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Applicazione della tassa sulla salute italiana ai vecchi frontalieri. La Svizzera assume la difesa d'ufficio dei permessi G?

24.4472 · Interpellanza · 2024-12-19

Dipartimento delle Finanze

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Per l’applicazione della “tassa sulla salute”, decisa dal parlamento italiano, Roma chiede a Berna l’elenco dei “vecchi” frontalieri, ossia di quelli la cui assunzione risale a prima dell’entrata in vigore nel nuovo accordo con l’Italia sulla fiscalità dei permessi G.

I Cantoni in cui lavorano i frontalieri oggetto della richiesta non hanno finora fornito all’Italia le informazioni richieste, poiché manca la necessaria base legale. L’Italia chiede ora alla Confederazione di crearla.

I “vecchi” frontalieri sono fiscalmente privilegiati rispetto a quelli “nuovi”; senza dimenticare che la forza del franco contro l’euro ha nel corso degli anni – e anche negli ultimi tempi – ulteriormente appesantito la busta paga dei frontalieri dopo il cambio: una situazione che come noto contribuisce a creare dumping salariale e sostituzione a detrimento dei lavoratori ticinesi. Inoltre, il CF ha preavvisato negativamente la riduzione degli assegni familiari dei frontalieri italiani per adeguarli al costo della vita in Italia (vedi presa di posizione sulla mozione Quadri 24.3650), circostanza che aggrava la situazione di dumping e sostituzione indicata sopra.

Anche per questo la Svizzera ha voluto che il nuovo accordo con l’Italia aumentasse la pressione fiscale sui frontalieri.

Non si vede quindi il motivo per cui la Svizzera dovrebbe ostacolare l’applicazione della tassa sulla salute italiana ai “vecchi” frontalieri, perpetrando così scientemente una situazione di vantaggio fiscale che ha l’effetto collaterale di penalizzare i lavoratori residenti. Presupposto, evidentemente, che l’operazione sia integralmente indennizzata dall’Italia e che quindi non generi costi aggiuntivi alle amministrazioni cantonali.

Chiedo pertanto al CF:

  • E’ intenzione del CF creare la base legale che consenta ai Cantoni di confine di consegnare all’Italia i nominativi dei “vecchi” frontalieri, al fine di permettere a Roma di applicare la “tassa sulla salute” decisa dal Parlamento italiano, col presupposto che le amministrazioni cantonali vengano integralmente indennizzate dall’Italia per il lavoro aggiuntivo?

  • Non ritiene il CF che, se non creasse la base legale richiesta, la Svizzera assumerebbe impropriamente il ruolo di difesa d’ufficio dei “vecchi” frontalieri da una decisione del loro Paese, danneggiando contemporaneamente i lavoratori residenti ed in particolare ticinesi?

Stellungnahme des Bundesrates

L’introduzione della cosiddetta tassa sanitaria per i frontalieri è una misura prevista dal diritto interno italiano. Attualmente in Svizzera non esiste una base legale che permetterebbe uno scambio transfrontaliero di dati legati a tale tassa sanitaria. Nemmeno l’Accordo del 23 dicembre 2020 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri contiene disposizioni concernenti lo scambio di informazioni sui frontalieri soggetti alla tassa sanitaria. Se l’Italia dovesse avanzare una simile richiesta di scambio di dati, il Consiglio federale analizzerebbe attentamente la situazione tutelando gli interessi della Svizzera, in particolare dei Cantoni di confine interessati. Uno scambio di dati richiederebbe in ogni caso una base legale da presentare al Parlamento.