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25.3270 · Interpellanza · 2025-03-21

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

In questi giorni stiamo vivendo i cambiamenti più gravi in materia di politica di sicurezza dal crollo dell’Unione sovietica. Per il Gruppo PLR è chiaro che la sicurezza della Svizzera deve tornare a occupare il primo posto. L’esercito deve ritrovare la sua capacità di difesa il prima possibile. L’industria d’armamento nazionale svolge un ruolo particolare in quanto senza industria d’armamento non c’è capacità di difesa. Il fabbisogno dell’esercito svizzero non è però sufficiente. È quindi necessario che le imprese elvetiche possano esportare in maniera affidabile armi e munizioni da fornire ai nostri partner. Le attuali restrizioni alle esportazioni pongono i produttori locali di fronte a grandi sfide e incidono fortemente sulla loro competitività internazionale, la loro capacità d’innovazione e il mantenimento del know-how industriale nel nostro Paese. Se non si autorizzeranno nuovamente le esportazioni di armi svizzere tra Stati democratici, a determinate condizioni e naturalmente a patto che non si tratti di un semplice tentativo di eludere la nostra neutralità, la Svizzera si troverà in una posizione di partenza molto sfavorevole.Chiediamo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti.Come valuta l’impatto delle restrizioni alle esportazioni di materiale bellico sulle relazioni diplomatiche ed economiche con i nostri partner più vicini? Ha respinto la mozione Burkart (22.3557) che avrebbe aiutato l’industria d’armamento. La mozione voleva allentare le norme sulla riesportazione di materiale bellico svizzero preservando la neutralità. Quali misure concrete intende adottare, di fronte alla minaccia della delocalizzazione dell’industria d’armamento all’estero, per garantire la produzione di questo tipo di beni in Svizzera? E quali misure sta adottando per preservare il know-how della produzione industriale e tecnica nel settore dell’armamento nel nostro Paese? Quali sono le conseguenze economiche (posti di lavoro, innovazione, esperienza) delle restrizioni imposte a questo settore in Svizzera?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Come indicato nella sua risposta all’interpellanza 24.3861, il Consiglio federale constata che, a seguito della posizione della Svizzera sul trasferimento di materiale bellico nel quadro della guerra in Ucraina, diversi Paesi europei stanno discutendo in modo controverso sulla prassi svizzera in materia di neutralità, sulla regolamentazione delle riesportazioni nella legge federale sul materiale bellico (LMB; RS 514.51) e sulla sicurezza di approvvigionamento, traendone in alcuni casi le conseguenze. Già nel marzo 2023 il Parlamento olandese, ad esempio, ha deciso di non acquistare più armi e munizioni dalla Svizzera, mentre nel settembre 2024 la Germania ha deciso di escludere esplicitamente la Svizzera sia come contraente che come luogo di produzione per l’acquisto di reti mimetiche multispettrali fisse. Discussioni simili sono in corso anche in Danimarca e in Spagna. Questi esempi dimostrano che in vari Paesi europei si sta manifestando una perdita di fiducia nell’affidabilità dell’industria d’armamento svizzera.

2. Anche se il Consiglio federale ha raccomandato di respingere la mozione 22.3557, si è comunque riservato la possibilità di presentare una controproposta per consentire il trasferimento di materiale bellico svizzero tra gli Stati dell’Allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico (OMB; RS 514.511) in caso di accoglimento della mozione da parte della prima Camera. Il Consiglio degli Stati ha tuttavia respinto la mozione nel marzo 2023. Il Consiglio federale riconosce la necessità di agire per quanto riguarda la regolamentazione della non riesportazione. Per i Paesi europei, in particolare, diventa sempre più importante, in caso di emergenza, poter condividere con i loro partner materiale bellico acquistato in passato. La Svizzera dovrebbe quindi proporre un quadro normativo adeguato, che non intralci questi scambi. In caso contrario (come avviene ora), l’industria d’armamento elvetica rischia di perdere importanti sbocchi per le armi e i sistemi d’arma fabbricati sul nostro territorio, il che comporterebbe una perdita di know-how a scapito della capacità di difesa dell’esercito. Il Consiglio federale segue con attenzione i lavori in corso sull’iniziativa parlamentare 23.403 e, conformemente alla procedura, prenderà posizione sulla proposta che ne risulterà. Anche nell’elaborazione della sua strategia in materia di politica d’armamento viene tenuto conto della necessità di rafforzare l’industria d’armamento svizzera.

3. Le conseguenze economiche delle attuali restrizioni in materia di esportazione e di riesportazione di materiale bellico sull’industria d’armamento svizzera sono difficili da quantificare. Vari segnali da parte dell’industria sembrano tuttavia indicare che alcuni effetti potrebbero farsi sentire principalmente a due livelli. Da un lato, sembra profilarsi una trasformazione delle catene di valore, con un possibile trasferimento di know-how all’estero. Ecco due esempi:

- imprese che fabbricano sistemi d’arma completi cambiano gradualmente la loro strategia e puntano sempre di più sui subappalti all’estero anziché fabbricare interamente i loro prodotti in Svizzera;

- imprese d’armamento con sede nei Paesi europei cercano di limitare al minimo la parte di assemblaggi e di componenti di origine svizzera, anche quando non sono sottoposti ai controlli all’esportazione né secondo la legislazione sul materiale bellico né secondo quella sul controllo dei beni a duplice impiego, in modo da ridurre un’eventuale dipendenza dalla Svizzera («Swiss free»).

Dall’altro, sembra che certi investimenti nelle capacità di produzione non vengano più realizzati in Svizzera, ma all’estero (visto che la maggior parte delle imprese d’armamento con sede in Svizzera è in mano a grandi gruppi stranieri).