98.3019 · Interpellanza · 1998-01-22
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Nelle risposte alle due interrogazioni ordinarie urgenti Vermot del 2 giugno 1997 (97.1063) e del 25 settembre 1997 (97.1121), il Consiglio federale ha illustrato in modo dettagliato la prassi delle autorità svizzere in materia d'accoglienza di richiedenti l'asilo algerini. Il Consiglio federale tiene a completare nel modo seguente quanto affermato:
* In merito alla prima domanda relativa alla sicurezza ad Algeri
Come già avvenuto nel corso del precedente Ramadan, anche nel mese di gennaio 1998 vi è stato un aumento della violenza. Se determinate città sono state risparmiate dalla violenza, altre sono state oggetto di attentati. Riguardo ad Algeri, sembrava regnasse un periodo di calma da quando sono state potenziate le misure di sicurezza e moltiplicate le operazioni di rastrellamento nella periferia. Dall'inizio del Ramadan, però, vige nuovamente un clima di incertezza, come lo dimostrano gli attentati perpetrati in questo periodo. Dato il limitato numero di attentati nei centri urbani e considerata la situazione attuale, il rischio nelle città di rimanere vittima di un attentato non è grande.
* In merito alla seconda domanda relativa alla contraddizione delle posizioni
Si ritiene che la situazione nella città di Algeri in merito alla sicurezza offra maggiori garanzie che nel settembre del 1994, cosicché il 2 marzo 1998 il Consiglio federale ha deciso la riapertura, entro i prossimi mesi, dell'Ambasciata di Svizzera ad Algeri.
* In merito alla terza domanda relativa alla moratoria delle espulsioni
Il Consiglio federale ha già illustrato nelle sue risposte alle interrogazioni ordinarie urgenti Vermot l'aspetto giuridico riguardante le decisioni d'allontanamento; è dunque superfluo trattare nuovamente tale aspetto. Per quanto concerne l'aumento della violenza verificatasi in occasione del Ramadan, principalmente due zone sono state colpite dagli attentati. Al centro, nella regione del triangolo della morte della Mitidja, diversi massacri sono stati perpetrati come pure nell'ovest del Paese, essenzialmente nella regione montagnosa dell'Ouarsenis. Per contro, il Sud e l'Est conoscono una situazione relativamente calma. Lo stesso dicasi per le grandi città situate nella parte occidentale, tra le quali si trova Oran, che sono state risparmiate dalla violenza.
D'altronde, la maggior parte dei richiedenti l'asilo algerini non fanno parte dei gruppi a rischio. Le vittime dei recenti massacri sono, essenzialmente, persone residenti in piccoli villaggi isolati. I richiedenti l'asilo sono, per contro, quasi esclusivamente uomini fra i 20 e i 30 anni che provengono dalle grandi città. Così, su 171 cittadini algerini che, fra il 1° ottobre e il 31 dicembre 1997, hanno presentato una domanda d'asilo in Svizzera, 163 erano uomini, per la maggior parte celibi, fra i 20 e i 30 anni e provenienti da grandi centri urbani come Oran, Alger o Constantine. Nel 1997, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha registrato 22 domande d'asilo ritirate. In 47 casi ha dovuto concludere la procedura prima di poter prendere una decisione materiale e in 63 casi ha deciso di non entrare nel merito della domanda, in particolare in seguito alla scomparsa delle persone in questione. Tale circostanza rappresenta in ogni modo il 33% delle domande d'asilo di cittadini algerini trattate dall'UFR nel 1997.
Inoltre, il traffico marittimo e aereo è intenso fra i Paesi europei e l'Algeria. Secondo le ultime cifre a disposizione dell'UFR, il numero di viaggiatori, tra cui le famiglie di emigrati che si recano nel loro Paese, è stimato per il 1997 a 1,5 milioni. Per quanto concerne la Francia, il numero di passeggeri trasportati l'anno scorso su voli da Parigi in direzione dell'Algeria è all'incirca di 370'000 unità, ossia quattro o cinque voli al giorno che collegano questa città a uno dei sette aeroporti internazionali dell'Algeria. A questo numero vanno aggiunti i passeggeri del trasporto marittimo: 139'000 passeggeri circa si sono imbarcati a Marsiglia in direzione dell'Algeria, mentre 74'000 circa sono sbarcati a Marsiglia. Infine, lo scorso anno, più di 10'000 persone hanno viaggiato con l'aereo fra Svizzera e Algeria.
Infine, come ha già ribadito il Consiglio federale, la Svizzera è tenuta a osservare la prassi di altri Paesi europei. Il nostro Paese, in quanto Paese d'asilo, eviterà di provocare un'attrazione smisurata, solamente armonizzando la sua prassi con quella degli altri Stati di accoglienza. Orbene, secondo le informazioni disponibili, i principali Paesi in questione non prevedono di modificare la loro prassi riguardante i richiedenti l'asilo algerini. Per esempio in Germania, la Conferenza dei ministri dell'interno si è pronunciata il 2 febbraio 1998 contro un'eventuale sospensione dei rinvii.
Il Consiglio federale è dunque del parere che l'esame individuale di queste domande d'asilo costituisca una misura appropriata e che, di conseguenza, non sia giustificato pronunciare una moratoria dei rinvii dei richiedenti l'asilo algerini respinti. In particolare, occorre rilevare che nel 1997 solamente 20 richiedenti l'asilo algerini sono stati rimpatriati con mezzi coercitivi e che, a partire dal mese di novembre 1997, i Cantoni prendono sistematicamente contatto con l'UFR al momento dell'esecuzione della decisione, il che garantisce ancora una volta come, al momento attuale, il rinvio sia ragionevolmente esigibile. D'altro canto, durante il periodo del Ramadan l'UFR ha dato il proprio consenso al rinvio verso l'Algeria soltanto in due casi sottoposti dalle autorità cantonali e riguardanti richiedenti l'asilo delinquenti.
Risposta del Consiglio federale.