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25.3327 · Interpellanza · 2025-03-21

Dipartimento delle Finanze

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Durante la pandemia, i crediti COVID-19 sono stati uno strumento importante per garantire la liquidità delle PMI. Sono stati concessi più di 130 000 crediti COVID-19, che hanno salvato non poche imprese dal fallimento. In questo contesto, a migliaia di titolari di PMI sono stati promessi considerazione e sostegno per superare le conseguenze della crisi pandemica. Due anni dopo, la decisione del Consiglio federale di aumentare i tassi di interesse per i crediti COVID-19 ha pertanto destato sorpresa.

Molti imprenditori erano partiti dal presupposto che i crediti COVID-19 sarebbero rimasti senza interessi e sono stati informati solo dopo l’aumento dei tassi di interesse. Questa infelice comunicazione ha fatto sì che molte imprese non abbiano considerato i costi del capitale di terzi.

Il Consiglio federale ha affermato di aver aumentato i tassi di interesse tra l’altro per incentivare il rimborso dei crediti. Ci si chiede tuttavia se le imprese con le necessarie possibilità finanziarie non abbiano già ammortizzato i crediti e se gli importi ancora dovuti non siano ancora stati rimborsati, non per mancanza di volontà, ma perché la situazione finanziaria non è ancora sufficientemente stabile, ad esempio a causa del fatto che il ritorno ai modelli di consumo prepandemici ha richiesto del tempo o degli oneri finanziari supplementari dovuti al rincaro o all’aumento delle commissioni delle carte di credito.

In passato, il Consiglio federale aveva motivato gli aumenti dei tassi di interesse con l’adeguamento al tasso di riferimento, che nel frattempo è stato nuovamente ridotto e si attesta attualmente allo 0,5 per cento.

Domande:

  • A quanto ammonta la percentuale di crediti COVID-19 rimborsati?

  • In quale settore vi è il maggior numero di crediti COVID-19 non rimborsati? Quali sono le cause che possono aver provocato ritardi nei rimborsi in questi settori (margini limitati, effetti ritardati della pandemia)?

  • Il Consiglio federale è disposto a fissare i tassi di interesse per i crediti COVID-19 allo 0 per cento o nettamente al di sotto del tasso di riferimento?

Stellungnahme des Bundesrates

Ad domanda 1: il sito Internet https://covid19.easygov.swiss/it/ fornisce informazioni sullo stato dei rimborsi. Nel complesso, secondo i dati del 30 aprile 2025, la quota dei crediti interamente rimborsati era ripartita come segue:

  • in riferimento al numero di crediti: 41 per cento;

  • in riferimento al volume dei crediti: 59 per cento.

Oltre ai crediti interamente rimborsati, è stata ammortizzata parte dei crediti ancora in essere (oltre 2,6 miliardi dalla loro concessione). Ciò significa che entro fine aprile 2025 quasi il 74 per cento del volume dei crediti concessi è stato ammortizzato per intero o in parte.

Ad domanda 2: secondo lo stesso sito, la maggior parte dei crediti era ancora in essere per il settore «Attività di servizi di ristorazione». In questo settore il 46 per cento del volume dei crediti concessi, pari complessivamente a 1,1 miliardi di franchi, ossia circa 521 milioni di franchi, risulta interamente rimborsato al 30 aprile 2025. Ciò significa quindi che il 54 per cento del volume di questi crediti non è ancora stato interamente rimborsato. Ciò equivale a un importo pari a 612 milioni di franchi. Nel settore «Lavori di costruzione specializzati» la quota del volume interamente rimborsato ammonta al 49 per cento circa, mentre nel settore «Commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli» al 52 per cento. Per questi crediti in essere gli ammortizzamenti parziali non sono inclusi, quindi le quote di rimborso sono più elevate. In tutti i settori il tasso di ammortamento parziale è del 41 per cento.

Alcune imprese hanno più difficoltà a rimborsare i crediti Covid-19 rispetto ad altre. Le ragioni esatte delle differenze nelle tempistiche di rimborso sono difficili da determinare e possono dipendere anche da caratteristiche specifiche del settore. Tendenzialmente le imprese dei settori con margini e riserve di liquidità ridotti sono più lente a rimborsare i crediti rispetto a imprese di altri settori.

Ad domanda 3: conformemente alle norme legali, non rientra nelle competenze del Consiglio federale fissare in maniera duratura i tassi d’interesse allo 0 per cento (crediti fino a fr. 500 000) o allo 0,5 per cento (crediti oltre fr. 500 000). Secondo quanto previsto dalla legge del 18 dicembre 2020 sulle fideiussioni solidali COVID-19 (LFiS-COVID-19; RS 951.26), invece, il Consiglio federale adegua ogni anno i tassi d’interesse agli sviluppi del mercato, con effetto a decorrere dal 31 marzo, su proposta del Dipartimento federale delle finanze e tenendo conto del tasso guida della BNS. Il 21 marzo 2025 l’Esecutivo ha deciso di ridurre i tassi d’interesse per i crediti Covid-19 allo 0,25 e 0,75 per cento. Il Consiglio federale esamina diversi criteri nella presa decisionale, tra cui anche lo sviluppo del mercato e tiene conto, inoltre, della sostenibilità dei tassi d’interesse per i mutuatari, delle distorsioni del mercato, dell’incentivazione al rimborso dei crediti e della ripartizione dei costi. Per quanto riguarda l’ultimo criterio, va sottolineato che i costi sono sostenuti dalle banche mutuanti. I tassi d’interesse consentono loro di coprire i costi da sostenere per il rifinanziamento (tuttavia non ad es. i costi operativi per la gestione del credito). Ciò significa che i tassi d’interesse per i crediti Covid-19 nettamente inferiori al tasso guida della BNS non permettono alle banche di coprire i loro costi di rifinanziamento. Per maggiori informazioni si rinvia al commento alla più recente decisione del Consiglio federale. (https://www.newsd.admin.ch/newsd/message/attachments/92564.pdf).