25.3086 · Interpellanza · 2025-03-11
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Negli ultimi anni, la digitalizzazione nell’istruzione ha portato a un utilizzo crescente di strumenti digitali, come tablet e computer, già a partire dalla scuola dell’infanzia. Tuttavia, studi recenti sollevano dubbi sull’efficacia di questi strumenti nell’apprendimento, in particolare nelle competenze di lettura e scrittura.
In Svezia, la ministra dell’istruzione Lotta Edholm ha annunciato la rimozione dei tablet dalle scuole dell’infanzia e la reintroduzione di libri e quaderni, in seguito a un calo delle competenze di lettura evidenziato dallo studio PIRLS. Anche il Karolinska Institutet ha sottolineato che l’uso indiscriminato di dispositivi digitali può compromettere l’apprendimento degli studenti.
A fronte di questa evoluzione, si pone la questione di come la Svizzera stia monitorando l’impatto della digitalizzazione nelle scuole e se esista una strategia per valutare l’efficacia di tali strumenti.
Sono stati condotti studi in Svizzera per valutare l’impatto dell’uso di strumenti digitali sull’apprendimento, in particolare nelle prime classi?
La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) sta monitorando le decisioni prese in altri Paesi, come la Svezia, in merito alla riduzione dei dispositivi digitali nelle scuole?
Quali misure vengono adottate per garantire che la digitalizzazione nell’istruzione migliori realmente l’apprendimento e non lo comprometta?
Il Consiglio federale ritiene opportuno avviare una valutazione indipendente dell’uso della tecnologia nelle scuole e, se necessario, proporre un adeguamento delle strategie educative?
Stellungnahme des Bundesrates
1. La Confederazione e i Cantoni provvedono insieme nell’ambito delle rispettive competenze a un’elevata qualità e permeabilità dello spazio formativo svizzero (art. 61a Cost.). Per raggiungere questo obiettivo, uno degli strumenti è il monitoraggio dell’educazione, che fornisce alle autorità dati e risultati scientifici aggiornati. In questo contesto, la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) e la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) hanno incaricato l’agenzia specializzata Educa di realizzare un bilancio della letteratura scientifica (nazionale e internazionale) sulla digitalizzazione nel sistema educativo. Il rapporto «La digitalizzazione nell’educazione» (2021) (www.educa.ch/it > Temi > Utilizzo dei dati > Rapporti) analizza le conseguenze della digitalizzazione sul sistema educativo e identifica i dati mancanti che sarebbero preziosi per la ricerca e per la creazione di statistiche. Dal 2020, la SEFRI e la CDPE finanziano inoltre lo studio «Monitorage de la numérisation dans l’éducation du point de vue des élèves» (www.skbf-csre.ch/fr > Recherche en éducation > Staff Papers) realizzato dal Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa (CSRE). Lo studio analizza i trend tramite sondaggi regolari su un campione di 10 000 alunni fra gli 8 e i 18 anni. I bambini dei primi quattro anni della scolarità obbligatoria sono esclusi dal sondaggio: infatti, lo studio parte dall’assunto che le forme di insegnamento e apprendimento digitale svolgano un ruolo secondario nel primo quadriennio. I risultati dello studio del CSRE e dell’indagine PISA 2022 (che confronta a livello internazionale i risultati delle competenze di lettura, matematica e scienze dei quindicenni) mostrano che l’uso quotidiano di strumenti digitali in classe rimane moderato. Per quanto riguarda la frequenza d’uso del computer (fisso, portatile o tablet) a scuola, nel 2024 il 50 per cento degli alunni della scuola primaria ha dichiarato un utilizzo quotidiano. L’uso aumenta di pari passo all’età (circa 70% al livello secondario I e 85% al livello secondario II). I quattro sondaggi del CSRE indicano anche che l’uso quotidiano del computer per livello scolastico è rimasto stabile negli anni. Riguardo all’apprendimento con mezzi digitali, lo studio del CSRE mostra che gli aspetti positivi come la motivazione e il piacere di apprendere prevalgono rispetto agli aspetti negativi come la stanchezza e le difficoltà riscontrate. Un monitoraggio sistematico delle conseguenze della digitalizzazione sui risultati scolastici sarebbe piuttosto oneroso: infatti, in un panorama formativo complesso come quello svizzero andrebbe considerato anche il contesto specifico e fattori di questo tipo andrebbero raccolti a livello locale, in modo molto circoscritto. La SEFRI e la CDPE incoraggiano singoli studi e progetti nonché l’integrazione di moduli sulla digitalizzazione negli strumenti esistenti (PISA, Verifica del raggiungimento delle competenze fondamentali [VeCoF], monitoraggio delle competenze di base). 2. Gli studi attuali sottolineano l’importanza dell’equilibrio fra apprendimento analogico e digitale. I risultati di PISA 2022 (https://www.oecd.org/fr > Publications > Rapports et documents de recherche > Résultats du PISA 2022 Volume II) mostrano che in Svezia gli strumenti digitali vengono usati nell’apprendimento quotidiano per 3 ore al giorno su 4,5, mentre in Svizzera il rapporto è più equilibrato (1,5 ore su 4,5). Nel quadro del comitato di coordinamento «Digitalizzazione nell’educazione», la SEFRI e il segretariato generale della CDPE seguono anche gli sviluppi a livello internazionale. Inoltre, la Svizzera fa parte del gruppo di esperti dell’OCSE che nel 2023 ha lanciato il progetto «Fournir des ressources pour l’enseignement scolaire: des politiques à l’appui de la transformation numérique de l’enseignement et de la préparation des enseignants pour l’avenir » (www.oecd.org/fr > Thèmes > Education et compétences > Financement de l’éducation > Programmes et projets > Fournir des ressources pour l’enseignement scolaire). Lo scopo è quello di aiutare i Paesi ad affrontare le sfide emergenti e a elaborare nuove politiche per trasformare i sistemi scolastici nell’era digitale.3. Oltre ad avvalersi degli strumenti già menzionati, i Cantoni e le alte scuole pedagogiche perseguono questo obiettivo anche nel quadro di iniziative strategiche, in particolare ponendo l’accento sulla formazione e la formazione continua dei docenti.4. La scuola dell’obbligo è di competenza cantonale. Sono i Cantoni, dunque, a dover valutare sulla base degli studi disponibili se è necessario un adeguamento delle strategie educative.