25.3083 · Mozione · 2025-03-10
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato
di uscire quanto prima dall’Accordo di Parigi e
di adeguare la legislazione nazionale in modo che la sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera e la redditività economica siano al centro della politica energetica e ambientale.
Begründung
L’attuazione dell’Accordo di Parigi comporta oneri ingenti per la Svizzera in termini di costi e burocrazia. Costi, questi, che pongono le nostre aziende, le nostre economie domestiche e gli utenti della strada di fronte a sfide spesso esistenziali, al netto di nessun vantaggio evidente derivante dall’Accordo.
In settori come la riduzione delle emissioni di CO₂ e la promozione delle energie rinnovabili, d’altronde, la Svizzera si impegna, in virtù dell’Accordo, a sostenere spese in misura non giustificabile dal punto di vista economico. Uscire dall’Accordo permetterebbe di ridurre tali oneri e di puntare su una strategia energetica nazionale e autodeterminata che attui il mandato costituzionale della sicurezza dell’approvvigionamento. I maggiori responsabili delle emissioni globali non rispettano o rispettano in modo insufficiente i propri obblighi nei confronti dell’Accordo. Alcuni non hanno ridotto le proprie emissioni in maniera significativa e altri non stanno adottando misure efficaci per raggiungere i rispettivi obiettivi climatici. Dato che questi Paesi non si assumono le proprie responsabilità, viene da chiedersi perché la Svizzera debba continuare a sottostare a condizioni più severe del dovuto.
L’uscita e l’atteggiamento incerto di Paesi importanti mettono tra l’altro in discussione anche la sostenibilità a lungo termine e l’efficacia di questo accordo multilaterale; un motivo in più per cui risulta poco ragionevole continuare a farne parte. Inoltre, la Svizzera ha già ridotto notevolmente le proprie emissioni, e questo nonostante sia stata sistematicamente svantaggiata dal fatto che gli obiettivi di riduzione delle emissioni sono prescritti in valori assoluti anziché sulla base di valori pro capite, il che non permette di tener conto della smisurata crescita demografica del nostro Paese. Alla luce di quanto precede, non appare quindi opportuno continuare a far parte di un accordo che non garantisce progressi effettivamente volti a raggiungere gli obiettivi climatici globali.
Gli oneri connessi agli obiettivi di riduzione delle emissioni stabiliti dalla Svizzera diventano sempre più ingenti per la società e l’economia. In un mercato dell’energia caratterizzato da una volatilità in costante aumento, l’adeguamento della legislazione nazionale risulta dunque imprescindibile per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento della Svizzera a lungo termine e, al tempo stesso, la redditività economica. Tali sfide rendono necessario orientare la politica energetica e ambientale in modo tale da permettere, da un lato, un accesso ininterrotto all’energia per la popolazione e l’economia e, dall’altro, un impiego delle risorse attento ai costi e competitivo. Un tale riorientamento legislativo costituisce la base per investimenti a lungo termine, innovazioni tecnologiche e un’infrastruttura solida, il che garantirebbe il posizionamento della Svizzera come piazza affidabile ed economicamente forte.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Con il referendum del giugno 2023, gli elettori hanno approvato una nuova legge federale sugli obiettivi in materia di protezione del clima, l’innovazione e il rafforzamento della sicurezza energetica (LOCIi; RS 814.310), che mira ad accelerare la transizione della Svizzera verso le energie rinnovabili e a raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2050. È entrata in vigore il 1° gennaio 2025, contemporaneamente alla revisione della legge sulla riduzione delle emissioni di CO2 (RS 641.71), che non è stata oggetto di referendum. Infine, nel giugno 2024, l’elettorato svizzero ha sostenuto la modifica della legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili (RU 2024 679), che è entrata in vigore il 1° gennaio 2025. Il compito della Confederazione è quindi di garantire il raggiungimento di questi obiettivi. L’Accordo di Parigi (RS 0.814.012) è stato approvato dall’Assemblea federale tramite decreto federale del 16 giugno 2017 (RU 2017 5733), sottoposto a referendum, che è scaduto inutilizzato. Secondo gli articoli 7a capoverso 1 della legge sull’organizzazione del Governo e dell’Amministrazione (LOGA; RS 172.010) e 24 capoverso 2 della legge sul Parlamento (LParl; RS 171.10), la denuncia segue le stesse regole di competenza dell’approvazione di un trattato. Di conseguenza, il Consiglio federale non ha la competenza di denunciare l’Accordo di Parigi. Una denuncia dell’Accordo di Parigi (secondo l’art. 28 dell’Accordo) dovrebbe essere approvata dall’Assemblea federale mediante un decreto federale, che sarebbe anche soggetto a referendum. Come tutti i Paesi, anche la Svizzera è toccata dai cambiamenti climatici. La temperatura globale è attualmente superiore di 1,3°C, in Svizzera di 2,9°C, alla media dell’era preindustriale 1871-1900. La Svizzera ha interesse a garantire il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. È pertanto a favore di un regime climatico internazionale ben funzionante, che coinvolga tutti i Paesi, in particolare i grandi emettitori. Gli investimenti nelle tecnologie di transizione offrono numerose opportunità al settore privato svizzero. L’attuazione concreta è di competenza degli Stati interessati. La Svizzera è libera di determinare quanto ambiziosi siano i propri impegni. Denunciando l’Accordo di Parigi, la Svizzera perderebbe anche la possibilità di ricorrere alle riduzioni di emissioni all’estero, autorizzate dall’Accordo di Parigi ai sensi dell’articolo 6. In virtù dell’articolo 89 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), nell’ambito delle loro competenze, la Confederazione e i Cantoni si adoperano per un approvvigionamento energetico sufficiente, diversificato, sicuro, economico ed ecologico, nonché per un consumo energetico parsimonioso e razionale. Secondo l’articolo 74 Cost., la Confederazione emana prescrizioni sulla protezione dell’uomo e del suo ambiente naturale da effetti nocivi o molesti. La legislazione nazionale sulla politica energetica e ambientale si basa su queste disposizioni costituzionali. La sicurezza in materia di approvvigionamento è già oggi una questione centrale nella legislazione energetica: gli aspetti centrali sono lo sviluppo coerente delle energie rinnovabili e il rafforzamento dell’efficienza energetica. Per garantire a lungo termine l’approvvigionamento energetico, il 28 agosto 2024 il Consiglio federale ha inoltre deciso di elaborare un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare federale «Energia elettrica in ogni tempo per tutti (Stop al blackout)». In tal modo, il Consiglio federale intende riservarsi la possibilità di garantire tutto l’anno e a qualsiasi ora la quantità di elettricità rispettosa del clima e indigena ora disponibile. È presa in considerazione anche la redditività. Allo stesso modo la politica climatica contribuisce alla sicurezza in materia di approvvigionamento attuando misure che riducono la dipendenza dalle energie fossili, in particolare nei settori degli impianti di riscaldamento e dei trasporti. In compenso, è necessario sviluppare in modo determinante la produzione locale di elettricità.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.