25.4901 · Mozione · 2025-12-19
Dipartimento degli affari esteri
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
Il Consiglio federale è incaricato di illustrare le disposizioni legali pertinenti e di adottare tutte le misure necessarie affinché:
chi intraprende viaggi all’estero per motivi legati al terrorismo (come i simpatizzanti dello Stato islamico o di Al-Qaida) non abbia diritto alla protezione consolare;
i jihadisti che si trovano all’estero non possano essere rimpatriati attivamente in Svizzera.
Begründung
La minaccia terroristica in Svizzera è elevata e nel 2024 si è ulteriormente inasprita a causa di individui motivati dalla jihad. Secondo il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), le persone provenienti dalla Svizzera spinte a viaggiare all’estero da ideologie di matrice jihadista sono 92 (stato: 29 novembre 2024). Tra queste, 30 sono in possesso del passaporto svizzero (15 delle quali con una doppia cittadinanza). Questi individui hanno un comportamento altamente pericoloso e antidemocratico e rappresentano un rischio inaccettabile per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese. Dal 2019 il Consiglio federale si attiene alla sua politica e non rifiuta l’ingresso alle persone con passaporto svizzero che viaggiano per motivi terroristici, ma non le rimpatria attivamente in Svizzera. In questo contesto, tuttavia, l’articolo 43 capoverso 3 della legge sugli Svizzeri all’estero (LSEst) si rivela problematico, in quanto concede un diritto legale alla protezione consolare nei casi in cui sia minacciata la vita o l’incolumità della persona che richiede l’aiuto. Ciò crea una serie di difficoltà in particolare se i jihadisti svizzeri sono tenuti prigionieri da attori non statali. Secondo il Tribunale federale, la persona interessata ha legalmente diritto alla protezione consolare anche se il suo comportamento mette in pericolo la sicurezza dello Stato (DTF 151 I 294). Il Tribunale federale ha quindi lasciato irrisolta tale delicata questione, rinunciando a chiarire se la protezione consolare includa o meno un eventuale rimpatrio attivo. È inammissibile che i jihadisti provenienti dalla Svizzera – che con le loro azioni calpestano i valori fondamentali della Costituzione federale – possano beneficiare della protezione consolare, per non parlare del rimpatrio attivo in Svizzera. Inoltre, la concessione della protezione consolare mette in pericolo il personale del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e i suoi intermediari. In assenza di una modifica dell’articolo 43 capoverso 3 LSEst, questo rischio potrebbe concretizzarsi. Pertanto, chi minaccia la sicurezza della Svizzera non deve poter beneficiare della protezione consolare o del rimpatrio attivo.
Antrag des Bundesrates
Accogliere
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera sta adottando tutte le misure operative a sua disposizione per impedire un ingresso incontrollato nel suo territorio. Già nel 2019 il Consiglio federale aveva infatti deciso di non rimpatriare attivamente le persone adulte che si spostano per motivi legati al terrorismo. Il Consiglio federale sottolinea che vi sono alcuni obblighi procedurali di verifica che emanano dal diritto costituzionale e dagli obblighi internazionali della Svizzera in materia di diritti umani (cfr. anche DTF 151 I 294). Tali obblighi devono essere presi in considerazione anche nell’attuazione della mozione, senza però ostacolarla. L’Esecutivo ha come obiettivo primario la sicurezza della Svizzera e la protezione della sua popolazione; ritiene che ciò debba riflettersi nella legge pertinente ed è pertanto d’accordo di elaborare una modifica corrispondente all’articolo 43 capoverso 3 della legge sugli Svizzeri all’estero (LSEst; RS 195.1) e di sottoporla al Parlamento.
Il Consiglio federale propone di accogliere la mozione.