96.3056 · Interpellanza · 1996-03-13
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Wortlaut
La Confederazione pubblica nel settimanale "Il Posto" i bandi di concorso per posti federali. Tra le qualifiche richieste ai candidati figurano anche le conoscenze linguistiche. Da un esame sistematico dei numeri di "Il Posto" apparsi tra il 18 ottobre 1995 e il 14 febbraio 1996 appare che l'italiano è menzionato in misura nettamente inferiore al tedesco e al francese. Su 475 bandi di concorso, soltanto 30 indicano anche l'italiano tra le lingue di cui è richiesta un'ottima conoscenza, ciò che corrisponde approssimativamente al 6 percento dei posti messi a concorso, contro il 67 percento per il tedesco e il 52 percento per il francese. Esaminando la posizione dell'italiano nei confronti delle altre lingue ufficiali sotto altri punti di vista, si constata una marginalizzazione nello stesso ordine di grandezza come pure un'inferiorità anche nei confronti dell'inglese.
Questa situazione costituisce una grave discriminazione nei confronti dei concorrenti di lingua materna italiana rispetto a quelli di lingua materna tedesca o francese. Essi si trovano esclusi da un accesso all'amministrazione federale già a livello della possibilità di concorrere. Infatti, anche se hanno compiuto studi superiori (università, scuole politecniche federali, scuole tecniche superiori) nelle aree germanofone o francofone, e nonostante il fatto che generalmente conoscano le lingue ufficiali meglio dei rappresentanti degli altri gruppi linguistici, è evidente che non potranno mai fare valere delle conoscenze del tedesco e del francese come lingua madre o principale.
In occasione del dibattito sul rendiconto 1994 avevo già sollevato questo problema (cf. BU 1995 N 1464). L'analisi dei bandi di concorso in "Il Posto" dimostra che non è ancora stato intrapreso nulla per porvi rimedio.
Sulla scorta di queste considerazioni, chiedo al Consiglio federale:
1. Ritiene ammissibile dal profilo della parità di trattamento che cittadine e cittadini di lingua madre italiana vengano in tal modo penalizzati nei bandi di concorso per posti federali?
2. Come può giustificare l'erezione di una barriera linguistica che esclude i candidati italofoni ancora prima di una presa in considerazione delle loro competenze professionali e malgrado le loro conoscenze linguistiche, e che scoraggia già dal presentare la propria candidatura?
3. Non ritiene che l'attuale sistema privi l'amministrazione federale dell'apporto in termini di capacità professionali e di idee della componente italofona della Confederazione?
4. È disposto a correggere immediatamente questa situazione e a parificare nei bandi di concorso la lingua italiana alle due altre lingue ufficiali?
5. Quali provvedimenti intende adottare a tale scopo?
Begründung
La breve analisi statistica dei bandi di concorso in "Il Posto" allegata a sostegno dell'interpellanza dimostra nei fatti la permanenza di un problema ripetutamente sollevato da me e da altri colleghi, quello della forte discriminazione degli italofoni nell'accesso all'amministrazione federale. Oltre al dato già citato, rilevo anche dalla ricerca che nei 475 bandi di concorso l'italiano è menzionato in totale soltanto 68 volte contro 475 volte per il tedesco e 455 volte per il francese, e che ciò rappresenta il 5 percento del totale dei riferimenti a una lingua, contro non solo il 36 percento del tedesco et il 34 percento del francese, ma anche il 15 percento dell'inglese. Se si esaminano i bandi di concorso dal profilo delle classi di stipendio, risulta che per le classi 24 e superiori - cioè l'ambito delle funzioni di direzione e di concetto dove la scarsa presenza degli italofoni assume un particolare rilievo - l'italiano è menzionato in percentuali che oscillano tra l'8 percento e il 4 percento del totale delle indicazioni. Osservo che l'italiano è ancora più discriminato nelle classi di stipendio 16 a 24, in cui si situano i collaboratori specialisti: a titolo d'esempio, 13 menzioni come lingua principale contro 165 per il tedesco, 19 come lingua secondaria contro 105 per il francese e 75 per l'inglese. Vale la pena di sottolineare come in generale l'italiano tende pure a essere superato dall'inglese, presente mediamente tre volte di più.
Il problema si pone soprattutto quando una lingua è richiesta come lingua principale nell'attività professionale, la cui conoscenza deve perciò essere ottima nel parlato e nello scritto. È qui infatti che il grande divario tra tedesco e francese da una parte e italiano dall'altra palesa la profonda discriminazione di cui sono vittima gli italofoni. Al momento della scelta dei candidati, quelli di lingua madre italiana, pur potendo far valere ottime conoscenze delle due altre lingue ufficiali, non potranno competere contro chi queste lingue le possiede come lingua madre. Ad accentuare la discriminazione concorre pure l'inglese: all'italofono viene richiesto di conoscere perfettamente il tedesco o il francese più l'inglese (di cui non discuto la necessità), mentre i concorrenti delle due altre comunità linguistiche non sono sottoposti a questa doppia esigenza, visto che una delle due lingue richieste è la loro lingua madre.
La richiesta generica della conoscenza delle lingue ufficiali, che figura con una certa frequenza nei bandi di concorso, aumenta di per sé la possibilità per gli italofoni. Tuttavia solo quando nelle indicazioni esplicite delle tre lingue ufficiali sarà sparita la disproporzione evidenziata, il riferimento alle lingue ufficiali sarà realmente favorevole anche all'italiano.
Nella maggioranza dei bandi di concorso figura pure la formula: "Per aumentare la quota delle donne e delle minoranze linguistiche nell'amministrazione federale sono particolarmente gradite candidature femminili e latine." I dati rilevati dimostrano l'esistenza di una contraddizione flagrante tra questo segno di disponibilità nei confronti anche della minoranza italofona e la realtà, visto che sul piano linguistico si richiede all'italofono di essere di lingua madre tedesca o francese.
Pur tenendo conto dei limiti dell'analisi effettuata, risulta comunque in modo inequivocabile che la Confederazione, ponendo già a livello di concorsi per i posti federali una barriera difficilmente superabile per gli italofoni, si priva del loro apporto di capacità e creatività. Con quali speranze di successo può concorrere per esempio un italofono, ingegnere diplomatosi al Politecnico federale di Zurigo e con esperienza professionale anche nel campo dell'economia, per un posto di collaboratore presso la divisione rifiuti del Buwal (cf. "Il Posto", No 7, 14 febbraio 1996, concorso No 190), quando si richiedono le lingue "tedesco o francese, con buone conoscenze dell'altra lingua"? Una simile formulazione stimola un italofono a presentare la sua candidatura?
L'autorità federale ha a più riprese dichiarato la volontà di fare in modo che i rappresentanti delle minoranze linguistiche all'interno dell'amministrazione federale possano esprimersi nella loro lingua madre, così da favorire la loro presenza e mettere a frutto la loro cultura specifica e quindi la multiculturalità svizzera. Indicazioni in tal senso sono contenute già nelle Istruzioni del Consiglio federale relative alla rappresentanza della comunità linguistiche in seno all'amministrazione generale della Confederazione del 12 gennaio 1983 e sono state ribadite, tra l'altro, dal Cancelliere della Confederazione in risposta a una mia osservazione (BU 1995 N 1465) e dal Consiglio federale nella sua risposta scritta all'interpellanza Camponovo 95.3254.
Devo però constatare che le indicazioni relative alle lingue nei concorsi per posti federali contraddicono ancora attualmente questa dichiarazione di intenti già all'atto dell'assunzione del personale federale. Una menzione delle lingue che rispetti il principio dell'uguaglianza tra tutte le cittadine e i cittadini della Confederazione sarebbe il primo, preliminare passo nella realizzazione di tali obiettivi. La sua attuazione non richiede l'impiego di mezzi dispendiosi, trattandosi unicamente di cambiare una formulazione, e deve quindi avvenire in tempi molto brevi, in modo da porre fine a una discriminazione ingiustificabile sul piano del diritto e nociva per l'amministrazione federale stessa. Si tratta di un passo concreto nella promozione del nostro quadrilinguismo, di cui nessuno ha mancato di sottolineare il valore nei recenti dibattiti sulla revisione dell'articolo costituzionale sulle lingue.
Stellungnahme des Bundesrates
Al pari dell'autore dell'interpellanza il Consiglio federale sottolinea l'importanza di un'amministrazione federale plurilingue. Il promovimento del plurilinguismo in seno all'amministrazione generale costituisce uno dei suoi obiettivi in materia di sviluppo del personale e dell'organizzazione.
Le esigenze quantitative concernenti la presenza delle comunità linguistiche nel personale federale sono stabilite nelle Istruzioni del 12 gennaio 1983 del Consiglio federale relative alla rappresentanza delle comunità linguistiche in seno all'amministrazione generale della Confederazione. Secondo le statistiche del personale federale, la proporzione degli agenti italofoni corrisponde - come richiesto - a quella della popolazione svizzera residente. Contrariamente agli agenti francofoni, gli italofoni non sono sufficientemente rappresentati nelle funzioni di quadri superiori e di alta specializzazione (classi di stipendio 24 a 29).
Il funzionamento plurilingue, o piuttosto pluriculturale, dell'amministrazione necessità anche dell'attuazione di misure qualitative che permettano di migliorare le condizioni di lavoro degli agenti, in particolare di quelli di lingua latina. È essenzialmente a questo scopo che il Consiglio federale ha accettato il punto 1 della mozione Comby del 4 giugno 1993 (93.3273) e la mozione Salvioni del 17 giugno 1993 (93.3333), vale a dire di conferire un carattere obbligatorio ai principi esposti nelle istruzioni del 12 gennaio 1983, precisandoli e completandoli.
1./2. La formulazione dei bandi di concorso è uno degli elementi determinanti in materia di reclutamento del personale della Confederazione. Il fatto che l'italiano sia raramente richiesto rappresenta effettivamente uno svantaggio per i candidati italofoni. Oltre alla regolare pubblicazione dei bandi di concorso sui quotidiani ticinesi bisogna escogitare altri mezzi per favorire l'accesso della popolazione italofona ai processi di reclutamento.
3./4. L'aumentata presenza di personale italofono risponderebbe alle esigenze di un'amministrazione non soltanto plurilingue ma anche pluriculturale. Per ovviare al problema delle esigenze linguistiche nei bandi di concorso di posti federali sono già state trovate ed attuate diverse soluzioni. Le Istruzioni del Consiglio federale del 12 gennaio 1983 relative alla rappresentanza delle comunità linguistiche in seno all'amministrazione generale della Confederazione prevedono quanto segue: "Al fine di agevolare alle persone appartenenti ad una minoranza linguistica l'accesso agli impieghi federali, nella pubblicazione dei osti a concorso si rinuncerà, di regola, alla specificazione dell'appartenenza linguistica." Questa soluzione non si è rivelata abbastanza efficace per quanto riguarda l'italiano. Sarebbe più sensato rinunciare a qualsiasi menzione di esigenza linguistica, salvo in casi di assoluta necessità per il buon funzionamento del servizio.
5. Alla luce di queste riflessioni, in occasione della revisione delle Istruzioni del 12 gennaio 1983 relative alla rappresentanza delle comunità linguistiche in seno all'amministrazione generale della Confederazione, il Consiglio federale integrerà l'idea di rinunciare, di regola, alle esigenze linguistiche nei bandi di concorso. Per contro saranno stabilite esigenze linguistiche per l'insieme del personale a seconda del genere di attività. Per supplire a eventuali lacune nelle conoscenze linguistiche al momento del reclutamento, verranno potenziate le misure di formazione linguistica per tutte in lingue ufficiali.
Risposta del Consiglio federale.