98.3384 · Interpellanza · 1998-09-22
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Stellungnahme des Bundesrates
Ad domanda 1 e 2
Nella provincia del Kosovo è in atto una guerriglia anche se negli ultimi tempi i combattimenti non sono ulteriormente aumentati. Il numero di profughi è, per contro, cresciuto; numerosi villaggi sono stati parzialmente o totalmente distrutti. Nella valutazione complessiva della situazione non si può però parlare di un'inammissibilità generale dell'allontanamento poiché, a differenza del conflitto in Bosnia, non si tratta di una guerra civile aperta, che si estende su tutto il territorio. Visto che nonostante gli sforzi profusi dalla Comunità internazionale è difficile fare un pronostico in merito agli sviluppi nella provincia del Kosovo, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ha deciso, il 16 settembre 1998, di prorogare un'altra volta il termine di partenza per i richiedenti l'asilo respinti provenienti dal Kosovo sino alla fine di aprile 1999 e di garantire cosí a queste persone la protezione temporanea in Svizzera. Lo stesso dicasi per le persone il cui statuto è disciplinato dalla Polizia degli stranieri. Questa normativa non contempla le persone che hanno commesso reati in Svizzera.
Fino alla fine di ottobre 1998 erano 14'946 le persone provenienti dalla Repubblica federale di Iugoslavia che hanno presentato una domanda d'asilo, ciò che corrisponde al 46,9% di tutte le entrate registrate finora (31'896 persone). Circa il 95% di queste persone provengono dal Kosovo. Negli ultimi quattro mesi le domande d'asilo di cittadini provenienti dalla Repubblica federale di Iugoslavia sono notevolmente aumentate. Mentre nel mese di maggio 1998 sono state inoltrate ancora 951 domande d'asilo, nel mese di settembre 1998 le persone provenienti dalla Repubblica federale di Iugoslavia che avevano chiesto l'asilo erano già 2'873 e in ottobre addirittura 4'107 persone. Non si deve prevedere alcuna diminuzione per quest'anno.
Alla luce della situazione generale nel settore dell'asilo e di fronte al numero di domande d'asilo straordinariamente elevato rispetto agli altri Paesi, il Consiglio federale rinuncia ad ammettere un determinato contingente di persone che si trovano ancora nel Kosovo. Ciò anche in base al fatto che l'accoglienza collettiva provvisoria - discussa in occasione dell'incontro tra il Consiglio federale e i partiti di governo alla villa von Wattenwyl (round table) - sarà decisa solo a condizione che i Paesi confinanti con la Svizzera, ma perlomeno Germania e Austria, prendano un'analoga misura nel senso di un "burden-sharing". La Conferenza sul Kosovo, svoltasi presso la sede dell'ACNUR ha mostrato che ciò non è il caso. Non sono neanche in atto preparativi in tal senso. Le esperienze degli ultimi anni hanno tuttavia dimostrato - da ultimo l'esempio dei profughi di guerra provenienti dalla Bosnia-Erzegovina - e ora si delinea anche rispetto ai bisognosi di protezione dalla provincia del Kosovo, che la disponibilità della popolazione svizzera a prestare aiuto e sostegno è scontata, fintantoché non sarà possibile pretendere un ritorno in patria quando scompariranno gli ostacoli presenti. È importante informare l'opinione pubblica in modo costante e oggettivo sulla situazione nella provincia del Kosovo e sui provvedimenti presi sul posto e in Svizzera.
Ad domanda 3
La richiesta di procurare alle organizzazioni umanitarie l'accesso incondizionato alla popolazione colpita è stata confermata l'ultima volta all'inizio di ottobre da parte dell'Ambasciata svizzera a Belgrado. Riferendosi al ruolo della Svizzera quale Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, alle autorità iugoslave sono stati rammentati i suoi obblighi nell'ambito del diritto internazionale umanitario. Si è pertanto fatto riferimento non soltanto alle norme in materia di protezione e di approvvigionamento delle vittime civili del conflitto, ma anche alle disposizioni e al ruolo del CICR in relazione ai i prigionieri di guerra.
Per il momento è possibile avvicinare in modo soddisfacente la popolazione colpita. Si può tuttavia presupporre che la creazione della "Kosovo Verification Mission" (cfr. risposta ad domanda 6), alla quale la Svizzera partecipa direttamente, migliorerà ulteriormente il dispiegamento dell'aiuto umanitario.
Ad domanda 4
Dal mese di giugno 1998 la Svizzera ha prestato un aiuto umanitario per un totale di 5,5 mio di franchi attingendo dall'attuale preventivo 1998. Con tale importo sono state e sono tuttora finanziate attività quali i programmi d'aiuto urgenti dell'ACNUR (2 mio. di fr.) e del CICR (1 mio di fr.) nella regione, la distribuzione di generi alimentari e di altre merci destinate all'aiuto mediante azioni delle istituzioni svizzere di soccorso o sotto la direzione di membri dell'ASC nella provincia del Kosovo, nel Montenegro e in Albania (1,8 mio di fr.), l'identificazione e la riparazione di alloggi collettivi per profughi della violenza, l'approvvigionamento d'acqua per l'ospedale della città di Kosovska Mitrovica e della città di Vucitrn (entrambe le città ospitano 80'000 profughi circa), le scuole per bambini rifugiati in Montenegro nonché la creazione di alloggi per 250 profughi della violenza al Nordest dell'Albania. Si prevede di rafforzare ulteriormente l'aiuto umanitario nella regione nella misura dei mezzi disponibili. Per un importo di 3 mio di franchi in Albania saranno messi a disposizione alloggi per 1000 profughi della violenza, saranno rinnovate e ampliate scuole sovraffollate e potenziate le strutture d'accoglienza per i profughi della violenza.
Ad domanda 5
La sicurezza del personale delle organizzazioni umanitarie nella provincia del Kosovo è attualmente accettabile. La presenza della cosiddetta " Kosovo Verification Mission " (KVM) fornirà un contributo alla sicurezza dei collaboratori che operano presso le organizzazioni internazionali. Partecipando alla KVM anche la Svizzera dà il suo contributo alla sicurezza dei collaboratori delle organizzazioni umanitarie. Oltre a ciò il tipo di conflitto obbliga gli operatori umanitari, che devono stare particolarmente attenti ai campi di mine non segnalati, a una maggior prudenza.
Ad domanda 6
La convenzione elaborata dal negoziatore americano Holbrooke con i dirigenti iugoslavi ha ricreato la possibilità di una soluzione pacifica del conflitto nella provincia del Kosovo. L'OSCE è stata incaricata di istituire una "Kosovo Verification Mission" (KVM) per sorvegliare l'applicazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza del 23 settembre 1998. La Svizzera, membro attivo dell'OSCE, partecipando alla KVM ha cosí l'occasione di cooperare con efficienza a una soluzione internazionale del conflitto nella provincia del Kosovo. Il Consiglio federale ha incaricato il DFAE e il DDPS di elaborare le modalità di una partecipazione svizzera a questa missione. Si prevede di mettere a disposizione della KVM un contingente di 50-100 periti civili e militari del DFAE e del DDPS. Per il resto il Consiglio federale mantiene la sua offerta di organizzare la Conferenza sul Kosovo a livello internazionale, offerta che è stata presentata nel mese di marzo 1998 al Consiglio permanente dell'OSCE.
Ad domanda 7
Il Consiglio federale ha partecipato alle sanzioni internazionali pronunciate finora contro la Repubblica federale di Iugoslavia. La Svizzera agisce così in modo solidale nei confronti degli sforzi profusi dalla Comunità internazionale volti ad aumentare la disponibilità delle concessioni di Belgrado sulla questione del Kosovo esercitando una pressione appropriata. L'8 settembre 1998 l'UE ha deciso di mettere in vigore un divieto di atterraggio per le compagnie aeree iugoslave. Da allora tale divieto è stato applicato da tutti gli Stati membri dell'UE ad eccezione della Grecia. Il Consiglio federale aveva già deciso in linea di principio il 1° luglio 1998 di aderire a questa sanzione a condizione che tutti gli Stati dell'UE la mettessero in vigore.
Risposta del Consiglio federale.