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01.3552 · Interpellanza · 2001-10-04

Dipartimento di giustizia e polizia

Liquidato

Stellungnahme des Bundesrates

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Trattasi qui di una domanda assai complessa per la cui risposta non sono attualmente dati tutti gli elementi: probabilmente alcuni punti potranno essere valutati completamente soltanto in una retrospettiva storica.

Le valutazioni della situazione da parte del Consiglio federale sono state fatte anche a livello extradipartimentale e coordinate nel quadro del gruppo direttivo e del comitato di sicurezza, con l'intervento persino di altri dipartimenti. Il comitato di sicurezza ha trasmesso le proprie valutazioni al Consiglio federale e - per quanto possibile - è stata informata anche l'opinione pubblica.

Il Consiglio federale prevede di procedere a una valutazione esaustiva della situazione in presenza di sufficienti fatti e a una certa distanza dagli eventi immediati.

Nel quadro degli attuali interventi parlamentari riguardo alla situazione del terrore è previsto un rapporto entro la prossima sessione primaverile delle Camere federali.

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La congiuntura mondiale nel corso del 2001 finora ha perso gran parte del suo slancio. La spinta al freno è stata data dall'indebolimento dell'economia negli USA nonché dalla forte impennata del prezzo del petrolio. Il rallentamento delle domande interne ha seguito di pari passo l'accentuato indebolimento del commercio mondiale. Gli attentati terroristici dell'11 settembre negli USA hanno introdotto un ulteriore elemento di incertezza riguardo allo sviluppo economico. Anche se le perdite dirette dell'attività economica, eccettuate quelle dell'aviazione civile e del turismo, sono da ritenersi assai esigue, ne ha sofferto assai la fiducia di economie domestiche e imprese nell'ulteriore decorso dell'economia. Bisognerà contare su un atteggiamento maggiormente temporeggiante. Da notare però che la politica monetaria e quella finanziaria, la prima già innanzi all'11 settembre, hanno reagito con misure espansive.

Secondo le previsioni disponibili è ammesso assumere che in particolare l'economia americana ma anche quella dello spazio OCSE miglioreranno i propri ratei di crescita nella seconda metà del 2002.

Per quanto concerne la Svizzera, con la sua economia fortemente imbricata con quella mondiale, fa stato per i pronostici il medesimo profilo congiunturale valido per lo spazio OCSE. Nel 2002 la crescita sarà lenta ma senza problemi sostanziali per il grado d'occupazione. Dopo un ristagno tendenziale delle esportazioni a seguito del cedimento congiunturale, durante il corso dell'anno vi saranno chiari segni di ripresa.

Gli atti terroristici hanno indubbiamente colpito in modo duro l'aviazione civile, l'industria aeronautica e il turismo. Gli esperti calcolano per gli USA un regresso del 13 per cento della spesa per il turismo e i viaggi. La società degli albergatori svizzeri annuncia un calo delle prenotazioni in alberghi pari al 10 %. Le ripercussioni negative si faranno sentire a fine 2001 e all'inizio dell'anno successivo. L'aviazione civile ed il turismo riprenderanno probabilmente in modo più rapido di quanto previsto seguendo uno sviluppo congiunturale a forma di V. A fine dell'anno prossimo entrambe le branche saranno nuovamente in crescita, purché non sopraggiungano altri eventi importanti.

Partendo dal presupposto che l'evoluzione politica e militare non abbia influenze significative, anche gli attentati terroristici - presi a sé - non produrranno a media e lunga scadenza ripercussioni sull'evoluzione economica. Ovviamente la perdita di vite umane e di valori patrimoniali sono state considerevoli, ma esse vanno poste in relazione con altre catastrofi che nel passato hanno avuto conseguenze pesanti. Le incertezze rimangono però considerevoli a causa della lotta al terrorismo, che agttualmente viene condotta prevalentemente in Afganistan, e della sua permanente minaccia.

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A causa del pregio della piazza finanziaria svizzera sorgono sempre voci, ma anche prove concrete, secondo cui le organizzazioni terroristiche abusino per scopo proprio degli istituti finanziari elvetici. Per quanto si tratta di situazioni di sospetto penalmente concrete e indagabili nell'ambito dell'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale o della giustizia penale svizzera, la tutela del segreto bancario non presenta alcun ostacolo alle autorità indaganti.

Nell'ambito di sospetti forniti dai servizi d'informazione nonché nel chiarimento di situazioni di minaccia, l'autorità indagante sottostà a chiari e stringati limiti. Gli organi di protezione dello Stato non sono autorizzati a fornire all'estero informazioni riguardanti meramente interessi fiscali. Nell'ambito dell'esame attualmente in corso riguardante la vigente legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI) si studia la possibilità di fornire informazioni preventive senza violare i diritti fondamentali di cui si tratta e le possibilità di controllo connesse. Il Consiglio federale presenterà all'occorrenza alle Camere federali un messaggio riguardante la revisione della LMSI che conterrà un corrispondente disegno di disciplinamento.

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Nella lotta contro il terrorismo, la collaborazione internazionale acquisisce importanza estrema. In siffatto contesto assumeranno importanza determinante i pool e le organizzazioni multinazionali rispettivamente sopranazionali che s'impegnano nella prevenzione e nella lotta contro il terrorismo.

Su un piano globale, nell'ambito della polizia criminale bisogna menzionare l'Interpol che, a partire dagli atti dell'11 settembre, ha istituito una Task Force permanente. L'Assemblea generale di Interpol ha licenziato il 25 settembre 2001 una risoluzione che condanna gli atti terroristici perpetrati negli USA. Contemporaneamente è stato prospettato un pacchetto di misure secondo cui l'Interpol dovrebbe in avvenire impegnarsi maggiormente nella lotta contro il terrorismo internazionale. La Svizzera collabora da anni intensamente con l'Interpol. Segue gli sviluppi di Interpol riguardanti la lotta antiterrorismo e, conformemente alle sue priorità e risorse; nel singolo caso fornirà un contributo attivo a gruppi di lavoro oppure sul piano strategico.

Sul piano europeo, è opportuno menzionare l'Europol. Per il 2002 ha completato il programma secondo cui va attribuita la più grande priorità alla lotta contro il terrorismo. A partire dal prossimo anno, Europol ottiene inoltre competenze operative nel senso che può formare con gli Stati membri gruppi di indagine comune. Per la Svizzera non è possibile essere membro di Europol, poiché, secondo gli statuti, l'appartenenza è riservata agli Stati membri dell'UE. Su consiglio del proprio ministro della giustizia e dell'interno, l'UE ha avuto incarico di convenire un mandato di cooperazione con Stati terzi. Il 18 settembre 2001, Svizzera e Europol hanno terminato con successo le trattative riguardanti un accordo di cooperazione. Si prevede la firma di questo accordo nel 2002 dopo che sia stato trattato dal gruppo competente dell'UE. La collaborazione con Europol sarà possibile non appena l'accordo sarà stato ratificato.

Nell'ambito della collaborazione con i servizi d'informazione e di sicurezza la Svizzera è da molto tempo assai ben coinvolta a livello internazionale. La collaborazione di questi servizi, convenuta dopo l'11 settembre dai ministri dell'interno europei, avviene sulla base dei gruppi informativi esistenti. Il Servizio svizzero per l'analisi e la prevenzione è a questi integrato come interlocutore associato.

Esistono numerose altre organizzazioni come ad esempio l'ONU o l'OSCE che s'impegnano nella prevenzione e la lotta contro il terrorismo. In particolare l'OSCE e l'UN ODCCP terranno a Bischkek, nel Kirgistan, il 13/14 dicembre 2001, di comune accordo una Conferenza internazionale sul Contro-Terrorismo. La Svizzera partecipa a tali organizzazioni secondo la loro importanza nonché le sue possibilità.

Una commissione speciale dell'ONU, fondata in base alla risoluzione 51/210 dall'Assemblea generale, sta attualmente esaminando l'opportunità di indire una conferenza ad alto livello per discutere ulteriori reazioni internazionali al terrorismo in tutte le sue forme. Sin d'ora l'ONU non ha ancora deciso. Un'iniziativa separata da parte della Svizzera secondo il parere del Consiglio federale appare non indicata in siffatto contesto.

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Riguardo all'USIS

Il rapporto USIS I con un'analisi sulla situazione e una rappresentazione delle forze e debolezze del sistema attuale ha potuto essere presentato al pubblico il 5 aprile 2001 dopo essere stato comunicato al Consiglio federale e alla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP).

Il 24 ottobre 2001, il Consiglio federale ha preso conoscenza del rapporto USIS II. Ha preso decisioni riguardanti l'ulteriore modo di procedere nel progetto USIS, ha stabilito le varianti sommarie per l'avvenire e le misure immediate da prendersi in coordinazione con la CDCGP.

L'8 novembre 2001 anche la CDCGP si è pronunciata in merito al contenuto del rapporto USIS II e ha deciso in merito alle stesse domande.

Secondo lo scadenzario, nell'autunno 2002, quindi fra un anno, sarà pronta l'elaborazione particolareggiata delle varianti scelte. Nella primavera 2003 sarà pronto il rapporto federale riguardante l'USIS.

Sinora il progetto USIS è riuscito a integrare esperti federali (DFE, DFGP, DFAE e DDPS) e dei Cantoni per trovare soluzioni comuni.

Pertanto l'organizzazione di progetto ha dato buona prova e si tratta ora di continuare nell'esecuzione nonostante lo scarso tempo a disposizione se confrontato con l'ampiezza del mandato. Il Consiglio federale permane del parere di non modificare il progetto USIS poiché, nell'ambito dell'USIS II, sono già state decise le misure urgenti e appropriate. Assume grande importanza il fatto che il Consiglio federale riscontri anche la necessaria approvazione del Parlamento per la realizzazione delle misure urgenti che si svolgerà all'inizio del 2002.

Riguardo ai tempi di preallarme

Lo spettro delle possibili minacce si estende a diversi tipi di violenze: dalla guerra fra Stati passando per la proliferazione di razzi sino all'attentato estremista o terrorista. Siffatte minacce concernono la Svizzera in modi diversi. Tendenzialmente va detto che le minacce e i pericoli più probabili non toccano la Svizzera nella sua esistenza ma possono colpire la sua popolazione in modo massiccio.

Conflitti internazionali, all'ordine del giorno in numerose parti del mondo, sono per ora improbabili in Svizzera. Teniamo presente che il nostro Paese è circondato da Stati democratici i quali praticano politiche niente affatto espansionistiche o caratterizzate da rivalità militari, ovverosia da aspirazioni generatrici di guerre durante il passato europeo.

Inoltre, gli Stati a noi confinanti appartengono quasi tutti a un solo blocco militare. Un attacco terrestre alla Svizzera dovrebbe dapprima superare tale barriera. Quindi un mutamento fondamentale di siffatte circostanze dovrebbe essere preceduto da radicali cambiamenti riguardanti la politica di sicurezza del nostro Paese. Il tempo materiale necessario all'instaurazione di un tale cambiamento sarebbe di parecchio superiore a qualsiasi tempo di preallarme praticato dalla Svizzera nell'ultimo secolo.

La Svizzera sarebbe però anche indirettamente toccata da eventuali conflitti che scoppiassero alla periferia dell'Europa o fuori di essa. Ciò dicasi anche riguardo alle attività terroristiche o estremiste connesse a detti conflitti. La Svizzera corre il pericolo di essere usata come Paese di transito o base di copertura da parte dei terroristi. Sul suo territorio potrebbero essere perpetrati interventi contrari a interessi stranieri anche se il Paese come tale non rientra a far parte di un obiettivo diretto dei terroristi. Infine, vi è il rischio che nostri cittadini all'estero siano coinvolti quali innocenti vittime di tali attentati.

Occorre poi distinguere tra preallarme riguardante il pericolo di guerra classico e quello concernente i pericoli diretti e indiretti connessi a violenze terroristiche o estremiste. Nel primo caso si tratta di preallarme strategico o addirittura di riconoscimento precoce. Nel caso di terrorismo si parla al massimo di preallarme tattico. Non si tratta più di valutare se certi gruppi ricorrono o meno alla violenza bensì unicamente di accertare dove e quando essi intendono colpire. Se i terroristi pianificano i propri interventi a breve termine, il tempo di preallarme massimo possibile risulta ridotto ad alcuni giorni.

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La protezione di impianti e istituzioni eventuali bersagli di minacce terroristiche è sempre esistita. I recenti avvenimenti di politica esterna e interna esigono una certa quale azione, ad esempio la situazione attuale richiede che venga riesaminata la minaccia riguardante singoli impianti e istituzioni e che siano ricollaudate le misure di sicurezza ordinate, adeguandole se necessario. Per le rappresentanze estere e quelle di organizzazioni internazionali sono state conseguentemente aumentate le misure di sicurezza, in particolare i Corpi cantonali di polizia beneficiano ora anche del sostegno di formazioni militari affinché l'ingente dispositivo di sicurezza ordinato dalla Confederazione possa essere mantenuto anche per lungo tempo.

Le esperienze da casi capitati negli Stati Uniti e a Zugo produrranno le loro conseguenze sui futuri piani di sicurezza. Tuttavia, nonostante tutte queste misure, permarrà sempre una porzione di rischio imputabile ad atti criminali e terroristici.

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Il Consiglio federale segue con grande attenzione la minaccia sul piano nazionale e internazionale ingenerata dalle armi atomiche, biologiche e chimiche. A livello federale sono state adottate le necessarie misure adeguate al tempo e alla situazione. Per questi tre settori esistono concetti riguardanti un'efficiente amministrazione di incidenti ABC. Diverse commissioni professionali coprono con gli specialisti in esse concentrati le necessità di protezione della popolazione. Ciò avviene sotto il comando responsabile del Consiglio federale.

Ad esempio come reazione all'acutizzarsi della situazione di minaccia riguardante il settore B, è stata convocata una commissione che riunisce le persone chiave di Confederazione e Cantoni come anche i maggiori esperti del Paese. Sotto il coordinamento di questo gruppo di specialisti B, l'UFSP, il Laboratorio di Spiez in collaborazione con l'Associazione dei medici cantonali e l'UFP hanno elaborato un foglio informativo per la popolazione come anche diverse norme comportamentali dei Cantoni.

Su incarico del Consiglio federale la commissione di specialisti B deve badare alla sufficiente disponibilità di vaccini. Essa esamina, in funzione della situazione, la necessità di vaccinazioni per il personale altamente esposto o per la popolazione in generale.

Nel caso di catastrofi e situazioni d'emergenza può intervenire anche l'organizzazione della protezione civile che collabora strettamente con gli specialisti federali e cantonali la quale, con i propri mezzi (ad es. rifugi, materiale di protezione AC, ecc.), è in grado di svolgere numerosi compiti.

I Cantoni dispongono dal canto loro nei diversi dipartimenti di numerosi specialisti (medici/veterinari, biologi, cimici, fisici, polizia, servizi di salvataggio) che costituiscono istanze le quali in casi di ABC stanno a fianco delle autorità per giudicare la situazione e intervenire nel campo delle misure urgenti, dell'informazione, della prevenzione, dell'intervento e dell'eventuale pianificazione atta a proteggere la popolazione.

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Il Consiglio federale rinvia nella materia ai lavori già effettuati prima dell'11 settembre e attinenti al riesame degli strumenti preventivi e alla valutazione concernente la collaborazione, su piano internazionale, con i servizi d'informazione, di sicurezza e di polizia criminale.

I servizi svizzeri competenti lavorano nell'ambito delle attuali basi giuridiche soprattutto della LMSI e, in caso di situazioni penali, della procedura penale federale. Per aumentare le possibilità di ottenere informazioni utili alla prevenzione il Consiglio federale ha inoltre fatto uso, il 7 novembre scorso, della sua competenza legale estendendo l'obbligo d'informazione di autorità, uffici e organizzazioni incaricati di assicurare la protezione dello stato. Sono state cosí estese le condizioni per permettere, in caso d'informazioni concrete, di intraprendere le chiarificazioni necessarie allo scopo di preservare la sicurezza interna. Col divieto dell'organizzazione Al-Qaïda il Consiglio federale ha pure migliorato la registrazione, sul piano penale, delle mene terroristiche.

Riguardo alla problematica dei "dormienti" e agli attentati dell'11 settembre facciamo notare che in nessuno dei Paesi interessati sono state notate preparazioni concrete ad atti di terrorismo. I così detti "dormienti" si distinguono per il fatto che rimangono per lungo tempo inattivi per poi manifestarsi improvvisamente. Questo comportamento è stato denunciato da tempo dal controspionaggio. La Svizzera segue ora gli sforzi intesi a scoprire sulla base di atti terroristici all'estero, le strutture eventualmente nascoste di tali organizzazioni.

Eventuali altri provvedimenti, diversi da quelli previsti dalle norme del nostro diritto, intesi a riconoscere i "dormienti" devono essere valutati in base all'utilità, alla proporzionalità e in particolare alla compatibilità con i diritti fondamentali. Il desiderio di una maggiore sicurezza pubblica non può e non deve condurre allo Stato di sorveglianza.

Risposta del Consiglio federale.