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26.3125 · Interpellanza · 2026-03-16

Dipartimento dell'interno

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

In una guida sull’ecologia elaborata dal Dialogo culturale nazionale si trova la seguente raccomandazione: «Offrire acqua del rubinetto invece che acqua minerale in bottiglie (di plastica)».

Uno studio commissionato dalla Società svizzera dell’industria, del gas e delle acque (SSIGA) dimostra che rinunciare al consumo di acqua minerale fornisce soltanto un contributo minimo alla protezione dell’ambiente. La rilevanza ambientale del consumo di acqua potabile, rispettivamente di acqua minerale, in rapporto al consumo totale di acqua, nel complesso è molto bassa. Inoltre, «in rapporto all’impatto totale, nell’ambito del consumo privato, la quota che riguarda il tema "acqua" rappresenta soltanto il 2,4 per cento».

La suddetta raccomandazione ha quindi un impatto ambientale estremamente basso. Inoltre, l’acqua del rubinetto non è assolutamente paragonabile all’acqua minerale naturale, la quale è per sua natura perfettamente potabile. In alcuni casi scorre per decenni attraverso rocce e pietre e durante il suo viaggio viene filtrata e purificata, arricchendosi di sali minerali e oligoelementi. Per conservare intatte le sue proprietà originarie viene imbottigliata direttamente alla fonte, senza subire trattamenti, e questo garantisce la massima qualità e sicurezza.

L’acqua del rubinetto, invece, può provenire da laghi e fiumi e va trattata a seconda della sua origine. Ai consumatori arriva attraverso rubinetti e caraffe, che possono influenzarne la qualità.

Per far fronte a eventuali situazioni di grave penuria la Confederazione raccomanda una scorta di emergenza di nove litri a persona, dimostrando in questo modo che l’acqua minerale è indispensabile.

Alla luce di quanto esposto, invitiamo il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  • In che misura tiene conto del fatto che l’impatto ambientale dell’acqua minerale, rispetto al consumo complessivo, è trascurabile?

  • Come fa a garantire che le raccomandazioni sul consumo rispettino il principio di proporzionalità?

  • Perché paragona in modo generico l’acqua minerale naturale all’acqua del rubinetto, nonostante la prima sia soggetta a requisiti diversi dal punto di vista giuridico, qualitativo e in materia di trattamento?

  • Come spiega la contraddizione tra la raccomandazione di rinunciare all’acqua minerale e quella di costituire scorte di emergenza di acqua in bottiglia per far fronte a eventuali situazioni di penuria?

Stellungnahme des Bundesrates

Come affermato dal Consiglio federale nel messaggio sulla cultura 2025–2028 (FF 2024 753), la produzione culturale e il consumo di offerte culturali hanno un impatto sul clima. Secondo il messaggio, la politica culturale della Confederazione deve pertanto essere realizzata nella maniera più rispettosa possibile per il clima. Anche il Dialogo culturale nazionale (DCN) si è occupato della sostenibilità climatica del settore culturale e nel novembre del 2024 ha elaborato due guide sul tema: una per i progetti culturali e una per le istituzioni culturali. Entrambe sono state approvate congiuntamente da Comuni, Città, Cantoni e Confederazione. La «Guida alla riduzione delle emissioni di CO2 delle istituzioni culturali» contiene in totale 149 raccomandazioni, di cui una riguarda l’offerta di acqua del rubinetto. La raccomandazione si basa su studi scientifici che dimostrano come l’impatto ambientale dell’acqua potabile del rubinetto sia nettamente inferiore a quello dell’acqua minerale. Tuttavia, secondo il rapporto sull’ambiente 2022 del Consiglio federale, l’alimentazione è nel complesso il settore del consumo privato con il maggiore impatto ambientale, unitamente a quello dell’alloggio («Ambiente Svizzera 2022», pag. 14). La guida del DCN permette agli operatori culturali di prendere decisioni consapevoli riguardo alle conseguenze per il clima del loro comportamento. Non sono tuttavia obbligati ad applicarla. Le raccomandazioni rivolte alla popolazione in merito alle scorte di emergenza e agli organizzatori di eventi culturali dipendono dal contesto e non sono in contraddizione tra loro.