25.4765 · Interpellanza · 2025-12-19
Dipartimento di giustizia e polizia
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:
Come giustifica la creazione di una nuova autorità di vigilanza alla luce dell’attuale situazione finanziaria della Confederazione? Ancora più preoccupante, come può giustificare che siano le imprese a finanziare questa autorità?
Nel caso in cui il Consiglio federale dovesse proporre al Parlamento di istituire una nuova autorità di vigilanza, l’obiettivo sarebbe di allinearsi all’UE, che prevede di sanzionare le imprese fino al 5 per cento del loro fatturato mondiale?
Nell’ambito del recepimento dinamico del diritto, la Svizzera dovrà adeguare la sua legislazione a quella dell’UE nel quadro degli accordi di accesso al mercato. Visto che le direttive UE in materia di rendiconti di sostenibilità e vigilanza non fanno parte del pacchetto negoziale, perché allinearsi al diritto europeo invece che a quello degli Stati Uniti o del Regno Unito?
Begründung
La seconda versione dell’iniziativa «Per imprese responsabili» si basa sulle direttive europee CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e CS3D (Corporate Sustainability Due Diligence Directive). Tuttavia, in seguito al rapporto Draghi sulla competitività dell’UE, nel febbraio 2025 la Commissione UE ha proposto di modificare in maniera sostanziale questi due testi; la revisione è in corso tra la Commissione, il Consiglio e il Parlamento.Di conseguenza, l’iniziativa «Per imprese responsabili» si fonda su direttive superate, le cui esigenze sono state in gran parte ridotte se non addirittura soppresse. Le istituzioni europee prevedono inoltre di rinviare la trasposizione negli Stati membri e l’entrata in vigore.Inoltre, il Codice delle obbligazioni (CO) è stato adeguato con l’entrata in vigore, nel 2021, del controprogetto alla prima versione; le regole del CO e l’ordinanza sugli obblighi di diligenza e trasparenza in relazione a minerali e metalli originari di zone di conflitto e al lavoro minorile vanno peraltro oltre quanto prevede l’attuale diritto europeo.In considerazione di quanto precede, della tensione nel quadro della competitività e dei ripetuti appelli dell’economia ad alleggerire il contesto normativo, l’autrice dell’interpellanza si interroga in merito alle intenzioni del Consiglio federale come riportate nell’articolo della NZZ del 4 novembre.
Stellungnahme des Bundesrates
1. e 2. Nell’ambito della loro attività commerciale, le imprese svizzere devono rispettare i diritti umani e proteggere l’ambiente, e al contempo rimanere competitive in Svizzera e all’estero. Dal 2022 il diritto svizzero prevede disposizioni sulla rendicontazione in materia di sostenibilità e specifici obblighi di diligenza nei settori particolarmente sensibili del lavoro minorile e dei minerali provenienti da zone di conflitto. Eccetto che nel settore sensibile del lavoro minorile, queste disposizioni erano armonizzate con la legislazione allora vigente nell’Unione europea (UE), il principale partner commerciale della Svizzera. Con questa normativa la Svizzera ha optato per una legislazione armonizzata a livello internazionale, condizione fondamentale per la competitività delle sue imprese. Negli ultimi anni il diritto dell’UE è evoluto, in particolare per quanto riguarda la portata e l’applicazione degli obblighi di diligenza (vigilanza, verifica delle relazioni, ecc.). Le imprese svizzere sottostanno alle direttive UE sia direttamente in quanto imprese di Stati terzi, sia indirettamente in quanto fornitori. Questo anche considerando le cosiddette direttive omnibus proposte dalla Commissione UE e di recente approvate dal Parlamento europeo, che mirano a semplificare le regole e a ridurre l’onere amministrativo. Nella seduta del 3 settembre 2025 il Consiglio federale ha deciso di contrapporre un controprogetto indiretto alla nuova iniziativa popolare per grandi imprese responsabili. Entro fine marzo 2026 il Consiglio federale definirà l’impostazione precisa del controprogetto diretto, in particolare l’eventuale istituzione di nuovi compiti di vigilanza, il loro finanziamento e le relative competenze. Secondo quanto deciso dal Consiglio federale, il controprogetto non dovrà andare oltre le future disposizioni dell’UE e considerare gli standard internazionali riconosciuti. L’obiettivo è una soluzione il più possibile armonizzata a livello internazionale che rafforzi la competitività delle imprese svizzere. 3. Né la direttiva 2022/2464 per quanto riguarda la rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) né la direttiva 2024/1760 relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD) rientrano nel campo d’applicazione del pacchetto Svizzera–UE (Bilaterali III). Il Consiglio federale è favorevole a una legislazione armonizzata a livello internazionale nel settore della gestione sostenibile delle imprese e orientata alle normative dei più importanti partner commerciali della Svizzera. Considerate le strette relazioni commerciali con l’UE, la legislazione svizzera dovrà allinearsi in particolare al diritto europeo senza superarlo e tenere conto degli standard internazionali riconosciuti. Un allineamento agli ordinamenti giuridici degli Stati Uniti o del Regno Unito non apporterebbero vantaggi, bensì potrebbe aumentare l’incertezza giuridica e la complessità per le imprese svizzere, poiché sottostando comunque alla regolamentazione UE applicabile alle imprese di Stati terzi quelle attive in Europa sarebbero parallelamente soggette alle esigenze di diversi ordinamenti giuridici.