96.3309 · Interpellanza · 1996-06-19
Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Per ridurre il carico dell'ambiente, la strategia del Consiglio federale in materia di gestione dei rifiuti persegue quattro obiettivi:
1. Evitare i rifiuti alla fonte mediante l'impiego di prodotti con lunga durata di vita e die imballaggi che generano pochi rifiuti.
2. Ridurre le sostanze nocive nei processi di produzione e nei prodotti.
3. Diminuire i rifiuti mediante un riciclaggio migliore.
4. Sottoporre i rifiuti restanti a un trattamento ecologico in Svizzera.
Per quanto concerne i settori cui accenna l'interpellanza, occorre chiarire se siano necessari die provvedimenti di natura ecologica. Se del caso, si dovrà scegliere lo strumento idoneo oppure l'insieme di strumenti più appropriati al raggiungimento dell'obiettivo ed emanare le relative prescrizioni.
In merito alle singole domande:
1. Finora il Consiglio federale ha fissato i quantitativi degli scarti, cioè dei limiti alle percentuali di determinati prodotti ch possono finire insieme ai rifiuti misti, soltanto per determinati imballaggi di bibite. L'ordinanza del 22 agosto 1990 sugli imballaggi per bibite (OIB) stabilisce quali quantità die bottiglie di vetro o PET non riutilizzabili nonché di lattine di alluminio e latta possono finire nei rifiuti urbani. L'OIB concerne le bevande gassate ed edulcorate, le acque minerali e la birra.
L'obiettivo dell'OIB era di incitare l'economia a elaborare sistemi efficaci di riciclaggio. Detto obiettivo è stato chiaramente raggiunto. Infatti la raccolta del vetro e delle lattine di alluminio procede con molto successo: il riciclaggio del vetro usato è passato dal 57 % nel 1989 all'85 % nel 1995 e quelle delle lattine di alluminio dal 30 % nel 1989 all'85 % nel 1995. I quantitativi degli scarti secondo l'OIB, per quanto riguarda il vetro e le lattine di alluminio e latta, sono sempre stati rispettati.
Anche se la percentuale delle bottiglie PET riciclate è aumentata notevolmente, tuttavia non ha potuto tenere il passo con la forte diffusione di questo contenitore leggero e resistente agli urti. Nel 1991 i quantitativi degli scarti ammessi sono stati superati di qualche per cento, ma nel 1994 e ne l 1995 in modo chiaro.
2. In passato l'incenerimento dei rifiuti è stato all'origine di una notevole parte delle emissioni di cadmio e della maggior parte delle emissioni di mercurio nell'aria. Una delle cause era costituita dalle pile contenenti mercurio e cadmio. Con l'ordinanza sulle sostanze, entrata in vigore nel 1986, il Consiglio federale ha ridotto fortemente ile tenore di mercurio e di cadmio delle pile alcali-mangenese de di quelle al carbonio-zinco. Se le pile alcali-manganese vendute ne l987 contenevano ancora circa 5000 kg di mercurio, questo valore è sceso negli ultimi anni a pochi chilogrammi. Oggi la maggior parte delle pile vendute in Svizzera non contiene né mercurio né cadmio.
Parallelamente alle riduzione del tenore di sostanza nocive nelle pile, l'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico ha prescritto un lavaggio efficace dei gas di scarico delle principali fonti di emissione, in particolare degli impianti d'incenerimento dei rifiuti. Questi provvedimenti hanno permesso di far scendere i valori delle emissioni di mercurio e die cadmio a circa un terzo di quelli registrati nella metà degli anni '80, periodo in sui si misuravano i valori massimi. Un'ulteriore riduzione delle emissioni è prevista grazie all'adeguamento progressivo degli impianti alle più severe prescrizioni del 1992 dell'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico.
3. Per le pile già oggi non contengono più né mercurio né cadmio un deposito no è più necessario. A causa dello zinco e del manganese che sono contenuti nelle pile al carbonio-zinco e nelle pile alcali-manganese, è però opportuno continuare la raccolta separata e il riciclaggio delle pile negli impianti di riciclaggio esistenti. Tuttavia il tasso di ripresa delle pile usate, che è di circa il 60 %, è ancora troppo basso. Il motivo va attribuito soprattutto alla mancanza di un finanziamento che assicuri la raccolta e il trasporto. Il settore non ritiene possibile aumentare la tassa di smaltimento anticipata, che è volontaria, in modo tale che, con un auspicato tasso di ripresa dell'80 %, vengano coperti sia i costi della raccolta che quelli de riciclaggio. Il Consiglio federale prevede pertanto, in virtù della modificata legge sulla protezione dell'ambiente, di emanare prescrizioni su una tassa di smaltimento anticipata per le pile alcali-manganese e per quelle al carbonio-zinco.
In tal modo si dovrebbero sormontare gli ostacoli finanziari a una migliore raccolta e a un migliore riciclaggio ed aumentare il tasso di ripresa.
Più problematica appare la situazione per quanto concerne gli accumulatori al nichel-cadmio. Queste pile ricaricabili contengono infatti circa il 15 % di cadmio, un metallo pesante tossico. Visto che all'anno si vendono circa 200 - 300 tonnellate di accumulatori al nichel-cadmio, si può calcolare che annualmente entrano in circolazione da 30 a 40 tonnellate di cadmio. Se tali accumulatori vengono smaltiti insieme ai rifiuti urbani, detto cadmio grava lo smaltimento dei rifiuti, poiché rimane come residuo del lavaggio dei gas die scarico degli impianti d'incenerimento dei rifiuti. Visto che gli accumulatori al nichel-cadmio rappresentano di gran lunga la principale causa del carico di cadmio dei rifiuti e considerata la tossicità di tale metallo, si impongono ulteriori misure. Da una parte occorre migliorare sensibilmente il tasso di ripresa di tali accumulatori; dall'altra è imperativo promuovere la sostituzione di tali accumulatori dovunque sia possibile impiegare accumulatori alternativi contenenti sostante meno nocive (p.es. accumulatori al nichel-idruri o alcali-manganese). Il Consiglio federale ritiene pertanto opportuna l'introduzione di un deposito per gli accumulatori al nichel-cadmio. Il Dipartimento federale dell'interno prepara la relativa modificazione dell'ordinanza sulle sostanze pericolose per l'ambiente, modificazione che entrerà in vigore nel 1997.
4. A suo tempo non era prevedibile un tale forte aumento dell'impiego delle bottiglie PET non riutilizzabili, anche se si pensava che una parte notevole di tali bottiglie potesse venir riutilizzata. Finora, per motivi tecnici, la riutilizzazione di tali bottiglie concerne soltanto le bevande edulcorate. Infatti per le acque minerali si pongono problemi legati all'alterazione del gusto.
Tenuto conto della differenza relativamente scarsa sotto il profilo ecologico fra l'impiego di bottiglie PET con elevato grado di riciclaggio e quello di bottiglie di vetro riutilizzabili, al Consiglio federale non appare giustificata una regolamentazione vincolante in favore dell'utilizzazione delle bottiglie di vetro riutilizzabili. Nemmeno i problemi relativamente modesti attualmente legati allo smaltimento delle bottiglie PET insieme ai rifiuti urbani giustificano l'introduzione di un sistema di deposito, economicamente caro, per tutte le bottiglie. Per contro appare necessario un adattamento delle condizioni dell'OIB allo sviluppo tecnico: infatti invece delle previste 6000 - 8000 tonnellate di bottiglie PET all'anno, oggi se ne impiegano più di 17 000.
Il Consiglio federale prevede di adattare l'OIB in modo da garantire un ulteriore miglioramento dei tassi di ripresa anche delle bottiglie PET. Benché per il momento si rinunci all'introduzione di un deposito, tale strumento rimane previsto come mezzo di pressione nel caso in cui l'economia non riesca a risolvere l'attuale problema del riciclaggio delle bottiglie PET.
5. Sotto il profilo ecologico, l'impiego di bottiglie di vetro riutilizzabili è nettamente più vantaggioso di quello delle bottiglie di vetro non riutilizzabili. Il campo di applicazione dell'OIB si stende agli imballaggi per la birra, per le acque minerali e per le bevande edulcorate. La percentuale degli imballaggi di vetro sui si applica l'OIB che finiscono nei rifiuti urbani è in continua diminuzione dal 1990 e anche le condizioni dell'OIB (quantitativi degli scarti di vetro) sono chiaramente rispettate. di conseguenza non c'è motivo, per il momento, di introdurre un deposito per tali imballaggi.
Per il vino, l'impiego di bottiglie di vetro riutilizzabili conosce forti limitazioni. La sempre crescente importazione di vino imbottigliato proveniente dalle più disparate regioni di produzione ha come conseguenza l'apparizione sul mercato svizzero di una miriade di tipi di bottiglie diverse. La raccolta e la cernita permetterebbe di ottenere soltanto una piccolissima parte di bottiglie standardizzate e quindi riutilizzabili. Anche introducendo un deposito, la maggior parte delle bottiglie di vino finirebbe ugualmente negli stabilimenti die riciclaggio del vetro. Questo però capita già oggi, senza che ci sia bisogno di un costoso sistema di deposito.
6. Al momento lo smaltimento degli apparecchi elettrici ed elettronici pone problemi ecologici più seri rispetto allo smaltimento degli imballaggi per bibite. Come il Consiglio federale ha già detto nella sua risposta all'interrogazione ordinaria Rechsteiner, l'UFAFP sta preparando una regolamentazione in questo campo. I punti centrali sono l'obbligo di ripresa degli apparecchi usati imposto al commercio, esigenze minime in materia di smaltimento e un controllo dell'esportazione degli apparecchi non più funzionanti. Se anche dopo l'entrata in vigore di una tale ordinanza, l'economia non riuscirà a creare un sistema di finanziamento per lo smaltimento di tali apparecchi, il Consiglio federale potrà, in virtù della modificata legge sulla protezione dell'ambiente, emanare prescrizioni per la riscossione di una tassa di smaltimento anticipata.
Anche per quanto concerne il riciclaggio della carta e del vetro usati occorre risolvere problemi finanziari. In questo caso è però il prezzo basso per tali materie a causare, al momento, notevoli costi per i Comuni. Ciò vale soprattutto per la carta vecchia, il sui prezzo varia sensibilmente da mese a mese. Per finanziare il riciclaggio, si spera in un accordo libero con l'economia. Se tuttavia una tale soluzione non dovesse andare in porto, si dovrà esaminare la possibilità di prescrizioni statali per riscuotere una tassa di smaltimento anticipata.
Risposta del Consiglio federale.