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26.3307 · Mozione · 2026-03-19

Dipartimento di giustizia e polizia

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Il Consiglio federale è incaricato di adottare tutte le misure e modifiche legislative necessarie e stipulare pertinenti accordi al fine di permettere alla Svizzera di allestire uno o più centri di procedura e rimpatrio in uno Stato terzo sicuro. Le procedure, le decisioni e i rimedi giuridici sono retti dal diritto svizzero e sottostanno alla giurisprudenza svizzera. Come finora, le domande d’asilo potranno essere presentate solo in Svizzera. I richiedenti dovranno tuttavia in linea di massima attendere la successiva procedura all’estero in un centro d’asilo chiuso dove, considerati gli elevati costi nel settore dell’asilo, vigerà un obbligo di lavoro al fine da limitare i danni.

Begründung

Il tasso di protezione in Svizzera è molto elevato e tra il 2014 e il 2024 si è attestato tra il 67 e l'80 per cento. Questa prassi lassista, anche in caso di domande d’asilo respinte, comporta ulteriori incentivi sbagliati nella politica d’asilo e una vera e propria migrazione economica. Solo nel 2024 sono immigrate circa 45 000 persone del settore dell’asilo; la Svizzera registra un valore record in Europa. Dal 2000 sono state presentate circa 530 000 domande d’asilo in Svizzera; il 70 per cento di questi richiedenti sono rimasti. Nel 2025 i costi sono ammontati a quattro miliardi di franchi solo per la Confederazione, mentre nel 2021 erano ancora 1,5 miliardi. Tutta l’Europa è alla ricerca di nuove soluzioni, la Germania ha reintrodotto i controlli alle frontiere. Oltre alle costose procedure (giudiziarie), anche le conseguenze finanziarie sono pesanti: a fine 2024 lavorava appena il 43,1 per cento delle persone ammesse provvisoriamente, solo il 29,5 per cento delle persone con statuto di protezione S e il 5 per cento delle persone con permesso N. Il risultato è una dipendenza a lungo termine dall’ente pubblico (aiuto sociale, riduzione dei premi ecc.) e, in età pensionabile, dalle prestazioni complementari a carico della popolazione attiva. Infine, occorre tenere conto anche dell’elevato tasso di criminalità. Ad esempio, nel 2023 gli Afghani erano sovrarappresentati tra gli imputati per reati violenti (+1657 %) e reati sessuali (+1706 %). Nelle medesime categorie gli Algerini erano sovrarappresentati (rispettivamente +4458 % e +1630 %) rispetto agli Svizzeri (Urbaniok 2025, Schattenseiten der Migration, Zahlen, Fakten, Lösungen, pag.32). Esternalizzare le procedure d’asilo permette di aumentare la sicurezza e mitigare gli incentivi sbagliati.

Antrag des Bundesrates

Respingere

Stellungnahme des Bundesrates

Il Consiglio federale respinge la proposta di alloggiare i richiedenti in strutture chiuse in cui è imposto un obbligo di lavoro. Come ha illustrato in diverse risposte a precedenti interventi (p. es. Mo. Glarner 22.4397 «Creazione di zone di transito per lo svolgimento di tutte le procedure d'asilo conformemente all'articolo 22 LAsi»), ritiene che in assenza di motivi di detenzione concreti, un provvedimento di questo tipo, indotto dal semplice fatto di aver presentato una domanda d'asilo, costituirebbe un'ingerenza sproporzionata nella libertà personale del richiedente e non sarebbe compatibile né con la Costituzione federale né con il diritto internazionale.Nel suo rapporto del 15 aprile 2026 in adempimento del postulato Caroni 23.4490, il Consiglio federale ha analizzato la situazione all’estero in materia di procedure d’asilo ed esecuzione degli allontanamenti. Ha esaminato gli attuali approcci, soprattutto a livello europeo, volti a delocalizzare all’estero le procedure d’asilo e l’esecuzione degli allontanamenti, e la loro compatibilità con il diritto nazionale e internazionale. L’idea era di illustrare, a partire da esempi concreti, in che misura questi approcci potrebbero essere attuati dalla Svizzera. È vero che la delocalizzazione in uno Stato terzo delle procedure d’asilo e degli allontanamenti è giuridicamente possibile, a condizione di apportare le pertinenti modifiche legislative. Un tale passo comporta tuttavia numerosi ostacoli e rischi. I progetti di delocalizzazione finora avviati a livello europeo non sono stati implementati oppure si sono rivelati inefficaci. Considerando il fallimento dei progetti finora avviati, la difficoltà nel trovare uno Stato partner, l’incerto rapporto costi-benefici e il rischio di dipendere da un Paese terzo, il Consiglio federale intende per il momento continuare a osservare gli sviluppi a livello europeo. Qualora dovessero concretizzarsi modelli di delocalizzazione che possano essere attuati rispettando il quadro giuridico nel suo complesso, il Consiglio federale riesaminerà la possibilità per la Svizzera di parteciparvi a fianco di partner europei o di attuarli autonomamente.Sulla base del rapporto in adempimento del postulato Caroni 23.4490, il Consiglio federale è inoltre giunto alla conclusione che gli approcci di delocalizzazione possono al massimo integrare i sistemi nazionali, ma non sostituirli. Il buon funzionamento dei sistemi d’asilo e di ritorno è fondamentale per rendere garantire una gestione efficace della migrazione.Nell’ambito della strategia in materia d’asilo 2027, adottata a novembre 2025, i tre livelli statali hanno pertanto concordato misure concrete per migliorare e sviluppare in maniera mirata il sistema svizzero d’asilo, accelerando ulteriormente le procedure d’asilo, smaltendo più rapidamente i casi pendenti, rendendo il sistema più reattivo alle fluttuazioni e promuovendo l’integrazione in modo più vincolante. Sono anche stati proposti adeguamenti legislativi in materia di sicurezza.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.