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24.4473 · Interpellanza · 2024-12-19

Dipartimento di giustizia e polizia

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad in Siria, la Svizzera ha sospeso 500 procedure d’asilo pendenti di cittadini siriani. Questa misura, pur doverosa, non è sufficiente. Tanto più che il blocco dei rimpatri forzati deciso nel 2011 rimane in vigore.

La mutata situazione in Siria deve ovviamente portare ad una rapida rivalutazione della situazione dei richiedenti l’asilo siriani presenti nel nostro paese. A maggior ragione di quelli che commettono reati e/o che dipendono da aiuti sociali.

L’Austria ha dal canto suo annunciato l’allestimento di un “programma di rimpatri e di espulsioni”, dando la priorità a persone che delinquono o che sono a carico dello stato sociale. Anche la Svizzera deve fare la stessa cosa.

Chiedo al CF:

  • Il CF sta preparando, analogamente all’Austria, un “piano di rimpatri e di espulsioni” per i migranti siriani che hanno ottenuto asilo in Svizzera asserendo di essere in fuga dal regime di Assad, essendo questo regime caduto? Se no, per quale motivo?

  • Con quali tempistiche intende il CF rimpatriare gli asilanti siriani che delinquono o che sono a carico dello stato sociale?

  • Quando intende il CF riattivare i rimpatri forzati?

Stellungnahme des Bundesrates

I rifugiati riconosciuti possono in linea di massima far valere il principio di non respingimento sancito nella Convenzione sullo statuto dei rifugiati (RS 0.142.30). Non possono dunque essere rimpatriati in maniera coatta. Tuttavia, una persona non rientra più nel campo di applicazione della Convenzione se le circostanze in base alle quali è stata riconosciuta come rifugiato non sussistono più. In tal caso, lo statuto d’asilo termina e la qualità di rifugiato è disconosciuta. La caduta del regime di Assad, l’8 dicembre 2024, ha modificato radicalmente i rapporti di forza in Siria. Dato che la situazione non si è ancora stabilizzata, non disponiamo di basi affidabili per poter valutare i motivi di disconoscimento della qualità di rifugiato o di termine dell’asilo e la pertinenza di nuove allegazioni in materia d’asilo. Questo vale anche per le persone che in passato hanno fatto valere di essere perseguitate dal regime di Assad. Anche i rifugiati riconosciuti che hanno commesso reati in Svizzera possono appellarsi al principio di non respingimento. Un’espulsione passata in giudicato comporta sì il termine dell’asilo, ma non il disconoscimento della qualità di rifugiato. L’esecuzione dell’espulsione è quindi differita. Secondo la legge sull’asilo (RS 142.31), dipendere dall’aiuto sociale non costituisce motivo di disconoscimento della qualità di rifugiato o di termine dell’asilo; espellere un rifugiato per questa ragione non sarebbe nemmeno compatibile con la Convenzione sullo statuto dei rifugiati. Per i motivi summenzionati, attualmente non sono effettuati rimpatri coatti verso la Siria. Da quanto discusso il 9 gennaio 2025 con la coordinatrice europea per i rimpatri risulta che nessuno Stato europeo, nemmeno l’Austria, ha effettuato rimpatri coatti verso la Siria dopo il cambio di regime. La Segreteria di Stato della migrazione osserva con attenzione la situazione in Siria in modo da adeguare la sua prassi in materia di asilo e allontanamento alle nuove circostanze. Non appena potranno essere eseguiti allontanamenti, procederà in un primo tempo al rimpatrio delle persone che hanno commesso reati gravi, in collaborazione con i Cantoni. Attualmente non esiste alcun programma specifico di aiuto al ritorno. Tuttavia, dall’inizio del conflitto in Siria la Svizzera sostiene i ritorni volontari in Siria accordando un aiuto individuale al ritorno di 1000 franchi per adulto e di 500 franchi per bambino. Dal 16 dicembre 2024 le autorità austriache accordano un aiuto finanziario iniziale fino a 1000 euro per partenza volontaria. L’Austria si avvicina quindi alla prassi adottata da anni dalla Svizzera.