25.4137 · Mozione · 2025-09-24
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di elaborare un progetto volto a introdurre un freno ai costi della regolamentazione per tutelare le PMI. Nel corso del processo legislativo, le leggi federali e i trattati internazionali che causano notevoli costi aggiuntivi per le PMI dovranno soddisfare maggiori requisiti. Si potrebbero prevedere una maggioranza qualificata da raggiungere in entrambe le Camere o l’obbligo di abrogare o modificare almeno nella stessa misura atti normativi esistenti, affinché lo sgravio riesca perlomeno a compensare l’entità dell’onere aggiuntivo.Il freno ai costi della regolamentazione dovrebbe essere applicato se la problematica riguarda un certo numero di PMI svizzere o se i costi aggiuntivi previsti per le PMI superano una certa soglia.
Begründung
L’onere amministrativo legato a un’eccessiva regolamentazione ha un costo elevato. Secondo un’estrapolazione dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), la regolamentazione statale genera costi per circa 70 miliardi di franchi all’anno, pari al 10 per cento del PIL. Le grandi società possono far fronte a normative complesse dotandosi di appositi servizi, mentre le PMI hanno grandi difficoltà a gestire un tale onere. Il freno richiesto mira quindi a tutelare questa categoria di imprese.
L’idea è di prevedere requisiti più elevati per le regolamentazioni che hanno un forte impatto sulle PMI. A livello cantonale la concorrenza intercantonale funge da freno alla regolamentazione, ma a livello federale un correttivo simile non esiste. Il freno in questione può contribuire a colmare questa lacuna.
Il Consiglio federale ha tuttavia obiettato che i costi derivanti dalle normative non sono calcolabili in anticipo, anche se questo è proprio ciò che viene richiesto da quando è entrata in vigore la legge sullo sgravio delle imprese (LSgrI), il 1° ottobre 2024.
Il Consiglio federale si è opposto all’ultimo tentativo di introdurre un freno alla regolamentazione affermando che nell’ambito degli accordi bilaterali con l’Unione europea (UE) «vi è il rischio che la Svizzera non sia in grado di adempiere i propri obblighi o che non rispetti le scadenze». Considerato che la Svizzera è sempre più sotto pressione per quanto riguarda il recepimento del diritto europeo, che i costi amministrativi rischiano di aumentare di conseguenza e che in diversi casi l’Amministrazione ha già recepito unilateralmente il diritto europeo, un freno in tal senso potrebbe svolgere un’importante funzione di salvaguardia contro l’importazione di un’eccessiva burocrazia dall’UE.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale attribuisce un’importanza centrale alla questione di limitare l’onere normativo a carico delle imprese e rafforzare così la competitività della piazza economica svizzera. Per le imprese i costi della regolamentazione sono spesso costi fissi. Questo onere penalizza soprattutto le piccole e medie imprese (PMI). Il freno alla regolamentazione richiesto dalla mozione sotto forma di voto a maggioranza qualificata per l’adozione di leggi e decreti federali che approvano trattati internazionali, con l’importante onere che ne deriva per le imprese, non è una novità. Già nel 2022, nell’ambito dell’attuazione della mozione 16.3360 Gruppo liberale radicale, il Consiglio federale ha presentato al Parlamento un progetto esaustivo per l’introduzione di tale freno, comprendente la necessaria modifica della Costituzione e delle relative disposizioni legali (messaggio del 9 dicembre 2022 concernente l’introduzione di un freno alla regolamentazione, FF 2023 168). Come la presente mozione, il progetto in questione prevedeva che gli sgravi proposti fossero considerati nel calcolo dei costi della regolamentazione. Nel 2023 le Camere federali hanno tuttavia deciso di non entrare in materia (oggetto 22.083). Il Consiglio federale si è sempre opposto a questo tipo di freno normativo, in particolare per considerazioni di carattere politico-istituzionale, per la discutibile efficacia del dispositivo e per le difficoltà pratiche e le incertezze giuridiche legate sua applicazione. Far dipendere la maggioranza richiesta in Parlamento dall’impatto su un determinato gruppo di destinatari della normativa, in questo caso le imprese o le PMI, significherebbe scindere le leggi in due categorie: quelle che richiedono una maggioranza qualificata perché si ripercuotono sulle imprese e quelle che si ripercuotono su altre parti della società e per le quali è sufficiente una maggioranza semplice. Di conseguenza, la procedura di voto non sarebbe più neutrale rispetto agli oggetti trattati, e interessi altrettanto legittimi, come ad esempio la protezione dell’ambiente o dei lavoratori, sarebbero sistematicamente relegati in secondo piano. Inoltre, un freno alla regolamentazione incentrato esclusivamente sui costi sarebbe inadeguato anche dal punto di vista economico, in quanto non consentirebbe di valutare il rapporto costi-benefici. Infine, come spiegato dal Consiglio federale nel suo messaggio, una maggioranza qualificata permetterebbe solo in rari casi di bocciare un progetto e, quindi, di evitare effettivamente i costi della regolamentazione. L’adozione della legge sullo sgravio delle imprese (LSgrI, RS 930.31) ha già permesso di rispondere alle principali richieste formulate nella mozione. La LSgrI prevede ad esempio l’obbligo di stimare i costi della regolamentazione, e il suo articolo 4 impone espressamente l’obbligo di verificare, nel quadro di nuovi progetti, le possibilità di semplificazione per le PMI e di abrogazione di normative nello stesso settore. I risultati di queste verifiche devono essere presentati nei rapporti esplicativi e nei messaggi del Consiglio federale. Il Consiglio federale ritiene pertanto che esistano già gli strumenti necessari per evitare ulteriori oneri per le PMI. A tale riguardo, è fondamentale che le pertinenti disposizioni siano applicate in modo sistematico e che si affermino sia all’interno dell’Amministrazione che nelle consultazioni e nelle deliberazioni parlamentari.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.