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99.3495 · Mozione · 1999-10-05

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

Liquidato

Antrag des Bundesrates

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

Stellungnahme des Bundesrates

L'autore della mozione chiede che le imprese siano indennizzate per le spese amministrative risultanti dal conteggio delle imposte e dei tributi. Lo scopo di tale provvedimento consisterebbe nel costringere le autorità a tenere conto, nel loro lavoro di regolamentazione, delle spese dovute all'esecuzione e a mantenerle in seguito al livello più basso possibile. In particolare l'autore fa allusione all'IVA, alla TTPCP e alle future tasse sull'energia.

Il Consiglio federale ritiene che diversi argomenti preponderanti depongano a sfavore di un indennizzo delle spese amministrative dei contribuenti, e ciò per i motivi seguenti:

In primo luogo, occorrerebbe investire risorse supplementari per il versamento di tali indennità. Infatti bisogna tenere conto dell'onere finanziario che dovrebbe essere sopportato dallo Stato aumentando l'imposta o riducendo le spese in certi settori, da un lato, e del personale di cui necessiterebbe l'amministrazione di un tale sistema, dall'altro. È indubbio che questi versamenti annuali a diverse centinaia di migliaia di aventi diritto provocherebbero un onere amministrativo e finanziario che supererebbe di gran lunga i benefici da essi apportati. Inoltre non bisogna dimenticare i provvedimenti che sono già stati adottati al fine di agevolare il sistema di riscossione dell'imposta. È sbagliato affermare che le spese gravanti sui contribuenti a causa di tale riscossione non sono prese in considerazione quando si progetta un prelievo. L'autore della mozione, del resto, non fornisce alcun esempio concreto che supporti la tesi secondo cui l'amministrazione si preoccuperebbe unicamente di limitare il proprio lavoro, senza pensare di ridurre l'onere sostenuto dai contribuenti.

Per quanto concerne un eventuale potenziale di ottimizzazione, non si può anticipare nulla senza esaminare casi concreti. È comunque possibile supporre che tale potenziale non sia molto grande, considerato il fatto che gli ambienti direttamente interessati dalla riscossione dei tributi hanno potuto esprimere il proprio parere prima che il Parlamento si occupasse della questione. Infatti, anche per le ordinanze che disciplinano soprattutto il regime fiscale viene effettuata regolarmente una procedura di consultazione, come è il caso attualmente per l'ordinanza sull'IVA.

L'esempio della TTPCP conferma le considerazioni espresse in precedenza. In questo caso il Parlamento ha deciso che lo Stato si assuma i costi dell'apparecchio di rilevamento, sebbene ciò sia in contraddizione con lo scopo del tributo, che consiste nell'imporre la verità dei costi nel settore dei trasporti e non nel riscuotere un prelievo di carattere generale. Per i tributi che mirano all'applicazione del principio di causalità, le spese di incasso fanno parte del prezzo, come è d'uso per ogni articolo venduto nel settore privato.

Se si tiene conto del fatto che ogni imposta provoca alcune distorsioni, si rivela più ragionevole - anche per quanto concerne l'imposta sul valore aggiunto - non rimborsare tali spese alle imprese per mantenere un tasso dell'IVA il più basso possibile. A parte alcune eccezioni, si può supporre che le imprese trasferiscano queste spese sui consumatori, ciò che è più efficace rispetto al meccanismo che consisterebbe nel prelevare tributi dalle economie domestiche - che sono anche contribuenti - al fine di indennizzare le imprese per il lavoro amministrativo causato dai prelevamenti fiscali. Ciò vale in particolare per l'imposta federale diretta.

Se si intende invece prelevare l'indennità tramite le imposte indirette - concretamente tramite l'IVA - l'amministrazione dovrebbe assumersi un lavoro supplementare che potrebbe essere giustificato soltanto da un tasso di deduzione dell'IVA che varia in funzione delle imprese. Tuttavia lasciare alle imprese, a titolo di indennizzo, una parte dell'IVA dovuta non sarebbe una soluzione che tiene conto del desiderio dell'autore della mozione, visto che egli richiede esplicitamente tassi differenziati a seconda dei rami economici e delle imprese. Alcuni studi empirici dimostrano infatti che l'onere amministrativo derivante dalle imposte, dalle assicurazioni sociali, ecc. rappresenta un peso proporzionalmente maggiore per le PMI che per le grandi imprese. Di conseguenza, il versamento di un'indennità globale non sarebbe efficace per l'economia nazionale.

Occorre inoltre osservare che in questo caso soltanto l'efficienza - e non la giustizia - entra in linea di conto, considerato che si tratta di calcolare pagamenti effettuati dalle imprese e non di migliorare la situazione di determinate categorie di economie domestiche particolarmente colpite.

Per quanto riguarda l'economia nazionale, è meglio prendere provvedimenti diretti intesi a ridurre le spese di riscossione piuttosto che versare indennità. Si tratta del resto della soluzione adottata per l'IVA, con il conteggio dell'imposta effettuato secondo il sistema del tasso del debito fiscale netto. È un altro elemento che mostra che l'ipotesi avanzata dall'autore della mozione - secondo cui la situazione non può migliorare senza una partecipazione alle spese da parte della Confederazione - non corrisponde alla realtà. Ulteriori possibilità di semplificazione verranno inoltre esaminate allorché si tratterà di concretizzare la legge sull'IVA.

Vere questioni in merito all'efficacia della riscossione si pongono invece riguardo alla tassa sull'energia, approvata a grandi linee dal Parlamento, in quanto si prevede di mettere a punto elaborati meccanismi di restituzione per certe forme di energia. La soluzione che consiste nell'esonerare determinati rami economici complica pure spesso la procedura di conteggio, anche se in questo caso le decisioni politiche che impongono un onere amministrativo supplementare interessano nella stessa misura sia il contribuente che l'amministrazione. Un altro potenziale di ottimizzazione resta poco sfruttato per motivi politici: si tratta della dichiarazione d'imposta. In questo caso è la ripartizione delle competenze tipica del nostro sistema federale che ostacola uno sgravio amministrativo.

Inoltre, non bisogna dimenticare che l'efficacia della riscossione non deve unicamente tenere conto delle spese amministrative, ma anche dei rischi del mancato incasso di un'imposta dovuta. Oltre all'aspetto delle perdite fiscali, occorre rispettare altri principi, come ad esempio il principio dell'uguaglianza davanti alla legge. A seconda della situazione, questo principio può impedire importanti semplificazioni (si pensi al sistema forfettario o dei tassi del debito fiscale netto, che non tiene conto del ramo economico, al fine di evitare il lavoro necessario per attestare l'appartenenza di un'impresa a un settore economico o a un altro).

Complessivamente emerge che l'assunzione da parte dello Stato delle spese amministrative a carico dei contribuenti deve essere respinta. Essa non è necessaria per giungere a una buona soluzione e non è in grado di garantire un risultato soddisfacente dal profilo dell'efficacia della riscossione. Ai diritti nei confronti dello Stato si contrappongono anche precisi doveri verso lo stesso. In fin dei conti è determinante la volontà politica: secondo la costellazione politica, essa può indurre l'amministrazione ad attribuire, nell'ambito del suo lavoro di regolamentazione, un'importanza notevole alla minimizzazione delle spese amministrative che gravano sul contribuente. Ma questa stessa volontà politica può fare in modo che, a causa di esigenze politiche superiori, ci si distanzi, in misura più o meno considerevole, dal criterio delle spese di riscossione, a prescindere dal fatto che un'indennità sia dovuta o meno. In ogni caso, le spese amministrative per il rimborso di centinaia di migliaia di contribuenti rappresentano pur sempre un onere per l'economia nazionale.

È tuttavia indispensabile provvedere affinché venga garantita la trasparenza dei costi della riscossione, sia da parte dell'amministrazione che da parte dei contribuenti. Per quanto concerne l'amministrazione, i messaggi del Consiglio federale contengono un capitolo relativo alle ripercussioni finanziarie e sull'effettivo del personale per la Confederazione e i Cantoni. Quanto alle imprese, invece, i risultati della procedura di consultazione saranno completati da un'analisi dell'impatto della regolamentazione e da un test di compatibilità PMI, due strumenti che dovrebbero permettere al Consiglio federale di accumulare esperienze pratiche durante la prossima legislatura. Detto questo, per centinaia di migliaia di contribuenti si giustificano esami più approfonditi, che d'altronde sono già stati effettuati in passato dagli uffici competenti. Per quanto concerne la regolamentazione proposta, occorre constatare che esiste un'evidente sproporzione tra le spese che provoca e i potenziali benefici che promette.

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.