25.4459 · Postulato · 2025-12-04
Dipartimento delle Finanze
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di presentare un rapporto su come si può ridurre o limitare in modo ragionevole la quota d’incidenza della spesa pubblica e rapportarla al prodotto interno lordo (PIL).
Begründung
Secondo la definizione dell’OCSE, nel 2024 in Svizzera tale quota ha raggiunto il 32 per cento del PIL e addirittura il 40–45 per cento se si includono i contributi destinati all’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e la previdenza professionale. È evidente che vi è una correlazione tra l’aumento delle uscite per la previdenza sociale e l’aumento della quota d’incidenza della spesa pubblica. Per le PMI svizzere gli oneri salariali a loro carico, che attualmente superano il 20 per cento della massa salariale e di cui l’8‒10 per cento riguardano l’AVS, non sono sostenibili. Questo crescendo danneggia infatti la competitività e la capacità dell’economia svizzera di affermarsi sul mercato mondiale.
Antrag des Bundesrates
Respingere
Stellungnahme des Bundesrates
La quota d’incidenza della spesa pubblica rappresenta il rapporto tra le uscite di tutte le amministrazioni pubbliche (Confederazione, Cantoni, Comuni e assicurazioni sociali) e il PIL nominale. Tuttavia, per valutare l’onere finanziario delle imprese e delle economie domestiche, di norma l’aliquota fiscale è l’indicatore più adatto, poiché misura le imposte e i contributi alle assicurazioni sociali in rapporto al PIL. L’aliquota fiscale «estesa» tiene inoltre conto dei contributi obbligatori alla previdenza professionale e dei premi dell’assicurazione malattie.
Le evoluzioni dell’aliquota fiscale e di quella «estesa» sono state illustrate nel parere del Consiglio federale all' interpellanza 25.3568. Entrambe le aliquote fiscali sono aumentate sensibilmente dal 1990 al 2002, per poi assestarsi nel 2023 (aliquota fiscale: 26,5 %; aliquota fiscale «estesa»: 36,7 %) quasi allo stesso livello del 2015. Dal punto di vista macroeconomico non è possibile definire un livello ottimale dell’aliquota fiscale. Se quest’ultima è troppo elevata, crea falsi incentivi economici, indebolisce la competitività e frena la crescita dell’economia. Tuttavia, le entrate fiscali sono necessarie per fornire i beni pubblici, le prestazioni di servizi e le infrastrutture richiesti dalle imprese e dalle economie domestiche nella quantità e qualità sufficienti, nonché per rafforzare l’attrattiva e la capacità economica della Svizzera.
Porre una sorta di freno all’aumento dell’aliquota fiscale allo scopo di limitare il carico fiscale per imprese ed economie domestiche è in teoria possibile, ma controllare l’aliquota fiscale a tutti i livelli statali e in tutti i bilanci pubblici sarebbe difficilmente realizzabile. Sorgerebbe infatti la questione di quale imposta o tassa ridurre o limitare a scapito di quale compito statale. Inoltre, una prescrizione emessa centralmente sarebbe in contraddizione con la struttura federalistica della Svizzera, che permette a Cantoni e Comuni di agire in modo autonomo e di riscuotere le rispettive imposte e tasse.
A livello federale, le aliquote massime sancite dalla Costituzione in materia di imposta sul valore aggiunto e di imposta federale diretta costituiscono un efficace meccanismo istituzionale per limitare l’aumento delle imposte. Inoltre, il freno all’indebitamento limita le uscite a corrispondenza delle entrate disponibili, costringendo a stabilire delle priorità sul fronte delle uscite e rallentandone la crescita.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.