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Carburante alle stelle a seguito della guerra. La Confederazione rinunci ad una parte del gettito dell'imposta sugli oli minerali per sgravare il prezzo della benzina ai consumatori

26.3203 · Interpellanza · 2026-03-18

Dipartimento delle Finanze

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

La nuova guerra nel Golfo, come c’era da attendersi, sta già avendo - ed avrà in misura ancora maggiore nell’immediato futuro - conseguenze pesanti sul prezzo della benzina e dell’olio combustibile.

A venire penalizzati saranno dunque, ancora una volta, i consumatori.

Attualmente, sul prezzo di un litro di benzina alla pompa, il carico fiscale ammonta a circa 77 centesimi. Nel 2024 la Svizzera ha incassato circa 2,63 miliardi di franchi dall’imposta sugli oli minerali, di cui quasi la metà è destinata nelle casse generali della Confederazione, mentre la parte restante è riservata al finanziamento speciale del traffico stradale. A ciò si aggiunge il prelievo dell’IVA.

Sul gettito destinato alle casse generali, la Confederazione ha ampio margine di manovra per venire incontro ai consumatori, alleggerendo dunque l’importante maggior costo che si prospetta per le economie domestiche a seguito della situazione geopolitica.

Analogo discorso va fatto per la tassa sul CO2 che grava l’olio combustibile (120 Fr/t), in particolare per il terzo del gettito destinato a scopi “climatici”.

Chiedo pertanto al CF:

  • Non ritiene opportuno rinunciare, almeno temporaneamente, al prelievo di una parte dell’imposta sugli oli minerali destinata alle casse generali della Confederazione, come pure di una quota della tassa sul CO2 gravante sull’olio combustibile, di modo da alleggerire il rincaro che incombe sui consumatori per benzina e riscaldamento?

Ovviamente il mancato introito andrebbe se del caso compensato tramite risparmi.

Stellungnahme des Bundesrates

Dalla fine di febbraio, la guerra in Iran e le incertezze che ne derivano hanno comportato un incremento dei prezzi del petrolio e del gas, aumentando quindi l’inflazione e frenando la crescita economica a livello internazionale. Attualmente, per la Svizzera si prevede che le conseguenze rimangano limitate. Dalle previsioni congiunturali della Confederazione del 18 marzo emergono per il 2026 un’inflazione pari allo 0,4 per cento e una crescita economica reale dell’1,0 per cento. Nel quadro dello scenario negativo della SECO, che prevede un prezzo del petrolio più elevato rispetto a quello dell’ipotesi tecnica dello scenario di base, il rischio di una recessione economica rimarrebbe basso; inoltre, anche in questo tipo di scenario un’inflazione dello 0,7 per cento si troverebbe comunque ancora in una fascia di prezzo stabile. Il Consiglio federale è consapevole delle sfide legate all’aumento dei prezzi dei carburanti e dei combustibili. Tuttavia non ritiene opportuno intervenire nella formazione dei prezzi. Un intervento causerebbe una distorsione degli incentivi degli operatori di mercato, poiché i prezzi più bassi farebbero aumentare la domanda. Si tratterebbe di una contraddizione rispetto all’impegno della Confederazione per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici. Inoltre, una riduzione dell’imposta sugli oli minerali e della tassa sul CO2 non garantisce automaticamente che lo sgravio vada a totale beneficio dei clienti.La riduzione dell’imposta sugli oli minerali richiederebbe una modifica legislativa, motivo per cui un’attuazione tempestiva non sarebbe realistica. Alla luce delle tensioni nel bilancio della Confederazione, le perdite di entrate comporterebbero un ulteriore aumento dei deficit attuali. Le entrate provenienti dall’imposta sugli oli minerali gravante i carburanti confluiscono per il 50 per cento nelle casse della Confederazione; il restante 50 per cento nonché i ricavi del supplemento fiscale sugli oli minerali sono a destinazione vincolata per spese nell’ambito stradale e aereo. L’imposta sugli oli minerali gravante i combustibili confluisce al 100 per cento nel bilancio generale della Confederazione. Un terzo dei proventi della tassa sul CO2 è utilizzato per ridurre le emissioni di CO2 degli edifici (programma Edifici) e per promuovere le energie rinnovabili e le imprese innovative (fondo per le tecnologie); il resto viene ridistribuito alla popolazione e all’economia. Una riduzione della tassa sul CO2 indebolirebbe l’effetto incentivante auspicato.Il Consiglio federale continua a osservare attentamente la situazione economica e l’evoluzione dei prezzi dell’energia e non ritiene la riduzione dell’imposta sugli oli minerali e della tassa sul CO2 proposta né opportuna né realizzabile in tempo utile.

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