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25.1009 · Interrogazione · 2025-03-19

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Che sia nel settore della protezione del clima, della protezione della biodiversità o della lotta contro l’inquinamento, vari studi internazionali mostrano che l’inazione ambientale costerà, alla fine, di più degli investimenti che andrebbero fatti oggi nelle misure volte a preservare il clima, la biodiversità e la qualità dei suoli, dell’aria e delle acque.

A questo proposito, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

  1. Si conoscono, e con quale grado di precisione, i costi legati all’inazione ambientale in Svizzera nel settore della protezione del clima? Se sì, quali sono questi costi e quali le tempistiche connesse?

  2. Si conoscono, e con quale grado di precisione, i costi legati all’inazione ambientale in Svizzera nel settore della protezione della biodiversità? Se sì, quali sono questi costi e quali le tempistiche connesse?

  3. Si conoscono, e con quale grado di precisione, i costi legati all’inazione ambientale in Svizzera nel settore della lotta contro l’inquinamento (aria, suolo, acqua)? Se sì, quali sono questi costi e quali le tempistiche connesse?

  4. In che modo la politica svizzera tiene conto dei costi legati all’inazione ambientale, per esempio nell’ambito della pianificazione finanziaria della Confederazione?

  5. Non sarebbe necessario allentare il freno all’indebitamento in modo da aumentare gli investimenti e scongiurare un’esplosione dei costi legati all’inazione ambientale? Investire di più oggi per evitare spese più elevate in futuro non favorisce una gestione sostenibile del debito a lungo termine?

  6. Le recenti misure di risparmio annunciate dalla Confederazione non rischiano di essere controproducenti e di comportare un notevole aumento dei costi legati all’inazione ambientale?

Stellungnahme des Bundesrates

È difficile stimare quali saranno in futuro i costi generati dall’inazione. Come il Consiglio federale ha indicato nella sua risposta all’interpellanza 24.4185 Mahaim «Il Consiglio federale ignora l’entità dei costi legati alla perdita di biodiversità?», soprattutto le interazioni complesse sono difficili da quantificare. A causa di queste difficoltà, non sono disponibili cifre per tutti i settori ambientali menzionati. 1) Gli studi condotti nel contesto della Svizzera prendono in considerazione aree specifiche come l’infrastruttura, la salute umana e le perdite di produttività economica (Swiss Economics 2019, Ecoplan 2007, EPFL 2017), mentre altri analizzano i costi economici complessivi (Vöhringer et al. 2019, Kahn et al. 2019). Sulla base di questi studi, nella sua strategia climatica a lungo termine, il Consiglio federale ha stimato che fino al 2050 i costi annui legati al clima potrebbero raggiungere fino al 4 per cento del prodotto interno lordo (PIL). In confronto, secondo gli studi globali (Stern 2006, OCSE 2015) i costi dei cambiamenti climatici incontrollati entro la fine di questo secolo sono stimati intorno al 5-10 per cento del PIL, con un aumento particolarmente marcato verso la fine del secolo. Swiss Re (2021) prevede entro il 2050 addirittura un calo del PIL globale fino al 18 per cento se non si adottano misure di contenimento dei cambiamenti climatici. I costi economici complessivi negli studi variano notevolmente a seconda delle ipotesi e degli impatti climatici presi in considerazione. Nel quadro del programma di ricerca NCCS-Impacts (National Center for Climate Services) è attualmente in corso un’analisi completa dei costi dei cambiamenti climatici, che si basa sulle più recenti scoperte scientifiche, su basi di dati e approcci metodologici. Domande 2 e 3: Il Consiglio federale non è a conoscenza di studi sui costi complessivi futuri dell’inazione in relazione alla biodiversità, all’inquinamento delle acque, dell’aria e del suolo. A livello internazionale sono state effettuare modellazioni per quanto riguarda i costi macroeconomici. Ad esempio, la Banca Mondiale (2020) prevede entro il 2030 una perdita annua del PIL globale del 2,3 per cento (-2,7 bilioni USD), se dovessero venir meno servizi ecosistemici. Per quanto riguarda la biodiversità, il Consiglio federale rimanda alle sue risposte fornite alle interpellanze 24.4185 Mahaim «Il Consiglio federale ignora l’entità dei costi legati alla perdita di biodiversità?», 25.3283 Mahaim «Collasso della biodiversità e costi generati dall’inazione. Servono chiarimenti», 24.3798 Weichelt «Cosa sta facendo il Consiglio federale nell’ambito della sua pianificazione finanziaria a lungo termine per poter sostenere i (futuri) costi derivanti dalla perdita di specie e spazi vitali?», 25.3220 Weichelt «Il Consiglio federale come integra i costi previsti derivanti dalla perdita di biodiversità nella sua pianificazione finanziaria?», 23.4426 Prelicz-Huber «Crisi della biodiversità e salute. Qual è la correlazione?» e le sue risposte alle domande 24.7803 Candan Hasan «I costi dell’inazione nell’ambito della biodiversità: quali sono i rischi per l’agricoltura e l’alimentazione in Svizzera?». e 24.7427 Candan Hasan «Quali rischi comporta il declino dei servizi ecosistemici per l’agricoltura?». 4) Il Consiglio federale rimanda alla sua risposta alla domanda 3 dell’interpellanza 24.4072 Andrey «Pacchetto di sgravio per il bilancio della Confederazione. Riduzione dell’impatto dei sussidi federali dannoso per la biodiversità». 5) Il Consiglio federale si adopera per una politica finanziaria bilanciata, che mantenga un equilibrio tra uscite ed entrate in linea con il freno all’indebitamento nel corso del ciclo congiunturale e che tenga conto anche degli interessi a lungo termine della Svizzera. Considerate le difficoltà attuali riguardanti il bilancio federale, con gli elevati deficit previsti e la lunga lista di spese aggiuntive pianificate, il Consiglio federale deve stabilire delle priorità e nelle sue misure di sgravio applicabili dal 2027 (www.dff.admin.ch > Misure di sgravio 2027) propone misure mirate in tutti i settori di competenza. Dare priorità ai sussidi per la politica climatica potrebbe ridurre il contributo della Svizzera teso a contrastare il cambiamento climatico. Tuttavia, si può anche ipotizzare che gli attuali sussidi comportino effetti di trascinamento; dal punto di vista economico sono quindi preferibili strumenti più efficienti. Allo stesso tempo, il principio del «chi inquina paga» sarà rafforzato attraverso una maggiore partecipazione del Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA) a favore di misure ambientali. 6) Il Consiglio federale ritiene che la protezione del clima, della biodiversità, dell’aria, del suolo e dell’acqua sia d’importanza centrale per evitare costi alle generazioni future. Non si può escludere che le misure di sgravio applicabili dal 2027 comporteranno costi aggiuntivi nel settore ambientale. Tuttavia, il Consiglio federale si impegna a mantenere una politica ambientale attiva e lungimirante, anche nel contesto della difficile situazione finanziaria.