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Il Consiglio federale, succube della propaganda di sinistra, indebolisce l'esercito di milizia e tace sulla criminalità straniera

25.4174 · Interpellanza · 2025-09-25

Dipartimento di giustizia e polizia

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale, proponendo di accogliere la mozione 25.3897 del Gruppo socialista, asseconda la proposta di ritirare l’arma di ordinanza ai cittadini soldati che non la usano più da 10 anni nel tiro sportivo, con la motivazione di prevenire gli omicidi in ambito domestico.

La posizione governativa sorprende, ovviamente in negativo. Così facendo, il CF cede alla propaganda della sinistra che mira a smantellare l’esercito di milizia con la notoria tattica del salame (una fetta alla volta); l’argomento della prevenzione della violenza domestica è infatti pretestuoso.

Chiedo al CF:

  • Il CF ritiene opportuno porre sotto sospetto generalizzato tutti i soldati di milizia?

  • Non reputa il CF che la sua presa di posizione contribuisca a sminuire l’esercito di milizia ed il ruolo del cittadino soldato, proprio nel momento in cui – data la ben nota situazione geopolitica – occorrerebbe fare il contrario?

  • Quali oneri amministrativi e costi provocherebbe la misura proposta dalla mozione 25.3897, se dovesse venire applicata?

  • Il CF intende finalmente affrontare il tema della sovra-rappresentazione di autori stranieri o di origine straniera nei reati di violenza domestica (compresi i recenti femminicidi) o intende continuare a nascondere la testa sotto la sabbia in nome del “politicamente corretto”?

  • Che legame esiste, a mente del CF, tra la violenza domestica e l’immigrazione incontrollata di stranieri provenienti da contesti “patriarcali”?

  • Il CF immagina veramente che chi intende compiere atti violenti contro se stesso o contro terzi non troverebbe un’alternativa all’arma d’ordinanza? Oppure in futuro intende bandire anche le armi private, i coltelli da cucina, e altri oggetti potenzialmente pericolosi?

  • Come spiega il CF che, durante la guerra fredda, nelle abitazioni degli svizzeri circolavano oltre mezzo milione di armi di ordinanza con le relative munizioni, ma il numero dei casi di violenza domestica era inferiore ad oggi? Il motivo va forse ricercato nella questione migratoria citata sopra?

Stellungnahme des Bundesrates

1. La modifica riguarderebbe esclusivamente gli ex militari che, al proscioglimento dall’obbligo di prestare servizio militare, hanno ripreso in proprietà la vecchia arma dell’esercito e da 10 anni non l’hanno utilizzata per il tiro sportivo. A essere ritirate sarebbero queste armi. Si tratta di una misura preventiva e non di un sospetto generalizzato. Minore è il numero di armi in circolazione, minore sarà il rischio che possano essere utilizzate in modo abusivo, tanto più che la misura riguarderebbe soltanto le armi non più in uso come armi dell’esercito.

2. Come esposto nella risposta alla domanda 1, a essere ritirate non sarebbero le armi dei militari attivi, ma solo quelle degli ex militari che non le utilizzano più. Pertanto l’esercito svizzero non ne risulterebbe indebolito.

3. Non è ancora possibile quantificare gli oneri e i costi. Se la mozione 25.3897 venisse accolta, la Confederazione dovrebbe cercare soluzioni per attuarla in modo proporzionato ed efficace. Già oggi, ad esempio, è obbligatorio fornire una prova della pratica di tiro per le armi da fuoco semiautomatiche con caricatore ad alta capacità di colpi acquistate regolarmente (art. 13e dell’ordinanza sulle armi; RS 514.541). Sfruttare le sinergie con questi processi esistenti dovrebbe contribuire a un’attuazione quanto più efficace.

4. Il Consiglio federale attribuisce grande importanza alla prevenzione della violenza domestica, indipendentemente dall’origine dell’autore del reato. Nel 2021, ha adottato, insieme ai Cantoni, una roadmap per combattere la violenza domestica e sessuale (https://www.news.admin.ch/it/nsb?id=86391). Nel giugno 2022, il Consiglio federale ha inoltre adottato il piano d’azione nazionale della Svizzera per l’attuazione della Convenzione di Istanbul 2022–2026. Nel 2026 verrà tracciato un bilancio riguardo all’attuazione di questi due strumenti. A fronte del numero crescente di omicidi commessi in ambito domestico, nel giugno 2025 la Confederazione e i Cantoni si sono riuniti in una seduta straordinaria nel quadro del comitato responsabile dell’attuazione della Convenzione di Istanbul. In tale occasione hanno deciso misure urgenti per colmare le carenze in materia di alloggi d’emergenza, rafforzare la formazione degli specialisti nel campo della prevenzione durante le fasi di separazione e introdurre un’analisi interistituzionale sistematica dei casi di omicidi correlati alla violenza domestica. Da un primo bilancio tracciato il 21 ottobre 2025 è emerso che sono stati già intrapresi primi passi per concretizzare queste misure: https://www.edi.admin.ch/it/newnsb/rN-yGtnBa_SkjJ8KTAXw4.

5. La violenza domestica ha molteplici cause ed è trasversale a tutte le classi sociali e a tutti i gruppi di popolazione. La sovrarappresentazione della popolazione straniera può essere riconducibile al fatto che queste persone sono esposte in misura ampiamente superiore alla media ai fattori di rischio quali la vulnerabilità alle condizioni sociali ed economiche, la mancanza di risorse o di informazioni sulle possibilità di sostegno o la provenienza da zone di crisi e di guerra, dove sono state confrontate con la violenza sin dall’infanzia. Sulla base del rapporto del Consiglio federale del 10 dicembre 2021 «Omicidi contro le donne nell’ambito familiare: cause e misure» in adempimento del postulato Graf Maya 19.3618 del 14 giugno 2019 sono state attuate diverse misure, in particolare per quanto riguarda l’uso abusivo di armi da fuoco nonché la prevenzione delle concezioni della virilità che favoriscono la violenza, visto che il 90 per cento degli autori di omicidi nelle relazioni di coppia sono uomini (cfr. rapporto dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo del 28 febbraio 2025 concernente gli approcci preventivi contro le concezioni della virilità che favoriscono la violenza, https://www.ebg.admin.ch/dam/it/sd-web/IySd0cSwyP1e/02.2024_Bericht_EBG_-_Pr%C3%A4ventionsans%C3%A4tze_gegen_gewaltbeg%C3%BCnstigende_M%C3%A4nnlichkeitsvorstellungen%20fr.pdf, disponibile in francese e tedesco).

6. Il Consiglio federale non ritiene necessario modificare in modo sostanziale la definizione di arma. Il possesso di armi resterà possibile secondo le vigenti disposizioni della legge del 20 giugno 1997 sulle armi (RS 514.54). Il ritiro delle armi dell’esercito detenute a titolo privato che da lungo tempo non sono più utilizzate per il tiro sportivo riduce la disponibilità di armi da fuoco in una possibile situazione di conflitto, contribuendo alla prevenzione di atti di violenza.

7. Questa affermazione non può essere né verificata né dimostrata sulla base della Statistica criminale di polizia, in cui la violenza domestica è registrata in maniera sistematica soltanto a partire dal 2009.

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