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25.3486 · Interpellanza · 2025-05-07

Dipartimento dell'interno

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Fra il 2020 e il 2023 la Confederazione ha acquistato circa 61 milioni di dosi di vaccini anti-COVID-19 per l’ammontare complessivo di 2,3 miliardi di franchi. Soltanto circa un quarto di queste dosi è stato utilizzato in Svizzera, mentre sono stati donati all’estero vaccini per un valore di circa 270 milioni di franchi. Circa 18,6 milioni di dosi per un valore stimato di 1,3 miliardi di franchi sono state distrutte perché scadute:

https://www.bluewin.ch/en/news/switzerland/confederation-disposes-of-coronavirus-vaccine-for-13-billion-francs-2639954.html

Questa situazione solleva domande relative alla pianificazione degli acquisti, alla gestione delle scorte e alla trasparenza dei contratti stipulati con i fabbricanti di vaccini.

1. Pianificazione degli acquisti

Come giustifica il Consiglio federale l’acquisto di 61 milioni di dosi per una popolazione di circa 8,6 milioni di abitanti, tenendo conto delle raccomandazioni di vaccinazione di allora e delle previsioni del fabbisogno di vaccinazioni di richiamo?

2. Gestione delle scorte

Quali misure sono state adottate per sorvegliare la conservazione dei vaccini, impedirne la scadenza ed eventualmente cederli a terzi in tempo utile?

3. Trasparenza dei contratti

Perché, nonostante le richieste dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza, i contratti con i fabbricanti di vaccini restano confidenziali? Sono stati esaminati passi concreti per la (parziale) pubblicazione?

4. Responsabilità finanziaria

Sono stati presi in considerazione o attuati meccanismi come rimborsi, compensazioni o opzioni contrattuali di riacquisto per i vaccini inutilizzati?

5. Esperienze e insegnamenti

Quali insegnamenti amministrativi e strategici trae il Consiglio federale da questa esperienza:

a) per rendere più efficiente l’amministrazione e la sorveglianza degli acquisti pubblici e

b) per garantire una strategia di approvvigionamento equilibrata nelle prossime emergenze sanitarie?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 l’obiettivo principale della Confederazione era fornire alla popolazione svizzera quantità sufficienti dei vaccini anti-COVID-19 disponibili più efficaci. Con questo obiettivo, ha quindi acquistato tempestivamente vaccini da diversi fabbricanti, così da poter iniziare con le prime vaccinazioni già a dicembre 2020. In questo modo è stato possibile garantire alla popolazione svizzera un accesso rapido a vaccini anti-COVID-19 sicuri ed efficaci. Dato che all’inizio la durata e gli sviluppi della pandemia erano imprevedibili, era necessario assicurarsi che la Confederazione sarebbe stata in grado di garantire l’approvvigionamento della popolazione svizzera in ogni caso. Come deciso dal Consiglio federale, si è optato per una strategia di acquisto ridondante, perché all’inizio non era chiaro quali dei vaccini candidati avrebbero ottenuto l’omologazione. Inoltre, andava tenuto conto anche di possibili interruzioni della produzione da parte di singoli fabbricanti. Il Consiglio federale era consapevole che l’attuazione di questa strategia avrebbe potuto implicare la distruzione di grandi quantitativi di vaccini acquistati dalla Confederazione. 2. Come per tutti i medicamenti, la scadenza dei vaccini è stata definita da Swissmedic sulla base di criteri armonizzati a livello internazionale e dei dati relativi alla loro stabilità ed efficacia presentati dai fabbricanti. In base ai nuovi dati resi disponibili e su richiesta dei fabbricanti a Swissmedic, nel corso della pandemia la scadenza è poi stata ulteriormente prolungata più volte. I vaccini sono stati conservati dalla Base logistica dell’esercito (BLEs) secondo i principi della buona prassi di distribuzione (Good Distribution Practice; GDP). La Confederazione è sempre stata al corrente delle quantità di vaccini stoccate, inclusa la loro scadenza, e ha distrutto le dosi soltanto una volta raggiunta la data di scadenza. Parallelamente, si è adoperata per donare i vaccini non necessari per la popolazione svizzera ad altri Paesi. Queste donazioni sono state dedotte dai contingenti obbligatori e consegnate ai Paesi di destinazione direttamente dai fabbricanti. Milioni di dosi di vaccino sono state dunque cedute, in gran parte grazie all’adesione della Svizzera all’iniziativa COVAX («Global Vaccine Access Facility»). 3. La confidenzialità era necessaria per consentire la stipulazione dei contratti e quindi garantire l’accesso della popolazione svizzera ai vaccini. I fabbricanti di vaccini non erano d’accordo con le raccomandazioni dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) e, sulla base della legge sulla trasparenza (LTras; RS 152.3), hanno chiesto all’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) di emanare una decisione impugnabile. Dopo aver valutato la possibilità di pubblicare ulteriori informazioni, a dicembre 2023 l’UFSP ha emanato la decisione richiesta, dalla quale emerge essenzialmente che l’UFSP – richiamandosi ai motivi di eccezione previsti dalla LTras – intende mantenere i passaggi anneriti e che i relativi contenuti contrattuali non vanno resi noti, contrariamente alla raccomandazione dell’IFPDT. In seguito, tre richiedenti hanno presentato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Le procedure di ricorso sono attualmente ancora pendenti e una nuova valutazione sarà possibile al termine della procedura. 4. I singoli contratti sono stati costantemente monitorati, sviluppati e integrati. In virtù di ciò è stato possibile ridurre parzialmente il numero di dosi consegnate e a seconda dell’esatta situazione contrattuale si è riusciti a ottenere dei rimborsi dai fabbricanti. In linea di principio, la Svizzera si attiene però ai propri obblighi contrattuali. In totale sono stati donati vari milioni di dosi, ma con il calo della minaccia pandemica e la conseguente diminuzione delle vaccinazioni, anche la cessione dei vaccini è diventata pressoché impossibile a causa della riduzione globale della domanda di vaccini anti-COVID-19. 5. La separazione dei compiti tra le varie autorità federali coinvolte – il Dipartimento federale dell’interno con l’UFSP e Swissmedic da un lato e il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) con la BLEs e la Farmacia dell’esercito dall’altra – e le complesse condizioni della pandemia, caratterizzate da una costante urgenza, hanno comportato una serie di sfide che nell’estate del 2022 sono state oggetto di un’indagine amministrativa («Indagine sull’acquisto di vaccini anti-COVID-19: confermati i risultati degli accertamenti interni»; www.admin.ch > Documentazione > Comunicati stampa > Comunicati stampa del Consiglio federale > 9 novembre 2022). I principali insegnamenti tratti dall’indagine, conclusasi nel 2023, sono stati riportati nel rapporto conclusivo della Commissione della gestione del Consiglio nazionale (CdG-N) pubblicato nello stesso anno. La CdG-N ha rilevato due aspetti di importanza centrale: in primo luogo, in caso di acquisti in periodi di pandemia occorre garantire, nonostante la confidenzialità dei contratti, un’elevata trasparenza all’interno dell’amministrazione e una parità di accesso all’informazione di tutti i servizi della Confederazione coinvolti. In secondo luogo, nell’eventualità di future crisi pandemiche andrebbe tenuto conto delle esperienze dell’epidemia di COVID-19. Quanto appreso ha già potuto essere integrato in progetti e attività come la rielaborazione del Piano pandemico, l’impostazione dell’organizzazione di crisi, la Strategia vaccini 2035 o i progetti nell’ambito del Centro di competenza per la sicurezza dell’approvvigionamento, attualmente in fase di costituzione, dedicati alla gestione dell’approvvigionamento durante le pandemie. Nel suo rapporto conclusivo del 2023 la CdG-N traccia un bilancio complessivamente positivo della strategia adottata dalla Confederazione per l’approvvigionamento di vaccini durante la pandemia di COVID-19, e constata che i relativi obiettivi fissati dal Consiglio federale sono stati globalmente raggiunti. Viste le potenziali conseguenze sociali ed economiche di un approvvigionamento insufficiente, la CdG-N ha considerato adeguato questo modo di procedere.