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«Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)». lniziativa popolare

25.022 · Oggetto del Consiglio federale · 2025-01-29

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Zusammenfassung

Messaggio del 29 gennaio 2025 concernente l’iniziativa popolare «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)»

Ausgangslage

Risultato della votazione popolare:

L'iniziativa popolare è stata respinta nella votazione popolare dell’8 marzo 2026, dal 70,70 per cento dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni (20 Cantoni che dispongono di un voto e 6 Cantoni che dispongono di mezzo voto).

Comunicato stampa del Consiglio federale del 29.01.2025

Il Consiglio federale respinge l’Iniziativa per un fondo per il clima

Nella sua seduta del 29 gennaio 2025, il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente l’iniziativa popolare federale «Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l’ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)». Il Consiglio federale respinge l’iniziativa senza controprogetto diretto o indiretto. Il Consiglio federale ritiene che il fondo sul clima richiesto dall’iniziativa non sia necessario per il raggiungimento degli obiettivi climatici della Svizzera. Inoltre, rispetto all’ampia combinazione di misure già esistenti, l’iniziativa si basa esclusivamente su investimenti federali ingenti.

L’iniziativa per un fondo per il clima, presentata dal PS e dai Verdi il 22 febbraio 2024, mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell’economia. I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. La Confederazione dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l’1 per cento del prodotto interno lordo, il che corrisponderebbe, allo stato attuale, a una cifra compresa tra 3,9 e 7,7 miliardi di franchi all’anno.

Saldo netto delle emissioni pari a zero e necessità di investimenti

Entro il 2050, la Svizzera prevede di non emettere più gas serra. La legge sul clima e sull’innovazione, la legge sul CO2 riveduta e la legge sull’energia riveduta contengono una serie di misure di sostegno e incentivi che contribuiscono al raggiungimento di tale obiettivo. Già oggi Confederazione e Cantoni stanziano circa 2 miliardi di franchi all’anno a favore del clima e dell’energia, a cui si aggiungono 600 milioni a favore della biodiversità.

Rischioso il focus esclusivamente sugli investimenti federali

Il Consiglio federale non ha dubbi sulla necessità di ulteriori investimenti per raggiungere l’obiettivo del saldo netto pari a zero e per potenziare l’energia rinnovabile a livello nazionale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che la strada intrapresa oggi, che prevede una combinazione di misure di promozione mirate, prescrizioni e strumenti di mercato, fornisca un numero sufficiente di incentivi efficaci per ridurre le emissioni di gas serra. Il fondo per il clima proposto, invece, celerebbe alcuni rischi: poiché verrebbe finanziato esclusivamente con fondi federali, rischierebbe di indebolire il principio di causalità sancito nel diritto ambientale. Promuovere misure con fondi pubblici, come richiesto dall’iniziativa, potrebbe inoltre portare a un impiego inefficiente dei fondi o addirittura a scoraggiare gli investimenti privati. Anche per tali ragioni il Consiglio federale respinge l’iniziativa.

Inoltre, promuovendo il non assoggettamento delle spese per il clima al freno all’indebitamento, l’iniziativa comporterebbe un ulteriore indebitamento della Confederazione, andando a complicare una situazione finanziaria già tesa.

Per questi motivi il Consiglio federale respinge l’Iniziativa per un fondo per il clima senza opporle un controprogetto diretto o indiretto.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 18.06.2025

Avviato dibattito su iniziativa fondo clima
La Confederazione deve istituire un fondo per sostenere, con investimenti miliardari, i progetti in ambito climatico. È quanto rivendica un'iniziativa popolare, che oggi pomeriggio il Consiglio nazionale ha cominciato a trattare. Il dibattito, interrotto per raggiunti limiti di tempo in serata, proseguirà domani mattina.

L'iniziativa "Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)" è stata presentata dal PS e dai Verdi nel febbraio del 2024. Il testo mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell'economia.

I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. Berna dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1% del prodotto interno lordo (pil), il che corrisponderebbe, secondo le stime, a una cifra fra 3,9 e 7,7 miliardi di franchi. Le uscite non sarebbero soggette al freno all'indebitamento.

CF e commissione contrari

Il Consiglio federale raccomanda una bocciatura, ritenendo che il fondo richiesto non sia necessario per il raggiungimento degli obiettivi climatici della Svizzera. Stando al governo, tali traguardi si potranno ottenere con le varie leggi introdotte di recente, senza dimenticare che Confederazione e Cantoni stanziano già oggi circa due miliardi di franchi all'anno a favore del clima e dell'energia (più 600 milioni per la biodiversità).

Contraria anche la commissione preparatoria. "L'iniziativa porterebbe più danni che vantaggi, in primis per le nostre casse", ha affermato in aula il relatore Mike Egger (UDC/SG). Il sangallese è stato perentorio: "Semplicemente non abbiamo questi soldi: sarebbero inevitabili aumenti fiscali". Un fondo statale è in contraddizione con la politica climatica finora perseguita, che si basa su diversi approcci quali tasse di incentivazione, divieti e obblighi, accordi volontari sugli obiettivi e misure di promozione, ha evidenziato l'altra relatrice, Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR).

In sede di commissione si è peraltro rinunciato a elaborare un controprogetto indiretto. Una minoranza chiede il rinvio per confezionarne uno, volto a tassare tutte le emissioni di gas serra sul territorio svizzero secondo il principio di causalità. "L'iniziativa è costruita male, non è flessibile e costa troppo. Ma non fare niente non è un'opzione", ha detto Jürg Grossen (PVL/BE), sostenendo questa proposta.

Investire oggi per risparmiare in futuro

Durante il lungo dibattito odierno, la sinistra ha invece sostenuto le ragioni del "sì". Secondo i suoi esponenti, sarebbe di gran lunga più costoso non fare nulla che intervenire con gli investimenti richiesti. "Più agiamo rapidamente e meno sarà il prezzo da pagare", ha dichiarato Claudia Friedl (PS/SG). "Per ogni franco investito oggi nella protezione del clima, ne risparmiamo quattro o cinque in futuro", ha confermato Greta Gysin (Verdi/TI).

Stando alla ticinese, "questo fondo previene e non solo ripara, cura le cause e non solo i sintomi". Anche perché, ha ricordato citando Blatten, la Vallemaggia, Grono, Bondo e La Chaux-de-Fonds, "la lista delle catastrofi naturali non fa che allungarsi". "Non è che ogni frana sia colpa del cambiamento climatico", ha obiettato, scettico, Ernst Wandfluh (UDC/BE).

Per Jean Tschopp (PS/VD) è però chiaro che "in molti stanno chiudendo gli occhi. La Svizzera è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo perché non ha raggiunto i propri obiettivi". Sono quindi necessari investimenti pubblici importanti, ha rimarcato il deputato vodese. Ed essi, ha aggiunto Raphaël Mahaim (Verdi/VD), ne stimoleranno ulteriori provenienti dal mondo privato. Accelerando così la transizione verso un saldo netto pari a zero.

Iniziativa vuota

Gli altri partiti non ci hanno tuttavia voluto sentire. "È incredibile come il fronte rosso-verde pretenda di moltiplicare la spesa pubblica. Avete perso il senso della misura, la popolazione è stanca di essere trattata come un bancomat", ha attaccato Lorenzo Quadri (Lega/TI), sottolineando come la Svizzera sia responsabile solamente dello 0,1% delle emissioni globali di CO2.

"L'iniziativa non è seria, è solo uno stendardo politico vuoto", ha rincarato la dose Benjamin Roduit (Centro/VS). "Neanche i promotori sono stati capaci di dire precisamente come vogliono usare soldi, non esisto un piano concreto", ha protestato dal canto suo Alex Farinelli (PLR/TI). "È come proporci di comprare una flotta di autobus senza sapere se ci saranno autisti, tratte e passeggeri", è stato il paragone sfoderato dal liberale-radicale.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 19.06.2025

Respinta iniziativa fondo clima
La Confederazione non deve istituire un fondo per sostenere, con investimenti miliardari, i progetti in ambito climatico. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, bocciando - per 120 voti a 64 (quattro astenuti) - un'iniziativa popolare in questo senso. Il testo ha faticato a trovare simpatizzanti al di fuori della sinistra.

L'iniziativa "Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)" è stata presentata dal PS e dai Verdi nel febbraio del 2024. Mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell'economia.

I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. Berna dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1% del prodotto interno lordo (pil), il che corrisponderebbe, secondo le stime, a una cifra fra 3,9 e 7,7 miliardi di franchi. Le uscite non sarebbero soggette al freno all'indebitamento.

Agire adesso

Il dibattito è ripreso questa mattina, dopo aver occupato ieri l'intero pomeriggio dei deputati ed essere stato interrotto alle 19.00 per raggiunti limiti di tempo. Il filo conduttore non è però cambiato: il campo rosso-verde da una parte, schierato a favore dell'iniziativa, gli altri partiti e il Consiglio federale dall'altra.

"Bisogna agire ora per non pagare un prezzo salato in futuro. Questa iniziativa crea le basi finanziarie necessarie", ha detto in aula Céline Widmer (PS/ZH). "Un fondo è uno strumento giusto perché servono investimenti importanti, che si protrarranno per anni", ha aggiunto Felix Wettstein (Verdi/SO).

"Il cambiamento climatico non è una minaccia astratta, bensì è tangibile", ha sottolineato Clarence Chollet (Verdi/NE). Stando alla neocastellana, il ritmo della catastrofi naturali è in aumento, un punto messo in risalto da molti deputati di sinistra, che hanno ricordato i vari disastri che hanno colpito la Svizzera negli ultimi tempi, ultimo in ordine cronologico quello del villaggio vallesano di Blatten. "I tracolli delle nostre montagne sono sempre più frequenti", ha confermato Bruno Storni (PS/TI).

Costi alti

Ma il resto del plenum l'ha vista in un altro modo. "L'iniziativa porterebbe più danni che vantaggi, in primis per le nostre casse", ha affermato a nome della commissione Mike Egger (UDC/SG). Il sangallese è stato perentorio: "Semplicemente non abbiamo questi soldi: sarebbero inevitabili aumenti fiscali". Un fondo statale è in contraddizione con la politica climatica finora perseguita, che si basa su diversi approcci quali tasse di incentivazione, divieti e obblighi, accordi volontari sugli obiettivi e misure di promozione, ha evidenziato l'altra relatrice, Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR).

"La Svizzera fa già molto, abbiamo un comportamento esemplare", ha sostenuto Kris Vietze (PLR/TG). Secondo la turgoviese, l'iniziativa è ideologica e punta a una politica "socialista e non sociale". Una sua adozione genererebbe debiti che i nostri nipoti poi dovranno ripagare, ha avvertito dal canto suo Erich Vontobel (UDF/ZH).

Niente controprogetto

Contrario pure l'esecutivo, che raccomandava una bocciatura ritenendo il fondo richiesto non necessario per il raggiungimento degli obiettivi climatici della Svizzera. Anche perché, Confederazione e Cantoni stanziano già oggi circa due miliardi di franchi all'anno a favore del clima e dell'energia (più 600 milioni per la biodiversità).

Un concetto ribadito al termine del dibattito odierno dal consigliere federale Albert Rösti, stando al quale tali traguardi si potranno ottenere con le varie leggi introdotte di recente. Riguardo ai disastri naturali, il bernese ha rispedito al mittente le accuse: "Non è corretto dire che se avessimo fatto questo o quell'altro una montagna non sarebbe crollata".

In sede di commissione si è peraltro rinunciato a elaborare un controprogetto indiretto. Una minoranza ha chiesto il rinvio per confezionarne uno, volto a tassare tutte le emissioni di gas serra sul territorio svizzero secondo il principio di causalità. "L'iniziativa è costruita male, non è flessibile e costa troppo. Ma non fare niente non è un'opzione", ha detto Jürg Grossen (PVL/BE) presentando questa proposta, che però è stata respinta senza appello per 175 a 11.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 22.09.2025

Iniziativa fondo clima va bocciata

La Confederazione non deve istituire un fondo per sostenere, con investimenti miliardari, i progetti in ambito climatico. Lo pensa il Consiglio degli Stati, che oggi ha raccomandato di bocciare - per 34 voti a 11 - un'iniziativa popolare in questo senso.

L'iniziativa "Per una politica energetica e climatica equa: investire per la prosperità, il lavoro e l'ambiente (Iniziativa per un fondo per il clima)" verrà dunque sottoposta a popolo e cantoni con la proposta di respingerla e senza alcun controprogetto. Il Consiglio nazionale ha già espresso, lo scorso mese di giugno, la propria contrarietà al testo, presentato dal PS e dai Verdi nel febbraio del 2024.

Questo mira a creare un fondo le cui risorse confluirebbero, tra le altre cose, in misure per il potenziamento delle fonti rinnovabili, dell'efficienza energetica o della decarbonizzazione dei trasporti, degli edifici e dell'economia. I mezzi finanziari necessari andrebbero attinti dal bilancio federale. Berna dovrebbe quindi alimentare ogni anno il fondo con una quota compresa tra lo 0,5 e l'1% del prodotto interno lordo (pil), il che corrisponderebbe, secondo le stime, a una cifra fra 3,9 e 7,7 miliardi di franchi. Le uscite non sarebbero soggette al freno all'indebitamento.

Troppi rischi

La maggioranza della Camera dei cantoni ha ritenuto che la creazione di un fondo federale per il clima non fosse adeguata. "Comporterebbe enormi rischi", ha sottolineato a nome della commissione preparatoria Beat Rieder (Centro/VS), secondo cui la Svizzera fa già abbastanza in materia.

Per i contrari, tale strumento sarebbe sovradimensionato ed eccessivamente centralizzato. Inoltre, la richiesta di prescindere dal freno all'indebitamento è stata giudicata inappropriata e irresponsabile. "L'approccio è sbagliato e sarebbe l'economia a soffrire delle conseguenze", ha aggiunto Fabio Regazzi (Centro/TI). Il "senatore" ticinese ha pure evidenziato come l'iniziativa punti troppo sulle sovvenzioni da parte della Confederazione.

D'accordo con questa visione anche il governo, che raccomandava una bocciatura ritenendo il fondo non necessario per il raggiungimento dei traguardi climatici della Svizzera a lungo termine, tra cui non emettere più gas serra entro il 2050. Anche perché, Confederazione e cantoni stanziano già oggi circa due miliardi di franchi all'anno a favore del clima e dell'energia (più 600 milioni per la biodiversità).

La legge sul clima e sull'innovazione, la legge sul CO2 riveduta e quella sull'energia riveduta contengono una serie di misure di sostegno e di incentivi che contribuiscono a cogliere gli obiettivi prefissati, ha snocciolato alla fine del dibattito il consigliere federale Albert Rösti, per il quale il fondo proposto potrebbe al contrario portare a un impiego inefficiente del denaro.

Agire oggi

Una minoranza di sinistra ha cercato invece di perorare la causa dell'iniziativa, reputando che occorre destinare molte più risorse pubbliche in favore della protezione del clima e della promozione della biodiversità. "Bisogna agire adesso, il costo dell'inazione sarà enorme fra cinque, dieci o quindici anni", ha dichiarato Fabien Fivaz (Verdi/NE).

"La politica energetica e climatica è la principale vittima dei tagli previsti dall'esecutivo", ha motivato dal canto suo Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU). Stando alla giurassiana, investire ora in un fondo eviterebbe di sommergere di debiti le generazioni future. "Spendere oggi vorrebbe dire non pagare due, tre, dieci volte di più un domani", le ha dato man forte Maya Graf (Verdi/BL).

Il campo rosso-verde ha anche ricordato i numerosi disastri naturali che hanno colpito la Svizzera negli ultimi anni. Rösti però, su questo punto, non ci ha proprio voluto sentire: "Non è corretto dire che vi sia un rapporto di causalità diretto fra eventi come la frana di Blatten o il tornado di La Chaux-de-Fonds, per quanto tragici, e le misure adottate dalla politica", ha tenuto a puntualizzare il bernese.

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