25.3714 · Interpellanza · 2025-06-19
Dipartimento delle Finanze
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il 6 giugno 2025 è emerso che 250 collaboratori del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno firmato una lettera congiunta per denunciare la mancata presa di posizione da parte del consigliere federale Cassis, nientemeno che il loro capo, sul conflitto israelo-palestinese. Si tratta di un fatto molto preoccupante per la nostra democrazia. Collaboratori e diplomatici impiegati presso il DFAE e ben retribuiti (forse anche troppo?) con i soldi dei contribuenti si sono permessi di ingerire nel funzionamento e nel lavoro del Governo svizzero. Un precedente di questa gravità dovrebbe quantomeno comportare un richiamo formale, se non addirittura il licenziamento in tronco dei dipendenti in questione.
Mi rivolgo al Consiglio federale per chiedere quali misure intende adottare per far capire ai collaboratori coinvolti che la politica si fa nei luoghi in cui operano le Camere federali e il Consiglio federale e non nei loro uffici. Il Governo prenderà provvedimenti incisivi affinché episodi simili non si ripetano in futuro?
Stellungnahme des Bundesrates
A partire da sabato 31 maggio 2025, diversi media hanno contattato il DFAE per richiedere informazioni su una lettera di cui, fino a quel momento, il Dipartimento non poteva confermare l’esistenza. Stando alle sue conoscenze, almeno cinque redazioni possedevano una copia della bozza della lettera, prima ancora che questa giungesse il 4 giugno al capodipartimento. La lettera criticava la posizione del consigliere federale alla luce dell’attuale situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. I nomi sulla lettera erano per la maggior parte di collaboratori del DFAE, tuttavia, il documento non è stato firmato né manualmente né digitalmente e non riportava il nome del mittente. In linea di massima, il diritto del personale consente di esprimere critiche interne nei confronti del proprio datore di lavoro, ma è necessario attenersi alle vie di servizio. Se i collaboratori dell’Amministrazione federale criticano pubblicamente il proprio datore di lavoro, la reputazione dell’Amministrazione stessa e la fiducia dell’opinione pubblica nello Stato possono essere toccate e, di conseguenza, si è dinanzi a una violazione del dovere di fedeltà (art. 20 della legge sul personale federale, LPers; RS 172.220.1). La libertà d’opinione (art. 16 della Costituzione federale; RS101) degli impiegati con contratto di diritto pubblico può dunque essere limitata dal dovere di fedeltà. Quest’ultimo è tanto più elevato quanto più importante è la funzione rivestita dagli impiegati (ad es. rappresentanza del datore di lavoro in pubblico): nel caso di una dichiarazione la reputazione del datore di lavoro potrebbe subire un importante danno. A seconda della gravità, la violazione del dovere di fedeltà può comportare l’emanazione di un avvertimento o una disdetta. Oltre al dovere di fedeltà, i collaboratori dell’Amministrazione federale sono vincolati al segreto d’ufficio (art. 22 LPers), la cui violazione può avere conseguenze penali (art. 320 del Codice penale; RS 311.0). Il capodipartimento e i direttori del DFAE hanno fornito una risposta ai loro dipendenti, pubblicandola anche sul sito Intranet del Dipartimento e rendendola così accessibile a tutti i collaboratori. La risposta sottolinea che le critiche costruttive non solo sono tollerate, ma anche ben accette. Ai collaboratori sono state rammentate le summenzionate basi legali e si è ricordato che il loro comportamento deve assicurare la buona reputazione, l’immagine e la credibilità dell’Amministrazione federale. Ciò vale a maggior ragione per le persone con funzioni dirigenziali. Per questo motivo, i direttori hanno ribadito alle persone con funzioni dirigenziali, i cui nomi figuravano nella lettera, l’importanza del principio di lealtà per la credibilità dello Stato. Questo vale soprattutto per i collaboratori del DFAE, in quanto sono la voce del Consiglio federale all’estero.