Collaborare con i Paesi europei per sviluppare e costruire sistemi di difesa utili alla Svizzera
25.3616 · Postulato · 2025-06-16
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di prendere in esame, in collaborazione con le associazioni professionali svizzere e gli organi europei competenti, le possibilità di collaborazione industriale in materia di sviluppo e di produzione di materiale di difesa e di sicurezza per rilanciare il settore degli armamenti in Svizzera e consentire all’esercito di disporre di una base tecnica che gli consenta di continuare a operare in caso di necessità. Il Consiglio federale redigerà un rapporto e, nel caso, proporrà al Parlamento le eventuali modifiche legislative necessarie.
Begründung
L’industria svizzera della difesa sta attraversando un periodo molto difficile. Il nostro Paese è stato inserito in una lista nera dalla Germania, dalla Danimarca e dai Paesi Bassi, che dichiarano apertamente che non si riforniranno più da aziende svizzere. Altri Paesi stanno facendo lo stesso senza dichiararlo pubblicamente. Va ricordato che senza esportazioni le aziende svizzere del settore della difesa non possono sopravvivere. Le delocalizzazioni della produzione all’estero si moltiplicano. Una volta che il know-how industriale si è trasferito, non torna più indietro. Oltre all’industria della difesa, anche molte aziende duali sono allo stesso modo vittime della perdita di fiducia dei clienti stranieri. La collaborazione a livello industriale tra imprese svizzere ed europee non comporta alcuna adesione alla NATO o all’UE. Non è nemmeno contraria alla neutralità. L’UE sta valutando la possibilità di effettuare acquisti collettivi che potrebbero aumentare il ritmo di produzione e ridurrei costi. Potrà anche scegliere i propri clienti. La Svizzera ha quindi un interesse certo a far parte delle catene di approvvigionamento europee, affinché il suo esercito possa importare il proprio materiale e mantenerlo in stato di prontezza. E in secondo luogo, che la sua industria possa esportare, poiché gli ordini interni dell’esercito non sono sufficienti a garantire una produzione a costi ragionevoli. La neutralità armata non sarà nient’altro che un concetto privo di significato se il nostro Paese non sarà più in grado di armarsi adeguatamente.L’industria svizzera della difesa e dei beni a duplice uso, che secondo l’UFC raggruppa oltre 3000 aziende e 140 000 posti di lavoro, non è sufficientemente sostenuta. A seguito della guerra in Ucraina, tutti i Paesi europei si sono posti degli interrogativi sulle capacità della propria industria. Non è il caso della Svizzera, che ha perseguito un approccio puramente liberale in questo settore come negli altri. È tempo di riflettere in modo globale e di compiere progressi concreti in tutti i settori interessati dell’economia della difesa: la cooperazione europea, ma anche le esportazioni, gli affari di compensazione e gli ordini diretti dell’Esercito svizzero. Questo approccio globale deve trovare espressione anche a livello dell’Amministrazione federale, ad esempio con una task force DDPS-DFAE-DEFR incaricata di coordinare le riflessioni attualmente disperse e talvolta contraddittorie. È necessario agire con urgenza, non soltanto a causa della guerra in Ucraina, ma anche per la situazione pericolosa in cui si trovano diverse centinaia di aziende svizzere importanti per la sicurezza del Paese.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale accoglie con favore le richieste principali formulate nel postulato. Queste ultime sono in linea con gli orientamenti principali contenuti nella strategia in materia di politica d’armamento del Consiglio federale (FF 2025 2151) approvata il 20 giugno 2025 e quindi poco dopo la presentazione del postulato. La strategia individua in modo chiaro le sfide per l’industria svizzera degli armamenti in relazione alla perdita di fiducia di determinati Stati europei acquirenti di materiale bellico svizzero. Di conseguenza la strategia illustra che la base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB) e la base industriale critica per la difesa (VIB) come suo nucleo fondamentale debbano essere conservate e rafforzate. Da un lato si tratta di aumentare la capacità d’impiego e di resistenza dell’Esercito svizzero e dall’altro di poter mettere a disposizione in modo mirato nelle cooperazioni in materia di armamenti quelle tecnologie e capacità industriali che generano grande domanda degli Stati partner. La necessità di intensificare le cooperazioni in materia di armamenti in particolare con i Paesi confinanti della Svizzera e con altri Stati europei viene individuata come campo d’azione fondamentale all’interno della strategia. Il Consiglio federale ha incaricato il DDPS di attuare la strategia del Consiglio federale in materia di politica d’armamento in collaborazione con altri dipartimenti. A tale scopo verrà istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale composto da DDPS, DFAE, DFF e DEFR. Al fine di assicurare la trasparenza in sede di attuazione della strategia, di norma verrà presentato un rapporto annuale al Consiglio federale. In sintesi, il Consiglio federale ritiene che le richieste formulate nel postulato siano quindi soddisfatte con la strategia in materia di politica d’armamento del Consiglio federale e con la sua futura attuazione.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.