25.026 · Oggetto del Consiglio federale · 2025-02-21
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Zusammenfassung
Messaggio del 21 marzo 2025 concernente l’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)»
Ausgangslage
Risultato della votazione popolare:
L'iniziativa popolare è stata respinta nella votazione popolare del 14 giugno 2026, dal 54,79 per cento dei votanti e dalla maggioranza dei Cantoni (12 Cantoni che dispongono di un voto e 2 Cantoni che dispongono di un mezzo voto).
Comunicato stampa del Consiglio federale del 21.03.2025
Il Consiglio federale intende preservare la prosperità e la sicurezza
Il Consiglio federale propone al Parlamento di sottoporre l'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» al voto del Popolo svizzero senza controprogetto diretto o indiretto e con la raccomandazione di respingerla. A suo avviso, l’iniziativa mette a rischio la prosperità, lo sviluppo economico sostenibile e la sicurezza della Svizzera e mette fondamentalmente in questione la via bilaterale con l'UE. Il Consiglio federale intende affrontare le sfide legate all'immigrazione, laddove è ancora necessario intervenire, con misure nei settori del mercato del lavoro, dell’alloggio e dell'asilo. Inoltre, in futuro, la clausola di salvaguardia negoziata con l'UE potrebbe permettere di adottare misure di protezione.
Il Consiglio federale ritiene che, se accettata, l’iniziativa per la sostenibilità avrebbe ripercussioni negative per l’economia e il buon funzionamento della società. Se la popolazione della Svizzera superasse i 10 milioni di abitanti e se non fosse possibile negoziare una clausola d’eccezione o di salvaguardia più efficace, la Svizzera dovrebbe denunciare l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) con l'UE. In questo modo, la collaudata via bilaterale con l'UE sarebbe messa a repentaglio, perché la denuncia dell’ALC implica l’abbandono degli Accordi bilaterali I e quindi anche la fine dell'accesso privilegiato al mercato interno europeo. Ciò metterebbe a rischio posti di lavoro e la prosperità della Svizzera.
La Svizzera rischierebbe inoltre l’esclusione dal sistema Schengen e Dublino, il che potrebbe incrementare la migrazione irregolare e il numero di richiedenti l’asilo in Svizzera. Renderebbe altresì più difficile lottare contro la criminalità e comprometterebbe la sicurezza interna, perché la Svizzera non avrebbe più accesso alla banca dati europea di ricerca.
Misure aggiuntive nel settore dell’alloggio e nel mercato del lavoro
Il Consiglio federale non intende presentare un controprogetto diretto o indiretto all’iniziativa. Per limitare l'immigrazione a lungo termine, la Svizzera dovrebbe adottare misure nocive per la prosperità e incompatibili con gli impegni internazionali assunti dalla Svizzera. Inoltre, l'obiettivo centrale dell'iniziativa si scontra con quello di combattere la crescente penuria di lavoratori e di manodopera qualificata.
Il Consiglio federale riconosce tuttavia che l’immigrazione in Svizzera e la crescita demografica pongono delle sfide. Oltre ai lavori in corso ha adottato, a gennaio 2025, una serie di misure aggiuntive per valorizzare ulteriormente il potenziale di manodopera indigena. In particolare, occorre integrare meglio nel mercato del lavoro le persone immigrate nel quadro del ricongiungimento familiare e le persone di età avanzata in cerca d’impiego. Ciononostante, anche in futuro le aziende svizzere continueranno a dipendere dalla manodopera straniera per rimanere competitive e innovative e quindi garantire la prosperità e lo sviluppo economico sostenibile della Svizzera. Inoltre, i settori della sanità, dell'agricoltura, del turismo e della ristorazione, ad esempio, dipendono dalla manodopera straniera qualificata.
L’immigrazione in Svizzera confluisce in primo luogo nel mercato del lavoro. La conseguente crescita demografica comporta sfide anche per il mercato dell’alloggio. Il Consiglio federale ha quindi deciso di adottare ulteriori misure per contrastare la crescente carenza di alloggi. Nei negoziati con l'UE è stato inoltre possibile negoziare un efficace dispositivo di protezione corredato da deroghe e garanzie, nonché una clausola di salvaguardia che potrebbe consentire alla Svizzera di adottare misure di protezione temporanee o, in casi giustificati, di limitare l'immigrazione dall'UE senza mettere a rischio l'ALC e la via bilaterale.
Prevenire gli abusi nel settore dell’asilo
Inoltre, la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM) sta già collaborando con i Cantoni, le città e i Comuni per elaborare e attuare una serie di nuove misure volte a ridurre ulteriormente il numero di domande d’asilo infondate e prevenire gli abusi nel settore dell'asilo.
L’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)», depositata in Cancelleria federale il 3 aprile 2024, mira a tenere la popolazione residente permanente della Svizzera al di sotto di dieci milioni fino al 2050. In caso di accettazione dell’iniziativa, la Confederazione e i Cantoni dovrebbero prendere immediatamente provvedimenti mirati per uno sviluppo «sostenibile» della popolazione. Il Consiglio federale propone alle Camere federali di sottoporre l’iniziativa popolare all’elettorato svizzero senza controprogetto e di raccomandarne il rifiuto.
Verhandlungen
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 22.09.2025
Iniziativa 10 milioni, si va verso bocciatura
UDC contro tutti. Così si possono riassumere le prime tre ore di dibattito tenutosi oggi al Consiglio nazionale - le discussioni e i voti finali sono attesi per giovedì - sull'iniziativa democentrista "No a una Svizzera da 10 milioni". Tutti i gruppi parlamentari sotto il "Cupolone" raccomandano la bocciatura di un testo che, se accolto, non risolverà affatto i problemi legati all'immigrazione, ma porterà alla disdetta degli accordi bilaterali con l'Ue, con ripercussioni negative sulla prosperità della Svizzera.
L'iniziativa
Secondo l'iniziativa, prima del 2050 la popolazione residente permanente della Svizzera non può superare i 10 milioni di abitanti. Se la popolazione superasse i nove milioni e mezzo di abitanti prima del 2050, per garantire il rispetto del limite di 10 milioni il Consiglio federale e l'Assemblea federale dovrebbero prendere provvedimenti a livello legislativo, riguardanti in particolare il settore dell'asilo e del ricongiungimento familiare. Alle persone ammesse provvisoriamente non sarebbe più accordato il diritto di soggiorno duraturo.
Se la popolazione residente permanente superasse il limite di 10 milioni prima o dopo il 2050, sarebbero necessarie altre misure di carattere legislativo. L'iniziativa chiede, per esempio, di denunciare diversi trattati internazionali che promuovono la crescita demografica: l'Accordo con l'UE e i suoi Stati membri sulla libera circolazione delle persone (ALC) dovrebbe essere denunciato dopo due anni dal primo superamento del limite se non fosse possibile negoziare o invocare alcuna clausola di eccezione o di salvaguardia.
Prosperità in pericolo
Ma sia per la commissione, che ha respinto il testo nettamente, sia per gli altri gruppi parlamentari, fissare tetti rigidi all'immigrazione nella Costituzione federale non risolverà i problemi denunciati dall'iniziativa, come la scarsità di alloggi, e il rincaro di quelli esistenti, la pressione sulla infrastrutture o gli ingorghi sulle strade, sui bus, nelle stazioni.
Tutte preoccupazioni legittime, per carità, hanno sottolineato diversi deputati, alla cui soluzione l'iniziativa dà però una risposta semplicistica, come sostenuto in aula da Greta Gysin (Verdi/TI), secondo cui l'iniziativa - isolazionista, xenofoba e retrograda a suo avviso - farà senz'altro guadagnare qualche voto all'UDC, ma non risolve nulla.
Per l'ecologista ticinese, al pari dei colleghi di altri partiti, l'iniziativa democentrista mette soprattutto in grave pericolo le relazioni della Svizzera con l'Ue in un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo. Che piaccia o meno, la libera circolazione delle persone consente alle imprese di occupare quei posti di lavoro che rimarrebbero scoperti a causa della scarsità di manodopera in loco, per non parlare dell'importanza che gli stranieri rivestono nel sistema sanitario elvetico e senza i quali tutto di bloccherebbe. I bilaterali, è stato ricordato, sono fondamentali per la prosperità del Paese e il benessere della popolazione.
Una disdetta dell'Accordo sulla libera circolazione, inoltre, avrebbe come conseguenza la fine degli altri accordi bilaterali, come quelli di Schengen e Dublino. Non solo è in gioco la sicurezza del Paese, ma senza Dublino, per esempio, non potremmo più riconsegnare i richiedenti asilo che hanno già inoltrato domanda di protezione in uno stato europeo.
Ma che cosa fare di fronte ai legittimi problemi sollevati dalla proposta UDC? Per la maggioranza esistono già a livello legislativo misure per arginare l'immigrazione, come la preferenza indigena, o gli sforzi esperiti per sfruttare al massimo la forza lavoro, specie donne, interna al paese. Oltre a ciò si potrebbero incitare i lavoratori anziani a rimanere più a lungo attivi.
Fra l'altro, non bisogna dimenticare la clausola di salvaguardia negoziata presente nei bilaterali III, ora in consultazione, che dovrebbe proteggerci dalle ripercussioni negative di un'eccessiva immigrazione.
Siamo in troppi
Ma per l'UDC è giunto il momento di prendere di petto i problemi generati dalla sostenuta immigrazione degli ultimi 25 anni, ossia dall'entrata in vigore dei bilaterali I e della libera circolazione, con una popolazione passata nel giro di poco più di due decenni da 7,2 milioni a 9,5 milioni di residenti.
Abbiamo senz'altro bisogno di immigrazione, hanno affermato diversi esponenti democentristi, ma dev'essere di qualità e moderata per consentire alle infrastrutture di tenere il passo. Invece i problemi sono sotto gli occhi di tutti: scarsità di alloggi, strade, trasporti pubblici e scuole intasate, pressione sui salari, per non parlare della criminalità importata e delle difficoltà di integrazione per questa massa crescente di stranieri. Tutto ciò richiederà sempre più alloggi, ospedali, scuole, strada, energia, con buona pace degli ecologisti e dello sviluppo sostenibile da loro propugnato, ha affermato Lars Guggisberg (BE).
A causa di questa massiccia presenza, molti Svizzeri si sentono stranieri nel proprio paese, ha aggiunto dal canto suo il turgoviese Pascal Schmid. La popolazione, si è detto convinto il banchiere zurighese Thomas Matter, vuole che "la Svizzera rimanga Svizzera".
Evitare il disastro
Come detto, tutti i gruppi parlamentari voteranno contro la modifica costituzionale auspicata dall'UDC. Ciò vale anche per l'Alleanza del Centro che vorrebbe però opporre all'iniziativa un controprogetto diretto a livello costituzionale. In commissione la maggioranza si è opposta sostenendo che la controproposta presenta gli stessi difetti dell'iniziativa, fissando tetti massimi (9,5 milioni e 10 milioni di abitanti) del tutto arbitrari.
Per Gerhard Pfister (ZG) e Giorgio Fonio (TI), l'iniziativa UDC solleva quesiti legittimi ma dà risposte sbagliate. Tuttavia è importante dare agli elettori un'alternativa costruttiva e realistica al fine di rispondere ai crucci della popolazione, evitando però di disdire gli accordi bilaterali con l'Ue, ma obbligando almeno il Consiglio federale a cercare soluzioni con Bruxelles.
Più diretto invece Nicolò Paganini nelle riflessioni consegnate al plenum: senza un controprogetto rischiamo un brutto risveglio alle urne, ha messo in guardia. A parere del sangallese, bisogna evitare un disastro, tanto più probabile se in parlamento non si farà nulla.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio nazionale, 25.09.2025
Iniziativa 10 milioni va respinta, idem controprogetto
Senza sorprese, alla conclusione di un dibattito fiume incominciato lunedì, il Consiglio nazionale ha respinto oggi sia l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni" per 121 voti a 64 e 6 astenuti, sia il controprogetto diretto del Centro per 161 voti a 30.
L'esito del voto era scontato: ad eccezione dell'UDC, tutti i gruppi parlamentari sotto il "Cupolone" hanno sostenuto che il testo dei democentristi, conosciuto anche come "iniziativa per la sostenibilità", non risolverà affatto i problemi legati all'immigrazione se accolto alle urne, ma porterà alla disdetta degli accordi bilaterali con l'Ue, con ripercussioni negative sul benessere della Svizzera e la sua sicurezza.
Quanto al controprogetto dell'Alleanza del Centro, seppur meno estremo dell'iniziativa, presenta gli stessi difetti dell'iniziativa, fissando un tetto massimo per la popolazione residente del tutto arbitrario, stando alla maggioranza del plenum.
Che cosa chiede l'iniziativa
Secondo l'iniziativa, prima del 2050 la popolazione residente permanente della Svizzera non può superare i 10 milioni di abitanti. Se la popolazione superasse i nove milioni e mezzo di abitanti prima del 2050, per garantire il rispetto del limite di 10 milioni il Consiglio federale e l'Assemblea federale dovrebbero prendere provvedimenti a livello legislativo, riguardanti in particolare il settore dell'asilo e del ricongiungimento familiare. Alle persone ammesse provvisoriamente non sarebbe più accordato il diritto di soggiorno duraturo.
Se la popolazione residente permanente superasse il limite di 10 milioni prima o dopo il 2050, sarebbero necessarie altre misure di carattere legislativo. L'iniziativa chiede, per esempio, di denunciare diversi trattati internazionali che promuovono la crescita demografica: l'Accordo con l'UE e i suoi Stati membri sulla libera circolazione delle persone (ALC) dovrebbe essere denunciato dopo due anni dal primo superamento del limite se non fosse possibile negoziare o invocare alcuna clausola di eccezione o di salvaguardia
Iniziativa semplicistica e xenofoba
Ma per la maggioranza del plenum, fissare tetti rigidi all'immigrazione nella Costituzione federale non risolverà i problemi denunciati dai promotori dell'iniziativa, come la scarsità di alloggi, e il rincaro di quelli esistenti, la pressione sulle infrastrutture o gli ingorghi sulle strade, sui bus, nelle stazioni.
Tutte preoccupazioni legittime, per carità, hanno sottolineato diversi deputati, alla cui soluzione l'iniziativa dà però una risposta semplicistica, come sostenuto in aula da Greta Gysin (Verdi/TI), secondo cui l'iniziativa - isolazionista, xenofoba giacché se la prende con i richiedenti asilo facendone un facile capro espiatorio per i problemi del Paese e retrograda, a suo avviso - farà senz'altro guadagnare qualche voto all'UDC, ma non risolve nulla.
Soprattutto dal campo-rosso verde non sono mancate le critiche alla cosiddetta "sostenibilità" strombazzata dall'UDC, da un partito insomma che nel recente passato ha chiesto la realizzazione di nuove autostrade e non si distingue certo per una politica a favore del clima.
Prosperità e sicurezza in pericolo
Per l'ecologista ticinese, al pari dei colleghi di altri partiti, l'iniziativa democentrista mette soprattutto in grave pericolo le relazioni della Svizzera con l'Ue in un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo. In un mondo dove il "trumpismo" fa proseliti, il diritto internazionale viene bistrattato, non possiamo isolarci dai nostri vicini, ha affermato Benjamin Roduit (Centro/VS). Tagliare i legami con l'Europa sarebbe un suicidio diplomatico ed economico, in un mondo dove Stati come la Svizzera hanno sempre meno voce in capitolo.
A causa della clausola ghigliottina, una disdetta dell'Accordo sulla libera circolazione, come ventilato dall'iniziativa, avrebbe come conseguenza la fine degli altri accordi bilaterali, compresi quelli di Schengen e Dublino, che ci hanno assicurato finora relazioni stabili con Bruxelles. La Svizzera, ha affermato Simone Gianini (PLR/TI), perderebbe il diritto di respingere chi vi chiede asilo pur essendo già stato rifiutato in un altro Stato dell'Unione europea, subendo quindi in modo molto maggiore rispetto ad oggi la pressione migratoria". Sarebbe insomma un caos, ha spiegato il ticinese.
Che piaccia o meno, hanno poi rammentato numerosi deputati e deputate, la libera circolazione delle persone consente alle imprese di occupare quei posti di lavoro che rimarrebbero scoperti a causa della scarsità di manodopera in loco e del suo invecchiamento, specie nel sistema sanitario, per non parlare dell'importanza che i lavoratori stranieri rivestono per le assicurazioni sociali, come l'AVS. L'immigrazione che abbiamo vissuto negli ultimi anni è lo specchio dell'attrattiva del nostro Paese e la chiave del suo successo: bloccare tutto con limiti fissi come chiede l'iniziativa significa mettere in pericolo la nostra prosperità. Tornare al passato, magari reintroducendo il famigerato statuto di stagionale, non è un opzione, hanno sostenuto diversi esponenti di sinistra.
Ma che cosa fare di fronte ai legittimi problemi sollevati dalla proposta UDC? Per la maggioranza esistono già a livello legislativo misure per arginare l'immigrazione, come la preferenza indigena, o gli sforzi esperiti per sfruttare al massimo la forza lavoro, specie donne, interna al paese. Oltre a ciò si potrebbero incitare i lavoratori anziani a rimanere più a lungo attivi.
Fra l'altro, non bisogna dimenticare la clausola di salvaguardia negoziata presente nei bilaterali III, ora in consultazione, che dovrebbe proteggerci dalle ripercussioni negative di un'eccessiva immigrazione.
Iniziativa poco svizzera
Quest'ultimo aspetto è stato ripreso anche dal Consigliere federale Beat Jans, secondo cui nel pacchetto dei bilaterali III il Consiglio federale è riuscito a negoziare una clausola di salvaguardia che tiene conto delle preoccupazioni della popolazione in materia di immigrazione. Inoltre, a tale clausola si aggiungono le misure presentate lo scorso inverno a livello di procedure di asilo, che si vogliono accelerare, e di mercato del lavoro, in particolare per quanto attiene all'integrazione delle donne.
Per il "ministro" di giustizia e polizia, anche se accolta, l'iniziativa democentrista non farà diminuire l'immigrazione, come insegna la "Brexit". In Gran Bretagna, ha sottolineato, il numero dei migranti è cresciuto e la situazione economica è peggiorata. Ciò potrebbe accadere anche da noi se dovessimo disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone, ha messo in guardia il consigliere federale basilese, e i bilaterali I dovessero decadere a causa della clausola ghigliottina. Schengen e Dublino potrebbero anche essere disdetti dall'Ue, poiché legati politicamente ai bilaterali I, con ripercussioni sulla sicurezza del Paese.
In un frangente storico caratterizzato da incertezza e guerra abbiamo bisogno come il pane di relazioni stabili con i nostri vicini, ha spiegato l'esponente socialista in governo, come anche dell'immigrazione di forza lavoro per rispondere ai bisogni delle imprese e all'invecchiamento della popolazione. Fissare tetti massimi nella Costituzione, ci togliere quella flessibilità che ci caratterizza nelle nostre relazioni con l'estero, pregiudicando il futuro delle generazioni a venire, ha chiosato Jans. Per tutti questi motivi, l'iniziativa UDC è "poco svizzera" stando a Jans, e va respinta senza controprogetto, né diretto né indiretto.
Una Svizzera a misura d'individuo
Ma per l'UDC è giunto il momento di prendere di petto i problemi e di scelte fondamentali: "Vogliamo una Svizzera sostenibile a misura d'uomo, oppure una metropoli anonima in cui i cittadini diventano comparse?, ha affermato Piero Marchesi (UDC/TI) rivolto al plenum.
A causa dell'immigrazione la Svizzera cresce ogni anno di 80 mila persone, ha aggiunto, pari alla popolazione della città di San Gallo. Le conseguenze, secondo il deputato ticinese, sono infrastrutture al collasso, ospedali sovraccarichi, premi di cassa malati che aumentano, alloggi sempre più cari. Le scuole, poi, sono sotto pressione per la difficoltà di assimilare un'immigrazione massiccia, con bambini di culture e lingue diverse che obbligano i comuni ad assumere docenti di appoggio e docenti speciali, ha sottolineato.
In Ticino, ha aggiunto Marchesi, il fenomeno è ancora più drammatico con i lavoratori frontalieri che in vent'anni sono passati da 30 mila a 80 mila unità. Le conseguenze sono dumping salariale e l'emigrazione dei giovani ticinesi per andare a lavorare in Svizzera interna in cerca di lavori meglio retribuiti.
Immigrazione sì, ma sostenibile
Abbiamo senz'altro bisogno di immigrazione, hanno affermato diversi esponenti democentristi, fra cui Paolo Pamini (UDC/TI), a causa del pensionamento dei baby-boomers, ma dev'essere di qualità e moderata per consentire alle infrastrutture di tenere il passo. Invece gli effetti negativi dell'immigrazione incontrollata sono sotto gli occhi di tutti, secondo Lorenzo Quadri (Lega/TI): sicurezza, stato sociale, costi della salute, mercato dell'alloggio, traffico, inquinamento, fabbisogno energetico. Se non si fa nulla, in futuro avremo bisogno di sempre più alloggi, ospedali, scuole, strade, ed energia, con buona pace degli ecologisti e dello sviluppo sostenibile da loro propugnato, ha affermato Lars Guggisberg (UDC/BE).
La nostra iniziativa, ha aggiunto Pamini, vuole proprio una Svizzera sostenibile, come indica il titolo della nostra proposta, ed è contro la cementificazione del Paese. È inutile sforzarsi di tagliare le emissioni dannose, quando poi questi sforzi vengono annullati dall'immigrazione, ha spiegato il consigliere nazionale ticinese. Per quanto attiene poi alla crescita economica vantata dai contrari all'iniziativa dovuta ai bilaterali, se si calcola pro capite si constata invece un rallentamento, non un'espansione, come si vuole far credere tirando in ballo le cifre assolute, quelle sì "meravigliose".
Identità in pericolo
A causa di questa massiccia presenza di stranieri, molti Svizzeri si sentono stranieri nel proprio paese, ha aggiunto dal canto suo il turgoviese Pascal Schmid. La popolazione, si è detto convinto il banchiere zurighese Thomas Matter, vuole che "la Svizzera rimanga Svizzera".
Per Michel Graber (UDC/VS), l'immigrazione di massa non cade dal cielo, ma è voluta da voi, ha affermato rivolgendosi ai banchi dei contrari all'iniziativa e a quelli seduti nei loro palazzi di vetro a Bruxelles, per i quali la libera circolazione delle persone è oramai diventata una sorta di vacca sacra intoccabile. Ma il vento là fuori, ha sottolineato Graber, sta cambiando
Evitare il disastro
Come accennato, tutti i gruppi parlamentari hanno votato contro la modifica costituzionale auspicata dall'UDC. Ciò vale anche per il Centro che avrebbe voluto opporre all'iniziativa un controprogetto diretto a livello costituzionale. In commissione la maggioranza si era opposta sostenendo che la controproposta presenta gli stessi difetti dell'iniziativa, fissando tetti massimi (9,5 milioni e 10 milioni di abitanti) del tutto arbitrari.
Per Gerhard Pfister (ZG) e Giorgio Fonio (TI), l'iniziativa UDC solleva quesiti legittimi ma dà risposte sbagliate. Tuttavia è importante dare agli elettori un'alternativa costruttiva e realistica al fine di rispondere ai crucci della popolazione, evitando però di disdire gli accordi bilaterali con l'Ue, ma obbligando almeno il Consiglio federale a cercare soluzioni con Bruxelles.
Più diretto invece Nicolo Paganini nelle riflessioni consegnate al plenum: senza un controprogetto rischiamo un brutto risveglio alle urne, ha messo in guardia. A parere del sangallese, bisogna evitare un disastro, tanto più probabile se in parlamento non si farà nulla.
Nonostante questi avvertimenti, il plenum non è nemmeno entrato nel merito della proposta del Centro, respingendo il progetto per 161 voti a 30.
Notizia ATS
Dibattito al Consiglio degli Stati, 15.12.2025
Iniziativa 10 milioni va respinta senza controprogetto
Senza sorprese, alla conclusione di un dibattito meno lungo rispetto a quello tenutosi al Nazionale nel settembre scorso, anche il Consiglio degli Stati ha respinto oggi l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni" per 29 voti a 9 e 6 astenuti.
Al pari della Camera del popolo, anche quella degli Stati non ha voluto saperne di controprogetti vari, non entrando nemmeno in materia - 29 voti a 15 - sulle proposte difese in aula da Petra Gössi (PLR/SZ), Daniel Fässler (Centro/AI) e Heidi Z'Graggen (Centro/UR).
Per quest'ultimi era importante dare un'alternativa all'iniziativa visto il carattere estremamente emotivo del problema migratorio che trova orecchie sempre attente fra la popolazione. Nonostante l'appello di Fässler di non "giocare col fuoco", la maggioranza ha considerato il controprogetto troppo vicino all'iniziativa e quindi portatore degli stessi difetti di fondo.
L'esito del voto odierno sull'iniziativa era scontato: ad eccezione dell'UDC, tutti i gruppi parlamentari sotto il "Cupolone" hanno sostenuto che il testo dei democentristi, conosciuto anche come "iniziativa per la sostenibilità", non risolverà affatto i problemi legati all'immigrazione ponendo un tetto massimo alla popolazione residente: se accolto alle urne, invece, condurrà dritti dritti alla disdetta degli accordi bilaterali con l'Ue, con ripercussioni negative sul benessere della Svizzera, dovuto in larga parte alla manodopera estera, e la sua sicurezza.
Apriamo gli occhi
Ma per Marco Chiesa (UDC/TI) è invece giunto il momento di aprire gli occhi. L'attuale immigrazione non è più sostenibile a suo avviso, tanto a livello di infrastrutture, che a livello sociale ed ambientale. Ogni anno, ha spiegato il ticinese, la Svizzera cresce in popolazione di una città grande come Lugano. A questi ritmi, il tetto di dieci milioni verrà raggiunto ben prima del 2050 come propone la nostra iniziativa: se solo nel 2000 eravamo poco più di 7 milioni, ora abbiamo superato quota nove milioni.
Le conseguenze, come fatto rimarcare anche da altri democentristi, si riassumo in crisi degli alloggi a prezzi accessibili, difficoltà per i giovani nella ricerca di un impiego, strade intasate, pressione sui salari. Insomma, in questo paese non funziona più niente, ha tuonato Werner Salzmann (UDC/BE).
Per Mauro Poggia (MCG-UDC/GE), contrariamente agli avversari dell'iniziativa, quest'ultima non è affatto estrema perché propone né più né meno di applicare l'articolo 121 della Costituzione sull'immigrazione di massa approvato dal popolo nel 2014 e mai applicato. Qui non si tratta, fra l'altro, hanno sottolineato diversi esponenti UDC, di non consentire l'immigrazione, bensì di prendere in mano la chiavi del nostro paese decidendo chi può venire e chi no.
Non così
Per i contrari i problemi sollevati dai democentrsiti sono senz'altro in parte reali, ma non possono essere risolti semplicemente fissando un tetto massimo alla popolazione, che non farà che crearci solo più problemi di quanti promette di risolvere, tanto più che esistono già a livello legislativo misure per arginare l'immigrazione, come la preferenza indigena, o gli sforzi esperiti per sfruttare al massimo la forza lavoro, specie donne, interna al paese. Fra l'altro, non bisogna dimenticare la clausola di salvaguardia negoziata presente nei bilaterali III, ora in consultazione, che dovrebbe proteggerci dalle ripercussioni negative di un'eccessiva immigrazione.
Se per Daniel Jositsch (PS/ZH) non bisogna inoltre ipotecare il futuro dei giovani, restringendo il loro margine di azione, per Pierre Yves-Maillard (PS/VD) la Svizzera sta vivendo come altri Stati una crisi demografica profonda: senza immigrazione diventeremo un Paese di anziani. I problemi che l'UDC vorrebbe risolvere possono essere affrontati costruendo alloggi a pigione moderata, secondo Maillard, oppure garantendo per tutti salari dignitosi e buone condizioni di alloggio.
Un paese felice, nonostante tutto
Ultimo a parlare prima dei voti finali, il consigliere federale Beat Jans, rispondendo a Salzamann, ha rammentato che in tutti sondaggi gli Svizzeri risultano essere il popolo più benestante, pacifico, e sicuro al mondo. Non sembra, a dirla tutta, che da noi non funzioni nulla, ha sottolineato il consigliere federale basilese.
Per il "ministro" socialista di giustizia e polizia, anche se accolta, l'iniziativa democentrista non farà diminuire l'immigrazione, come insegna la "Brexit". Nel Regno Unito, ha sottolineato, il numero dei migranti è cresciuto e la situazione economica è peggiorata. I britannici stanno pagando un caro prezzo per l'uscita dall'Ue, ha chiosato Jans.
Ciò potrebbe accadere anche da noi se dovessimo disdire l'Accordo sulla libera circolazione delle persone - conseguenza logica a suo avviso di un sì all'iniziativa - ha messo in guardia il consigliere federale, e i bilaterali I dovessero decadere a causa della clausola ghigliottina. Schengen e Dublino potrebbero anche essere disdetti dall'Ue, poiché legati politicamente ai bilaterali I, con ripercussioni sulla sicurezza del Paese e un'esplosione dei costi nel settore dell'asilo perché non potremmo più allontanare quegli asilanti che hanno già inoltrato domanda di protezione in uno Stato Ue.
In un frangente storico come quello che stiamo vivendo, abbiamo bisogno come il pane di relazioni stabili con i nostri vicini, ha spiegato l'esponente socialista in governo, come anche dell'immigrazione di forza lavoro per rispondere ai bisogni delle imprese e all'invecchiamento della popolazione. Fissare tetti massimi nella Costituzione, ci toglierebbe quella flessibilità che caratterizza le nostre relazioni con l'estero, pregiudicando il futuro delle generazioni a venire, ha concluso Jans.