecc.) che di una decisione puramente razionale? Quali differenze esistono tra le motivazioni a lavorare a tempo parziale tra i diversi ceti socio-economici?Se il Consiglio federale non dispone dei dati di cui al punto 2: quante risorse richiederebbe il rilevamento e l’analisi di questi dati?Il Consiglio federale intende fare qualcosa per rendere più attrattivo il lavoro a tempo pieno?

Stellungnahme des Bundesrates

1) Nel 2023, sui 4,8 milioni di popolazione residente permanente in Svizzera 1,8 milioni di persone esercitavano un’occupazione a tempo parziale. Tra il 2010 e il 2023, il numero di lavoratori a tempo pieno è aumentato di 249 000 unità (+9,0%), quelli a tempo parziale di 392 000 unità (+27,4%). Sempre tra il 2010 e il 2023 la percentuale di lavoratori part-time è aumentata dal 34,0% al 37,6%, in leggera diminuzione tra le donne (dal 58,5% al 58,0%) e in aumento tra gli uomini (dal 13,4% al 19,6%). Per le donne, si è verificato un travaso dal part-time inferiore al 50% (diminuzione dal 26,1% al 22,6%) al part-time del 50% o più (aumento dal 32,4% al 35,5%). Anche il tasso di attività femminile è aumentato tra il 2010 e il 2023, a conferma che il loro potenziale di manodopera è stato progressivamente utilizzato meglio. Lo dimostra il tasso di attività in equivalenti a tempo pieno (ETP) delle persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni, in netto aumento tra le donne (dal 54,6% al 61,0%), e in leggero calo tra gli uomini (dall’85,2% all’84,2%).2) Nell’ambito della Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS) dell’Ufficio federale di statistica (UST), a tutti coloro che lavorano a tempo parziale viene anche chiesto anche il motivo. Tra i giovani di 15-24 anni, il motivo di gran lunga più frequentemente citato sono le formazioni e le formazioni continue (66%), seguito da altri motivi (non specificati) (13%). I giovani tra i 25 e i 39 anni citano spesso la custodia dei figli (44%), seguita da formazioni e formazioni continue (14%) e dalla mancanza d’interesse per un lavoro a tempo pieno (13%). Anche i 40-54enni citano spesso la custodia dei figli (41%), seguita dalla mancanza d’interesse per una posizione a tempo pieno (15%), altri motivi non specifici (9%) e altri impegni familiari (9%). I motivi più comuni addotti dai 55-64enni sono invece il disinteresse per un lavoro a tempo pieno (30%), altri motivi non specificati (18%), seguiti da malattia o disabilità (10%), svariati lavori part-time (10%) e altri impegni familiari (10%). Le persone in età pensionabile giustificano il part-time principalmente con altri motivi non specificati (61%) o con la mancanza d’interesse per un lavoro a tempo pieno (26%).3) Secondo i dati di cui sopra le motivazioni del part-time sono eterogenee e possono cambiare nel corso della vita di una persona. La letteratura scientifica in materia suggerisce che i nuclei familiari e gli individui prendono queste decisioni in base a fattori economici, norme sociali nonché attitudini e preferenze individuali. Ad esempio, uno studio in adempimento del postulato 20.4327 Arslan ha esaminato le motivazioni alla base delle decisioni occupazionali delle madri. Secondo questo sondaggio condotto su 1000 donne con figli di età inferiore ai 12 anni, le donne che lavorano aumenterebbero il loro grado di occupazione soprattutto se ciò fosse finanziariamente necessario. Anche i costi della custodia extrafamiliare, le condizioni di lavoro favorevoli alla famiglia e le considerazioni di carattere fiscale pesano sulla bilancia. Un’indagine specifica sul lavoro a tempo parziale e sulle motivazioni individuali sarebbe molto onerosa e le conclusioni sarebbero probabilmente difficili da interpretare a causa della complessità del fenomeno, motivo per cui il Consiglio federale non la prevede.4) Secondo Nell’ambito del postulato 23.4094 Paganini il Consiglio federale si è detto disposto ad analizzare gli effetti della tendenziale progressione del lavoro a tempo parziale e a esaminare le misure che potrebbero incentivare gradi di occupazione più elevati.