26.3292 · Interpellanza · 2026-03-19
Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
La dichiarazione sull’intervento è disponibile
Wortlaut
La protezione e la prontezza all’impiego delle infrastrutture militari come fortezze, bunker, impianti di condotta e sistemi di difesa contraerea costituiscono un elemento fondamentale della capacità di agire della Svizzera in materia di politica di sicurezza. Prima che il nostro esercito venisse ridimensionato con programmi di risparmio ricorrenti, l’esercito, con la propria unità denominata «Corpo della guardia delle fortificazioni», garantiva una manutenzione impeccabile e una prontezza costante. Oggi sono aziende esterne, in parte straniere, ad occuparsi della manutenzione e della gestione di una parte significativa di queste infrastrutture. Tra le aziende figura anche il gruppo francese attivo nell’ambito degli armamenti Thales Group. Questo modo di procedere solleva questioni fondamentali in materia di sovranità, resilienza alle crisi e controllo dei costi. Chi non ha più il controllo delle proprie infrastrutture militari, in caso di evento rinuncia al proprio margine di manovra.Alla luce della situazione geopolitica sempre più instabile e della crescente importanza delle infrastrutture critiche in Svizzera, il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande:Come valuta il Consiglio federale la dipendenza dell’Esercito svizzero da fornitori di prestazioni esteri per quanto riguarda la manutenzione e la gestione degli impianti rilevanti per la sicurezza?In caso di crisi o conflitto è garantito un accesso illimitato in ogni momento a know-how, sistemi e infrastrutture, indipendentemente dagli sviluppi politici o economici all’estero?Come si evolvono i costi delle prestazioni esterne rispetto alle soluzioni precedenti, organizzate in modo più militare?Quali possibilità vede il Consiglio federale per garantire nuovamente in misura maggiore l’esercizio, la manutenzione e la protezione di tali impianti attraverso le proprie strutture militari o nazionali?È stato valutato se delle formazioni militari specializzate (ad es. nell’ambito di una protezione moderna degli oggetti per gli impianti critici) possano contribuire ad aumentare la resilienza?Quali rischi in materia di politica di sicurezza sorgono dall’esternalizzazione di compiti sensibili a partner esterni, in parte anche stranieri?
Stellungnahme des Bundesrates
In merito alle domande 1, 2 e 6: nell’ambito degli acquisti ci si impegna costantemente affinché gli impianti e i sistemi possano essere gestiti in modo autonomo dopo la loro introduzione. Tuttavia, spesso a causa della mancanza di fornitori in Svizzera, gli acquisti devono essere effettuati all’estero. In questo contesto la Svizzera continua a dipendere dalle prestazioni dei fornitori originari, sia per l’esercizio e il mantenimento del valore sia per l’ulteriore sviluppo delle relative capacità. Questi rischi sono noti, ad esempio per quanto riguarda le dipendenze o la disponibilità di prestazioni. Pertanto i rischi vengono valutati sistematicamente nell’ambito dei processi di acquisto e ridotti al minimo attraverso misure contrattuali, organizzative e tecniche adeguate. Di conseguenza nell’ambito della collaborazione con partner esterni vengono stabiliti dei requisiti vincolanti che comprendono in particolare la disponibilità di sistemi e impianti, il trasferimento delle conoscenze e la garanzia della capacità d’azione in caso di crisi e conflitti. Inoltre in futuro la Svizzera intende acquistare sistemi, materiali e prestazioni per l’esercito principalmente dai Paesi confinanti e da altri Paesi europei, in linea con la strategia in materia di politica d’armamento del Consiglio federale. Grazie alla vicinanza geografica a questi Paesi, i percorsi di trasporto sono brevi e ciò offre vantaggi anche in caso di crisi o conflitti e aumenta la sicurezza della catena di approvvigionamento. L’obiettivo è quello di fare in modo che l’esercito mantenga la sua capacità d’azione autonoma anche in condizioni difficili. In merito alla domanda 3: un confronto diretto dei costi tra le attuali prestazioni di manutenzione e assistenza fornite da aziende esterne e le soluzioni precedenti è possibile solo in misura limitata, poiché l’entità dei compiti, i requisiti e l’infrastruttura sono cambiati in modo sostanziale. I fornitori di prestazioni esterni vengono coinvolti dove risulta opportuno in termini di economicità e disponibilità di competenze specialistiche. In merito alla domanda 4: la fornitura di prestazioni nell’ambito delle infrastrutture militari segue un approccio differenziato e orientato all’efficacia. In questo contesto si ricorre, se possibile, a prestazioni proprie (militari) o a partner svizzeri. Tuttavia, a seconda del compito e delle competenze disponibili, può essere inevitabile ricorrere a fornitori di prestazioni esterni, poiché l’attività non potrebbe essere garantita con risorse interne o soltanto con un impegno sproporzionalmente elevato. In merito alla domanda 5: la creazione di formazioni militari specializzate per proteggere le infrastrutture critiche è stata valutata. Un approccio di questo tipo aumenterebbe in modo puntuale le prestazioni di protezione, ma comporterebbe al contempo un aumento degli oneri in termini di personale e risorse finanziarie, oltre a limitare la libertà d’azione dell’esercito. Tuttavia per l’esercito è fondamentale che le proprie capacità siano strutturate in modo tale da poter essere impiegate con flessibilità in un’ampia gamma di prestazioni. Il Consiglio federale ritiene pertanto che la resilienza delle infrastrutture critiche non venga rafforzata in primo luogo attraverso la creazione di nuove formazioni specializzate, bensì grazie alla combinazione delle prestazioni di protezione esistenti, all’ampia integrazione delle competenze in materia di protezione e all’impiego mirato delle tecnologie moderne.