99.3581 · Mozione · 1999-12-06
Dipartimento delle Finanze
Liquidato
Antrag des Bundesrates
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Stellungnahme des Bundesrates
La Svizzera deve rimanere fiscalmente attrattiva sul piano della competitività internazionale. Il progresso tecnico e la liberalizzazione mondiale hanno sostanzialmente agevolato la mobilità in tutti i settori economici. Per favorire l'attrattiva della piazza economica svizzera e in conformità delle linee direttive delle finanze federali, il rapporto costi/benefici delle prestazioni dello Stato deve mantenersi più conveniente che in altri Paesi dell'OCSE. Il nostro carico fiscale deve figurare tra i più bassi di questi Paesi; nel confronto occorrerà beninteso tener conto del livello di sviluppo dei vari Paesi considerati. In base ai dati dell'OCSE del 1997, con un'aliquota fiscale del 33,8 per cento la Svizzera si situa al di sotto della media, sia nell'area dell'OCSE (37,2% del PIL), sia rispetto ai Paesi dell'UE (41,5%). Ciononostante il nostro margine di vantaggio si è ridotto, poiché negli anni Novanta molti Stati sono riusciti a stabilizzare risp. a ridurre la pressione fiscale, oppure questa è aumentata meno rapidamente che in Svizzera.
Il Consiglio federale respinge la mozione per i seguenti motivi:
Il 13 marzo 2000 il Consiglio federale ha presentato un pacchetto di riforme fiscali che a livello di Confederazione prevede nell'ambito dell'imposta federale diretta sgravi per le persone fisiche fino a 900 milioni di franchi annui. Le misure sono volte a migliorare la situazione di persone coniugate e genitori con figli minorenni o in formazione rispetto a quella attuale. La disparità di trattamento fiscale tra persone coniugate e concubini deve inoltre essere soppressa.
Questi sgravi rappresentano circa il 20 per cento delle entrate dell'imposta federale diretta delle persone fisiche. Ulteriori agevolazioni riguardanti l'imposta federale diretta non sono previste. L'accumulazione del predetto sgravio alla riduzione del 10 per cento dell'imposta federale diretta, come richiesto dall'autrice della mozione e della quale beneficerebbero anche le persone giuridiche, è da escludere.
Verso la fine dell'anno il Consiglio federale vuole licenziare il messaggio concernente le misure fiscali. È assai improbabile che le misure possano entrare in vigore entro la metà della corrente legislatura come auspicato dall'autrice della mozione. La data dell'entrata in vigore dipende dal ritmo delle discussioni parlamentare e dalla concreta attuazione. Come noto, la tassazione e l'esecuzione dell'imposta federale diretta spettano ai Cantoni. L'introduzione delle riforme deve pertanto tener conto anche delle possibilità dei Cantoni. Inoltre bisogna ancora chiarire in che misura le riforme nel campo dell'imposizione della famiglia tocchino l'armonizzazione fiscale formale. In questo caso il tempo necessario per l'introduzione aumenterebbe.
Secondo il piano finanziario del Consiglio federale (stato 17.12.1999) i necessari margini di manovra per riduzioni d'imposte risulteranno solo verso la fine dell'attuale e l'inizio della prossima legislatura. Nell'ottica attuale per il 2001 è previsto un disavanzo di circa 500 milioni e per il 2002 il conto dovrebbe essere in pareggio.
Il Consiglio federale respinge però anche i numeri 2 a 4 della mozione. Il finanziamento delle attuali prestazioni AVS dipende da entrate supplementari. Se imposte, tasse e emolumenti non possono essere aumentati (n. 3), ciò significherebbe che il buco finanziario dovrebbe essere tappato con le risorse generali delle finanze federali. Qualora i programmi di risparmio non potessero in pari tempo toccare il settore dei trasferimenti con i Cantoni e i comuni, non sarebbe possibile trovare una soluzione senza che altri obiettivi quali l'equilibrio finanziario o l'esecuzione di compiti centrali della Confederazione vengano messi in discussione. I trasferimenti ai Cantoni sollecitano le finanze federali nella misura di circa il 30 per cento; una parte consistente di questi trasferimenti vengono ridistribuiti dai Cantoni - di solito uniti a contributi propri - ai comuni e a terzi. In considerazione di questo ordine di grandezza sarebbe quasi impossibile che le finanze cantonali rimangano al riparo dagli effetti di questi pacchetti di misure miliardarie.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.