25.4490 · Interpellanza · 2025-12-10
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Con l’istituzione della Commissione Indipendente d’Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale (CIE) nel 1996 la Confederazione ha fornito un importante contributo all’approfondimento del ruolo della Svizzera durante e immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale. Tuttavia numerosi aspetti della politica ufficiale svizzera dell’epoca non sono stati studiati, non sono mai stati elaborati ufficialmente e le ingiustizie commesse non sono mai state riconosciute ufficialmente.
Dei documenti storici pubblicati recentemente mostrano che durante la Seconda guerra mondiale, nell’ambito della strategia del Ridotto, il Comando dell’esercito dell’epoca guidato dal generale Henri Guisan aveva pianificato di impedire a gran parte della popolazione civile l’accesso a posizioni protette in caso di guerra, ricorrendo se necessario all’uso delle armi. «Su ordine del generale, quindi, l’esercito avrebbe dovuto ricorrere all’uso delle armi per impedire l’accesso al Ridotto alla popolazione in cerca di protezione», riassume lo storico Erich Keller in un articolo nel settimanale WOZdel 20 novembre 2025. Queste nuove informazioni mostrano una nuova prospettiva non solo della figura di Henri Guisan, ma anche del piano del Ridotto nel suo complesso e sollevano importanti interrogativi sulla responsabilità storica del Consiglio federale dell’epoca, che richiedono un approfondimento.
In questo contesto invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:
Quali documenti rilevanti relativi al piano e allo svolgimento del Ridotto sono oggi completamente accessibili ed esistono ancora archivi bloccati o inesplorati?
Il Consiglio federale intende avviare un’indagine storica indipendente sui processi decisionali dell’epoca e sulle loro conseguenze?
Come valuta oggi il Consiglio federale la priorità data allora agli interessi militari anziché alla protezione della popolazione?
Il Consiglio federale prevederebbe nuovamente «contenuti di riconoscimento per i canali di comunicazione dell’Esercito svizzero» come ha fatto in occasione del 150° anniversario della nascita del generale Guisan?
Quali misure intende adottare il Consiglio federale per approfondire in modo adeguato questi aspetti della storia svizzera per quanto riguarda la cultura della commemorazione, la formazione e l’opinione pubblica?
Quali insegnamenti trae il Consiglio federale dalla pratica storica dell’epoca per l’attuale politica di sicurezza e di protezione della popolazione?
Oggi come si garantisce che in caso di crisi e di conflitti la popolazione civile abbia la massima priorità e che non esistano meccanismi di esclusione simili?
Stellungnahme des Bundesrates
1. I documenti relativi al piano e allo svolgimento del Ridotto possono essere cercati online nell’Archivio federale svizzero. I dossier non sono soggetti ad alcun termine di protezione secondo la legge sull’archiviazione (LAr; RS 152.1) e sono liberamente accessibili.
2. No, secondo il Consiglio federale esistono varie possibilità per promuovere la ricerca scientifica e non vi è ulteriore necessità di intervento.
3. I preparativi di guerra dell’Esercito svizzero dal 1939 al 1945 non risultarono da propri interessi militari, ma dalla missione affidata dal Consiglio federale al comandante in capo il 31 agosto 1939, che non doveva solo proteggere il territorio svizzero, ma anche difendere l’indipendenza del Paese. Dopo l’accerchiamento della Svizzera nell’estate 1940 il comandante in capo giunse alla conclusione che, in caso di attacco da parte delle potenze dell’Asse, tale indipendenza avrebbe potuto essere difesa militarmente più a lungo solo grazie al Ridotto. Nella regione alpina centrale non esistevano infrastrutture di accoglienza in grado di ospitare, sfamare o proteggere grandi gruppi di profughi. Le «posizioni protette» citate dall’interpellante erano opere di combattimento e di condotta militari e non rifugi per la popolazione. Inoltre, in caso di attacco da parte delle potenze dell’Asse, il Ridotto sarebbe diventato una zona di combattimento militare principale senza ulteriori possibilità di fuga. In questo contesto era giusto evitare che parti della popolazione dell’Altopiano fuggissero verso il Ridotto.
4. Il Consiglio federale rimanda alle risposte alle domande 23.7379 «150. Geburtstag von Henri Guisan (21.10.1874 – 7.4.1960)» e 23.7423 «Was unternimmt der Bund 2024 zum Gedenken an den 150 (disponibili in tedesco e in francese).
5. La critica alla Svizzera e al suo esercito dal 1939 al 1945 è parte integrante di una storiografia critica degli ultimi decenni. È merito di questo approfondimento storico e in particolare del rapporto redatto con cura dalla «Commissione Indipendente d’Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale» se oggi nell’ambito dell’istruzione esiste una visione storica fondata, che si è anche dimostrata stabile di fronte alle strumentalizzazioni storico-politiche.
6./7. Non c’è e non c’è stato alcun meccanismo di esclusione. Secondo l’articolo 58 della Costituzione federale l’esercito difende il Paese e ne protegge la popolazione. Non appena è decretata un’importante mobilitazione di truppe in servizio attivo, l’Assemblea federale elegge il comandante in capo dell’esercito, a cui viene affidata la missione dal Consiglio federale.