preparatory:AB 370951
Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2026-03-10
Wortprotokoll
Il Consiglio federale del 1848 era decisamente meno eterogeneo di quello attuale. Erano tutti uomini, erano tutti liberali. Una cosa però non è cambiata dal 1848 ad oggi: è il numero dei membri del Consiglio federale. Erano sette allora e sono sette ancora oggi. La domanda che si pone con questa iniziativa parlamentare è molto semplice: Sette membri è un numero davvero ancora adeguato per il Consiglio federale? Per quasi 180 anni la risposta è stata sempre la stessa, non è mai cambiata. Cambiata, profondamente, è invece la Svizzera.
La popolazione è quasi quadruplicata. Allora il commercio si svolgeva soprattutto con i Paesi vicini, esportazioni per circa 200 milioni di franchi e importazioni per circa 200 milioni di franchi. Oggi la Svizzera è una delle economie più globalizzate del pianeta, con circa 350 miliardi di franchi per le esportazioni e altrettanti per le importazioni ogni anno. Alla metà del XIX° secolo le emissioni di CO2 erano di circa un milione di tonnellate l'anno. Oggi siamo a quasi 45 milioni. Anche il sistema politico era molto più semplice. Era dominato da due partiti. Oggi il panorama partitico è molto più diversificato, è più plurale, è molto più dinamico. Insomma, la complessità delle decisioni politiche, la dimensione internazionale dei dossier e la pluralità politica del Paese sono cresciute enormemente. Per questo, portare il Consiglio federale a nove membri è una idea che si discute regolarmente in questo Parlamento, non come capriccio politico ma come una seria riflessione istituzionale.
Oggi vorrei darvi tre, direi ottime ragioni, per dare seguito a questa iniziativa parlamentare: la prima ragione è la rappresentanza delle regioni linguistiche. La nostra Costituzione chiede che le diverse regioni e comunità linguistiche siano equamente rappresentate in Consiglio federale. Con sette membri questo equilibrio è fragile e spesso dipende da coincidenze politiche e personali. Con nove membri diventerebbe ovviamente più realistico garantire una rappresentanza stabile delle diverse regioni e delle diverse realtà linguistiche del Paese. Questo è fondamentale, perché? Perché la Svizzera funziona solo se tutte le parti si sentono partecipi e parte dello stesso progetto. La rappresentanza linguistica quindi non è un simbolo da resuscitare nei vostri discorsi del primo agosto, è una cosa da vivere conseguentemente nella quotidianità perché è un elemento essenziale della coesione nazionale.
La seconda ragione è la mole di lavoro del Consiglio federale. Nel 1848 il Consiglio federale governava uno Stato decisamente più semplice di quello odierno. Oggi, ogni dipartimento gestisce dei dossier enormi: politica europea, sicurezza energetica, digitalizzazione, geopolitica, migrazione, cambiamento climatico. Rispetto alla complessità dei compiti che deve affrontare, il nostro governo è decisamente molto piccolo. Due membri in più chiaramente non rivoluzionano il sistema, ma permettono di distribuire meglio responsabilità e dossier e soprattutto permettono di rafforzare la capacità politica del nostro governo. E credo che nessuno di noi qua dentro possa negare che a intervalli regolari il Consiglio federale sembri sopraffatto dalla mole e dalla responsabilità del proprio lavoro. Non è, o perlomeno non è sempre, un problema di persone, è veramente anche un problema di mole di lavoro e di complessità dei dossier da affrontare.
La terza ragione si rifà al fatto che la Svizzera oggi è politicamente più plurale. Il sistema politico svizzero è diventato molto più diversificato rispetto al 1848. Nuove forze politiche hanno acquisito peso e importanza. Se vogliamo preservare il valore della concordanza e del compromesso dobbiamo permettere che il governo rifletta meglio la realtà politica e partitica del Paese. La legittimità del governo, del suo agire, delle sue decisioni ne uscirebbe decisamente rafforzata.
In fondo, la domanda a cui dobbiamo rispondere è molto semplice. Nel 1848 la Svizzera ha deciso che sette membri erano la dimensione giusta per governare il Paese. Sono passati 180 anni, la Svizzera è cresciuta, si è internazionalizzata, si è complicata. Passare da sette a nove membri non stravolge il nostro sistema, lo rafforza.
È con queste considerazioni che vi invito a sostenere l'iniziativa parlamentare.