25.3253 · Interpellanza · 2025-03-21
Dipartimento delle Finanze
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
La tassazione minima OCSE delle multinazionali viene progressivamente messa in discussione.
Di recente, il presidente della Commissione finanze del Consiglio degli Stati si è chiesto retoricamente se non “stiamo cavalcando un cavallo morto”. L’economista francese Gabriel Zucman, direttore dell’Osservatorio europeo della fiscalità, ha affermato che la tassazione minima OCSE sarebbe “sotto assistenza respiratoria”.
La Consigliera federale Karin Keller Sutter al forum di Davos ha dichiarato che la Svizzera, tra i primi paesi ad implementare la global minimum tax, ha “perso competitività” per questo motivo.
Nei primi mesi del 2025, la situazione non è molto diversa da come si presentava a gennaio 2024. Ad applicare uno o più elementi del progetto di tassazione minima ci sono, oltre alla Svizzera, la maggior parte dei membri UE, il Regno Unito, la Norvegia, il Giappone, il Canada, l’Australia, la Corea del Sud. Mancano però tutti gli altri. Non ci sono i BRICS e soprattutto non ci sono gli Stati Uniti. Il presidente Trump ha infatti dichiarato che gli USA non applicheranno l’accordo. E gran parte delle multinazionali interessate dalla tassazione minima ha sede negli USA.
Dubbi sulla scelta della Svizzera di essere tra il gruppo di testa dei paesi che applicano la tassazione minima OCSE sono già stati sollevati con la mozione 23.4403 in cui il sottoscritto paventava, appunto, un danno competitivo per il nostro paese; ipotesi tuttavia scartata dal CF nella sua presa di posizione. Ora sembra che le cose – per stessa ammissione pubblica della direttrice del DFF - stiano diversamente.
Chiedo al CF:
Il CF conferma che la Svizzera, a seguito dell’introduzione della global minimum tax, ha perso competitività?
Alla luce dell’attuale situazione internazionale, la Svizzera è stata troppo frettolosa nell’implementare la global minimum tax?
Come valuta il CF le affermazioni secondo cui la tassazione minima OCSE sarebbe “un cavallo morto” e “sotto assistenza respiratoria”?
A seguito della dichiarazione del presidente USA che gli Stati Uniti non applicheranno la tassazione minima OCSE, con annessa minaccia di ritorsioni nei confronti di paesi che dovessero effettuare “prelievi fiscali extraterritoriali” a carico di aziende americane, il CF ha intenzione di modificare il proprio approccio alla tassazione in questione?
Stellungnahme des Bundesrates
Ad1‒2Nel 2021, oltre 140 Stati membri dell’Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting («BEPS») dell’OCSE e del G20, tra cui la Svizzera, hanno aderito al progetto di riforma che prevede l’imposizione dell’utile dei grandi gruppi di imprese attivi a livello internazionale con un’aliquota minima del 15 per cento. Già a partire dal 2024, gli Stati membri dell’Unione europea (UE) e altri importanti Paesi industrializzati, tra cui il Regno Unito, il Canada, l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud e Singapore, applicano l’imposta integrativa nazionale e alcuni elementi dell’imposta integrativa internazionale. L’approccio di riforma dell’OCSE è concepito in modo tale da garantire l’imposizione minima mediante l’imposta integrativa nazionale e l’imposta integrativa internazionale anche per i gruppi di imprese in uno Stato non attuatore che possiedono un’entità costitutiva in uno Stato attuatore. La grande maggioranza dei gruppi di imprese attivi in Svizzera e operanti a livello internazionale opera con entità costitutive in uno Stato attuatore. Considerati gli effetti extraterritoriali, il nostro Paese non può quindi impedire che in futuro determinati gruppi di imprese operanti in Svizzera siano soggetti a un maggiore onere fiscale, anche se la Svizzera stessa non applicasse l’imposizione minima. Lo stesso vale per le piazze economiche concorrenti. Nel messaggio del 22 giugno 2022 (FF 2022 1700) relativo al decreto federale concernente un’imposizione speciale dei grandi gruppi di imprese, il Consiglio federale ha esposto che la riforma comporta una perdita di attrattiva della piazza economica svizzera sotto il profilo fiscale. In confronto alla maggior parte degli altri Paesi europei, la Svizzera rimane tuttavia attrattiva a livello fiscale anche con un’imposizione minima del 15 per cento. Inoltre, al di fuori dell’ambito fiscale, la Svizzera offre condizioni quadro eccellenti. Rispetto alle piazze economiche che senza un’imposizione minima globale applicherebbero un tasso d’imposizione delle imprese ancora più basso, la piazza economica svizzera guadagna inoltre in attrattiva sotto il profilo fiscale. Con l’introduzione dell’imposizione minima, la Svizzera tutela i propri interessi in materia fiscale e di politica economica. Nel giugno 2023, il popolo ha approvato l’introduzione dell’imposizione minima con il 78,5 per cento di voti favorevoli. Nella decisione relativa alla sua introduzione, il Consiglio federale si è basato soprattutto sui criteri della certezza del diritto e della protezione della base imponibile in Svizzera, tenendo in considerazione anche la tutela dell’attrattiva della piazza economica e delle pari condizioni a livello globale («level playing field»). Se il Consiglio federale avesse rinunciato all’introduzione dell’imposta integrativa svizzera («Qualified Domestic Minimum Top-Up Tax», QDMTT) dal 2024 e dell’imposta integrativa internazionale secondo la regola di inclusione del reddito («Income Inclusion Rule», IIR) dal 2025, gli Stati esteri avrebbero potuto esigere l’imposizione minima del 15 per cento per le imprese in Svizzera e ciò a prescindere dal fatto che altri Stati come gli Stati Uniti applichino o meno tale imposizione. L’introduzione non è quindi stata affrettata. Tuttavia, il Consiglio federale ha rinunciato, fino a nuovo avviso, all’introduzione dell’imposta integrativa internazionale secondo la regola sui profitti a bassa imposizione («Undertaxed Payment Rule», UTPR) a causa di rischi giuridici e politici che vi sono legati, in particolare ‒ ma non soltanto ‒ per quanto riguarda gli Stati Uniti. Questa decisione si è rivelata saggia, considerate le recenti dichiarazioni statunitensi. Ad3‒4Prima del cambio di governo, negli Stati Uniti l’introduzione dell’imposizione minima suscitava già una forte opposizione. Secondo il memorandum emanato dal presidente statunitense in gennaio, l’imposizione minima dell’OCSE non avrà validità né effetto negli Stati Uniti. Ad oggi le intenzioni della nuova amministrazione e le modalità tecniche dell’attuazione sono ancora incerte, anche a seguito dei dazi annunciati il 2 aprile 2025 dagli Stati Uniti. Attualmente non è chiaro neanche come l’OCSE e gli Stati attuatori, in particolare l’UE, reagiranno alle misure che potrebbero prendere gli Stati Uniti. Fino a quando la Svizzera dovrà tenere conto del fatto che altri Stati, in particolare gli Stati membri dell’UE, applicano l’UTPR e l’IIR ai gruppi di imprese in Svizzera, è nell’interesse del nostro Paese attuare in modo conforme l’imposizione minima per continuare a garantire la certezza del diritto e impedire ad altri Stati di attingere alla base imponibile. Il Dipartimento federale delle finanze monitora da vicino gli sviluppi internazionali per proporre al Consiglio federale, in caso di necessità, misure appropriate da attuare nell’interesse della Svizzera. L’approccio adottato nel quadro della modifica costituzionale, ovvero l’introduzione temporanea di un’ordinanza del Consiglio federale fino all’entrata in vigore della legislazione esecutiva, consentirà anche in futuro di reagire rapidamente ai nuovi sviluppi. La Svizzera intende accompagnare attivamente l’ulteriore sviluppo delle regole in materia di imposizione internazionale delle imprese, qualora l’Inclusive Framework on BEPS dell’OCSE e del G20 in quanto organo competente decidesse di procedere in tal senso.