Lexipedia

«Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». Iniziativa popolare e controprogetto indiretto

25.068 · Oggetto del Consiglio federale · 2025-08-13

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Zusammenfassung

Ritiro condizionato dell’iniziativa popolare

Ausgangslage

Comunicato stampa del Consiglio federale del 13.08.2025

Iniziativa «Stop al blackout» – il Consiglio federale adotta il messaggio concernente il controprogetto indiretto

Il 13 agosto 2025 il Consiglio federale ha adottato il messaggio concernente il controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». Il Collegio respinge l’iniziativa, ma con il controprogetto intende adeguare la legge federale sull’energia nucleare affinché in Svizzera possano nuovamente essere autorizzate nuove centrali nucleari. In tal modo l’energia nucleare rimane un’opzione attuabile per garantire la sicurezza a lungo termine dell’approvvigionamento energetico della Svizzera.

L’iniziativa popolare federale «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)» chiede di sancire nella Costituzione federale che l’approvvigionamento di energia elettrica sia garantito in ogni tempo e che la Confederazione definisca le relative responsabilità. Tuttavia, ciò rappresenterebbe un cambiamento radicale rispetto all’attuale ripartizione dei compiti e delle responsabilità in materia di approvvigionamento energetico tra Comuni, Cantoni e Confederazione. Per questo motivo il Consiglio federale respinge l’iniziativa.

L’iniziativa chiede inoltre che siano ammissibili tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi del clima. Indirettamente chiede pertanto la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari. Il Consiglio federale sostiene questo punto fondamentale, così da mantenere aperte tutte le opzioni per l’approvvigionamento energetico dei prossimi anni. Tuttavia, non è necessaria alcuna modifica costituzionale, ma è sufficiente un adeguamento della legge federale sull’energia nucleare. Il Consiglio federale propone pertanto un controprogetto indiretto, che è stato posto in consultazione tra dicembre 2024 e aprile 2025.

Reazioni contrastanti nella consultazione

Tra i partiti politici, UDF, PLR e UDC accolgono il controprogetto indiretto, mentre Il Centro, PEV, pvl, I Verdi e PS lo respingono così come le organizzazioni ambientaliste. La larga maggioranza delle organizzazioni economiche lo sostiene. L’Associazione dei fornitori di energia elettrica (AES) e i grandi fornitori di energia BKW, Alpiq e Axpo sono favorevoli al controprogetto, mentre la maggioranza dei Cantoni lo respinge e chiede di procedere a una valutazione tecnica e strategica prima di un’eventuale revoca del divieto di rilasciare nuove autorizzazioni di massima. Inoltre occorre definire le condizioni quadro quali il finanziamento e le procedure di autorizzazione di nuove centrali nucleari e garantire la dotazione di fonti rinnovabili.

Contenuto del controprogetto indiretto

Le due disposizioni sul divieto di autorizzazioni di massima per le nuove centrali nucleari e per eventuali modifiche a centrali nucleari esistenti, contenute nella legge federale sull’energia nucleare, devono essere abrogate senza essere sostituite. Questo consentirà, in futuro, di ripristinare il rilascio di nuove autorizzazioni di massima per le centrali nucleari. L’obiettivo è quello di definire la politica energetica svizzera in modo che sia aperta a tutte le tecnologie, compresa l’energia nucleare, creando così una garanzia effettiva dell’approvvigionamento elettrico nel caso il potenziamento delle energie rinnovabili non possa avvenire nella misura desiderata, i progressi nello stoccaggio stagionale di elettricità siano troppo limitati e non siano disponibili ulteriori alternative rispettose del clima per la produzione di energia elettrica.

Nel messaggio il Consiglio federale non ha apportato adeguamenti di contenuto rispetto al progetto posto in consultazione, ma tiene conto delle richieste formulate durante la procedura di consultazione.

- Nel controprogetto indiretto non si tratta di decidere in merito alla costruzione di nuove centrali nucleari visto che al momento non sono previsti progetti concreti in tal senso. Il finanziamento, le questioni specifiche relative ai progetti o gli adeguamenti delle procedure di autorizzazione non sono pertanto oggetto del controprogetto.

- L’incremento della produzione di elettricità da fonti rinnovabili deve continuare a essere perseguito con coerenza. Le energie rinnovabili e le nuove centrali nucleari non si escludono a vicenda. Il Consiglio federale è convinto che il controprogetto non comprometta in alcun modo il clima degli investimenti e la sicurezza della pianificazione per quanto riguarda il potenziamento delle energie rinnovabili. Per le tecnologie di produzione di energia elettrica rinnovabile continuano a essere disponibili i contributi di promozione sanciti nella legge federale sull’energia.

- Le nuove Prospettive energetiche, che saranno disponibili entro la fine del 2027, rappresentano una valutazione tecnica e strategica per la futura politica energetica. In esse vengono presi in esame diversi scenari di sviluppo fino al 2060. Per la produzione di energia elettrica si tiene conto anche del possibile impiego futuro di centrali nucleari rispettose del clima e in grado di non gravare sullo sfruttamento del suolo, grazie alla loro elevata densità energetica. Come molte altre tecnologie, anche l'energia nucleare comporta dei rischi che devono essere ridotti al minimo.

Verhandlungen

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 11.03.2026

Centrali nucleari, dev'essere possibile costruirne di nuove

In futuro, potrebbero venir realizzate in Svizzera nuove centrali nucleari, malgrado il divieto introdotto dopo la catastrofe di Fukushima. Il Consiglio degli Stati ha accolto oggi il controprogetto all'iniziativa "Stop al blackout" con 26 voti a 12 e 3 astenuti.

L'iniziativa è stata invece respinta (33 voti contro 8 e una astensione). Il dossier passa ora al Consiglio nazionale che, tenuto conto delle forze in campo, dovrebbe seguire gli Stati. Ad ogni modo, già al momento della presentazione del controprogetto indiretto da parte del Consiglio federale, gli ambienti ecologisti - cui dovrebbero aggiungersi PS e Verdi - hanno minacciato il referendum.

Il progetto governativo

In seguito all'incidente nucleare di Fukushima, cui quest'anno cade il 15esimo anniversario, nel 2011 la Svizzera ha deciso di abbandonare progressivamente l'energia atomica; nel 2017, la popolazione ha votato a favore di questa strategia e per vietare l'edificazione di nuove centrali.

L'iniziativa popolare federale "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)" chiede di rivedere tale divieto, anche se nella proposta di modifica costituzionale gli impianti nucleari non sono esplicitamente menzionati. L'iniziativa prevede in primo luogo che l'energia elettrica venga prodotta nel rispetto dell'ambiente e del clima. Pertanto, sarebbero ammissibili tutti i tipi di produzione di energia elettrica rispettosi dell'ambiente.

Nella modifica costituzionale - lanciata dal Club Energia Svizzera, un'alleanza di ambienti borghesi - il Consiglio federale intravvede però l'eventuale revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari, un punto ritenuto fondamentale per l'Esecutivo, il quale intende mantenere aperte tutte le opzioni per l'approvvigionamento energetico dei prossimi anni. Poiché a tale proposito non sarebbe necessaria alcuna modifica costituzionale, il Governo propone invece un adeguamento della legge federale sull'energia nucleare sotto forma di controprogetto indiretto.

Basta ideologia, i tempi sono cambiati

In aula, UDC, Centro e PLR, con qualche defezione, hanno fatto quadrato attorno alla proposta del Consiglio federale di abrogare l'attuale divieto iscritto all'articolo 12a della Legge sull'energia nucleare.

Nel suo intervento, Marco Chiesa (UDC/TI) ha precisato che il controprogetto non istituisce l'obbligo di realizzare nuove centrali, come temono i contrari, bensì non proibisce alcuna tecnologia. L'attuale situazione non lascia alcun margine di manovra al governo, ha spiegato il ticinese, mentre la situazione è profondamente cambiata rispetto al recente passato.

Le attuali tecnologie pulite, come il solare e l'eolico alle quali sono personalmente favorevole, non bastano però per assicurare un approvvigionamento sicuro di energia, specie alla luce dei consumi crescenti di corrente, ha precisato Chiesa. Un problema che si accentua in inverno, ha aggiunto il democentrista, quando l'intero sistema diventa più fragile. Assicurare l'approvvigionamento è una nostra responsabilità politica, ha sottolineato il ticinese, che riduce anche la nostra dipendenza dall'estero.

La questione di un approvvigionamento sicuro è stata evocata anche dal "senatore" Fabio Regazzi (Centro/TI), soprattutto in caso di crisi, al fine di garantire la stabilità del sistema. Oltre ad essere un'energia a basse emissioni, il nucleare rappresenta un'occasione per l'economia, specie per le piccole e medie imprese attive nella costruzione e nella fornitura di componenti con alto contenuto tecnologico, tanto che in Svizzera vi sono aziende attive in questo settore molto richieste all'estero.

Per la maggioranza, la svolta energetica in vista della totale decarbonizzazione entro il 2050, non permetterà di sostituire il bisogno crescente di corrente (basti pensare all'intelligenza artificiale, è stato detto in aula) a prezzi convenienti, come il nucleare. Quanto alla dipendenza dall'estero per l'uranio, anche per le energie pulite, come il solare, dipendiamo da fornitori che stanno in Cina, hanno affermato diversi oratori, per non parlare dell'acquisto all'estero di corrente prodotta dalle centrali nucleari in Francia o da quelle a gas in Germania.

Non apriamo il vaso di Pandora

Per il campo rosso-verde, Verdi-liberali inclusi, il nucleare è molto meno ecologico di quanto si voglia far credere. Mathilde Crevoisier-Crelier (PS/JU) ha rispolverato l'annoso problema delle scorie altamente radioattive, un aspetto che la Svizzera non ha ancora risolto con la costruzione di un deposito sotterraneo.

Vi è poi il problema degli enormi costi di questi impianti, che si calcolano in miliardi, e dei rischi, come insegna la catastrofe di Fukushima, hanno ricordato in molti, di cui quest'anno cade il 15esimo anniversario e le cui conseguenze affliggono tutt'oggi la popolazione del luogo.

Per Crevosier Crelier dobbiamo evitare di aprire il vaso di Pandora di una tecnologia costosa e rischiosa che rischia solo di rallentare la svolta verso le energie pulite. È proprio perché siamo in ritardo con i nostri obiettivi ambientali che dobbiamo rafforzare le energie verdi, invece che affidarci a un concorrente come il nucleare che rischia di rallentare il tutto, ha dichiarato dal canto suo Tiana Angelina-Moser (PVL/ZH), secondo cui la realizzazione di impianti atomici è possibile solo con iniezioni massicce di capitali pubblici dell'ordine dei miliardi di franchi.

Cambio di rotta

Nel suo intervento, il "ministro" dell'energia Albert Rösti ha ribadito l'importanza della svolta energetica, possibile però anche grazie al sostegno della mano pubblica. Non c'è forma di energia che non venga sostenuta da Confederazione o Cantoni, ha sottolineato il consigliere federale democentrista.

Tuttavia, rispetto al 2017, quando la strategia 2050 è stata approvata, la situazione, soprattutto a livello geopolitico, è cambiata di molto, come dimostra l'attuale guerra in medio Oriente e i conseguenti problemi di approvvigionamento. Tutto ciò non fa renderci sempre più dipendenti dall'estero per i nostri consumi.

Oltre a ciò, alla luce della crescente fame di corrente, entro il 2050 sarà molto difficile sostituire con fonti rinnovabili le attuali centrali nucleari che coprono ancora il 27% del nostro bisogno. Se non facciamo nulla, ha sottolineato il "ministro" bernese, dovremo produrre o importare elettricità dall'estero proveniente da centrali a gas, un controsenso se pensiamo al nostro obiettivo di ridurre le fonti di energie fossili.

L'opzione che rimane sul tavolo è rappresentata dall'energia atomica, un elemento, ha aggiunto Rösti, che sta tornando in auge come ho potuto constatare durante le due conferenze internazionali sul tema cui ho partecipato a Parigi. Si tratta, secondo il rappresentante UDC in governo, di un "totale cambio di rotta", tanto che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito "un errore strategico" l'abbandono del nucleare da parte del vecchio continente.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 08.06.2026

Verso costruzione nuove centrali nucleari, dibattito acceso

È iniziato oggi in Consiglio nazionale il lungo dibattito sull'Iniziativa popolare "Stop al blackout" e sul relativo controprogetto, destinato a segnare il futuro dell'energia atomica in Svizzera. Le discussioni riprenderanno domani, ma la Camera del popolo sembra incline ad allinearsi al Consiglio degli Stati e, quindi, a consentire la costruzione di nuove centrali nucleari nel Paese.

Durante la Sessione primaverile, i "senatori" hanno respinto l'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)", ma accolto il controprogetto proposto dal Consiglio federale, che apre la strada a nuovi reattori per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico a lungo termine, malgrado nel 2017 il popolo elvetico abbia approvato (con il 58,2% di consensi) la graduale uscita dal nucleare.

Anche la maggioranza della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) della Camera del popolo raccomanda al plenum di bocciare l'iniziativa e di accogliere il controprogetto indiretto proposto dall'Esecutivo. Quest'ultimo prevede un adeguamento della legge federale sull'energia nucleare anziché della Costituzione ed è considerato il mezzo più efficace per eliminare il divieto di costruire nuovi impianti.

L'iniziativa popolare "Stop al blackout", lanciata dal Club Energia Svizzera, un'alleanza di ambienti borghesi, prevede in primo luogo di ancorare nella Costituzione tutti i tipi di produzione di energia rispettosi del clima. Il Consiglio federale intende invece mantenere aperte tutte le opzioni per l'approvvigionamento energetico dei prossimi anni e ritiene la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari un punto fondamentale.

Dello stesso avviso anche la maggioranza della Commissione, la quale oggi in aula ha sostenuto che la Svizzera deve mantenere aperte tutte le opzioni e diversificare i vettori energetici. "Se gli obiettivi di potenziamento delle energie rinnovabili non saranno raggiunti, a partire dal 2050 nuove centrali nucleari potrebbero contribuire alla sicurezza dell'approvvigionamento", ha evidenziato Simone de Montmollin (PLR/GE).

L'abolizione del divieto di costruzione di nuovi reattori è urgentemente necessaria per garantire un fabbisogno energetico sicuro, indipendente e a basse emissioni, ha ribadito Mike Egger (UDC/SG), che ha specificato come le centrali nucleari siano indispensabili soprattutto per evitare una penuria di elettricità nei mesi invernali. La crescente domanda di corrente legata alla decarbonizzazione, alla digitalizzazione e alla "massiccia crescita demografica" richiede una politica energetica aperta a tutte le tecnologie, ha aggiunto.

Christian Imark (UDC/SO) - sollecitato da un collega in aula - ha richiamato il recente lungo fermo della centrale solettese di Gösgen (l'interruzione è durata 10 mesi, ndr.), sostenendo che la Svizzera debba disporre di maggiori capacità produttive per garantire l'approvvigionamento anche in caso di simili guasti prolungati.

L'approvvigionamento di energia elettrica si trova di fronte a grosse sfide, soprattutto in inverno, gli ha fatto eco Christian Wasserfallen (PLR/BE), pur sottolineando che le energie rinnovabili rimangono un pilastro fondamentale. Secondo il bernese la domanda di corrente continuerà ad aumentare e il controprogetto permette di correggere gli errori della Strategia energetica.

Durante il dibattito, una minoranza della commissione ha proposto di non entrare in materia proponendo il rinvio al Consiglio federale con l'incarico di fare innanzitutto chiarezza sulle ripercussioni finanziarie di eventuali nuovi reattori, in particolare per i conti pubblici. Oltre all'aspetto legato alle sovvenzioni - dell'ordine di miliardi di franchi - sono state sollevate dai contrari anche le questioni della sicurezza, dello smaltimento dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo delle energie rinnovabili.

"L'iniziativa 'Stop al blackout' è un progetto del passato, guarda indietro mentre le sfide della politica energetica sono chiaramente davanti a noi", ha detto Greta Gysin (Verdi/TI). "La Svizzera deve sviluppare energie rinnovabili ridurre le proprie dipendenze e rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento. Per nessuno di questi obiettivi le nuove centrali nucleari rappresentano una risposta giusta", ha sottolineato la ticinese.

Stando alla maggioranza della CAPTE-N, da un punto di vista tecnico, nell'area di ubicazione Lägern Nord (a cavallo tra i cantoni di Argovia e Zurigo) vi è sufficiente capacità per le scorie di nuovi impianti. Eppure, la Svizzera non dispone neppure oggi di una soluzione concreta per lo stoccaggio degli attuali rifiuti radioattivi (destinati a durare centinaia di migliaia di anni), ha evidenziato Marionna Schlatter (Verdi/ZH).

Dal canto suo, Martin Bäumle (PVL/ZH) ha sottolineato che il controprogetto indiretto del Consiglio federale deve essere analizzato anche sotto il profilo della politica finanziaria e il suo trattamento non può limitarsi a una mera decisione di principio. Considerati gli elevati costi di investimento e i significativi tempi di realizzazione, la costruzione di nuove centrali richiederebbe inevitabilmente un sostegno finanziario da parte dello Stato, ha ribadito Nadine Masshardt (PS/BE).

In aula sono state inoltre evocate da più oratori le catastrofi di Chernobyl e Fukushima, come pure la crisi energetica scaturita dalla guerra di aggressione russa in Ucraina. Ma anche il fattore della sicurezza e dei rischi di attacchi militari, cibernetici o ibridi e la "dubbia" provenienza dell'uranio (la Russia è uno dei maggiori produttori, ndr.) sono stati menzionati a più riprese, soprattutto per quanto riguarda i legami con enti che operano nell'ambito delle armi nucleari. Hasan Candan (PS/LU) ha ricordato al plenum che, per alimentare le sue centrali, la Svizzera deve fare affidamento a Stati che non rispettano gli standard in materia ambientale né di diritti umani.

"Non dobbiamo decidere se costruire nuove centrali nucleari, bensì stabilire quali opzioni abbiamo a disposizione", ha riassunto Nicolò Paganini (Centro/SG), rammentando che va comunque rispettata la volontà popolare, espressa nella votazione del 2017 sull'attuazione della Strategia energetica 2050.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 09.06.2026

Nuove centrali nucleari, il dibattito riprenderà lunedì

Non si è ancora concluso il lungo dibattito in Consiglio nazionale sull'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)" e il relativo controprogetto che prevede l'abolizione del divieto di costruire nuove centrali nucleari in Svizzera. Le discussioni riprenderanno lunedì prossimo, quando alla Camera del popolo sono previste le ultime prese di posizione di singoli oratori, l'intervento del consigliere federale incaricato Albert Rösti e le votazioni finali.

Durante le prime due giornate di dibattito UDC e PLR si sono schierati a favore del controprogetto proposto dall'Esecutivo, mentre PS, Verdi e PVL hanno ribadito la loro ferma opposizione alla possibilità di edificare nuovi impianti. Gli esponenti del Centro appaiono invece divisi sulla questione, e gli equilibri interni potrebbero rivelarsi decisivi per l'esito, atteso il 15 giugno.

"La maggioranza del nostro gruppo voterà probabilmente a favore dell'entrata in materia, ma una consistente minoranza si opporrà", ha dichiarato la consigliera nazionale Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR). Di diverso avviso il collega di partito Nicolò Paganini (Centro/SG), secondo cui "ciò che conta è che dalle prese esca elettricità".

In sede preparatoria, la Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale (CAPTE-N) ha approvato il testo con un solo voto di scarto (13 contro 12). Durante la sessione primaverile, i "senatori" hanno respinto l'iniziativa popolare (33 voti contro 8) e accolto a larga maggioranza (26 voti a 12 e 3 astenuti) il controprogetto proposto dal Consiglio federale, il quale intende spianare la strada a nuove centrali nucleari in modo da garantire nel Paese la sicurezza dell'approvvigionamento energetico a lungo termine.

Per dire la loro si sono annunciati una novantina di oratori, tra cui tutti i ticinesi ad eccezione di Giorgio Fonio (Centro). Unico a non aver potuto prendere la parola per motivi di tempo è stato Bruno Storni (PS).

Nel corso del dibattito, i sostenitori del controprogetto hanno insistito sulla necessità di mantenere aperte tutte le opzioni per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sempre più sotto pressione dagli eventi geopolitici. "Oggi non decidiamo di costruire una centrale, decidiamo se la Svizzera deve continuare a precludersi una possibilità", ha affermato Alex Farinelli (PLR/TI). Piero Marchesi (UDC/TI) ha dal canto suo ricordato al plenum che la graduale uscita dal nucleare approvata dal popolo nel 2017 è stata una scelta presa sotto la pressione generata dalla catastrofe di Fukushima, sostenendo che il Paese abbia perso un decennio rinunciando a sviluppare le proprie competenze nel settore nucleare.

Gli oppositori hanno dal canto loro ribadito che il futuro energetico della Svizzera debba puntare sulle fonti rinnovabili. "L'iniziativa 'Stop al blackout' è un progetto del passato", ha dichiarato Greta Gysin (Verdi/TI), secondo cui nuove centrali nucleari non rappresentano una risposta adeguata alle sfide future. Analoghe riserve sono state espresse da una minoranza della commissione, che teme costi elevati nonché un aumento delle scorie radioattive per le quali la Svizzera ancora non dispone di soluzioni concrete e definitive.

L'uscita graduale dal nucleare era stata approvata dal popolo nel 2017 con il 58,2% dei voti. Consiglio federale e Consiglio degli Stati intendono ora rendere nuovamente possibile il rilascio di autorizzazioni di massima per nuovi impianti. I Verdi hanno già annunciato il lancio di un referendum qualora il Parlamento dovesse abolire il divieto di costruzione.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 15.06.2026

Nucleare, CF formuli proposte finanziamento nuove centrali

Dopo oltre dieci ore di discussioni sul ritorno dell'energia nucleare - iniziate già una settimana fa - il Consiglio nazionale ha deciso di non decidere: con 100 voti a 97 e 2 astenuti ha chiesto di rispedire il dossier al Consiglio federale. Se domani gli Stati daranno il loro benestare, l'esecutivo dovrà formulare una nuova proposta che chiarisca le conseguenze finanziarie della costruzione di una nuova centrale. La decisione rappresenta un successo parziale per gli oppositori all'atomo.

La Camera del popolo era chiamata a pronunciarsi sul controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)". Entrambi i testi prevedono la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari. Il tema resta molto controverso.

Al voto la sinistra ha approvato la proposta di rinvio, sostenuta da una maggioranza di deputati del Centro. L'UDC, il PLR e sei centristi avrebbero invece preferito discutere subito il controprogetto, che aprirebbe un nuovo capitolo per il nucleare, posizione condivisa anche dal consigliere federale Albert Rösti.

La maggioranza, risicata, della commissione preparatoria aveva sostenuto il controprogetto ritenendo che il Paese necessita di un approvvigionamento elettrico affidabile, a basse emissioni di CO2 e sostenibile dal punto di vista economico, mantenendo aperte tutte le opzioni, soprattutto se gli obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili non dovessero essere raggiunti.

Benjamin Giezendanner (UDC/AG) ha ricordato che le attuali centrali saranno progressivamente dismesse e che la Svizzera avrà bisogno, soprattutto in inverno, di elettricità abbondante, a basse emissioni e a prezzi accessibili. Per raggiungere questo obiettivo, nuove centrali nucleari potrebbero rivelarsi necessarie. "La digitalizzazione e la transizione energetica richiedono molta elettricità", ha osservato da parte sua Susanne Vincenz-Stauffacher (PLR/SG).

Gli oppositori temono invece che la sola prospettiva di nuove centrali nucleari possa compromettere la sicurezza degli investimenti nelle energie rinnovabili. Durante il dibattito, diversi parlamentari hanno sottolineato che la costruzione di un nuovo impianto richiederebbe con ogni probabilità sussidi pubblici, un rischio che andrebbe chiarito meglio prima di procedere "alla cieca", ha affermato Priska Wismer-Felder (Centro/LU).

Secondo Benjamin Roduit (Centro/VS), è giusto riaprire al nucleare, considerato potenzialmente una fonte pulita e sicura, ma senza concedere "assegni in bianco" che potrebbero penalizzare le energie rinnovabili. Yvonne Bürgin (Centro/ZH) ha stimato il costo di un nuovo reattore in circa 13 miliardi di franchi.

Anche Marie-France Roth Pasquier (Centro/FR) ha espresso dubbi sulla redditività, sottolineando che gli eventuali sussidi pubblici andrebbero a scapito dell'energia idroelettrica e avrebbero conseguenze significative sulla sicurezza dell'approvvigionamento e sulle regioni di montagna. Particolarmente colpiti sarebbero il Vallese, il Ticino e i Grigioni, ha sottolineato la friburghese.

Ma per il consigliere federale Albert Rösti la questione finanziaria è prematura: prima bisogna chiedere alla popolazione se sia possibile considerare l'opzione nucleare; solo allora un'azienda potrà elaborare un progetto concreto. "Se in seguito dovesse emergere la necessità di un sostegno statale - ha proseguito il ministro dell'energia e dell'ambiente -, il Governo presenterebbe una proposta al Parlamento, che deciderebbe a sua volta". Non si tratta quindi di decidere ora se costruire o meno una centrale nucleare, ha aggiunto, invano.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio degli Stati, 16.06.2026

Ritorno del nucleare, dossier non va rinviato al CF

Il ritorno all'energia nucleare va deciso ora, senza attendere ulteriori chiarimenti sulle conseguenze finanziarie della costruzione di nuove centrali. Lo ha stabilito oggi il Consiglio degli Stati, respingendo con 28 voti contro 16 (una astensione) la proposta di rinviare il dossier al governo formulata ieri dal Nazionale.

La decisione odierna della Camera dei Cantoni non costituisce una sorpresa, poiché lo scorso marzo, in prima lettura, i "senatori" avevano nettamente approvato - con 26 voti contro 12 - il controprogetto all'iniziativa "Stop al blackout", che prevede la revoca del divieto di costruire nuove centrali nucleari.

Come spiegato in aula dal relatore commissionale Thierry Burkart (PLR/AG) oggi non si tratta di approvare un progetto specifico, ma solo di lasciare aperte tutte le possibilità qualora in futuro ci fosse l'opzione di costruire una nuova centrale nucleare. Attualmente sul tavolo non c'è infatti alcun progetto concreto.

In ogni caso, anche se il divieto venisse revocato, ciò non corrisponderebbe a un assegno in bianco per l'energia nucleare. Un eventuale progetto di nuova centrale dovrebbe infatti prima ottenere una licenza di massima, anch'essa soggetta a referendum, ha spiegato l'argoviese. Successivamente andrebbe elaborata una legge che dovrà definire, tra l'altro, il finanziamento; anche questa sarebbe sottoposta a referendum.

Per Burkart, inoltre, valutare il finanziamento di una centrale che sarà costruita tra 40 anni è praticamente impossibile. Anche perché il progresso tecnologico e tecnico in corso rende molto difficile effettuare oggi una valutazione adeguata dei costi.

Rinviando il dossier al Consiglio federale, il Consiglio nazionale ha in sostanza riconosciuto la fondatezza delle preoccupazioni espresse riguardo alle modalità di finanziamento di eventuali nuove centrali nucleari, ha replicato Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU). Di fatto, si chiede di approvare una decisione di principio, una sorta di assegno in bianco, confidando che soltanto in una fase successiva vengano definiti i dettagli operativi e le tappe concrete.

Alla luce di queste considerazioni, Maya Graf (Verdi/BL) ha richiamato l'attenzione sugli esempi internazionali, che mostrano come la costruzione di nuove centrali non sia possibile senza un forte sostegno pubblico. In questo contesto, ha aggiunto Crevoisier Crelier, il Consiglio nazionale ha anche evidenziato il rischio che il dietrofront sul nucleare finisca per compromettere la priorità finora attribuita alle energie rinnovabili. La giurassiana ha infine ricordato il problema irrisolto dello smaltimento delle scorie radioattive, che aumenteranno se verranno costruite nuove centrali.

Il dossier torna ora alla Camera del popolo. Qualora quest'ultima dovesse confermare la richiesta di rinvio, l'incarto sarà trasmesso al governo nonostante l'opposizione degli Stati, con l'incarico di verificare le implicazioni finanziarie del ritorno dell'atomo.

Notizia ATS

Dibattito al Consiglio nazionale, 18.06.2026

Centrali nucleari, dev'essere possibile costruirne di nuove

A quindici anni dall'incidente di Fukushima in Giappone, l'attuale divieto di costruire nuove centrali atomiche in Svizzera va abrogato.

Dopo gli Stati in marzo, oggi anche il Consiglio nazionale ha approvato - con 108 voti contro 87 e 2 astenuti - il controprogetto indiretto del Consiglio federale all'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)". Il popolo avrà probabilmente l'ultima parola, visto che i Verdi hanno già annunciato un referendum.

La revisione della legge proposta dal Consiglio federale, così come l'iniziativa (che è stata bocciata stamane anche dal Nazionale con 129 voti contro 66 e 2 astenuti), prevede di revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari.

Mantenere opzione del nucleare

Stamane, l'UDC, il PLR e diversi esponenti del Centro hanno votato a favore del controprogetto. Il ministro dell'Energia Albert Rösti non ha smesso, durante tutto il lungo dibattito iniziato lunedì, di ripetere la necessità di mantenere l'opzione del nucleare per garantire l'approvvigionamento del Paese a lungo termine. La sinistra, i Verdi liberali e diversi rappresentanti del Centro vi si sono opposti.

Nell'esame di dettaglio il Nazionale non ha modificato la revisione proposta dal Governo. È stato d'accordo con il Consiglio degli Stati affinché un'autorizzazione a costruire una nuova centrale nucleare venga concessa solo se il finanziamento è assicurato. La Camera del popolo ha inoltre respinto una dozzina di emendamenti del campo rosso-verde e del Centro volti a porre condizioni al rilascio di un'autorizzazione per una centrale nucleare.

Non ha ad esempio voluto una moratoria fino al 2036, né limitarsi ai reattori di 4a generazione, e neppure che un nuovo sito possa essere realizzato solo con l'accordo di tutti i comuni situati nella zona di protezione d'emergenza.

No a sorpresa al rinvio

Dopo che lunedì in prima lettura, il plenum aveva approvato (con 100 voti contro 97 e 2 astenuti) il rinvio dell'incarto al Consiglio federale, con l'incarico di elaborare un nuovo disegno che regolamenti anche il finanziamento della costruzione di centrali nucleari, oggi si è assistito a una sorpresa. Con 100 voti contro 98, la Camera del popolo ha bocciato la proposta di rinviare il dossier al Governo. Rispetto ad inizio settimana Vincent Maître (Centro/GE) ha cambiato idea, mentre Christian Lohr (Centro/TG) era assente. Ciò ha fatto pendere la bilancia contro il rinvio.

La loro collega Priska Wismer-Felder (Centro/LU) non è riuscita a convincere il plenum che la richiesta di rinvio non avrebbe ritardato il progetto. "Al contrario, nessuna azienda pianificherà un progetto da 100 milioni senza chiarezza finanziaria", ha sostenuto. Secondo Martin Bäumle (PVL/ZH) è inoltre essenziale conoscere l'entità del sostegno statale necessario - 60, 70 o 80% - per prendere una decisione ragionata.

Ma la destra (UDC e PLR) non si è lasciata impressionare. "Oggi si tratta solo di togliere un divieto su una tecnologia e un divieto di riflettere, per non compromettere l'opzione dell'energia nucleare", ha dichiarato Christian Imark (UDC/SO), per il quale la proposta di rinvio era soltanto una manovra per affossare il controprogetto.

Alla fine, una maggioranza - seppur risicata - del Nazionale ha deciso che il ritorno all'energia nucleare va deciso ora, senza attendere ulteriori chiarimenti sulle conseguenze finanziarie della costruzione di nuove centrali. Superato questo scoglio, il dibattito è proseguito con l'esame di dettaglio, sfociato nell'approvazione della legge. Visto che gli Stati avevano fatto altrettanto in marzo, l'esame del progetto ha potuto concludersi oggi.

Rapporto entro la fine dell'anno

La Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio degli Stati (CAPTE-S) ha comunque commissionato al Dipartimento del ministro dell'energia Albert Rösti un rapporto - atteso entro fine anno - che delineerà le conseguenze finanziarie di tali progetti di nuove centrali nucleari.

Questo documento dovrebbe quindi essere disponibile prima che si tenga un'eventuale votazione popolare. Ciò ha forse convinto Maître a votare oggi in modo diverso rispetto a lunedì. Il progetto è quindi pronto per le votazioni finali di domani.

Qualora fosse confermata, la decisione del Parlamento di aprire un nuovo capitolo nucleare costituisce una svolta nella politica energetica della Svizzera. L'uscita dall'atomo era stata avviata su impulso dell'allora consigliera federale PPD (oggi Centro) Doris Leuthard in seguito alla catastrofe di Fukushima nel 2011.

Nel 2017 il popolo aveva approvato con oltre il 58% la Strategia energetica 2050 che vietava nuove centrali mantenendo quelle esistenti.

Informazioni

Segreteria della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPTE)

urek.ceate@parl.admin.ch

Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia (CAPTE)

«Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». Iniziativa popolare e controprogetto indiretto | Lexipedia | Lexipedia