Lexipedia

Dipartimento federale delle finanze DFF

22 dicembre 2015

Analisi d’impatto della regolamentazione

in merito alla modifica dell’ordinanza sui fondi propri e dell’ordinanza sulle banche (esigenze in materia di fondi propri per le banche – ricalibratura TBTF e categorizza- zione)

Indice

Compendio ............................................................................................................................. 4

1 Situazione iniziale .................................................................................................... 5 1.1 L’analisi d’impatto della regolamentazione .......................................................... 5 1.2 Necessità d’intervento in merito alle disposizioni «too big to fail» .................... 5 1.3 Tratti fondamentali delle misure proposte ............................................................ 6 1.4 Misure alternative e accantonate ........................................................................... 8

2 Raffronto internazionale delle misure proposte ................................................... 9

3 Panoramica della letteratura attuale .................................................................... 12 3.1 Benefici e costi delle maggiori esigenze in materia di capitale ........................ 12 3.2 Analisi storica delle perdite e dei costi di liquidazione...................................... 15 3.3 Stime sul valore della garanzia implicita dello Stato.......................................... 16

4 Ripercussioni per l’economia ............................................................................... 17 4.1 Ripercussioni per la piazza economica svizzera e per la concorrenza ............ 17 4.1.1 Creazione di valore aggiunto e posti di lavoro ......................................................... 17 4.1.2 Concorrenza ............................................................................................................ 19 4.1.3 Concessione di crediti .............................................................................................. 20 4.1.4 Altre offerte di servizi finanziari ................................................................................ 23 4.1.5 Attrattiva della piazza economica ............................................................................ 24 4.2 Ripercussioni per i gruppi interessati ................................................................. 25 4.2.1 Banche di rilevanza sistemica ................................................................................. 25 4.2.2 Altre banche e altri istituti finanziari ......................................................................... 28 4.2.3 Clienti ....................................................................................................................... 28 4.2.4 Investitori ................................................................................................................. 29 4.2.5 Confederazione, Cantoni e Comuni ......................................................................... 29 4.3 Aspetti pratici dell’esecuzione ............................................................................. 31

5 Conclusioni ............................................................................................................ 32

6 Bibliografia ............................................................................................................. 33

2

Indice delle figure Figura 1: Esigenze «going concern» ................................................................................. 7 Figura 2: Nuove e vecchie esigenze in materia di fondi propri per le grandi banche (senza sconti) ..................................................................................................... 8 Figura 3: Scarto percentuale del prodotto interno lordo del 2° trimestre 2008................. 13 Figura 4: Dimensioni del settore bancario in Svizzera ..................................................... 17 Figura 5: Occupazione nel settore bancario svizzero ...................................................... 18 Figura 6: Leverage delle banche (bilancio complessivo/capitale proprio) e tasso di crescita annuo in Svizzera ................................................................................ 19 Figura 7: Volume nazionale dei crediti di tutte le banche 1996–2014.............................. 21 Figura 8: Volume dei crediti delle grandi banche e delle banche nazionali di rilevanza sistemica ........................................................................................ 22 Figura 9: Quota di mercato delle grandi banche 2005–2014 ........................................... 23 Figura 10: Utile ante imposte rettificato/RWA .................................................................... 24 Figura 11: Utile ante imposte rettificato/totale degli attivi rettificati 1° trimestre 2010–2° trimestre 2015 ................................................................................................... 25 Figura 12: Effetti dell’annuncio sui prezzi delle azioni di UBS e CS rispetto alle banche europee facenti parte del «peer group» ........................................ 27

Indice delle tabelle Tabella 1: Confronto delle esigenze in materia di capitale .................................................... 11 Tabella 2: Quote di mercato del mercato creditizio nazionale e relative variazioni dal 2010 22

3

Compendio Nel mese di febbraio del 2015 il Consiglio federale ha riconosciuto la necessità d’intervenire per ridurre ulteriormente i rischi connessi con le banche di rilevanza sistemica. Di conse- guenza, un gruppo di lavoro diretto dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) con rappre- sentanti della Banca nazionale svizzera (BNS) e dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha elaborato proposte per i necessari adeguamenti legislativi. Il 21ottobre 2015 il Consiglio federale ha approvato i parametri per la modifica dell’ordinanza concernenti in particolare le grandi banche. La presente analisi d’impatto della regolamentazione (AIR) descrive le possibili ripercussioni della modifica dell’ordinanza da un’ottica economica.

L’AIR concernente le nuove prescrizioni in materia di capitale per le banche di rilevanza siste- mica in Svizzera mostra che una maggiore resistenza delle banche interessate riduce ulterior- mente e significativamente i rischi per i contribuenti. Allo stesso tempo ne risulta rafforzata la stabilità del sistema finanziario. Per la Svizzera, la cui piazza bancaria è relativamente grande nel raffronto internazionale, ciò è particolarmente importante dato che i costi di una crisi ban- caria potrebbero essere molto elevati. La migliorata stabilità finanziaria rappresenta in fondo anche un vantaggio per la piazza economica svizzera nel suo complesso.

Nell’insieme non sono attese ripercussioni negative sostanziali per l’economia nazionale. Que- sto grazie anche al periodo transitorio per il rispetto delle nuove prescrizioni in materia di ca- pitale, adeguatamente fissato per la fine del 2019. Inoltre, come è emerso dalle esperienze nazionali ed estere raccolte con le prescrizioni più severe in materia di capitale, applicate alle banche a seguito della crisi finanziaria, le ripercussioni negative per la crescita economica rilevate ex-post sono risultate addirittura minori rispetto a quelle attese ex-ante. I Paesi che hanno promosso più velocemente la riforma del sistema bancario e il rafforzamento della ca- pitalizzazione (ad es. USA e Svizzera) sono cresciuti più rapidamente dopo la crisi finanziaria. In Svizzera, le esperienze maturate dall’entrata in vigore del pacchetto TBTF, nel 2012, indi- cano che la nuova regolamentazione non ha limitato la concessione complessiva di crediti sul territorio nazionale. Anche la disoccupazione è rimasta a un livello basso rispetto al raffronto internazionale. Per contro si sono registrate talune piccole variazioni delle quote di mercato.

Per soddisfare le nuove esigenze, entro la fine del 2019 le grandi banche devono costituire capitale. Il periodo transitorio fissato per la fine del 2019 è sufficientemente ampio per consen- tire alle grandi banche di raggiungere il «leverage ratio» relativo ai fondi propri CET1 richiesto per il caso «going concern» senza dover emettere nuovi fondi propri (ad esempio tramite una politica prudente in materia di dividendi). Per soddisfare l’insieme delle esigenze «going con- cern», le grandi banche devono invece ancora emettere CoCos con «trigger» elevati. Il fabbi- sogno di capitale (CET1) per conformarsi alle nuove esigenze «going concern» è stimato in 5,2 miliardi di franchi per CS e in 2,3 miliardi di franchi per UBS. Le banche di rilevanza siste- mica orientate al mercato nazionale soddisfano già oggi le esigenze «going concern», sia sotto il profilo della ponderazione in funzione del rischio che riguardo al «leverage ratio».

A medio e lungo termine, le prescrizioni più severe in materia di capitale dovrebbero contribuire a preservare o a incrementare l’attrattiva della piazza finanziaria svizzera. Le condizioni ne- cessarie per una piazza finanziaria attiva a livello internazionale, già buone grazie all’elevata stabilità politica ed economica, dovrebbero risultare ulteriormente migliorate. Ciò vale in parti- colare per l’attività di gestione patrimoniale, fortemente basata sulla fiducia.

4

1 Situazione iniziale

1.1 L’analisi d’impatto della regolamentazione

L’analisi d’impatto della regolamentazione (AIR) è uno strumento per studiare e rappresentare le ripercussioni economiche dei progetti di regolamentazione della Confederazione1. Secondo il rapporto del 19 dicembre 2012 sulla politica della Confederazione in materia di mercati fi- nanziari, le riflessioni sui costi e sui benefici rientrano nei principi della politica svizzera in materia di piazza finanziaria. Inoltre, anche il rapporto finale del 5 dicembre 2014 del gruppo di esperti sull’ulteriore sviluppo della strategia in materia di mercati finanziari stabilisce la ne- cessità di valutare coerentemente i costi e i benefici delle regolamentazioni nel settore dei mercati finanziari.

L’AIR mira a contribuire al miglioramento dell’attività legislativa possibilmente a ogni livello di regolamentazione. Oltre che per i progetti legislativi, l’AIR è svolta anche per le modifiche delle ordinanze, qualora in tal modo vengano create basi giuridiche che abbiano ripercussioni per l’economia nazionale. L’AIR persegue una maggiore trasparenza in merito ai problemi che stanno alla base del progetto legislativo, agli obiettivi auspicati, alle opzioni disponibili, alle misure proposte e alle conseguenze attese, sia microeconomiche che macroeconomiche. Ve- rifica le possibilità di regolamentazione alternative e la loro attuabilità e mira dunque all’otti- mizzazione del progetto. Fornisce pertanto all’Amministrazione federale le conoscenze neces- sarie sulle possibilità di miglioramento, ai responsabili decisionali migliori basi su cui decidere, alla cerchia di interessati migliori basi su cui prendere posizione e alle istituzioni e agli attori competenti migliori possibilità di controllo e valutazione del raggiungimento degli obiettivi e dell’economicità.

La presente AIR verifica la modifica dell’ordinanza proposta nel settore «too big to fail» (TBTF) in merito ai seguenti punti: 1. Necessità e possibilità dell’intervento statale: in che misura è necessario e possibile un intervento dello Stato? 2. Ripercussioni sui singoli gruppi sociali: quali sono le probabili ripercussioni delle re- golamentazioni previste sui singoli gruppi sociali? 3. Ripercussioni per l’economia nel suo complesso: quali sono le probabili ripercussioni delle regolamentazioni previste sull’economia nel suo complesso, in particolare sull’in- tensità della concorrenza e sull’attrattiva della piazza economica? 4. Regolamentazioni alternative: esistono possibili regolamentazioni alternative? 5. Adeguatezza dell’attuazione: in che misura si è tenuto conto del requisito dell’adegua- tezza dell’attuazione per l’economia?

1.2 Necessità d’intervento in merito alle disposizioni «too big to fail»

Nell’ambito dell’introduzione della regolamentazione «too big to fail» (abbreviato: regolamen- tazione TBTF) nel 2012, in particolare nella relativa AIR, è stata evidenziata la generale ne- cessità d’intervento statale nel settore TBTF, illustrando ampiamente la problematica di fondo. Nel quadro del suo rapporto di valutazione del 18 febbraio 20152 secondo l’articolo 52 della legge sulle banche, il Consiglio federale ha identificato ulteriori necessità d’intervento nel set- tore TBTF.

In questo rapporto di valutazione, basato sull’esteso lavoro del gruppo di esperti sull’ulteriore sviluppo della strategia in materia di mercati finanziari, il Consiglio federale conferma che gli istituti finanziari, sono d’importanza centrale per la stabilità finanziaria nazionale, date le loro

1 Cfr. http://www.seco.admin.ch/themen/00374/00459/00465/index.html?lang=de (6.11.2015). 2 Cfr. http://www.news.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/38319.pdf (6.11.2015).

5

notevoli dimensioni rispetto a quelle del Paese. Egli è contrario a un nuovo orientamento ge- nerale della regolamentazione TBTF, ma individua una necessità d’intervento nel quadro delle leggi esistenti, poiché neppure un’attuazione completa delle odierne disposizioni TBTF risol- verebbe interamente la problematica TBTF per la Svizzera. Di conseguenza, un gruppo di lavoro diretto dal Dipartimento federale delle finanze (DFF) con rappresentanti della Banca nazionale svizzera (BNS) e dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha elaborato proposte per i necessari adeguamenti legislativi. Il 21 ottobre 2015 il Consiglio fede- rale ha approvato i relativi parametri per l’adeguamento delle disposizioni TBTF.

Di seguito sono descritti brevemente i tratti fondamentali delle misure proposte, in merito alle quali il presente rapporto fornisce una riflessione economica e un’analisi delle attese ripercus- sioni.

1.3 Tratti fondamentali delle misure proposte

Le misure proposte ruotano attorno alle ridefinite esigenze di capitale, che possono essere suddivise in esigenze di capitale «going concern» e «gone concern». Nel «going concern», un istituto deve disporre di capitale sufficiente per evitare, in una situazione di stress, un sostegno o una liquidazione/un risanamento statali (riassunto nel termine inglese «resolution»). Tuttavia non è un obiettivo delle esigenze «going concern» evitare una «resolution» in ogni caso. Piut- tosto, con l’ulteriore capitale «gone concern» si mira a garantire il risanamento o la liquidazione di una banca appena si verifica un evento critico (ad es. il mancato raggiungimento della quota di capitale CET1 del 5 %), oppure se l’autorità di vigilanza giunge alla conclusione che la banca non è più in grado di ricapitalizzarsi con le proprie forze, nel tempo e nella misura necessaria, ossia quando insorge il pericolo di insolvenza (il cosiddetto «point of non viability» [PONV]). Il capitale «gone concern» deve essere sufficiente a garantire un risanamento dell’istituto, senza ricorrere ai fondi pubblici, o a trasferire le funzioni di rilevanza sistemica in un’unità funzionante e a liquidare le altre unità.

Le esigenze «going concern» per le banche di rilevanza sistemica («systemically important banks», abbreviato in SIB) consistono nella somma di un’esigenza di base – identica per tutte le SIB – concernente sia il grado d’indebitamento ossia la quota di fondi propri in rapporto al bilancio («leverage ratio», LR) sia gli attivi ponderati in funzione del rischio («risk weighted assets», RWA) di una banca, nonché di supplementi definiti in modo individuale per ogni isti- tuto. L’esigenza di base per il «leverage ratio» è del 4,5 per cento, quella per gli RWA è del 12,86 per cento. Per il calcolo dei supplementi individuali, le SIB sono classificate in diversi livelli («bucket approach») risultanti dalla quota di mercato e dalla somma degli impegni di un istituto. Per entrambi i fattori (quota di mercato e la somma degli impegni dell’istituto) sono indicati i supplementi per il «leverage ratio» e gli RWA. Tali supplementi hanno una struttura convessa, ossia crescono in modo più che proporzionale per gli istituti con quote di mercato e somma degli impegni maggiori. Ciò dovrebbe spingere le banche, in particolare quelle grandi, a non accrescere ulteriormente il grado della loro rilevanza sistemica. La Figura 1 riassume la struttura delle esigenze «going concern» per le banche di rilevanza sistemica nazionale in funzione delle quote di mercato e della somma degli impegni attesi.

Nell’ambito «going concern» sono state innalzate le esigenze anche in merito alla qualità del capitale. Ad esempio, per adempiere l’esigenza relativa al LR si può ricorrere agli «high trigger CoCos» (HT CoCos)3 di qualità Tier 1 solo per un massimo dell’1,5 per cento, il resto deve essere soddisfatto con fondi propri di base di qualità primaria (CET1). UBS e CS devono dun- que detenere almeno il 3,5 per cento di CET1 rispetto all’attuale 2,4 per cento. In modo ana- logo, per gli RWA delle grandi banche si può ricorrere agli HT CoCos di qualità Tier 1 solo per un massimo del 4,3 per cento, mentre il resto deve essere adempiuto con CET1. Per la pon- derazione in funzione del rischio, UBS e CS devono dunque continuare a detenere almeno il

3 Al riguardo si tratta di capitale convertibile per il quale come evento determinante («trigger») è defi- nito il momento in cui la quota di fondi propri di base di qualità primaria (CET1) scende sotto il

7 per cento degli RWA.

6

10 per cento di CET1. Per gli strumenti di capitale pendenti, che non potranno più essere con- teggiati in futuro (ad es. HT CoCos di qualità Tier 2) è stata creata una soluzione «grandfathe- ring».

Figura 1: Esigenze «going concern»

Per le banche di rilevanza sistemica attive a livello internazionale, l’entità delle esigenze «gone concern» rispecchia le esigenze «going concern». Pertanto per CS e UBS le esigenze «gone concern» ammontano ora al 5 per cento per il LR e al 14,3 per cento per gli RWA, se- condo le quote di mercato e la somma degli impegni attesi. Sono fondamentalmente conside- rate banche di rilevanza sistemica attive a livello internazionale le banche che il Financial Sta- bility Board (FSB) qualifica ogni anno come banche di rilevanza sistemica globale («globally systemically important banks», abbreviato in G-SIB).

Sostanzialmente sussiste una necessità d’intervento anche per le esigenze «gone concern» per le banche di rilevanza sistemica che non sono attive a livello internazionale (ZKB, Raiffei- sen e PostFinance). Per queste banche, tuttavia, non sono stati ancora concretizzati i piani d’emergenza rilevanti nel caso «gone concern». Le esigenze supplementari «gone concern» saranno determinate non appena saranno noti i tratti fondamentali di questi piani. Tale argo- mento sarà oggetto del prossimo rapporto di valutazione TBTF secondo l’articolo 52 della legge sulle banche, che dovrà essere approvato dal Consiglio federale entro la fine di feb- braio del 2017.

In merito alla qualità del capitale, le esigenze «gone concern» possono essere interamente soddisfatte con obbligazioni di tipo «bail-in». Si tratta di crediti nei confronti della banca che, secondo le condizioni di emissione della FINMA, possono essere ammortizzati o convertiti in capitale proprio in caso di fallimento della banca. Il mantenimento di «low trigger CoCos» (LT CoCos) quale parte integrante del capitale «gone concern» dovrebbe restare possibile ma non essere tassativo. Poiché, secondo l’autorità di vigilanza, in caso di «resolution» i LT CoCos mantengono maggior valore rispetto ai «bail-in bond»4, dovrebbe essere concessa una ridu- zione delle esigenze quantitative. Applicando un rapporto di computo tra LT CoCos e «bail-in bond» di 2 a 3, è possibile ridurre le esigenze relative al LR dell’1 per cento al massimo e quelle relative agli RWA del 2,9 per cento al massimo.

Rispetto all’attuale regime TBTF, per le due grandi banche aumentano le esigenze dei fondi propri massimi, sia nel «going concern» che nel «gone concern» (cfr. Fig. 2). Mentre le grandi banche in situazioni di «going concern» devono detenere circa l’1 per cento di CET1 e di AT1

4 Senza risanamento, i «low trigger CoCos» possono essere impiegati per la copertura delle perdite (tramite ammortamento del credito o conversione in capitale proprio) e in caso di insolvibilità incom- bente (PONV) possono essere utilizzati per evitare il risanamento.

7

in più, le esigenze nel caso del «gone concern» aumentano del 3,5 per cento circa (senza ponderazione, sulla base del «leverage ratio»). La Figura 2 mostra le accresciute esigenze anche in merito agli RWA. Le nuove esigenze, nettamente superiori in termini assoluti, sono in gran parte condizionate dai nuovi standard minimi a livello internazionale sul possesso di obbligazioni di tipo «bail-in» nell’ambito delle esigenze «gone concern» (cfr. cap. 2).

Figura 2: Nuove e vecchie esigenze in materia di fondi propri per le grandi banche (senza sconti)

1.4 Misure alternative e accantonate

Il rapporto di valutazione del Consiglio federale del febbraio 2015 ha confermato che approcci alternativi alla regolamentazione TBTF, come l’introduzione di un sistema bancario separato, non sono adeguati per la Svizzera. Allo stesso tempo, la valutazione ha definito l’ambito dell’ul- teriore sviluppo dell’approccio TBTF. Ad esempio, le esigenze dei fondi propri dovranno orien- tarsi a quelle delle principali piazze finanziarie. I parametri decisi sono conformi a questo prin- cipio. Con un aumento meno incisivo delle esigenze concernenti i fondi propri, le prescrizioni svizzere per le grandi banche non sarebbero in linea con quelle dei Paesi leader a livello in- ternazionale in questo settore. Viceversa, esigenze concernenti i fondi propri nettamente su- periori a quelle delle piazze finanziare concorrenti non sarebbero più conciliabili con le esi- genze di concorrenza nel raffronto globale. Poiché non è richiesto un nuovo ordinamento di massima, i necessari adeguamenti giuridici possono essere apportati nell’ambito delle basi legali esistenti.

8

2 Raffronto internazionale delle misure proposte

Le misure proposte sono rappresentate nella Tabella 1, dove CS e UBS figurano quali banche sistemiche di rilevanza globale nel contesto internazionale. È importante non limitare il con- fronto alle cifre, bensì tenere conto anche dell’importanza delle banche di rilevanza sistemica per le economie nazionali (cfr. Fig. 4 al n. 4.1.1). Rispetto al prodotto interno lordo nazionale, le due grandi banche svizzere CS e UBS hanno dimensioni ampiamente superiori alle due più grandi banche di rilevanza sistemica di altri Paesi, come USA e Regno Unito. Ciò giustifica le esigenze svizzere superiori in termini quantitativi e qualitativi. Il punto di partenza per il con- fronto è il supplemento maggiore tra le varie regolamentazioni, effettivamente applicato a una banca di rilevanza sistemica. I principali punti del raffronto internazionale rappresentato nella Tabella 1 sono i seguenti.  La Svizzera, con le nuove disposizioni TBTF pianificate (misurate sulle esigenze comples- sive), sarà tra i Paesi leader a livello internazionale in fatto di esigenze per i fondi propri previste per le banche di rilevanza sistemica, conformemente all’obiettivo di calibratura auspicato nel rapporto di valutazione del Consiglio federale del 18 febbraio 2015.  Nell’ambito del «leverage ratio» per il caso «going concern», le disposizioni nazionali pre- viste in Svizzera, negli USA e nel Regno Unito superano lo standard minimo di Basilea III; le disposizioni in Svizzera e negli USA sono superiori anche per la ponderazione in fun- zione del rischio.

Standard internazionali Basilea III e TLAC Il nuovo standard Basilea III, valevole permanentemente per tutte le banche, contiene in par- ticolare misure, i) sul miglioramento della qualità del capitale proprio e ii) sull’incremento delle esigenze minime per il capitale proprio necessario. Inoltre per le banche di rilevanza sistemica, oltre ai supplementi per le G-SIB, si aggiungono le nuove esigenze della capacità totale di assorbimento delle perdite («total loss-absorbing capacity»; «standard TLAC») che mirano a garantire, in caso di crisi, la disponibilità di sufficiente capitale per coprire le perdite, al fine di risanare o liquidare una banca senza fondi pubblici. La proposta del FSB contiene standard minimi TLAC qualitativi e quantitativi, secondo cui una parte può essere soddisfatta con il ca- pitale detenuto per il rispetto delle esigenze minime secondo Basilea III. All’inizio della Tabella 1 sono rappresentati l’attuale standard Basilea III e i parametri TLAC recentemente definiti, per coprire oltre al caso «going concern» esplicitamente anche quello «gone concern».

Le esigenze di Basilea III per il caso «going concern» devono essere adempiute mediante determinate qualità del capitale (cfr. colonne): «Total Tier 1», comprendente i fondi propri di base di qualità primaria (CET1) e i fondi propri di base supplementari (AT1). I fondi propri complementari (T2) possono essere assegnati al caso «gone concern». Esistono dunque esi- genze di capitale sotto forma di un valore minimo totale dell’8 per cento degli RWA, valido per tutte le banche, ove il 4,5 per cento degli RWA deve essere soddisfatto con fondi propri di qualità CET1 e l’1,5 per cento con fondi propri di qualità AT1 – dai quali si ottiene un capitale di qualità Tier 1 del 6 per cento degli RWA – e il 2 per cento con capitale di qualità Tier 2. Esistono inoltre esigenze «going concern» sotto forma di un cuscinetto che per tutte le banche ammonta al 2,5 per cento degli RWA e che per le banche di rilevanza sistemica globale è aumentato di un ulteriore 1 per cento fino al 2,5 per cento per raggiungere un totale che va dal 3,5 per cento al 5 per cento degli RWA (supplementi del FSB per le G-SIB). L’esigenza mas- sima del 6 per cento non è attualmente applicata (nessuna banca si trova nel cosiddetto «empty bucket» con un supplemento del FSB per le G-SIB del 3,5 %). Le esigenze previste per il cuscinetto devono essere soddisfatte con fondi propri di qualità CET1. Le esigenze defi- nitive in merito al «leverage ratio» minimo secondo Basilea III saranno fissate solo nel 2017 dal Comitato di Basilea – al momento sono state valutate provvisoriamente nella misura di almeno il 3 per cento dell’esposizione totale quale misura per tutte le operazioni di bilancio e fuori bilancio. Il valore minimo del 3 per cento potrebbe tuttavia essere innalzato, motivo per cui è indicato tra virgolette. Inoltre il FSB ha recentemente deciso per le banche di rilevanza

9

sistemica un’esigenza minima TLAC pari al 18 per cento degli RWA e al 6,75 per cento dell’esposizione totale («leverage ratio»)5.

CH Valore minimo: per il valore minimo degli RWA nel caso «going concern», le esigenze minime previste dalla Svizzera sono conformi allo standard minimo di Basilea III pari all’8 per cento. La qualità del capitale richiesta è tuttavia leggermente superiore, poiché non devono essere detenuti fondi propri di qualità Tier 2 pari al 2 per cento, ma questa percentuale deve essere detenuta sotto forma di fondi propri di qualità Tier 1.

Cuscinetto: con riferimento al cuscinetto degli RWA nel caso «going concern», le disposizioni in Svizzera sono superiori allo standard di Basilea III e alle esigenze del Regno Unito, ma leggermente inferiori alle prescrizioni massime degli USA. L’esigenza relativa al «leverage ra- tio» nel caso «going concern» è anch’essa leggermente meno severa. Rispetto agli USA, le esigenze relative agli RWA previste dalla Svizzera nel caso «gone concern» sono più severe, ma nell’ambito delle esigenze concernenti il «leverage ratio» per il «gone concern» possono essere considerate lievemente meno severe a seconda dello sconto eventualmente concesso.

USA Valore minimo: anche le disposizioni minime negli USA rispecchiano fondamentalmente lo standard internazionale di Basilea III per il capitale «going concern» sia sul fronte degli RWA che su quello del «leverage ratio».

Cuscinetto: il cuscinetto USA è tuttavia superiore al supplemento definito secondo la classifi- cazione del FSB per le G-SIB compreso tra l’1–2,5 per cento degli RWA e, per quanto con- cerne il «leverage ratio», è superiore al 3 per cento previsto provvisoriamente secondo Basilea III. Per le banche di rilevanza sistemica è previsto un cuscinetto massimo del 7,0 per cento degli RWA (di cui un 2,5 % per il cuscinetto di base definito per tutte le banche e un massimo del 4,5 % per il supplemento G-SIB stabilito per le banche di rilevanza sistemica). Per il «leve- rage ratio» in situazioni di «going concern», gli USA prescrivono un valore compreso tra il 5 e il 6 per cento. Il 5 per cento rappresenta l’esigenza per il gruppo, mentre per la parte del gruppo che comprende depositi assicurati vale un’esigenza specifica superiore, pari al 6 per cento. Nell’ambito delle esigenze «gone concern», le prescrizioni previste negli USA su- perano lo standard Basilea III per quanto concerne il «leverage ratio».

Regno Unito Valore minimo: le prescrizioni del Regno Unito relativamente agli RWA e al valore minimo del «leverage ratio» rispecchiano attualmente lo standard internazionale di Basilea III e i supple- menti per le G-SIB, dato che sono applicati i supplementi del FSB per le G-SIB fino al 2,5 per cento degli RWA. Dal 2019 è prevista l’introduzione di supplementi per le D-SIB (ban- che di rilevanza sistemica nazionale; «ring fenced unit») compresi tra lo 0 e il 3 per cento, fermo restando che il massimo previsto dal FSB per il supplemento D-SIB non può essere superato.

Cuscinetto: in termini di «leverage ratio» il cuscinetto del Regno Unito è leggermente superiore al 3 per cento previsto provvisoriamente secondo Basilea III: l’esigenza relativa al «leverage ratio» del 3,875 per cento al massimo si compone del 3,0 per cento (provvisorio) secondo Ba- silea III più il 35 per cento del supplemento del FSB per gli RWA vigente per le banche pari al massimo al 2,5 per cento (0,875 % = 35 % * 2,5 %)6. Il cuscinetto deve essere detenuto inte- ramente in fondi propri CET1, mentre per soddisfare il 3 per cento minimo relativo al «leverage ratio» possono essere impiegati per un quarto anche fondi propri AT1, che possono consistere

5 Le esigenze minime TLAC del 18 % degli RWA e del 6,75 % del «leverage ratio» valgono dal 2022, mentre dal 2019 alla fine del 2021 esse ammontano rispettivamente al 16 % e al 6 %. Per maggiori informazioni in merito al TLAC si veda: http://www.financialstabilityboard.org/2015/11/tlac-press-re- lease/ 6 Per i dettagli si veda il «Leverage Ratio Policy Paper» della Bank of England (2014).

10

in capitale AT1 convertibile in CET1 qualora la CET1 ratio scenda al di sotto del 7 per cento (CoCos con «trigger» elevato).

Il Regno Unito non ha ancora presentato alcuna proposta sull’attuazione delle nuove esigenze TLAC. Si attende tuttavia che il Regno Unito adotti misure superiori allo standard internazio- nale.

Tabella 1: Confronto delle esigenze in materia di capitale7 Standard di Basilea III Standard TLAC Gone Esigenza Going concern concern complessiva a livello nazionale Esigenza minima Esigenza relativa alla capacità (capacità in complessiva Totale di cui di cui in situazioni di gone situazioni di going (esigenza minima T2 Tier 1 CET1 AT1 concern (T2 + e gone concern) + cuscinetto) strumenti di «bail- in»)

RWA 9.5 - 11.0% 8 - 9.5% 1.5% 2.0% 18% RWA 21.5 - 23% RWA Valore minimo 6.0% 4.5% 1.5% 2.0% 18.0% 18.0% Standard Cuscinetto (2.5% + supplemento 3.5 - 5% 3.5 - 5% 3.5 - 5% per le G-SIB dall'1.0% internazionale al 2.5%)* Leverage Ratio (LR) "3.0%" "3.0%" 6.75% LR 6.75% LR Valore minimo "3.0%" "3.0%" 6.75% 6.75%

Attuazione a livello nazionale degli standard internazionali

10.0 - 14.3% RWA 18.0 - 22.3% RWA 24.3 - 28.6% RWA RWA 14.3% 10.0% 4.3% (a seconda dello (a seconda dello (a seconda dello sconto***) sconto***) sconto***) Valore minimo 8.0% 4.5% 3.5% 10.0 - 14.3% 18.0 - 22.3% 18.0 - 22.3% Cuscinetto 5.5% 0.8% 6.3% (obiettivo)** 6.3% CH 3.75 - 5.0% LR 6.75 - 8.0% LR 8.75 - 10.0% LR Leverage Ratio (LR) 5.0% 3.5% 1.5% (a seconda dello (a seconda dello (a seconda dello sconto***) sconto***) sconto***) Valore minimo 3.0% 1.5% 1.5% 3.75 - 5.0% 6.75 - 8.0% 6.75 - 8.0% Cuscinetto 2.0% 2.0% (obiettivo)** 2.0%

RWA 13.0% 11.5% 1.5% 2.0% 10.5% RWA 18.0% RWA 23.5% RWA Valore minimo 6.0% 4.5% 1.5% 2.0% 10.5% Cuscinetto (massimo) 7.0% 7.0% US Leverage Ratio (LR) 5.0 - 6.0% 5.0 - 6.0% 4.5% LR 9.5 - 10.5% LR 9.5 - 10.5% LR Valore minimo 3.0% 3.0% 4.5% Cuscinetto (massimo) 2.0 - 3.0% 2.0 - 3.0%

RWA 11.0% 9.5% 1.5% 2.0% Valore minimo 6.0% 4.5% 1.5% 2.0% Cuscinetto (massimo) 5.0% 5.0% valori non ancora noti, UK Leverage Ratio (LR) 3.875% 3.250% 0.625% ma almeno pari allo standard TLAC Valore minimo 3.0% 2.375% 0.625% Cuscinetto (massimo) 0.875% 0.875%

* Cuscinetto per CS al 4.0% (compreso il supplemento per le G-SIB dell'1,5%) e per UBS al 3.5% (compreso il supplemento per le G-SiB dell'1%) ** Basato su dati ufficiali forniti dalle banche relativi ai valori previsti nel prossimo futuro («obiettivo») *** Gli sconti sono possibili se non si scende al di sotto dei valori prescritti a livello internazionale

7 La base per il confronto è costituita dal supplemento maggiore, tra tutte le regolamentazioni, effetti- vamente applicato per le banche di rilevanza sistemica e non dal supplemento massimo applica- bile.

11

3 Panoramica della letteratura attuale

3.1 Benefici e costi delle maggiori esigenze in materia di capitale

Benefici Il principale beneficio di esigenze di capitale più elevate è una migliore resistenza del settore bancario e quindi una minore probabilità di costose crisi bancarie per l’economia nazionale. Un’adeguata resistenza delle banche di rilevanza sistemica è particolarmente importante a causa della loro importanza per l’economia nazionale.

Vari studi empirici mostrano che le crisi economiche legate alle crisi bancarie sono solitamente in relazione con elevate perdite in termini di crescita. Uno studio del Comitato di Basilea (BCBS, 2010) stima i costi cumulati negli anni di una simile crisi in misura variabile dal 19 per cento al 158 per cento del prodotto interno lordo precedente la crisi, a seconda delle varie ipotesi sul suo andamento8. Haldane (2010) stima i costi cumulati della crisi finanziaria globale del 2007–2009 al 90–350 per cento del prodotto interno lordo globale (PIL). I costi delle crisi bancarie possono essere molto elevati proprio per le economie nazionali piccole e aperte, dotate di un grande settore bancario. Ad esempio, a causa delle recenti crisi economi- che, l’indebitamento pubblico dell’Irlanda e dell’Islanda è cresciuto di oltre il 70 per cento del PIL. Anche in Svizzera, i costi delle crisi economiche collegate alle crisi bancarie sono tipica- mente elevati. Questo è quanto conferma lo studio di Junge e Kugler (2013) basato su una lunga serie storica. Secondo lo studio, i costi cumulati di una simile crisi ammontano per la Svizzera al 360 per cento circa del PIL.

Gli studi qui citati giungono quindi tutti alla conclusione che i costi economici di una crisi ban- caria sono elevati e il beneficio per l’economia nazionale di un settore bancario resistente è pertanto notevole. La portata dei costi stimati è tuttavia considerevole. Un’importante ipotesi per la modellizzazione riguarda l’andamento della crisi, in particolare se le crisi bancarie hanno ripercussioni durature (il PIL non ritorna al trend pre-crisi) o provvisorie (dopo un certo tempo il PIL torna al trend pre-crisi).

La recente crisi bancaria mostra considerevoli ripercussioni durature. La Figura 3 descrive lo sviluppo del PIL della Spagna, fortemente colpita dalla crisi finanziaria e dotata di un settore bancario di rilievo. Sette anni dopo l’inizio della crisi, il PIL spagnolo è ancora nettamente al di sotto dei livelli pre-crisi (circa -5 % del PIL del 2° trimestre del 2008) e ancora più chiaramente al di sotto del trend di crescita pre-crisi9 (circa -25 % del PIL del 2° trimestre 2008). Negli USA e in Svizzera le ripercussioni sono meno pesanti, ma anche in questi Paesi si constata una chiara flessione rispetto al trend di crescita pre-crisi (circa -8 % del PIL nel 2° trimestre Q2 2008) 10.

Esigenze maggiori in materia di capitale correggono anche certi falsi incentivi (ad es. a causa di garanzie implicite dello Stato) e possono conseguentemente impedire la concessione di crediti eccessivamente rischiosi, che nel lungo termine possono nuocere alla crescita econo- mica. Ciò ha effetti positivi sul potenziale di crescita di un’economia nazionale11.

8 Analogamente al calcolo del valore attuale per un investimento, per il cumulo sono scontate le perdite in termini di crescita (fattore di sconto 5 %). Le perdite in termini di crescita nel futuro più lontano ottengono così un’incidenza ridotta rispetto a quelle nell’immediato futuro. 9 Il trend di crescita pre-crisi si basa sui tassi di crescita medi tra il 1998 e il 2008. 10 Nell’ipotesi che tale ammanco sia permanente, secondo il metodo del Comitato di Basilea (fattore di sconto del 5 %) emergono perdite cumulate nel corso degli anni pari al 500 % del PIL per la Spagna e al 160 % per la Svizzera e gli USA. 11 Cfr. Admati & Hellwig (2013).

12

Figura 3: Scarto percentuale del prodotto interno lordo del 2° trimestre 2008

La linea tratteggiata indica il trend di crescita (progressione della crescita media 2° trimestre 1998–1° trimestre 2008). Fonte: Thomson Reuters Datastream

Costi I costi per le economie nazionali delle maggiori esigenze in materia di capitale possono risul- tare eventualmente dai tassi d’interesse superiori sui crediti, dalla contrazione dei crediti con- cessi e dal conseguente indebolimento della crescita economica.

La maggior parte degli studi giunge alla conclusione che questi costi possono essere limitati grazie ad adeguate disposizioni transitorie. Gli studi già citati nell’ambito dell’AIR 2011 del «Macroeconomic Assessment Group» (MAG) e del Comitato di Basilea giungono alla conclu- sione che i costi economici delle maggiori esigenze in materia di capitale secondo Basilea III sono minori sia nella fase transitoria che nello stadio finale12. Questo sebbene nella modella- zione di questi studi siano fatte supposizioni conservative e i costi economici risultino quindi sovrastimati13. In primo luogo viene ammesso che la resistenza delle banche, rafforzata dal minore indebitamento, non ha alcuna influenza sui premi di rischio richiesti dagli investitori.

12 Per una fase transitoria quinquennale, un aumento pari a un punto percentuale delle esigenze in materia di capitale basate sugli RWA genera una riduzione dello 0,04 % del tasso di crescita annuale durante la fase transitoria, che cumulato si traduce in una perdita massima dello 0,2 % (MAG, 2010a). Le ripercussioni nel lungo termine sono stimate nello 0,09 % del livello del PIL (BCBS, 2010), per un aumento dei tassi d’interesse sui crediti pari a 13 punti base. 13 Si veda anche Rochet (2014).

13

Conseguentemente è sopravvalutata la crescita dei costi sostenuti dalle banche per il rifinan- ziamento14. In secondo luogo si suppone che i maggiori costi di rifinanziamento ipotizzati siano traslati nella misura del 100 per cento sui beneficiari dei crediti tramite un’estensione del mar- gine dei tassi d’interesse. In tal modo non si tiene conto della concorrenza delle altre banche e di altre forme di finanziamento per le imprese (ad es. autofinanziamento e mercato dei capi- tali).

Anche studi specifici per i singoli Paesi, Svizzera compresa, giungono alla conclusione che le conseguenze delle maggiori esigenze in materia di capitale sulla concessione dei crediti e sulla prestazione economica complessiva siano lievi15. In merito alle ripercussioni economiche complessive delle nuove esigenze TLAC, uno studio del 2015 di BRI e FSB ritiene che i loro effetti dovrebbero essere ridotti16.

Uno dei pochi studi che mette in guardia dai notevoli costi conseguenti alle maggiori esigenze di capitale è quello dell’«Institute of International Finance», gestito dalle banche attive a livello internazionale (IIF, 2011). Gli effetti negativi sulla crescita economica calcolati dallo studio IIF sono di circa venti volte superiori rispetto allo studio MAG precedentemente citato17. Anche uno studio commissionato da UBS mette in guardia dai notevoli costi dovuti alle maggiori esi- genze in materia di capitale18. Le conseguenze stimate sugli interessi applicati ai crediti dalle banche sono di entità analoga a quelli stimati dallo studio IIF19.

Le esperienze più recenti raccolte con le maggiori esigenze di capitale non confermano i timori di un notevole aumento dei costi. Al contrario, l’ex capo del dipartimento economico della BRI e direttore degli studi MAG, Stephen Cecchetti, in un documento recentemente pubblicato è giunto con autocritica alla conclusione che anche gli studi MAG hanno sovrastimato i costi delle maggiori esigenze di capitale, definendoli troppo pessimisti20. Tra i possibili motivi indica sia la politica monetaria espansiva che il costo sociale delle esigenze di capitali, minore rispetto a quanto ipotizzato negli studi. Giunge dunque a stabilire che in generale non si osserva alcun

14 Secondo Modigliani e Miller (1958), la struttura di capitale di un’impresa, a seconda delle ipotesi, non ha alcuna influenza sui suoi costi di rifinanziamento. Se l’indebitamento è minimo, il rischio per gli azionisti è nullo. In tal modo si riduce anche il rendimento che gli azionisti richiedono per i fondi propri, per cui i costi di rifinanziamento restano costanti. Kashyap et al. (2010) trovano nelle banche statunitensi un sostegno empirico al teorema Modigliani-Miller. Secondo Kugler e Junge (2013) an- che per le banche svizzere vi è evidenza di un forte effetto Modigliani-Miller (sebbene non completo). Baker e Wurgler (2015) giungono invece alla conclusione che il teorema Modigliani-Miller non sia rispettato negli USA. Anche qui l’effetto stimato sui costi di rifinanziamento (6-9 punti base per esi- genze di capitale maggiori di un punto percentuale) è nettamente inferiore rispetto agli studi di MAG e BCBS (per un confronto si veda anche Rochet, 2014 o Martynova, 2015). Se il valore della garanzia implicita dello Stato viene ridotto a seguito delle maggiori esigenze di capitale, aumentano di conse- guenza i costi privati delle banche. Tuttavia non risultano costi per l’economia nazionale. 15 Si veda Junge e Kugler (2013) per la Svizzera o Miles et al. (2011) per il Regno Unito. Junge e Kugler (2013) prendono in analisi le conseguenze di un raddoppio delle quote di capitale delle grandi ban- che (in riferimento ai valori medi del 2006-10). I costi di capitale per le aziende aumentano di 0,6-1,6 punti base e il PIL annuo si riduce dello 0,05 % circa. 16 Secondo le stime, il PIL annuo subisce una contrazione dello 0,02 %-0,07 %. 17 Secondo lo studio IIF, a seguito delle esigenze di Basilea III nelle economie nazionali progredite tra il 2011 e il 2020 il PIL è minore del 2 % rispetto al periodo senza esigenze (Svizzera -2,9 %), con punto minimo intermedio di -3,2 % (Svizzera -3,7 %). Gli interessi sul credito aumentano di 281 punti base (Svizzera 40 punti base). Lo studio MAG (MAG, 2010b) presuppone un periodo transitorio di 8 anni, al termine del quale stima una contrazione del PIL dello 0,1 % a seguito della regolamenta- zione, con un punto minimo temporaneo di -0,15 % (mediano non ponderato). Gli interessi sui crediti aumentano di circa 15 punti base. 18 Cfr. Bernardi, Perraudin & Yang (2015). 19 A causa dei diversi metodi usati non è possibile un confronto preciso tra gli studi. In Bernardi et al. (2015) è tuttavia analizzata anche l’ipotesi del raddoppio, in media, delle esigenze di capitale per le banche (come nello studio IIF). L’aumento degli interessi sui crediti è paragonabile ai risultati IIF per la Svizzera. 20 Cfr. Cecchetti (2014).

14

aumento dei margini d’interesse e degli spread creditizi oppure la contrazione della conces- sione di crediti. Per certi aspetti, un’eccezione è costituita dall’eurozona, che l’autore spiega però con la crisi dei debiti sovrani e l’eccessivo debito accumulato («debt overhang») nel set- tore bancario.

Bilancio costi-benefici Dalla letteratura citata si può trarre la conclusione complessiva che i benefici delle maggiori esigenze in materia di capitale sono chiaramente superiori ai costi. Le crisi bancarie causano gravi danni alle economie nazionali mentre, con un periodo transitorio adeguato, le ripercus- sioni negative delle maggiori esigenze in materia di capitale sulla crescita economica sono molto ridotte.

Diversi studi traggono anche un esplicito bilancio di costi e benefici, risultante dalle valutazioni dei costi economici delle crisi bancarie, delle ripercussioni delle maggiori esigenze di capitale sulla crescita economica e della probabilità di una crisi bancaria. Secondo BCBS (2010) i be- nefici netti delle maggiori esigenze di capitale, tenendo conto di prudenti supposizioni, sono chiaramente positivi su un ampio fronte21. Junge e Kugler (2013) ritengono che anche per la Svizzera il bilancio netto sia chiaramente positivo22. In riferimento alle nuove esigenze TLAC, anche l’«Economic Impact Assessment Group» della BRI in uno studio è giunto alla conclu- sione che i benefici di queste esigenze sono chiaramente superiori ai costi.

3.2 Analisi storica delle perdite e dei costi di liquidazione

Diversi studi hanno preso in esame le perdite storiche delle banche in crisi e i costi di liquida- zione in caso di fallimento.

In merito all’analisi storica delle perdite, uno studio della Bank of England su una selezione di grandi banche internazionali mostra che le perdite subite durante la crisi finanziaria superano, per un quarto delle banche, il 3 per cento del totale di bilancio (Bank of England, 2014).

Uno studio del FSB del 2015 analizza le perdite storiche di 13 grandi banche internazionali che nella crisi finanziaria globale o nella crisi bancaria giapponese degli anni Novanta hanno ricevuto un sostegno statale o sono fallite. Le perdite «going concern» (senza misure statali di ricapitalizzazione) ammontano fino al 5 per cento del bilancio complessivo e fino al 13 per cento degli RWA. La portata delle perdite tra il 25° e il 75° percentile ammonta dall’1,7- 4 per cento del bilancio complessivo o dal 3,9-7,6 per cento degli RWA. Il calcolo delle perdite concrete dopo una crisi è incerto e dipende fortemente dal metodo, dalla selezione osservata, dal campione di riferimento osservato, dal periodo ecc. Lo studio FSB sottolinea che le proprie stime sottovalutano ampiamente le perdite. Ad esempio non si tiene conto delle garanzie sta- tali e degli aiuti per la liquidazione che contribuiscono a limitare le perdite. Inoltre alcuni istituti da un certo momento hanno cessato di pubblicare le perdite, poiché sono stati rilevati o sono falliti.

In merito ai costi di liquidazione, uno studio cui ha partecipato l’assicurazione dei depositi americana («Federal Deposit Insurance Corporation», FDIC) (Bennett and Unal, 2014) mostra che già la liquidazione degli istituti più piccoli e meno complessi può essere molto costosa. Su oltre 1000 insolvenze bancarie prese in esame, i costi medi ammontano al 21 per cento del totale di bilancio. I costi di liquidazione possono essere elevati anche per le grandi e complesse banche internazionali23.

21 Cumulando i benefici netti negli anni (fattore di sconto del 5 %), il beneficio netto è del 2-6 % del PIL. 22 Benefici netti cumulati 12 % del PIL. 23 L’unico esempio di una G-SIB oggetto di procedura esecutiva è Lehman Brothers. Secondo lo studio FSB, le perdite nel fallimento ammontavano al 33 % circa del bilancio complessivo ossia a 218 mi- liardi di USD.

15

3.3 Stime sul valore della garanzia implicita dello Stato

Vari studi giungono alla conclusione che per le banche di rilevanza sistemica esistono tuttora una garanzia implicita dello Stato e le sovvenzioni che ne discendono. Con riferimento ai valori esatti della garanzia dello Stato permangono tuttavia notevoli differenze.

Il valore del sussidio TBTF varia nel tempo ed è massimo nei periodi di maggiore incertezza, poiché il sostegno è più probabile. Nel suo studio del 2014, il FMI è giunto alla conclusione che, a seconda del metodo di valutazione, il valore della garanzia dello Stato può ammontare in Svizzera a 5-18 miliardi di franchi all’anno per le G-SIB nei periodi normali (approccio basato sul rating). Successivamente alla crisi finanziaria del 2007/2008, il valore della garanzia dello Stato è addirittura salita fino a 45 miliardi di franchi all’anno (secondo l’approccio dei crediti condizionali o «contingent claims analysis approach»). Utilizzando un modello del prezzo di opzione, uno studio dello «Swiss Finance Institute» (Haefeli e Jüttner, 2010) giunge alla con- clusione che il valore della garanzia dello Stato nell’anno della crisi ammontava per entrambe le grandi banche complessivamente a 34 miliardi di franchi. Uno studio dell’OCSE24 stima che il valore della garanzia implicita dello Stato per le grandi banche svizzere negli ultimi anni ammonti complessivamente a circa 3,5–6,5 miliardi di franchi all’anno. Infine, un documento di lavoro del FMI (Arslanalp e Liao, 2015) giunge alla conclusione che in Svizzera il livello degli impegni condizionali dello Stato («contigent liabilities») nei confronti delle banche è elevato rispetto alla forza economica nel raffronto internazionale.

Anche i rating dei crediti di Moody’s e Standard & Poor’s (S&P) mostrano che il problema TBTF non è ancora risolto. Tali rating contengono ancora l’attesa di un sostegno statale. Gli sforzi per la soluzione della problematica «too big to fail» mostrano tuttavia i primi effetti: tutte le maggiori agenzie di rating hanno ridotto o stanno per ridurre il vantaggio in termini di rating delle grandi banche attive a livello globale, risultante dal sostegno statale25. Questo sviluppo rispecchia in particolare le severe condizioni per l’uso di fondi pubblici imposto alle autorità per il salvataggio delle banche e la migliorata capacità di liquidazione («resolvability») delle ban- che.26

24 Cfr. Schich, Bijlsma & Mocking (2014) 25 Moody’s ha recentemente ridotto questo vantaggio di rating per la maggior parte delle banche attive a livello internazionale. Si veda Moody’s Investor Service, «Moody’s concludes reviews on 13 global investment banks’ ratings», 28 maggio 2015. Per S&P si veda ad esempio «S&P Takes Various Rating Actions On Certain U.K., German, Austrian, And Swiss Banks Following Government Support Review», 3 febbraio 2015. 26 Negli USA questo è accaduto nell’ambito della regolamentazione Dodd-Frank, mentre nell’UE nell’ambito della direttiva sul risanamento e sulla risoluzione delle banche (BRRD).

16

4 Ripercussioni per l’economia

Questo capitolo descrive le ripercussioni economiche delle misure proposte per il migliora- mento della resistenza delle banche di rilevanza sistemica e osserva in particolare le ripercus- sioni attese per la piazza economica svizzera (n. 4.1) e per i gruppi interessati (n. 4.2). Non sono tuttavia trattati i motivi per cui sono necessarie regolamentazioni speciali per gli istituti di rilevanza sistemica. I principi economici in merito sono contenuti nell’analisi d’impatto della regolamentazione concernente la modifica della legge sulle banche nel settore TBTF27.

4.1 Ripercussioni per la piazza economica svizzera e per la concorrenza

4.1.1 Creazione di valore aggiunto e posti di lavoro

Gli adeguamenti previsti della regolamentazione contribuiscono ad aumentare la stabilità dell’intera economia e pertanto la sicurezza dei posti di lavoro. La minore probabilità di crisi bancarie genera una riduzione dell’incertezza economica complessiva. Il rafforzamento della stabilità è quindi un vantaggio per la piazza economica svizzera.

Figura 4: Dimensioni del settore bancario in Svizzera

Fonte: Thomson Reuters Datastream, BCE, SNL, BNS.

Nel raffronto internazionale, la Svizzera dispone di un settore bancario di grandi dimensioni rispetto al proprio PIL. Anche la concentrazione del mercato resta alta (cfr. Figura 4). Le banche

27 Cfr. http://www.news.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/35815.pdf (6.11.2015)

17

sono inoltre importanti datori di lavoro. Nel 2014 il settore bancario contava circa 120 000 oc- cupati (in equivalenti a tempo pieno), pari al 3 per cento circa dell’occupazione totale. Dall’ini- zio della crisi, l’effettivo del personale delle grandi banche in Svizzera è leggermente diminuito, mentre presso la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) e Raiffeisen è leggermente aumentato. Complessivamente il numero degli occupati nel settore bancario è rimasto a un livello simile a quello registrato nel periodo precedente la crisi (cfr. Figura 5). Circa la metà degli occupati lavora presso banche di rilevanza sistemica. Come illustrato nel capitolo 3, è storicamente dimostrato che i costi di una crisi bancaria possono essere particolarmente elevati per la Sviz- zera, a causa delle dimensioni del settore bancario.

Figura 5: Occupazione nel settore bancario svizzero

Fonte: statistica dell’impiego UST, rapporti di gestione delle banche, equivalenti a tempo pieno.

Per garantire che le banche di rilevanza sistemica possano superare anche crisi rilevanti senza aiuti statali, sono necessari sufficienti cuscinetti di capitale. La calibratura delle esigenze con- cernenti il cuscinetto «going concern» non si discosta dai valori storici medi relativi alle perdite effettive (cfr. n. 3.1.2). Tuttavia essa non garantisce una sicurezza assoluta. Come provano le cifre del FSB, le perdite storiche più elevate registrate in situazioni di «going concern» sono state superiori sia al nuovo cuscinetto relativo al «leverage ratio» per CS e UBS (cfr. n. 1.3) sia al nuovo cuscinetto relativo agli RWA per CS e UBS, fermo restando che, in caso di perdite corrispondenti, anche le nuove esigenze minime non sarebbero state raggiunte e il «going concern» sarebbe stato messo in discussione. Inoltre, secondo il FSB, le perdite effettiva- mente subite potrebbero essere sottovalute nella stima delle perdite. Anche alla luce della nuova regolamentazione si deve perciò tener presente la possibilità di un caso di «gone con- cern». In tale contesto rivestono grande importanza il piano svizzero d’emergenza (che se- condo la legge sulle banche deve garantire il mantenimento senza interruzione delle funzioni di rilevanza sistemica), la capacità globale di risanamento e liquidazione e una sufficiente ca- pacità di «bail-in».

Nel caso di un «bail-in» si devono prevedere costi molto elevati per la ristrutturazione e la liquidazione delle funzioni che non hanno rilevanza sistemica, in particolare perché dopo una prima stabilizzazione si deve tener conto della possibilità di ulteriori misure di ristrutturazione. A causa della loro forte esposizione all’estero e delle incertezze e dei rischi ad essa connessi, per le grandi banche svizzere sono giustificate esigenze superiori in termini di «gone concern».

Nella fase di costituzione del capitale, considerato il periodo transitorio adeguato, non sono attese conseguenze negative sostanziali per l’economia svizzera. Come si evince dalla rasse- gna della letteratura contenuta nel capitolo 3, gli effetti negativi registrati sulla crescita sono molto modesti. I Paesi che hanno portato avanti più rapidamente la riforma del settore bancario

18

e il rafforzamento della capitalizzazione (ad es. USA e Svizzera) hanno persino registrato una crescita più veloce dopo la crisi finanziaria. Anche la disoccupazione in Svizzera è rimasta a un livello basso nel raffronto internazionale. Per il lungo termine, Junge e Kugler (2013) osser- vano che in Svizzera non vi è alcuna correlazione tra la crescita economica e l’indebitamento delle banche tramite capitale di terzi (Figura 6). Kashyap et al. (2010) giungono a una conclu- sione simile per gli Stati Uniti.

Figura 6: Leverage delle banche (bilancio complessivo/capitale proprio) e tasso di crescita annuo in Svizzera

Fonte: Junge e Kugler (2013).

4.1.2 Concorrenza

Per quanto concerne la dimensione della concorrenza si può distinguere tra effetti sull’intensità della concorrenza ed effetti sulla competitività sul mercato nazionale.

L’intensità della concorrenza dovrebbe rimanere pressoché invariata o, in caso contrario, acuirsi leggermente. L’ulteriore riduzione della garanzia implicita dello Stato per le banche di rilevanza sistemica farà diminuire il vantaggio competitivo di queste banche nei confronti delle altre. Ciò permette di armonizzare le condizioni di concorrenza tra gli istituti finanziari («level playing field») e di rafforzare la concorrenza sul mercato interno. I lunghi tempi di transizione previsti per la costituzione del capitale richiesto dovrebbero tuttavia impedire rincari e difficoltà. L’esperienza compiuta con l’implementazione dell’attuale regolamentazione TBTF conferma quanto precede. Non vi sono stati infatti segni di limitazioni in questo settore durante la fase di costituzione del capitale. Le grandi banche hanno soddisfatto le esigenze in materia di capitale più velocemente del previsto (cfr. più sopra). Stando alle dichiarazioni delle grandi banche, non tutti i settori dell’attività finanziaria sono stati interessati in uguale misura. In particolare potrebbero essere stati maggiormente interessati i settori ad alta intensità di capitale nonché quei settori in cui le banche di rilevanza sistemica assumono nel complesso una posizione chiaramente dominante, ad esempio i segmenti parziali dei crediti non garantiti alle imprese e dei crediti speciali come il finanziamento del commercio e dell’esportazione. I dati disponibili non permettono tuttavia di esprimere valutazioni più precise sulle differenze quantitative nei settori citati.

Nel lungo termine non è atteso alcun effetto negativo sulla competitività delle banche svizzere di rilevanza sistemica. Le esperienze passate hanno dimostrato che, in particolare in tempi di crisi, il mercato tiene conto soprattutto del CET1 ratio per valutare la solvibilità. Un CET1 ratio

19

elevato facilita dunque la comparabilità e ha un effetto positivo anche sulla competitività inter- nazionale delle banche svizzere di rilevanza sistemica. Se le nuove esigenze dovessero tut- tavia pregiudicare la competitività delle banche svizzere TBTF anche nel lungo termine, le banche di rilevanza sistemica sarebbero in grado di ridurre la loro rilevanza sistemica e quindi di limitare l’entità delle esigenze in materia di fondi propri, conformemente agli obiettivi di legge. Inoltre, gli istituti di rilevanza sistemica nazionali soddisfano già oggi le esigenze. Anche nel caso di una riduzione delle unità operative di una banca di rilevanza sistemica, considerata la forza relativa della piazza finanziaria svizzera, si può presupporre che la maggior parte della creazione di valore aggiunto di tali unità operative resti in Svizzera. Le esperienze compiute dopo l’introduzione del pacchetto TBTF del 2012 hanno mostrato che le banche coinvolte hanno soppresso prevalentemente posti di lavoro all’estero nel settore dell’investment ban- king. Le banche di rilevanza sistemica possono inoltre finanziare i fondi propri ad esempio tramite i CoCos o i «bail-in bond» e ciò potrebbe contrastare l’eventuale aumento dei costi dovuto alle maggiori esigenze in materia di fondi propri.

4.1.3 Concessione di crediti

Il volume dei crediti in essere dipende dall’offerta e dalla domanda di crediti e quindi anche dalla crescita dell’economia nel suo insieme. Generalmente è difficile distinguere gli effetti sull’offerta dal punto di vista delle banche – ad esempio a seguito di una modifica della rego- lamentazione – dagli effetti sulla domanda dal punto di vista delle aziende e delle economie domestiche. Questa difficoltà sussiste in particolare nelle fasi caratterizzate da interessi bassi, come accade dal 2009. Le cifre relative ai crediti riportate di seguito possono dunque essere interpretate soltanto come indicative e non rappresentano una valutazione definitiva dell’even- tuale impatto della regolamentazione sulla concessione di crediti.

Per l’economia possono risultare costi dalle esigenze più severe in materia di capitale a se- guito della diminuzione dei crediti concessi e del relativo indebolimento della crescita econo- mica. Come menzionato nel capitolo 3, la maggior parte degli studi giunge tuttavia alla conclu- sione che in presenza di periodi transitori adeguati tali costi per le economie nazionali sareb- bero molto contenuti.

Nell’ambito del pacchetto TBTF del 2012 è stato ipotizzato un impatto modesto della regola- mentazione per i seguenti motivi. Da un lato, alle banche è stato concesso un periodo transi- torio adeguato (entro la fine del 2018) per la costituzione del capitale. D’altro lato, le grandi banche sono in concorrenza con altre banche. A questo proposito occorre osservare che molte delle banche orientate al mercato nazionale (di seguito denominate banche nazionali) presen- tano un indebitamento nettamente inferiore rispetto alle grandi banche, senza che ciò sembri pregiudicare la loro competitività sul mercato creditizio nazionale.

Le esperienze compiute dall’entrata in vigore del pacchetto TBTF indicano che la nuova rego- lamentazione non ha limitato la concessione di crediti. Il mercato creditizio nazionale pare non aver subito modifiche nel suo complesso dal 2012, sebbene la maggior parte delle grandi banche soddisfi le esigenze più severe previste dal vigente pacchetto TBTF già da molto tempo, quindi prima della scadenza del periodo transitorio. Nella Figura 7 non si nota alcun calo evidente del volume dei crediti del mercato globale dall’entrata in vigore delle nuove di- sposizioni TBTF, né per le ipoteche né per gli altri crediti, come i crediti alle imprese28. Come previsto, non si è neppure riscontrato che le banche di rilevanza sistemica abbiano trasferito sull’economia reale eventuali maggiori costi di finanziamento, dovuti alle esigenze più severe, applicando interessi superiori sui crediti.

28 I dati sui limiti di credito inutilizzati del mercato globale sono disponibili soltanto dal 2009. Anche in tal caso non si riscontra alcuna contrazione evidente dopo il 2011.

20

Figura 7: Volume nazionale dei crediti di tutte le banche 1996–2014

Fonte: BNS29.

La Figura 8 mostra che i volumi dei crediti delle grandi banche sono aumentati dal 2010 in due segmenti su tre (ipoteche e limiti di crediti inutilizzati). Gli altri crediti delle grandi banche sono invece leggermente diminuiti nello stesso periodo30. Dal punto di vista economico, ciò non do- vrebbe tuttavia presentare problemi, poiché l’erogazione complessiva di altri crediti all’econo- mia reale è aumentata dal 2010 in media del 2,6 per cento l’anno. È inoltre utile un confronto tra le grandi banche e le banche nazionali di rilevanza sistemica parimenti attive nel mercato creditizio (ZKB e Raiffeisen), poiché queste ultime al momento del confronto non erano inte- ressate dal pacchetto TBTF entrato in vigore nel 2012. La Figura 8 mostra che il volume dei crediti delle grandi banche interessate dal pacchetto TBTF ha avuto uno sviluppo molto simile al volume dei crediti delle banche nazionali di rilevanza sistemica non interessate da tali mi- sure. Lo stesso sviluppo molto simile risulta anche dal confronto tra i volumi dei crediti delle grandi banche e delle altre banche (escluse le banche nazionali di rilevanza sistemica).

Dall’entrata in vigore nel 2012 del primo pacchetto TBTF, nella maggior parte dei segmenti del mercato creditizio nazionale si sono verificati leggeri spostamenti delle quote di mercato dalle grandi banche verso le banche nazionali di rilevanza sistemica e le altre banche (Tabella 2)31. Queste perdite di quote di mercato possono tuttavia essere ricondotte anche a un cambia- mento della prassi commerciale, ad esempio a condizioni più restrittive per la concessione di ipoteche a seguito di una stima pessimistica dello sviluppo sul mercato immobiliare. Anche un’altra fonte di dati meno rappresentativa32 indica che pure per i crediti alle PMI e i crediti scoperti vi è stato uno spostamento dalle grandi banche verso le banche nazionali di rilevanza sistemica e le altre banche. Da un punto di vista economico non sono tuttavia rilevanti gli spostamenti nelle quote di mercato tra gruppi bancari bensì l’erogazione totale di crediti sul mercato dei crediti nazionale.

29 La definizione dei limiti di credito inutilizzati è stata precisata alla fine del 2014 nelle spiegazioni relative alla statistica. La discontinuità statistica verificatasi dal 2013 al 2014 è stata corretta nel presente grafico mantenendo i valori del 2010 e del 2014. I valori dal 2011 al 2013 sono approssimati tramite una funzione lineare. 30 Diminuzione annua dello 0,7 %. 31 La fonte di dati utilizzata nella Figura 7, nella Figura 8 e nella Tabella 2 non consente di identificare separatamente né i crediti alle PMI né gli altri crediti scoperti. 32 Statistica relativa al volume dei crediti (KRED). Questa fonte di dati è meno rappresentativa perché, in primo luogo, prende in considerazione unicamente le filiali (e non le banche in quanto società come nelle figure 4 e 5 e nella tabella 2). In secondo luogo, la statistica KRED è meno rappresenta- tiva poiché è soltanto una rilevazione parziale (e non una rilevazione totale).

21

Figura 8: Volume dei crediti delle grandi banche e delle banche nazionali di rilevanza sistemica

Fonte: BNS33.

Tabella 2: Quote di mercato del mercato creditizio nazionale e relative variazioni dal 2010 Totale Ipoteche Altri crediti Totale nazionale (mia. CHF) 1008,0 886,0 122,0 Quota di mercato delle grandi 31,3 % 31,4 % 30.3% banche Quota di mercato delle banche 23,1 % 24,8 % 10.7% nazionali di rilevanza sistemica Quota di mercato delle altre 45,6 % 43,8 % 59% banche Variazione della quota di mercato –2,3pp –2pp –4,2pp dal 2010*: grandi banche Variazione della quota di mercato dal 2010*: banche nazionali di +0,6pp +0,8pp –1,2pp rilevanza sistemica Variazione della quota di mercato +1,7pp +1,2pp +5,4pp dal 2010*: altre banche *La variazione della quota di mercato è la differenza di tale quota alla fine del 2014 rispetto alla fine del 2010 in punti percentuali (pp). Fonte: BNS (fine 2014).

Dall’entrata in vigore delle disposizioni TBTF, la Banca cantonale di Zurigo (ZKB) e Raiffeisen, anch’esse attive nel mercato creditizio, sono state definite quali banche di rilevanza siste- mica34. Dal momento che queste due banche soddisfano già le esigenze attualmente previste relative al capitale in situazioni di «going concern», per questi istituti viene meno la relativa fase di costituzione del capitale35.

33 Come nella Figura 8, i limiti di credito inutilizzati per gli anni dal 2011 al 2013 sono approssimati tramite una funzione lineare ai valori del 2010 e del 2014. 34 Anche PostFinance, non attiva nel mercato creditizio, è stata considerata come banca di rilevanza sistemica. 35 Per quanto concerne le esigenze «going concern», ciò vale sia per le esigenze relative alle posizioni ponderate in funzione del rischio sia per quelle relative al «leverage ratio».

22

4.1.4 Altre offerte di servizi finanziari

Depositi: è improbabile che in Svizzera, conseguentemente alla nuova regolamentazione, venga limitata l’offerta per i depositanti o peggiorino le condizioni per questi ultimi (ad es. tassi d’interesse più bassi sui conti dei clienti o commissioni superiori sui servizi finanziari). Da un lato, anche nel settore del risparmio e dei depositi, le banche di rilevanza sistemica operano in un contesto di concorrenza con altre banche e altri fornitori di servizi finanziari. D’altro lato, una maggiore capitalizzazione aumenta la sicurezza per i depositanti e potrebbe persino rap- presentare un vantaggio concorrenziale (cfr. n. 4.1.5). Ad esempio, la quota di mercato delle grandi banche nel settore dei depositi è diminuita soprattutto durante la crisi finanziaria, in particolare quando UBS non era considerata sufficientemente capitalizzata (Figura 9). Attual- mente, i bassi tassi d’interesse per i depositanti sono piuttosto riconducibili alla situazione ge- nerale del mercato, con interessi bassi a livello globale. Figura 9: Quota di mercato delle grandi banche 2005–2014

Fonte: BNS

Gestione patrimoniale: non si prevedono conseguenze negative per i clienti nel settore della gestione patrimoniale, che rappresenta un’attività fondamentale soprattutto per CS e UBS. Anche in questo settore, il rafforzamento della capitalizzazione rappresenta un vantaggio con- correnziale per le banche, poiché aumenta la sicurezza percepita dai clienti. Ad esempio, la concorrenza nazionale dispone in parte di una capitalizzazione nettamente superiore, senza che vi siano segnali di svantaggi a livello di competitività.

Traffico dei pagamenti: le maggiori esigenze in termini di capitale non dovrebbero ripercuotersi sui servizi offerti soprattutto dalle grandi banche nel settore del traffico dei pagamenti. Tali servizi richiedono in generale una copertura di capitale esigua. Tuttavia una maggiore capita- lizzazione rafforza la solidità della banca e riduce la probabilità di una crisi. In tal modo viene sostenuto l’obiettivo della legge sulle banche di mantenere ininterrotta la funzione di rilevanza sistemica.

Investment banking: questo servizio è per la maggior parte fornito dalle grandi banche all’estero. Le esigenze più severe in termini di capitale dovrebbero anche contribuire affinché i rischi siano coperti adeguatamente con il capitale. Alcuni servizi di investment banking sono forniti anche alle imprese svizzere. Determinate attività di investment banking, come la consu- lenza («advisory»), non richiedono una dotazione particolarmente elevata di capitale e difficil- mente dovrebbero subire limitazioni. Per le attività ad altà intensità di capitale, come quelle del mercato secondario e quelle commerciali, un periodo transitorio adeguato dovrebbe garantire che non risultino costi considerevoli. Se tuttavia dovessero verificarsi limitazioni temporanee, tali servizi potrebbero essere offerti anche dalle banche concorrenti attive in questo settore. Infine occorre osservare che, a certe condizioni, l’investment banking è soggetto a esigenze meno severe in materia di capitale rispetto alle funzioni di rilevanza sistemica. Ciò accade ad esempio quando alle unità che non esercitano funzioni di rilevanza sistemica sono concesse agevolazioni in termini di capitale ai sensi del riveduto articolo 125 OFoP.

23

4.1.5 Attrattiva della piazza economica

Le nuove qualità del capitale previste in Svizzera si basano sulle qualità del Comitato di Basi- lea e in alcuni settori sono ulteriormente completate da altre caratteristiche. Ciò consentirà di documentare meglio la capitalizzazione delle banche svizzere di rilevanza sistemica attive a livello internazionale, che risulta più elevata nel confronto con gli altri Paesi.

Durante una frase transitoria, i costi di adeguamento derivanti dall’attuazione delle nuove mi- sure possono essere più alti per le banche svizzere TBTF rispetto a quelli delle banche estere TBTF. In determinati settori d’attività che richiedono un’elevata dotazione di capitale la Sviz- zera potrebbe quindi risultare temporaneamente meno interessante. Tuttavia occorre osser- vare al riguardo che le principali piazze finanziarie (ad es. Regno Unito e Stati Uniti) hanno anch’esse aumentato le esigenze per le banche di rilevanza sistemica, talvolta superando per- sino le esigenze della Svizzera (cfr. cap. 2). Nell’ambito dei nuovi standard internazionali, in particolare degli standard TLAC, si prevede un ulteriore inasprimento delle esigenze previste dalle piazze finanziarie rilevanti. Il 30 ottobre 2015 la banca centrale americana, la Federal Reserve, ha pubblicato alcune proposte per le nuove esigenze minime nei confronti delle grandi banche.

L’obiettivo a medio e lungo termine è conservare o aumentare l’attrattiva della piazza econo- mica. Anche grazie all’elevata stabilità politica ed economica, la Svizzera dispone di buoni requisiti per una piazza finanziaria attiva a livello internazionale. Questi potrebbero essere ulteriormente migliorati grazie alla maggiore resistenza in particolare delle banche di rilevanza sistemica36. Soprattutto nei momenti d’incertezza come quello attuale, ciò vale in particolare per l’attività di gestione patrimoniale, fortemente basata sulla fiducia.

Figura 10: Utile ante imposte rettificato/RWA

Fonte: Rapporti trimestrali delle banche.

La Figura 10 e la Figura 11 illustrano l’evoluzione della redditività delle due grandi banche ri- spetto alle dieci principali concorrenti («peer group») sulla base di due indicatori: l’utile ante imposte rettificato in relazione agli RWA e al totale degli attivi rettificati37. Complessivamente

36 Alla fine del 2014, le cinque banche definite dalla BNS come banche di rilevanza sistemica hanno registrato un totale di bilancio cumulato tre volte superiore al PIL svizzero. In tal modo UBS, CS, Raiffeisen, PostFinance e ZKB hanno realizzato insieme il 63 % del totale di bilancio di tutte le ban- che. 37 L’utile ante imposte è rettificato degli eventi straordinari (comprese multe ingenti) e degli utili contabili su debiti propri («fair value gains on own debt»). Il totale degli attivi rettificati tiene conto delle diffe- renze negli standard di rendiconto. Il «peer group» comprende Bank of America, Barclays, BNP- Paribas, Citigroup, Deutsche Bank, Goldman Sachs, HSBC, JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Société Générale.

24

la redditività delle grandi banche svizzere ha pressoché seguito l’andamento di quella delle principali concorrenti. In particolare non si rileva una relativa tendenza al ribasso dall’introdu- zione della regolamentazione svizzera TBTF.

Figura 11: Utile ante imposte rettificato/totale degli attivi rettificati 1° trimestre 2010–2° trime- stre 2015

Fonte: Rapporti trimestrali delle banche.

4.2 Ripercussioni per i gruppi interessati

4.2.1 Banche di rilevanza sistemica

Grandi banche Per soddisfare le nuove esigenze in termini di capitale, le grandi banche devono costituire capitale. Dal punto di vista delle banche, la costituzione di capitale «going concern» è partico- larmente importante. In questo caso le grandi banche devono ora rispettare un «leverage ra- tio» per i fondi propri CET1 del 3,5 per cento (cfr. n. 1.3). Questo implica per CS un ulteriore fabbisogno di capitale CET1 stimato in 5,2 miliardi di franchi, per UBS in 2,3 miliardi di fran- chi38. Il periodo transitorio fissato per la fine del 2019 è molto ampio, al fine di consentire alle grandi banche di raggiungere il «leverage ratio» per i fondi propri CET1 previsto in situazioni di «going concern» senza dover emettere nuovi fondi propri. I calcoli si basano sull’attuale dotazione di capitale, sui valori auspicati per l’esposizione totale e sugli utili attesi39. Si pre- sume una politica in materia di dividendi secondo la quale il 30 per cento degli utili sia versato in contanti. Per soddisfare le esigenze «going concern» complessivamente del 5 per cento, le grandi banche devono inoltre disporre di capitale AT1 pari all’1,5 per cento sotto forma di «high trigger CoCos» o CET1. Oltre a ciò, devono costituire ulteriore capitale CET1 (ad es. tramite una politica prudente in materia di dividendi) o emettere CoCos con «trigger» elevati. In questo ambito, CS necessita di capitale stimato in 3,1 miliardi di franchi e UBS in 8,7 miliardi di fran- chi40.

38 Le stime si basano sull’esposizione totale prevista pubblicata da CS e UBS rispettivamente di 975 mia. CHF e 950 mia. CHF nonché sulla dotazione di capitale relativa al 3° trimestre 2015. 39 Avg. Earnings: average of net income in 2013 and 2014 fully adjusted for special items such as restructuring costs and own credit gains/losses and partially adjusted (50 %) for litigation expenses. Consensus Earnings: average of net income expected in 2015 and 2016 from a panel of several (UBS: 20, CS: 25) equity analysts collected by Bloomberg. Dividend assumptions: A cash dividend of 30 % is assumed in all three cases. 40 Le stime tengono conto delle soluzioni «grandfathering» per LT CoCos Tier 1 e HT CoCos Tier 2.

25

Oltre alle citate esigenze in termini di capitale per le situazioni di «going concern», le grandi banche devono emettere anche strumenti di «bail-in» per adempiere le esigenze «gone con- cern». L’ammontare del capitale «gone concern» necessario non può essere quantificato con precisione poiché dipende dagli sconti e dai «low trigger CoCos» computati. Nel caso di un’esposizione totale di circa 1000 miliardi di franchi e un’esigenza relativa al LR del 5 per cento, ciò implica al lordo un massimo di circa 50 miliardi franchi in esigenze di capitale «gone concern» prima di eventuali sconti. Gran parte di queste esigenze sarà soddisfatta negli anni sostituendo gli strumenti esistenti, in particolare i «senior bond», con «bail-in bond», come indicato da UBS41. I «bail-in bond», con circa 35-50 punti base, dovrebbero presentare diffe- renziali di rendimento e quindi costi aggiuntivi relativamente modesti rispetto ai «senior bond». Per i «low trigger CoCos» questo sovrapprezzo è di circa 150-200 punti base. I costi aggiuntivi relativamente ridotti dei «bail-in bond» sono riconducibili a diversi fattori. Ad esempio un «bail- in bond» copre le perdite solo in una procedura di risanamento e non deve neppure essere convertito interamente in capitale proprio. Inoltre la durata minima è soltanto di un anno (ri- spetto ai cinque anni dei «low trigger CoCos»).

La competitività internazionale e nazionale delle grandi banche non dovrebbe essere pregiu- dicata dalle maggiori esigenze in termini di capitale (cfr. n. 4.1). Per quanto concerne l’attività in Svizzera, le banche orientate al mercato nazionale sono le principali concorrenti delle grandi banche. Spesso queste banche operano con un «leverage ratio» superiore al 6 per cento. Il «leverage ratio» medio delle banche orientate al mercato nazionale era del 6,7 per cento alla fine del 2014. Con riferimento alla competitività internazionale, il confronto nel capitolo 2 mo- stra che le esigenze svizzere sono paragonabili a quelle delle piazze finanziarie rilevanti. Ad esempio, la struttura di bilancio delle grandi banche universali americane (ad es. Bank of Ame- rica, Citigroup o JP Morgan) è paragonabile a quella delle grandi banche svizzere se la quota dei crediti nel totale di bilancio per tutte queste G-SIB è del 30 per cento circa. Tuttavia, le grandi banche americane presentano già oggi «leverage ratio» superiori al 6 per cento.

Sui costi del capitale delle grandi banche è possibile individuare due effetti contrapposti pro- dotti dalle nuove esigenze. Da un lato, per le grandi banche occorre prevedere un certo au- mento dei costi di rifinanziamento complessivi (capitale di terzi o proprio). La regolamentazione TBTF contribuisce a ridurre la garanzia implicita statale della Confederazione. Riducendo una sovvenzione implicita, per le banche risultano costi privati (di gestione aziendale). Questi costi possono manifestarsi ad esempio in premi di rischio superiori sui debiti, risvolto senz’altro au- spicato dal punto di vista dell’economia nazionale. Vengono così internalizzati i costi esterni, che dai contribuenti vengono trasferiti alle banche e agli obbligazionisti. D’altro lato, con la migliore capitalizzazione delle grandi banche diminuisce il rischio per gli azionisti e i proprietari. A causa del rischio più basso, è prevedibile che diminuisca il rendimento del capitale proprio richiesto dagli azionisti e quindi i costi del capitale proprio.

Effetti dell’annuncio sui prezzi delle azioni di UBS e CS Gli effetti a breve termine sui prezzi delle azioni di UBS e CS a seguito dell’annuncio della decisione del Consiglio federale del 21 ottobre 2015, avvenuto dopo la chiusura della borsa, nel complesso possono essere definiti piuttosto esigui e sono illustrati nella Figura 12. La Figura 12 confronta i prezzi delle azioni di UBS e CS con quelli delle principali concorrenti europee tra il 7 ottobre 2015, ossia prima che sul mercato si diffondessero le prime voci sull’aumento di capitale di CS, e il 23 ottobre 2015, due giorni di borsa dopo l’annuncio delle misure. Ai fini del confronto, tutti i prezzi delle azioni all’inizio del periodo di osservazione, ossia il 7 ottobre 2015, sono stati indicizzati a 100.

41 Cfr. la presentazione del 3° trimestre 2015 di UBS «Third quarter 2015 results», 3 novembre 2015 https://www.ubs.com/global/de/about_ubs/investor_relations/presentations/2015/_jcr_con- tent/par/table.764038501.file/dGFib- GVUZXh0PS9jb250ZW50L2RhbS9zdGF0aWMvcXVhcnRlcmxpZXMvMjAxNS8zcTE1LzNxMTUtc mVzdWx0cy1wcmVzZW50YXRpb24ucGRm/3q15-results-presentation.pdf (23.11.2015)

26

 A prima vista emerge che la quotazione delle azioni di UBS ha reagito negativamente alle notizie diffuse dal portale di informazioni finanziarie Bloomberg sull’imminente de- cisione del Consiglio federale. Occorre tuttavia tenere conto del fatto che anche le quo- tazioni delle principali concorrenti europee sono scese nello stesso momento e in mi- sura analoga. Pertanto, la diminuzione della quotazione osservata in quel giorno diffi- cilmente è imputabile soltanto alle nuove informazioni. Due giorni più tardi, inoltre, si può distinguere una certa ripresa che ha riportato la quotazione azionaria di UBS alla mediana delle banche europee facenti parte del «peer group». L’annuncio delle misure, il 21 ottobre 2015, non ha quindi avuto un effetto diretto significativo sulla quotazione delle azioni di UBS, anzi semmai è stato persino leggermente positivo.

 L’osservazione della quotazione delle azioni di CS è complicata dal fatto che la banca, quasi contemporaneamente all’annuncio delle misure della Confederazione, ha reso noti un aumento di capitale e una grande ristrutturazione. Gli effetti di questi diversi fattori sulla quotazione azionaria di CS non possono essere distinti l’uno dall’altro. Tut- tavia la quotazione azionaria di CS ha subito, praticamente durante l’intero periodo di osservazione, una variazione più marcata sia rispetto a UBS sia rispetto alle banche europee facenti parte del «peer group» e infine è risultata inferiore del 4-5 per cento, sebbene nel frattempo si sia registrata una certa ripresa.

Figura 12: Effetti dell’annuncio sui prezzi delle azioni di UBS e CS rispetto alle banche euro- pee facenti parte del «peer group»

Stock prices of UBS, CS, and UE Peers (100 = 07.10 at 9:00AM) 108

106

104

102

100

98

96

94

92 09:00 10:10 11:20 12:30 13:40 14:50 16:00 17:10 10:00 11:10 12:20 13:30 14:40 15:50 17:00 09:50 11:00 12:10 13:20 14:30 15:40 16:50 09:40 10:50 12:00 13:10 14:20 15:30 16:40 09:30 10:40 11:50 13:00 14:10 15:20 16:30 09:20 10:30 11:40 12:50 14:00 15:10 16:20 09:10 10:20 11:30 12:40 13:50 15:00 16:10 09:00 10:10 11:20 12:30 13:40 14:50 16:00 17:10 10:00 11:10 12:20 13:30 14:40 15:50 17:00 09:50 11:00 12:10 13:20 14:30 15:40 16:50 09:40 10:50 12:00 13:10 14:20 15:30 16:40 09:30 10:40 11:50 13:00 14:10 15:20 16:30 09:20 10:30 11:40 12:50 14:00 15:10 16:20 07.10 08.10 09.10 12.10 13.10 14.10 15.10 16.10 19.10 20.10 21.10 22.10 23.10

CS capital increase rumor CS capital increase annoucement Bloomberg annoucement Federal Council annoucement 10th-90th percentile of UE peer banks without UBS/CS UBS CS Median

Banche di rilevanza sistemica orientate al mercato nazionale Le banche di rilevanza sistemica orientate al mercato nazionale soddisfano già oggi le esi- genze «going concern», sia sotto il profilo della ponderazione in funzione del rischio sia del «leverage ratio».

27

4.2.2 Altre banche e altri istituti finanziari

Ripercussioni Le misure proposte generano maggiori esigenze in materia di capitale per le banche di rile- vanza sistemica. In generale, i costi del capitale delle banche di rilevanza sistemica, ridotti a seguito del sussidio TBTF, ne risultano parzialmente compensati. Inoltre, per i portafogli di buona qualità, le esigenze in termini di capitale che rientrano nell’approccio modello sono tipi- camente inferiori rispetto a quelle dell’approccio standard (le banche di rilevanza sistemica utilizzano spesso l’approccio modello, che tuttavia prevede anche condizioni di autorizzazione più severe rispetto all’approccio standard e pertanto «conviene» solo per i grandi istituti). Il rafforzamento delle esigenze in materia di capitale per le banche di rilevanza sistemica riduce quindi la differenza nella copertura mediante fondi propri rispetto all’approccio standard per le altre banche e gli altri istituti finanziari.

Riflessioni sui costi e sui benefici Con le misure proposte vengono ridotte le distorsioni della concorrenza tra le banche di rile- vanza sistemica e le altre banche o gli altri istituti finanziari. Le misure hanno dunque un effetto correttivo e favoriscono pari condizioni di concorrenza. Questo perché sono ridotte, in gene- rale, le differenze menzionate in merito ai costi del capitale a seguito del sussidio TBTF e, in particolare, la differenza in termini di dotazione di capitale per i prodotti standard come le ipo- teche o i crediti alle PMI con un profilo di rischio buono o medio. Per i crediti più rischiosi, sarà ulteriormente aumentata la dotazione di fondi propri nell’approccio modello, già oggi superiore a quella prevista nell’approccio standard. Questi crediti potrebbero però essere concessi sem- pre più spesso da banche che non hanno rilevanza sistemica e concentrarsi presso di esse. Occorre quindi monitorare l’evoluzione dei rischi in questi istituti.

4.2.3 Clienti

La maggiore resistenza delle banche di rilevanza sistemica aumenta direttamente la fiducia dei clienti nazionali ed esteri attuali o potenziali nelle banche interessate. La fiducia dei clienti ne risulta dunque rafforzata. Ciò riguarda in particolare i clienti esistenti, che detengono un conto deposito, di previdenza o un conto titoli presso un istituto di rilevanza sistemica. Poiché la stabilità di un sistema finanziario ha le caratteristiche di un bene pubblico, il rafforzamento della stabilità delle banche di rilevanza sistemica genera contemporaneamente, in una certa misura, anche un aumento della stabilità di tutte le banche in Svizzera, cosa che a sua volta accresce la fiducia dei clienti nel sistema finanziario svizzero nel suo insieme42. Dal momento che per l’attività ipotecaria la fiducia non rappresenta un aspetto centrale rispetto, ad esempio, alla gestione patrimoniale, tale attività sarebbe meno interessata dal rafforzamento della fidu- cia.

Sul fronte dei costi, per le economie domestiche e le imprese non possono essere esclusi tassi d’interesse superiori sui crediti, ma ciò è improbabile in base alle esperienze compiute (dall’in- troduzione della regolamentazione TBTF). A causa della concorrenza esistente, difficilmente le banche di rilevanza sistemica riescono a imporre sul mercato un aumento unilaterale dei tassi d’interesse sui crediti. Ad esempio, nel settore ipotecario nazionale, le banche che la BNS ha definito di rilevanza sistemica detenevano cumulativamente a fine 2014 una quota di mercato del 56 per cento. Un rialzo dei tassi d’interesse sui crediti può anche rendere più interessanti forme di finanziamento alternative e quindi indurre in particolare le grandi imprese a prendere in maggiore considerazione un finanziamento sul mercato dei capitali. Per lo meno gli ostacoli fiscali in tal senso sono esigui, dall’abolizione nel 2012, della tassa di bollo sul capitale di terzi nell’ambito della riforma di legge nel settore TBTF. Per maggiori dettagli in

42 Un bene pubblico è uno speciale bene economico che non è sufficientemente offerto sul mercato dalle imprese aventi principalmente scopo di lucro e che pertanto è regolato dallo Stato. Il bene pubblico presenta due caratteristiche particolari: non è escludibile e non è rivale nel consumo. Ciò significa che due persone possono beneficiare contemporaneamente di un bene come la stabilità finanziaria senza svantaggi reciproci. Inoltre nessuno può essere escluso dal consumo di tale bene. Cfr. Schoenmaker, The financial trilemma, in: Economic Letters (2011), pagg. 57-59.

28

merito alle conseguenze sulla concessione di crediti si veda il numero 4.1.3. Inoltre potrebbero aumentare le commissioni e gli emolumenti per i clienti delle banche, qualora queste ultime cercassero di trasferire i loro costi su di essi. Il margine di manovra è però limitato, perché anche in questo caso le banche di rilevanza sistemica operano in diretta concorrenza con le altre banche. Inoltre, le esperienze compiute mostrano ancora una volta che, dall’introduzione del pacchetto TBTF nel 2012, per i clienti delle banche di rilevanza sistemica non vi sono stati praticamente costi aggiuntivi rispetto ai clienti delle altre banche.

4.2.4 Investitori

Ripercussioni Gli investitori istituzionali come gli asset manager, ma anche le assicurazioni e le casse pen- sioni, sono tra i potenziali interessati dagli strumenti TLAC, emessi dalle grandi banche per rispettare le prescrizioni. Proprio nei periodi in cui gli interessi sono bassi, questi investitori sono alla ricerca di investimenti redditizi e le necessarie emissioni di strumenti TLAC delle banche potrebbero soddisfare la domanda di tali investimenti da parte dei suddetti investitori. Per questi ultimi si aprono così nuove possibilità d’investimento.

Riflessioni sui costi e sui benefici Per gli investitori non si attendono conseguenze materiali in termini di costi. Al contrario emer- gono possibilità d’investimento per gli investitori TLAC. I prestiti «bail-in» di nuova concezione sono meno rischiosi, dal punto di vista degli investitori, rispetto ad esempio ai «low triggering CoCos», poiché sono impiegati soltanto in caso di risanamento e liquidazione (cfr. n. 1.3) e quindi in una fase successiva del processo per la copertura delle perdite. Il rendimento atteso di questi strumenti potrebbe dunque essere inferiore rispetto a quello dei «low triggering Co- Cos» (cfr. n. 4.2.1). Coloro che investono in azioni (CET1) e in strumenti inerenti ai fondi propri di base supplementari (AT1) subiranno temporaneamente delle perdite a causa dei ridotti di- videnti. Nel medio e nel lungo termine, tuttavia, tutti gli investitori approfitteranno del migliora- mento della capacità di resistenza delle banche di rilevanza sistemica e del rafforzamento della fiducia verso tali istituti.

4.2.5 Confederazione, Cantoni e Comuni

Le modifiche normative riducono il rischio finanziario per gli enti pubblici, in particolare per la BNS e la Confederazione, poiché è rafforzata la stabilità degli istituti finanziari di rilevanza sistemica e diminuisce la probabilità di un costoso intervento statale. La maggiore stabilità favorisce anche minori oscillazioni delle entrate e delle uscite e quindi contribuisce a rendere più sicura la pianificazione della politica finanziaria.

Questi costi riguardano in particolare il settore tributario. Le esigenze normative esigono che le banche TBTF emettano «common equity» o «CoCos» supplementari. Ciò si ripercuote sulle entrate fiscali di Confederazione, Cantoni e Comuni tramite quattro canali, ossia  il finanziamento del fabbisogno di capitale;  la struttura modificata del capitale;  l’effetto sul valore aggiunto e sull’utile; e  gli effetti sulla sostanza.

In primo luogo, gli istituti interessati devono procurarsi i fondi per soddisfare le maggiori esi- genze in materia di capitale. A tal fine, hanno la possibilità di ricorrere al finanziamento esterno mediante capitale proprio o capitale di terzi (CoCos) oppure al finanziamento interno (autofi- nanziamento tramite tesaurizzazione degli utili).

Effetto del finanziamento mediante emissione di quote di partecipazione: se il capitale aziona- rio supplementare non è raccolto tramite autofinanziamento bensì tramite aumento del capi- tale, sotto forma di finanziamento mediante emissione di quote di partecipazione (finanzia- mento esterno con capitale proprio), è applicata la tassa di emissione con un’aliquota pari all’1

29

per cento. Tuttavia si deve presupporre che gli istituti interessati si doteranno del capitale sup- plementare perlopiù mediante autofinanziamento, che è meno oneroso. Pertanto le maggiori entrate per la Confederazione provenienti dalla tassa di emissione sul capitale proprio potreb- bero essere esigue.

Effetto dell’autofinanziamento: per lo meno nella fase di adeguamento alle prescrizioni relative all’aumento dei fondi propri, una parte del capitale azionario supplementare sarà autofinan- ziata mediante tesaurizzazione degli utili. Ciò determina una riduzione della quota di distribu- zione degli utili. Il minor reddito da dividendi percepito dagli investitori si traduce per gli inve- stitori stranieri in un calo dell’imposta residua sui dividendi gravati da imposta preventiva. In riferimento agli investitori svizzeri, diminuisce il gettito dell’imposta sul reddito e quello dell’im- posta preventiva. Terminata la fase di adeguamento, le nuove esigenze normative generano una struttura modificata del capitale.

Effetto della struttura del capitale sull’imposta sull’utile: a seguito dell’aumento dei fondi propri, la quota di finanziamento con fondi di terzi diminuisce: dalla base di calcolo dell’imposta sull’utile si possono dedurre meno interessi debitori. Inoltre, a seguito del maggiore grado di autofinanziamento, si riduce la componente del premio di rischio negli interessi debitori. Ciò comporta un’estensione della base di calcolo dell’imposta sull’utile. Ne risultano maggiori en- trate per la Confederazione, i Cantoni e i Comuni. Tuttavia lo strumento dei CoCos e quello dei «bail-in bond» hanno ripercussioni in controtendenza: in questo caso la base di calcolo dell’imposta sull’utile non si riduce soltanto a causa della componente degli interessi. Anche il premio pagato agli investitori dal venditore dell’opzione può essere dedotto come spesa. In questo modo è impossibile prevedere l’effetto netto della struttura del capitale sull’imposta sull’utile.

Effetto della struttura del capitale sull’imposta sul capitale: il «common equity» supplementare aumenta la base di calcolo dell’imposta sul capitale, indipendentemente dal fatto che sia au- tofinanziato o finanziato da terzi. Ciò genera per i Cantoni e i Comuni maggiori entrate annue.

Effetto della struttura del capitale sull’imposta sul reddito: la struttura modificata del capitale delle banche interessate si ripercuote sulla composizione fiscalmente rilevante del reddito de- gli investitori. La quota del reddito degli interessi risultante dagli strumenti classici del finanzia- mento tramite fondi di terzi diminuisce lievemente rispetto ad altre forme di reddito. Aumentano invece il reddito da «common equity» (dividendi e utili di capitale) e il reddito dai CoCos (inte- ressi e utili di capitale sotto forma di premi pagati dal venditore dell’opzione). Poiché gli utili di capitale sulle partecipazioni detenute nel patrimonio privato sono esenti da imposte, la com- posizione modificata del reddito degli investitori determina minori entrate derivanti dall’imposta sul reddito per Confederazione, Cantoni e Comuni.

Il nuovo quadro normativo si ripercuote non soltanto sui passivi in bilancio, ma causa anche variazioni negli attivi. Essenzialmente si pongono le seguenti domande.  Come modificano le nuove condizioni quadro il portafoglio delle offerte delle banche? Quali attività saranno ridotte, eliminate o intensificate?  Come cambierà il profilo utile-rischio dei vari settori di attività? In che misura i settori di attività con maggiori utili attesi, ma con notevoli fluttuazioni degli utili/delle perdite, sa- ranno sostituiti da settori di attività con prospettive di utili più basse ma più stabili?  Come evolveranno le attività svolte dalla Svizzera rispetto a quelle svolte dall’estero?

A livello tributario, queste modifiche si ripercuotono direttamente sul gettito dell’imposta sull’utile attraverso gli utili conseguiti. Il valore aggiunto distribuito sotto forma di stipendi e remunerazioni o dividendi influenza indirettamente le entrate risultanti dall’imposta sul reddito.

30

4.3 Aspetti pratici dell’esecuzione

Una semplificazione delle procedure può aumentare, a livello di esecuzione, l’adeguatezza di una regolamentazione e ridurre i costi di attuazione a carico degli interessati. Con il presente progetto è possibile ridurre i costi di attuazione della regolamentazione per le banche di rile- vanza sistemica. Viene meno la determinazione annuale della componente progressiva (art. 131 OFoP); ciò si tradurrà per le banche interessate in una riduzione dei costi legati al rispetto delle disposizioni regolatorie e per la FINMA in una semplificazione della sua attività di vigi- lanza. D’altronde le nuove disposizioni prevedono che la componente progressiva per una banca di rilevanza sistemica resti invariata, a condizione che la banca non subisca eccessivi cambiamenti né in termini di quota di mercato né di esposizione totale.

31

5 Conclusioni

La presente analisi d’impatto mostra che l’adeguamento delle esigenze in materia di fondi propri (unitamente alla pianificazione d’emergenza per le grandi banche da ultimare entro il 2019) permette di compiere un ulteriore passo nel processo complessivo volto a risolvere la problematica TBTF. Si tratta di un vantaggio fondamentale per la piazza finanziaria e per l’eco- nomia nazionale, poiché la problematica TBTF rappresenta una minaccia potenziale per la stabilità finanziaria. Le maggiori esigenze rafforzano la resistenza delle banche e, di conse- guenza, nel lungo termine dovrebbero accrescere la loro competitività e la loro reputazione presso i clienti. Le grandi banche vantano così solvibilità e stabilità superiori nel confronto internazionale. Una volta raggiunta la dotazione di capitale (proprio) prevista, le banche inte- ressate dovrebbero inoltre beneficiare di migliori rating e di minori costi di rifinanziamento. Ne risulterà rafforzata anche la reputazione della piazza finanziaria svizzera.

Nel confronto internazionale, secondo la raccomandazione del gruppo di esperti per l’ulteriore sviluppo della strategia in materia di mercati finanziari, la Svizzera dovrebbe far parte dei Paesi leader per quanto riguarda le esigenze in materia di fondi propri richiesti per il «going concern». Nell’ambito del «leverage ratio» e degli attivi ponderati in funzione del rischio, la Svizzera va oltre gli standard minimi di Basilea III fissati per il «going concern». Ciò è vero non solo per la Svizzera, ma anche per gli Stati Uniti e il Regno Unito, per lo meno nel campo del «leverage ratio». Tutto sommato, questo riflette l’importanza delle banche di rilevanza sistemica per la Svizzera. Le perdite subite dalle banche nell’ultima crisi finanziaria hanno mostrato un’ampia diversificazione. Con le nuove disposizioni in materia di fondi relative al «going concern», le perdite di UBS sarebbero state coperte durante la crisi. Tuttavia, perdite percentualmente maggiori non sarebbero più state coperte con le esigenze concernenti il «going concern». Per questo è importante garantire esigenze adeguate anche per il «gone concern». Questo capi- tale supplementare può essere impiegato per sostenere un risanamento o una liquidazione, riducendo i rischi per i contribuenti.

Gli adeguamenti non generano una politica più restrittiva di concessione dei crediti da parte delle banche svizzere, e questo per due motivi. Da un lato manca la prova empirica della probabilità di un simile scenario. Ad esempio, l’introduzione della legislazione TBTF e di Basi- lea III ha avuto conseguenze irrilevanti sull’offerta creditizia. Dall’altro lato, nel confronto inter- nazionale la Svizzera dispone di una densità bancaria relativamente alta. La concorrenza svolge il proprio ruolo, soprattutto nel settore del credito. Non sono esclusi determinati ade- guamenti dei costi di finanziamento in quei settori in cui le due grandi banche dispongono di un’elevata quota di mercato.

È difficile giungere a dichiarazioni affidabili in merito alle conseguenze isolate per i clienti e per lo Stato dovute alle maggiori esigenze in materia di fondi propri, poiché queste dipendono dal quadro generale della politica economica e monetaria e dall’evolversi del contesto strutturale del settore finanziario. Tuttavia, in linea generale i costi macroeconomici delle nuove esigenze possono essere considerati bassi.

32

6 Bibliografia

Admati, A., & Hellwig, M. (2013). The Bankers' New Clothes. Princeton University Press. Admati, A., DeMarzo, P., Hellwig, M., & Pfleiderer, P. (2013). Fallacies, irrelevant facts, and myths in the discussion of capital regulation: Why bank equity is not socially expensive. Stanford University Working Paper. Baker, M., & Wurgler, J. (5 2015). Do strict capital requirements raise the cost of capital? Bank regulation, capital structure, and the low-risk anomaly. American Economic Review: Papers & Proceedings, S. 315-320. Bank of England. (2014). The Financial Policy Committee’s review of the leverage ratio, Bank of England Background information on the Financial Policy Committee. Bank of England. (2014). The Financial Policy Committee's review of the leverage ratio. BCBS. (2010). An assessment of the long-term economic impact of stronger capital and liquidity requirements, Bank for International Settlements. Bennett, R., & Unal, H. (2014). The effects of resolution methods and industry stress on the loss on assets from bank failures. Journal of Financial Stability, S. 18-31. Bernardi, S., Perraudin, W., & Yang, P. (2015). Capital floors, the revised SA and the costs of loans in Switzerland. Working Papier . BIS (Bank for International Settlements). (2011). Assessing the macroeconomic impact of the transition to stronger capital and liquidity requirements. BIS (Bank for International Settlements). (2011). Assessment of the macroeconomic impact of higher loss absorbency for global systemically important banks. Cecchetti, S. (12 2014). The jury is in. CEPR Policy Insight No 76. DeAngelo, H., & Stulz, R. (2015). Liquid-claim production, risk management and bank capital structure: Why high leverage is optimal for banks. Journal of Financial Economics, S. 219-236. Eidgenössisches Finanzdepartement. (2011). Regulierungsfolgenabschätzung zur Änderung des Bankengesetzes (too big to fail). FSB (Financial Stability Board). (2015). Draft Findings Note from the TLAC impact assessment studies. FSB (Financial Stability Board). (2015). Historical Losses and recapitalisation needs. Haldane, A. (2010). The $100 billion question, Comments given at the Institute of Regulation & Risk, Hong Kong, 30 March 2010. . Junge, G., & Kugler, P. (2013). Quantifying the impact of higher capital requirements on the Swiss economy. Swiss Journal of Economics and Statistics, S. 313-356. Kashyap, A., Stein, J., & Hanson, S. (2010). An Analysis of the Impact of “Substantially Heightened” Capital Requirements on Large Financial Institutions, Booth School of Business, University of Chicago, mimeo. Martynova, N. (2015). Effect of bank capital requirements on economic growth: A survey. DNB Working Paper 467. Miles, D., Yang, J., & Marchegianno, G. (2013). Optimal Bank Capital. Economic Journal, S. 1-37. Rochet, J.-C. (2014). The Extra Cost of Swiss Banking Regulation, Swiss Finance Institute. Schich, S., Bijlsma, M., & Mocking, R. (2014). Improving the Monitoring of the Value of Implicit Guarantees for Bank Debt. OECD Journal: Financial Market Trends.

33