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25.3699 · Interpellanza · 2025-06-19

Dipartimento delle Finanze

Liquidato

Wortlaut

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  1. Come spiega il Consiglio federale il fatto che nel 2024 le maggiori entrate effettive derivanti dall’imposizione minima proposta dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE) ammontino a meno di 200 milioni di franchi, a fronte di previsioni iniziali che stimavano entrate annue fino a 2,5 miliardi di franchi?

  2. Su quali ipotesi si basavano tali previsioni e quali modelli sono stati utilizzati per elaborarle?

  3. Il Consiglio federale ha adeguato le previsioni per i prossimi anni alla luce dei dati attuali?

  4. Qual è la percentuale dell’imposta integrativa che effettivamente viene trattenuta in Svizzera?

  5. Quale ruolo hanno svolto le cosiddette regole «Safe Harbour» sull’effetto fiscale ridotto che risulta per il 2024?

  6. Quali misure intende adottare Il Consiglio federale per garantire che la Svizzera in futuro possa trarre maggiori benefici dall’imposizione minima proposta dall’OCSE?

  7. Come valuta il Consiglio federale l’attendibilità delle previsioni, considerando che una singola impresa versa il 78 per cento dell’imposta integrativa complessiva?

  8. Il Consiglio federale come intende applicare in modo coerente l’imposizione minima proposta dall’OCSE, mantenendo al contempo l’attrattiva della piazza economica svizzera a livello internazionale come sede per le grandi imprese?

Begründung

L’imposizione minima OCSE è stata introdotta con la promessa di generare maggiori entrate sostanziali per la Confederazione e i Cantoni. Tuttavia, secondo un recente studio condotto da Deloitte Svizzera (aprile 2025), le 50 principali multinazionali svizzere quotate in borsa verseranno per il 2024 un totale di 243,2 milioni di franchi in imposte integrative, sia in Svizzera sia all’estero. Il 78 per centro di questo importo proviene da una singola impresa. Si stima che la quota effettivamente trattenuta in Svizzera è inferiore a 200 milioni di franchi, pari solo all’8‒20 per cento delle stime iniziali.

Questa discrepanza solleva interrogativi fondamentali sulla qualità delle previsioni, sull’efficacia della loro attuazione e sull’impatto fiscale della riforma. Il Consiglio federale è chiamato a creare trasparenza e assicurare che la Svizzera tragga benefici dall’imposizione minima a livello non solo normativo, ma anche finanziario, al fine di sostenere la sua competitività internazionale senza compromettere le finanze federali.

In periodi in cui i mezzi delle finanze pubbliche scarseggiano, sembra poco prudente affidarsi a previsioni fiscali che non si concretizzano, soprattutto sul fronte delle entrate.

Stellungnahme des Bundesrates

Ad domanda 1: secondo le stime dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), il gettito potenziale dell’imposta integrativa nazionale («qualified domestic minimum top-up tax», QDMTT) per l’anno fiscale 2024 potrebbe oscillare da 1 a 2,5 miliardi di franchi, mentre quello dell’imposta integrativa internazionale secondo la regola di inclusione del reddito («income inclusion rule», IIR) per l’anno fiscale 2025 da 0,5 a 1 miliardo di franchi. Le cifre inferiori ai 200 milioni, citate nell’interpellanza, si basano su una valutazione effettuata dalla società di revisione contabile Deloitte concernente i rapporti finanziari del 2024 delle 50 imprese svizzere quotate in borsa più grandi. Questo studio non tiene conto delle imprese multinazionali estere attive sul territorio svizzero, che in termini numerici rappresentano una quota ben più cospicua rispetto a quella delle imprese svizzere. Secondo le stime dell’AFC, i gruppi di imprese nazionali e internazionali che conseguono una cifra d’affari superiore a 750 milioni di euro e che quindi devono avviare pratiche amministrative inerenti all’imposta integrativa in Svizzera rientrano in un numero modesto di tre cifre per quanto riguarda le aziende nazionali e di quattro cifre per quanto riguarda quelle estere. La studio di Deloitte considera dunque soltanto un esiguo, seppur rilevante, numero di gruppi di imprese interessati dalla riforma. Ciò rappresenta una differenza sostanziale rispetto alle stime dell’AFC. Ad domanda 2: le ipotesi alla base delle stime dell’AFC, compresi i modelli impiegati, sono descritti ai numeri 5.3.1 e 5.3.2 del rapporto esplicativo dell’11 marzo 2022 relativo al decreto federale concernente un’imposizione particolare dei grandi gruppi di imprese. Inoltre, sulla pagina Internet dell’AFC sono pubblicati un documento sulle fonti di dati utilizzate e una perizia del professor Schmidheiny sulle stime, consultabili seguendo il percorso: www.estv.admin.ch > L’AFC > Politica fiscale > Perizie, rapporti e documenti di lavoro di politica fiscale (disponibile in tedesco e francese). Ad domanda 3: la riforma fiscale dell’OCSE è estremamente complessa. Per di più, non vi sono dati storici empirici che possono confluire nelle stime. Ciò vale per l’AFC e i Cantoni, ma anche per altri enti (imprese, organizzazioni internazionali ecc.) impegnati nell’elaborazione di stime sul potenziale gettito dell’imposta integrativa. In risposta a un sondaggio condotto nell’autunno 2024 dal Dipartimento federale delle finanze, 17 Cantoni hanno dichiarato di avere stimato un gettito potenziale nel caso della QDMTT che oscilla da 1 a 1,5 miliardi di franchi. Considerati questi riscontri e il fatto che nove Cantoni, tra i quali anche Cantoni molto grandi, non hanno fino ad ora fornito indicazioni, non si imponeva ancora una revisione delle stime. Tuttavia l’AFC è in stretto contatto con i Cantoni e da poco ha nuovamente richiesto loro nuove stime sulle entrate dell’imposta integrativa: i risultati saranno disponibili verso la fine dell’estate 2025. I dati forniti dai Cantoni saranno poi integrati nelle stime del Consiglio federale sulle entrate dell’imposta integrativa. Ad domande 4 e 6: il Consiglio federale ha introdotto la QDMTT il 1° gennaio 2024 e l’IIR il 1° gennaio 2025. Ha però rinunciato all’introduzione dell’imposta integrativa internazionale secondo la regola sui profitti a bassa imposizione («undertaxed payments rule», UTPR), per via delle incertezze politiche emerse in questo ambito (v. risposta alla domanda 8). A causa della stretta interdipendenza economica con gli Stati attuatori dell’imposizione minima dell’OCSE, senza l’introduzione della QDMTT e dell’IIR gran parte della base imponibile del nostro Paese sarebbe confluita verso l’estero. Invece, grazie all’introduzione di queste imposte, la Svizzera può realizzare il proprio gettito potenziale, nella misura in cui l’imposizione minima sia applicata conformemente alla regolamentazione dell’OCSE. A fine giugno 2025 gli Stati del G7 hanno convenuto che la coesistenza delle regole di imposizione minima statunitensi con il sistema di imposizione minima dell’OCSE, sollecitata dagli stessi Stati Uniti, può rappresentare una soluzione praticabile per giungere a un accordo internazionale. Tale accordo potrebbero ribaltare la situazione attuale e creare nuove condizioni. Il Consiglio federale segue con attenzione gli sviluppi legati all’attuazione pratica, ancora da definire, di questo accordo e a tempo debito si pronuncerà su eventuali provvedimenti. Ad domanda 5: il commento del 22 dicembre 2023 relativo all’ordinanza concernente l’imposizione minima dei grandi gruppi di imprese descrive sul piano qualitativo l’effetto del «Safe Harbour» per la rendicontazione Paese per Paese («country-by-country reporting», CbCR), concludendo che il gettito dell’imposta integrativa svizzera potrebbe essere inferiore rispetto a quanto precedentemente stimato (pag. 44). Anche questo aspetto potrebbe a sua volta spiegare come mai le entrate stimate nello studio di Deloitte sono inferiori a quelle presentate dall’AFC. Infatti il «Safe Harbour» per la CbCR è un fattore non quantificabile, e per questo non contemplato nelle stime dell’AFC, che potrebbe determinare potenziali minori entrate. Al contrario, vi sono altri fattori non quantificabili che potrebbero risultare in entrate maggiori. L’effetto netto di questi fattori sulle stime resta incerto. Ad domanda 7: per le ragioni esposte nella risposta alla domanda 1, il Consiglio federale nutre seri dubbi sul fatto che le entrate dell’imposta integrativa possano provenire quasi interamente da un’unica impresa. Ammette però che, come conclude lo studio, la maggior parte di queste entrate potrebbero risultare dalle imposte versate da poche imprese. Ad domanda 8: un elemento centrale della strategia del Consiglio federale è ricorrere ai nuovi strumenti di imposizione unicamente quando vi è il rischio che altri Stati attingano alla base imponibile del nostro Paese. Altri obiettivi centrali sono creare certezza del diritto per l’economia svizzera e salvaguardare l’attrattiva della piazza economica. Mosso da queste ragioni, il Consiglio federale ha introdotto la QDMTT nel 2024 e l’IIR nel 2025, ma non l’UTPR, che presentava un gettito fiscale potenziale relativamente modesto. Alla luce della mancata accettazione dell’UTPR, soprattutto da parte degli Stati Uniti, questa strategia si è rivelata efficace. Il 75 per cento delle entrate dell’imposta integrativa spetta ai Cantoni. Data l’eterogeneità delle realtà cantonali, i Cantoni possono impiegare tali entrate per salvaguardare l’attrattiva della piazza economica, a seconda delle diverse necessità. Gli sviluppi internazionali nell’ambito dell’imposizione minima sono molto dinamici. Se necessario e in funzione di altri avvenimenti che possono interessare questo settore, il Consiglio federale può stabilire ulteriori provvedimenti.