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26.3170 · Interpellanza · 2026-03-18

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

I pagamenti digitali sono un fenomeno in costante crescita, che si tratti di e-banking, pagamenti con il cellulare o con la carta; purtroppo, lo stesso vale anche per i casi di truffa in questo ambito. Stando alla statistica criminale, il numero dei casi di abuso di sistemi di pagamento online/carte valore o di un’identità altrui per commettere una truffa è più che raddoppiato tra il 2023 e il 2024. La quota dei casi risolti è bassa e le vittime di queste truffe spesso perdono ingenti somme di denaro. È probabile che l’introduzione dei pagamenti istantanei e il crescente uso dell’IA da parte dei truffatori comportino un ulteriore peggioramento della situazione.

Nonostante si tratti di problemi evidenti, spesso nei casi di emergenza non vi è garanzia che le banche siano raggiungibili. Questo è quanto emerge da uno studio svolto dalla Scuola universitaria professionale di Lucerna e da un test a campione della Fondazione per la protezione dei consumatori. Mentre per le carte di credito l’assistenza telefonica disponibile 24 ore su 24 e sette giorni su sette rappresenta la normalità, numerose banche non sono raggiungibili in tarda serata o nei fine settimana. Ciò è particolarmente problematico nei casi in cui i truffatori entrano in possesso di dati di accesso dell’e-banking, di carte di debito, Twint e altri mezzi di pagamento digitali. Modificando la password o il PIN estromettono il titolare legittimo e impediscono che quest’ultimo possa bloccare il servizio. Se ciò accade al di fuori degli orari di servizio dei servizi clienti, i clienti non possono fare nulla. Inoltre, spesso devono farsi carico di tutto il danno, poiché le banche limitano in ampia misura la loro responsabilità all’interno delle loro condizioni generali e addossano ai clienti praticamente tutti i rischi legati ai pagamenti digitali.

Alla luce di quanto precede, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:

  1. Come valuta il Consiglio federale questa situazione?

  2. Quali misure ritiene opportune per limitare l’aumento dei casi di truffa nell’ambito dei pagamenti digitali?

  3. Il Consiglio federale è favorevole a un obbligo di garantire la reperibilità (telefonica) continua a carico delle banche ed eventualmente di altri operatori, affinché i mezzi di pagamento digitali possano sempre essere bloccati immediatamente?

  4. In Gran Bretagna nei casi di truffa le banche sono tenute a rimborsare importi fino a 85 000 sterline. Secondo un servizio di SRF, questa misura ha comportato un calo dei casi del 20 per cento, dato che le banche sono incentivate a rendere più sicuri i loro sistemi e le loro procedure. Come valuta il Consiglio federale questo sistema di incentivo? Ritiene che un obbligo di rimborso per almeno una parte del danno sarebbe opportuno?

Stellungnahme des Bundesrates

In merito alla domanda 1: il Consiglio federale è a conoscenza del costante aumento dei casi di truffa online dal 2020 che emerge con chiarezza dai dati della statistica criminale. A tale proposito occorre tenere conto del fatto che la fattispecie relativa all’abuso di sistemi di pagamento online/carte valore o di un’identità altrui per commettere una truffa comprende diversi modi di procedere. Nella maggior parte dei casi si tratta di truffe in senso classico in cui le vittime effettuano pagamenti dopo essere state tratte in inganno. Il furto di dati di accesso per mano di criminali è un fenomeno molto più raro. Delle 65 000 segnalazioni che l’Ufficio federale della cibersicurezza (UFCS) ha ricevuto nel 2025, in soli 148 casi gli autori erano riusciti a ottenere un accesso diretto ai metodi di pagamento delle vittime. L’entità complessiva dei danni segnalati per questi casi ammontava a 270 000 franchi. In merito alla domanda 2: nel suo rapporto in adempimento del postulato 22.3457 Müller-Altermatt «Bloccare i siti truffa. Coordinamento nazionale per contrastare le truffe su Internet» il Consiglio federale ha illustrato le possibili misure per contrastare il fenomeno delle truffe online. Con la mozione 24.4393 Götte «Occorrono misure efficaci contro l’utilizzo abusivo dei domini svizzeri!», al Parlamento è stato presentato un intervento parlamentare che chiede di creare le basi giuridiche per combattere il fenomeno delle truffe online, che il Consiglio federale ha raccomandato di approvare. La Confederazione si sta già impegnando a favore della sensibilizzazione della popolazione riguardo alla sicurezza dei metodi di pagamento digitali. Ciò avviene ad esempio nel quadro della campagna «S-U-P-E-R» in collaborazione con la Prevenzione Svizzera della Criminalità o insieme alla piattaforma «eBanking – ma sicuro!» della Scuola universitaria professionale di Lucerna. In merito alla domanda 3: le carte bancarie possono essere bloccate 24 ore su 24 tramite l’e-banking e le app di banking. Nei casi di cui l’UFCS è a conoscenza sono stati sottratti i dati di accesso a metodi di pagamento istantanei, ovvero i cosiddetti pagamenti immediati. Per evitare danni in questi casi, di norma è necessario fare ricorso all’assistenza telefonica. Vi sono effettivamente delle differenze tra le banche per quanto riguarda la raggiungibilità. Tra l’altro grazie a uno studio della Scuola universitaria professionale di Lucerna e della protezione dei consumatori, tali differenze sono illustrate in modo trasparente. I clienti hanno quindi la libertà di scelta. Il Consiglio federale non ravvisa la necessità di emanare norme in merito alla raggiungibilità dei servizi clienti delle banche. In merito alla domanda 4: un obbligo di rimborso può essere uno strumento efficace se vi è motivo di ritenere che le banche non abbiano incentivi a rafforzare la sicurezza dei metodi di pagamento digitali. Dato che le banche però nutrono un interesse a mantenere la fiducia dei clienti verso questi metodi di pagamento, tali incentivi esistono. D’altra parte l’esistenza di una garanzia da parte delle banche potrebbe indurre i clienti a comportarsi in modo meno prudente e a scegliere limiti più elevati ad esempio per metodi di pagamento istantanei anziché ridurre al minimo il rischio di subire dei danni. Per queste ragioni al momento il Consiglio federale non ritiene che sia necessario introdurre un obbligo di rimborso.