97.3474 · Mozione · 1997-10-09
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Liquidato
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.
Stellungnahme des Bundesrates
Il Consiglio federale condivide le preoccupazioni espresse nella presente mozione riguardo alla distruzione di vaste regioni forestali, estremamente importanti per il clima mondiale, la biodiversità e le condizioni di vita delle popolazioni autoctone. Esso deplora altresì, analogamente agli autori della mozione, gli incendi dolosi di intere foreste che hanno devastato il Sud-Est asiatico, provocando numerose vittime e mettendo a repentaglio la salute di milioni di persone.
La dichiarazione obbligatoria per il legno e i prodotti del legno, richiesta nella mozione, è già stata oggetto di interventi precedenti. La mozione Simmen del 28 aprile 1993, ad esempio, chiedeva al Consiglio federale di elaborare un disegno di legge al fine di rendere obbligatoria una dichiarazione che indicasse il nome e l'origine del legname e dei prodotti del legno indigeni ed esteri. Tale mozione è stata accettata dal Consiglio degli Stati il 21 settembre 1993 e quindi trasmessa dal Consiglio nazionale, il 21 settembre 1994, in forma di postulato ai due Consigli. Lo stesso giorno, il Consigliere nazionale Wick ha ritirato l'omonima mozione del 28 aprile 1993. Il Consiglio federale aveva proposto di perseguire gli obiettivi degli autori delle mozioni in un programma d'azione in tre punti: 1) introdurre un contrassegno facoltativo (label) per il legname proveniente dalle foreste gestite secondo il principio dello sviluppo ecologicamente sostenibile; 2) sostenere azioni e progetti realizzati da organizzazioni e consessi internazionali; 3) proseguire il dialogo a livello bilaterale con i Paesi interessati.
Contrariamente a quanto supposto nella presente mozione, durante gli ultimi quattro anni sono stati profusi, con il sostegno della Confederazione, notevoli sforzi per raggiungere un'intesa nell'ambito della certificazione facoltativa per il legno e i prodotti del legno. Purtroppo le discussioni sulla concretizzazione degli standard nazionali, necessari all'introduzione di un label, non hanno portato a una soluzione unitaria in Svizzera. I proprietari di boschi e l'industria del legno, da un lato, e le cerchie ambientaliste, dall'altro, hanno idee diverse in materia di sfruttamento sostenibile dei boschi svizzeri. I primi si richiamano alla legge svizzera sulle foreste, assai severa, (in vigore dal 1993) e sottolineano il suo impatto sullo sfruttamento del legno, che nel confronto internazionale sarebbe sostenibile. L'economia forestale e del legno hanno introdotto, a metà ottobre 1997, un sigillo di qualità per il legname svizzero, detto Q-Label. Esso si basa sulle norme di gestione dell'ambiente ISO 14000. Questo label deve provare la sostenibilità, vale a dire la compatibilità con la protezione dell'ambiente, della produzione del legno dall'albero fino al prodotto finito. Da parte loro, le cerchie ambientaliste si adoperano per sottoporre lo sfruttamento forestale a condizioni ancora più severe: a tale scopo esse hanno introdotto, sempre a metà ottobre 1997, un label che rappresenta un albero con le lettere FSC. Tale label si basa sui criteri del "Forest Stewardship Council" (FSC), sostenuto essenzialmente dalle organizzazioni per la difesa dell'ambiente, che ha sede in Messico. Il "WWF Wood Group", fondato a tale proposito, di cui fanno parte anche importanti distributori, vorrebbe aumentare gradualmente l'offerta di legname munito di certificato FSC. In testa al suo elenco delle priorità figura il legname provvisto di certificato FSC proveniente dalla Svizzera e dalle regioni limitrofe, seguito dal legname certificato FSC proveniente dall'Europa, dal legname svizzero o delle regioni limitrofe e infine dal legname FSC originario dei Paesi d'oltremare. Questi due approcci paralleli si spiegano con il timore che provano i proprietari di foreste di fronte a una certificazione FSC molto costosa mentre la redditività rimane alquanto debole.
Il Consiglio federale aveva preferito adottare una soluzione unitaria, vale a dire una dichiarazione facoltativa unica che considerasse sia gli interessi dei consumatori che quelli dei produttori e dei commercianti, subordinando il suo sostegno a una tale soluzione. Esso è preoccupato dell'interruzione del dialogo tra i gestori delle foreste e le cerchie ambientaliste e auspica una ripresa di tale dialogo al fine di addivenire, in un prossimo futuro, a una certificazione facoltativa unitaria per il legno e i prodotti del legno in Svizzera. Le iniziative menzionate dimostrano in certo qual modo il consenso di base esistente per quanto concerne l'utilità di contrassegnare il legname.
Quale base legale per emanare dichiarazioni obbligatorie entrerebbe in considerazione la legge federale sull'informazione dei consumatori (LIC) o la revisione della legge sulle foreste (LFo). Secondo la LIC, una dichiarazione deve essere concordata mediante un accordo di diritto privato con le organizzazioni interessate, l'economia e i consumatori, tenendo conto in particolare delle norme internazionali e del principio della non discriminazione. La Confederazione può intervenire a titolo sussidiario se non si riesce a mettere a punto una convenzione fondata sul diritto privato. La LIC non prevede del resto misure concrete di controllo. Queste ultime però, nel caso di una dichiarazione obbligatoria per il legno e i prodotti del legno, costituiscono il problema vero e proprio che, per diversi motivi, non è paragonabile alla situazione esistente nel settore della carne. Infatti, la maggior parte del legname utilizzato a livello dei consumatori non viene impiegata sotto forma di legname grezzo e di legname segato, ma sotto forma di prodotti legnosi lavorati quali mobili, carta, giocattoli, ecc. Inoltre, il legno è una componente non trascurabile di prodotti quali taluni strumenti musicali, fibre tessili, elementi di automobili, ecc. Quanto più il prodotto legnoso da dichiarare è lontano dal legname grezzo, tanto più costosi e complessi diventano i problemi relativi alla dichiarazione della varietà e della provenienza nonché il rispettivo controllo da parte dello Stato. Questi ultimi dovrebbero tuttavia essere garantiti se lo Stato istituisce una dichiarazione obbligatoria, a differenza della certificazione facoltativa, che può limitarsi al controllo di determinati metodi di produzione.
Occorre comunque relativizzare l'utilità di una dichiarazione obbligatoria puramente svizzera per la salvaguardia delle foreste ancora esistenti, anche in considerazione di uno studio pubblicato quest'anno dall'Organizzazione mondiale per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), secondo cui unicamente tra il 6% e l'8% delle piante abbattute entra nel giro del commercio internazionale. La Svizzera importa circa l'1 per mille dei legni tropicali in commercio.
A livello mondiale, la comunità internazionale non è riuscita finora a determinare criteri uniformi per una "produzione sostenibile" di legnami che sia soddisfacente per tutti i partecipanti al commercio internazionale, vale a dire i Paesi consumatori e produttori.
Nella convinzione che i metodi di produzione sono tuttavia un argomento importante - anche in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) - la Svizzera si adopera in numerosi consessi internazionali affinché le foreste siano maggiormente sfruttate in modo sostenibile. Il nostro Paese si impegna inoltre in favore dell'elaborazione di chiari criteri intesi a valutare lo sfruttamento sostenibile. Si tratta in particolare delle seguenti organizzazioni multilaterali: l'Organizzazione internazionale per i legni tropicali (OILT), il Foro intergovernativo per le foreste della Commissione per lo sviluppo sostenibile (CSD), la Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e di flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES), Fondo globale per l'ambiente (GEF).
Il Consiglio federale attribuisce notevole importanza alla problematica dei legni tropicali. Parallelamente alle attività in seno alle organizzazioni internazionali summenzionate, che proseguiranno, si sta esaminando l'opportunità di sostenere progetti bilaterali nel campo dello sfruttamento sostenibile delle foreste tropicali in collaborazione con istituzioni multilaterali, quali l'UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale), l'UNCTAD (Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo), la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo nelle regioni con foreste tropicali, rinviamo alla nostra risposta alla mozione von Felten del 9 ottobre 1997.
Il Consiglio federale ritiene che la Svizzera non dovrebbe introdurre unilateralmente la dichiarazione obbligatoria, ma che dovrebbe piuttosto impegnarsi affinché le questioni relative alla dichiarazione e alla certificazione dei legnami e dei prodotti del legno trovino una soluzione generalmente riconosciuta a livello internazionale.
Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.