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25.4118 · Interpellanza · 2025-09-24

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Già nel 2021 l’Ufficio federale dell’ambiente tedesco ha pubblicato un rapporto sull’acido trifluoroacetico (TFA) quale sostanza problematica, dalle caratteristiche persistenti e in grado di diffondersi su larga scala. Il rapporto indica che il TFA, oltre a essere emesso come prodotto chimico di base, può essere ricavato da tutti i prodotti chimici la cui struttura molecolare contiene il gruppo C-CF3. Questo acido può derivare da precursori volatili e formarsi nell’atmosfera tramite ossidazione fotochimica. I prodotti chimici possono essere biologicamente o fotoliticamente degradati in TFA nel suolo, nelle acque o nei sedimenti (Solomon e al., 2016; Sun e al., 2020).

Attualmente si conoscono circa 2000 potenziali precursori. Di particolare importanza in questo contesto sono i prodotti chimici rilasciati nell’ambiente in grandi quantità durante il loro utilizzo e soggetti a processi di degradazione. Tra questi prodotti chimici rientrano in particolare prodotti fitosanitari, prodotti refrigeranti, propellenti, biocidi, medicamenti per uso veterinario e medicamenti per uso umano.

Alla luce delle conoscenze odierne, tali gruppi di sostanze, complessivamente circa 150 prodotti chimici costitutivi del TFA, contribuiscono in modo significativo all’inquinamento, poiché l’ambiente è altamente esposto a tali sostanze e al loro utilizzo.

Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  1. L’Ufficio federale dell’ambiente tedesco ha redatto un rapporto dettagliato di ben 50 pagine sulle fonti di TFA note nel 2021, stimando per ogni fonte il massimo livello di emissioni di TFA. Quali Paesi dell’Unione europea hanno pubblicato rapporti simili sul TFA?

  2. I primi interventi parlamentari relativi al TFA sono stati presentati nel 2021. Nel suo parere in risposta all’interpellanza 21.3873 il Consiglio federale scrive: «Attualmente non si dispone di informazioni sull’importanza relativa delle singole fonti per la Svizzera». In risposta alla domanda 25.7491 il Consiglio federale ha affermato di non disporre ancora di informazioni chiare a tal proposito. Il rapporto in adempimento al postulato Moser fornirà risposte esaustive al riguardo? Se la risposta è no, cosa ha fatto in concreto la Confederazione negli ultimi anni nell’ambito del TFA?

  3. La popolazione è sempre più preoccupata per l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque causato da prodotti chimici, e soprattutto per i rischi cui sono esposti gli esseri umani e gli animali. In qualità di responsabile per quanto riguarda l’autorizzazione di tali sostanze, il Consiglio federale non è preoccupato di perdere la fiducia della popolazione? Il Consiglio federale non ritiene inoltre di dover creare trasparenza in merito alle ripercussioni che queste sostanze possono avere sulla salute umana (biomonitoraggio umano), nonché di dover adottare misure incisive per risolvere i problemi più urgenti? Se sì, cosa intende fare? Se no, perché?

Stellungnahme des Bundesrates

1) La Danimarca ha effettuato un’analisi del flusso delle sostanze per le PFAS, nella quale sono state quantificate anche le emissioni di TFA (www.eng.mim.dk > News and publications > Publications > «Substance flow analysis of PFASs in Denmark»). Inoltre, i ricercatori danesi hanno pubblicato uno studio sull’aumento del TFA nelle acque sotterranee nell’arco di 60 anni (www.pubs.acs.org > «A 60-Year Increase in the Ultrashort-Chain PFAS Trifluoroacetate and Its Suitability as a Tracer for Groundwater Age»). 2) Il rapporto in adempimento del postulato Moser 22.4585 si occuperà di tutte le PFAS e conterrà anche informazioni generali sul TFA. In risposta alla domanda Schlatter 25.7491, il Consiglio federale ha affermato che sono in corso studi specifici sul TFA volti ad analizzare le quote attribuibili alle diverse vie di immissione. I risultati saranno pubblicati presumibilmente nella seconda metà del 2025. Allo stesso modo, di recente l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha condotto uno studio in collaborazione con l’Empa, i cui risultati sono ora disponibili sotto forma di articolo scientifico (https://egusphere.copernicus.org/ > «Trifluoroacetate (TFA) in Precipitation and Surface Waters in Switzerland: Trends, Source Attribution, and Budget», disponibile in inglese) e anche come informazione per il grande pubblico. Ne emerge che, a livello nazionale, la maggior parte delle immissioni di TFA avviene mediante la degradazione nell’atmosfera di gas refrigeranti e propellenti, seguita dalla loro deposizione tramite le precipitazioni. Nelle acque sotterranee sotto le superfici coltive, le immissioni di TFA sono da ricondurre principalmente alla degradazione dei prodotti fitosanitari (cfr. il rapporto di Agroscope «Trifluoressigsäure und andere PFAS im Grundwasser – was tragen Pflanzenschutzmittel bei?» www.agrarforschung.ch > Trifluoressigsäure und andere PFAS im Grundwasser – was tragen Pflanzenschutzmittel bei?, disponibile in tedesco). Secondo lo studio dell’Empa citato in precedenza, sotto le superfici coltive le immissioni derivanti dai prodotti fitosanitari risultano da due a tre volte più elevate rispetto a quelle provenienti dall’atmosfera. Le immissioni di TFA provenienti da fonti industriali sono attualmente oggetto di studio. 3) La legislazione in materia di prodotti chimici viene costantemente aggiornata per garantire la protezione dell’ambiente e della salute. È prevista un’autorizzazione ufficiale soltanto per i prodotti fitosanitari, i biocidi e i medicamenti. Per i prodotti chimici industriali, invece, la legislazione non prevede alcuna autorizzazione: in questi casi vige il principio del controllo autonomo da parte dei produttori, che sono soggetti all’obbligo di notifica. Per le sostanze particolarmente pericolose esistono inoltre limitazioni alla fabbricazione, all’immissione sul mercato o all’impiego. La Confederazione e i Cantoni vigilano sul rispetto di queste prescrizioni nei rispettivi ambiti di competenza; il controllo dei risultati avviene mediante programmi di monitoraggio ambientale consolidati, che assicurano la trasparenza sulla base di dati oggettivi. Nell’ambito della fase pilota dello Studio svizzero sulla salute, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha raccolto nei due Cantoni pilota di Berna e Vaud dati per valutare l’esposizione della popolazione svizzera a determinate sostanze chimiche, tra cui le PFAS. I risultati di questo biomonitoraggio umano sono stati pubblicati nel 2023 sul sito web dell’UFSP in un rapporto (www.ufsp.admin.ch > Temi > Ambiente & salute > Prodotti chimici > Biomonitoraggio umano (human Biomonitoring - HBM) > Progetti di biomonitoraggio umano in Svizzera > Panoramica > Documenti, disponibile in tedesco). Successivamente, il Consiglio federale ha incaricato l’UFSP, in collaborazione con altri servizi federali, di chiarire entro la fine del 2025 le possibilità organizzative e di finanziamento nonché le basi giuridiche per la realizzazione di uno Studio svizzero sulla salute. Tali chiarimenti hanno evidenziato che uno studio nazionale sulla salute su larga scala richSiederebbe notevoli risorse finanziarie (circa 10–12 mio. fr. per 100 000 partecipanti). Nel corso dei lavori è emerso che, se da un lato vi è un forte interesse per uno studio di questo tipo, dall’altro, risulterebbe difficile garantirne il finanziamento tramite terzi. Pertanto, alla luce della difficile situazione finanziaria della Confederazione, d’intesa con il Dipartimento federale dell’interno (DFI), l’UFSP ha deciso di sospendere i chiarimenti in corso sulle condizioni quadro per la realizzazione di uno studio nazionale. Le informazioni raccolte finora saranno pubblicate entro la fine del 2025 sul sito web dell’UFSP sotto forma di un rapporto di progetto.